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Sull’arte del possibile
Per alcun3 la politica è l’arte della mediazione Per noi la politica è l’arte del possibile! Mercoledì 25 marzo nel piazzale del Laboratorio Occupato e Autogestito Acrobax è successo qualcosa che forse possiamo definire più di una semplice assemblea cittadina contro gli sgomberi degli spazi sociali. Perchè per la verità, è stato anche tanto altro. Un mettere a disposizione pratiche, linguaggi, proposte, parole da mettere a fattor comune, per leggere insieme il presente, emozioni, risate, intenzioni, nuove possibilità. E insieme il grande ecosistema sociale fatto da case occupate, spazi sociali, case delle donne e delle comunità, movimenti e collettivi transfemministi, ecologisti e antispecisti, reti di solidarietà con il popolo palestinese, sindacati di base, collettivi studenteschi e universitari, palestre popolari, comitati di quartiere, ha provato a tracciare traittorie. Come? Provando a rispondere alle domande necessarie a comprendere la tempesta che stiamo attraversando. Al tempo del regime di guerra, del genocidio a Gaza, della deriva autoritaria, dell’approvazione di leggi liberticide, come i DL Sicurezza, Caivano e per le periferie, sull’antisemitismo, sulle organizzazioni antifasciste, della discussione di leggi intrise di violenza patriarcale come il DDL Bongiorno, ci siamo chiest3: Chi siamo? Chi sono e cosa rappresentano oggi, nella tempesta, gli spazi sociali? Siamo una possibilità. Siamo quell’idea che può cambiare il mondo. Siamo spazi di libertà e liberazione per non soccombere a un presente così buio. E dove rendere possibile un futuro migliore. Siamo lotte, mutualismo, cooperazione, sindacalismo sociale, organizzazione. Siamo spazi di democrazia radicale, che ridisegna il senso di parole come sport, salute, abitare, socialità. Siamo ciò che fa saltare il banco e riconquista spazio per la gioia, il desiderio, la fantasia, il diritto alla felicità. Siamo ecosistemi infestanti per la giustizia sociale. Siamo istituzioni partigiane. In poche parole Forza! Quella “forza che tiene unita la galassia”. Cosa vogliamo e perchè ci attaccano? Perché siamo anticorpi sociali al loro regime di guerra e alla loro deriva autoritaria. Perché siamo quotidianamente in mezzo alle persone e ai territori di cui conosciamo e condividiamo difficoltà e bisogni. Perché, quotidianamente, costruiamo insieme la possibilità di trasformare le istanze territoriali in realtà. Mostrando che un’alternativa al sistema esiste. Perché siamo intelligenza collettiva che consente di non soccombere alla paura. Perché siamo una fitta rete di connessione tra territori diversi, ma che vivono e denunciano le stesse enormi contraddizioni del modello di città che vogliono imporci. Perché siamo stat3 e continuiamo ad essere spina dorsale e infrastrutture organizzative dei movimenti sociali, che continuano ostinatamente ad aprire spazi di liberazione e di partecipazione. Laddove vorrebbero chiudere e silenziare tutto. E ci temono, perché quell’idea che può cambiare il mondo la pratichiamo ogni giorno. Siamo pazz3! Arrendetevi!…O del come continueremo insieme a navigare per uscire dalla tempesta E una cosa è certa: per essere all’altezza della sfida che abbiamo davanti, non possiamo restare ferm3! Non possiamo restare al margine! Non possiamo avanzare solo divis3 e in ordine sparso! Ce lo dicono le piazze di questo autunno per la Palestina. Ce lo dicono le maree transfemministe dell’8 marzo. Ce lo dice la piazza contro i re e le loro guerre di sabato 28 marzo. Per poter navigare nella tempesta abbiamo bisogno di rotte e strategie comuni da mettere in pratica. Per questo sarà necessario continuare a confrontarci e attivarci su alcune proposte. Per essere insieme ancora una volta spina dorsale e infrastruttura dei movimenti. Ripartiamo dal 25 aprile e dal 1 maggio, in cui proporre una cooperazione e una comune comunicazione. Date importanti, da declinare al presente: contro la torsione autoritaria, contro la guerra. Per riaprire una stagione di lotta per i diritti. Ripartiamo come equipaggi di terra al fianco degli equipaggi di mare della flotilla che sta nuovamente per mettersi in viaggio verso Gaza. Teniamoci pront3 nuovamente a Bloccare Tutto! Ripartiamo dal continuare a costruire insieme l’opposizione al DDL Bongiorno sul consenso, al DL Sicurezza e alle proposte di legge sull’antisemitismo e sulla criminalizzazione delle organizzazioni antifasciste. Perché sono espressione della pressione eversiva e liberticida che muove guerra al nemico pubblico interno. Assumiamoci la responsabilità collettiva di dare continuità a questa discussione trovando il tempo in cui vederci, parlarci e organizzarci. E oltre alle manifestazioni già previste, sarà importante costruire, insieme, un momento di mobilitazione che, nei prossimi mesi, porti per le strade di questa città la nostra ricchezza, forza e possibilità. La nostra voce unita, autonoma e indipendente. Abbiamo imparato a farlo in tutti questi anni e lo abbiamo sperimentato durante l’autunno passato, si chiama metodo flotilla e significa unirsi nelle differenze per raggiungere un obiettivo comune: porre fine al genocidio, fermare la corsa al riarmo e alla guerra che strozza le nostre vite e i diritti di tutt3. Tornare in piazza insieme e affermare il modello di città, di vita e di società che vogliamo! Proponiamo quindi di tornare nuovamente ad incontrarci il 22 aprile ore 18:30 a LOA Acrobax (Via della Vasca Navale,6)
April 8, 2026
Acrobax Project
NON SI SGOMBERA UN’IDEA
La forza è ciò che dà ad un jedi il suo potere. È un campo di energia creato da tutte le cose viventi. Ci circonda e ci penetra. Tiene unita la galassia. Obi-Wan Kenobi Ci dicono che abbiamo molto da perdere  Noi rispondiamo che abbiamo ancora tanto da realizzare! Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.
