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Sabotaggio al Nord Stream: arrestato un altro ucraino sul set di un film con Sean Penn
Il sabotaggio del Nord Stream diventa un film, ma sul set irrompe l’inchiesta che la sceneggiatura pretende di raccontare. Volodymyr Zhuravlov, il sommozzatore ucraino che secondo la procura federale tedesca avrebbe fatto parte del commando responsabile dell’attacco del settembre 2022, è stato arrestato in Croazia mentre lavorava come consulente a Snake Island, thriller diretto da Doug Liman con Sean Penn e Adrien Brody. Gli inquirenti lo accusano di avere contribuito a collocare gli esplosivi sul fondo del Mar Baltico. Il suo arresto riporta così in primo piano una vicenda che l’Occidente tentò inizialmente di attribuire a Mosca, prima di lasciarla scivolare ai margini dell’informazione. Il sommozzatore è stato fermato il 19 agosto a Pola, in esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso il 3 giugno 2024 da un giudice istruttore della Corte federale tedesca. La procura federale lo ritiene gravemente indiziato di avere concorso nel provocare un’esplosione, di sabotaggio anticostituzionale e di distruzione di infrastrutture: avrebbe contribuito a piazzare le cariche che il 26 settembre 2022 distrussero tre delle quattro linee dei Nord Stream 1 e 2, a circa ottanta metri di profondità, nei pressi dell’isola danese di Bornholm. L’operazione sarebbe stata condotta da un gruppo di cittadini ucraini salpati da Rostock a bordo dello yacht Andromeda, noleggiato attraverso documenti falsi. Tracce di esplosivo rinvenute sull’imbarcazione, immagini stradali e fotografie scattate da turisti avrebbero permesso agli investigatori di ricostruire almeno in parte gli spostamenti del commando. Zhuravlov era già stato arrestato in Polonia, ma nell’ottobre 2025 un tribunale di Varsavia aveva negato l’estradizione, sostenendo che la Germania non avesse giurisdizione e arrivando a considerare l’attacco una possibile azione militare giustificata dalla guerra difensiva dell’Ucraina. Prima ancora, nel 2024, il sospettato era riuscito a lasciare il territorio polacco e a rientrare in patria. Ora, la giustizia croata dovrà decidere se consegnarlo a Berlino. Un altro presunto componente del gruppo, l’ex ufficiale ucraino Serhii Kuznietsov, era stato arrestato in Italia nel 2025 ed estradato in Germania. L’aspetto più grottesco della vicenda è il luogo dell’arresto. Zhuravlov si trovava sul set di Snake Island in qualità di consulente per le scene subacquee: un film nel quale un gruppo di sommozzatori ucraini conduce una rischiosa missione nelle profondità marine, sullo sfondo della guerra con la Russia. Nel cast compare anche Sean Penn, divenuto negli ultimi anni uno dei sostenitori più visibili di Kiev e protagonista di numerosi incontri con Volodymyr Zelensky. Dietro la coincidenza cinematografica affiora una questione molto più seria. Nelle ore successive alle esplosioni, una parte consistente dei media e della classe politica occidentale indirizzò immediatamente i sospetti contro Mosca. La Russia venne descritta come pronta a distruggere una propria infrastruttura strategica per ricattare energeticamente l’Europa, sebbene il gasdotto potesse essere chiuso senza farlo saltare e rappresentasse per il Cremlino una fonte di ricavi e uno strumento di influenza. Già il 4 ottobre 2022, proprio sulle colonne de L’Indipendente, un articolo di Alessandro Di Battista evidenziava le contraddizioni della versione dominante. Nel febbraio 2023, il premio Pulitzer Seymour Hersh attribuì invece l’operazione agli Stati Uniti, con l’assistenza della Norvegia, citando una fonte anonima interna all’apparato americano. Una ricostruzione mai provata in sede giudiziaria, respinta da Washington, ma liquidata dai grandi media con una rapidità ben diversa da quella riservata alla pista russa. A rendere inevitabile il sospetto resta la conferenza stampa del 7 febbraio 2022 alla Casa Bianca. Accanto al cancelliere Olaf Scholz, Joe Biden dichiarò che, se la Russia avesse invaso l’Ucraina, «non ci sarebbe più stato un Nord Stream 2» e che gli Stati Uniti vi avrebbero «posto fine». Alla domanda su come Washington potesse intervenire su un’infrastruttura sotto controllo tedesco, rispose: «Ve lo prometto, saremo in grado di farlo». Quelle parole non dimostrano una responsabilità americana, ma indicano quale fosse la posta in gioco. La distruzione del Nord Stream ha spezzato l’asse energetico tra Russia e Germania, danneggiato l’industria europea e favorito la sostituzione del gas russo con il più costoso Gnl americano. Se le accuse tedesche saranno confermate, non basterà identificare chi collocò gli esplosivi: bisognerà accertare chi autorizzò e sostenne un’operazione difficilmente riconducibile all’iniziativa di pochi sommozzatori. All’epoca le Forze armate ucraine erano guidate da Valerii Zaluzhny, oggi possibile rivale elettorale di Zelensky. Un processo a Zhuravlov potrebbe ricostruire la catena di comando e trasformare la rassicurante tesi del commando isolato nel racconto di una decisione politica. È forse questa, più dell’identità di chi si immerse nel Baltico, la verità che per quattro anni nessuno ha mostrato particolare fretta di conoscere. The post Sabotaggio al Nord Stream: arrestato un altro ucraino sul set di un film con Sean Penn appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 24, 2026
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November 2, 2025
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