March 11, 2026
Acrobax Project
Nemici pubblici
Il governo di Giorgia Meloni ha, da qualche mese, ufficialmente aperto una campagna contro gli spazi occupati, i centri sociali, dichiarandoli sostanzialmente nemici pubblici. Nemici dello Stato.  Lo Stato, dunque non la governance neofascista, ha la necessità di reagire colpendoli criminalizzandoli, chiudendoli, sgomberandoli.  Il governo ha ovviamente costruito una strategia comunicativa in cui indirizza tutte le sue attenzioni e le sue forze per distogliere l’attenzione. Dall’incapacità di gestire un sistema del lavoro che è assolutamente disgregato e in recessione rispetto alla stessa zoppicante  Europa; dall’incapacità di mettere in atto politiche pubbliche che garantiscano diritti e garanzie; Distogliere, soprattutto, l’attenzione da quei fondi pubblici che ancora esistono e vengono indirizzati su politiche clientelari, reazionarie e paternalistiche oltre che sul riarmo e la gestione di un regime di guerra più che incipiente. Al di là di questo primo livello che riteniamo sostanziale, ci sono però altre ragioni per cui la presidente Giorgia Meloni e i suoi fratelli d’Italia (cresciuti tra gli anni 70 e 90) hanno motivo di applicare una stretta repressiva: uno è proprio una rivincita personale, una piccola vendetta contro quel nemico che più volte l’ha contestata silenziata e colpita soprattutto nell’amor proprio.  Voler però leggere questo attacco ai centri sociali esclusivamente come una questione personale sarebbe totalmente riduttivo. E’ vero invece che i centri sociali rappresentano ormai in Italia un soggetto politico presente da nord a sud in moltissimi territori e quartieri, occupandosi e facendosi carico di una serie di diseguaglianze economiche e sociali e provando ad organizzarle.  Inoltre, quegli spazi sociali sono riusciti negli anni anche a costruire reti e connessioni di contenuto, di obiettivi e di pratiche, innescando meccanismi di mutualità e di riconoscimento, di produzione di economia alternativa e di circuiti solidali e di socialità che fanno vacillare l’immagine di luoghi dedicati al consumo di droghe e violenti “brutti sporchi e cattivi”. Ma in aggiunta a questo c’è da dire che quegli spazi, politicamente, hanno raccolto e rappresentano (con tutte le difficoltà e i limiti) la continuità storica con un movimento operaio e sociale che prende avvio e formalizzazione con il socialismo, il comunismo e l’anarchismo trasformandoli e traducendoli Nell’età contemporanea. Nel presente.  Su questo, ad esempio, sulla manifestazione di Torino molto si è scritto e detto, ma uno dei fatti rilevanti è che una grandissima parte di quelle migliaia di persone che erano in piazza, erano giovani e giovanissimi. I loro legami con la storia degli anni ‘70, e addirittura con le BR, è praticamente nullo; c’è invece un legame con le istanze sociali che quella piazza, come le piazze di settembre e ottobre in sostegno della Palestina e della sumud flotilla, hanno fatto vivere e gridato a gran voce. Noi, come spazio occupato le abbiamo volute vivere, ci siamo stati e ci saremo. In conclusione, è vero che rappresentiamo una critica e un’alternativa allo Stato nazionale come delineato nel corso dell’ultimo secolo così come la democrazia svuotata di strumenti e senso. Come del resto quel movimento operaio italiano ed internazionalista ci ha insegnato. Fino alle ultime rivoluzioni che il Movimento dei Curdi ha realizzato e tutt’ora rappresentano. Anche per questo, ma anche oltre, domani sarà un’importante giornata di mobilitazione in cui saremo: con le compas napoletane e campane contro le minacce di sgombero, innanzitutto di Officina 99; con le compas del Laurentino 38 con uno sgombero esecutivo imminente; con le compas del movimento Kurdo in piazza per la libertà di Ocalan e la difesa della rivoluzione del Rojava.
February 13, 2026
Acrobax Project
Apre la segreteria!
Novità al LOA Acrobax! Il nostro spazio occupato e autogestito continua a crescere e a riorganizzarsi Tutte le iniziative che prendono vita al suo interno sostengono i percorsi politici, la manutenzione dello spazio, le attività quotidiane e i progetti collettivi che costruiamo insieme. Da novembre, per gestire al meglio anche le proposte che arrivano dall’esterno, apriamo uno sportello di segreteria Ogni primo e terzo martedì del mese, dalle 17:00 alle 19:00, troverai compagne e compagni con cui confrontarti, proporre nuove idee, appuntamenti o progetti da realizzare insieme. A novembre ci vediamo: • Martedì 4 novembre, 17:00–19:00 • Martedì 18 novembre, 17:00–19:00 Passa a trovarci, condividi la tua idea, costruisci con noi!
November 3, 2025
Acrobax Project