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Chi governa l’Honduras?
> L’attacco di Donald Trump al Venezuela e il rapimento del suo capo di Stato > hanno messo in secondo piano la sua operazione di cambio di regime in > Honduras, meno sfacciata ma forse più efficace. Nessuno può essere sicuro che > Nasry “Tito” Asfura, del Partito Nazionale, abbia davvero vinto le elezioni > presidenziali del 30 novembre, ma era il candidato sostenuto da Trump e quasi > certamente entrerà in carica il 27 gennaio. Dal 2021 l’Honduras ha avuto un governo di sinistra, guidato da Xiomara Castro del partito Libre. Lei ha rivitalizzato un servizio sanitario pubblico trascurato, ridotto la povertà e frenato la violenza delle bande. Ma il potere presidenziale in Honduras è fortemente limitato. Un aneddoto locale racconta di un bambino a cui è stato chiesto chi governa il Paese e che ha risposto: “Il presidente, il capo dell’esercito e l’ambasciatore degli Stati Uniti”. Il marito di Castro, Manuel Zelaya, eletto presidente nel 2005, è stato destituito con un colpo di Stato nel 2009, guidato da un generale dell’esercito e con il tacito sostegno dell’ambasciata degli Stati Uniti. Alla sinistra è stato negato fraudolentemente il potere nelle elezioni del 2013 e del 2017, consentendo a Juan Orlando Hernández, sostenuto dagli Stati Uniti, di governare l’Honduras come uno Stato narco. Nel 2021, tuttavia, la maggioranza di Castro è stata schiacciante. A differenza di Hernández, lei ha rispettato il limite costituzionale di un solo mandato. La candidata del Libre, l’ex ministro Rixi Moncada, era in testa a diversi sondaggi di opinione all’inizio dell’anno. Quando però alla fine di agosto la ‘armata’ di Trump è entrata nei Caraibi, i due avversari a destra di Moncada, Asfura e Salvador Nasralla del Partito Liberale, hanno affermato che ‘l’Honduras sarebbe stato il prossimo’ se Moncada, che hanno falsamente dipinto come ‘comunista’, fosse diventata presidente. La scarsa fiducia degli honduregni nel loro sistema elettorale è stata ulteriormente compromessa alla fine di ottobre, con la rivelazione di un possibile complotto per ripetere quanto accaduto nel 2017, quando l’annuncio prematuro della vittoria del candidato sostenuto dagli Stati Uniti era stato immediatamente avallato dall’ambasciata americana. Il 9 novembre, una prova del nuovo sistema di voto elettronico ha dato esito parzialmente negativo. Per gran parte di novembre, i sondaggi indicavano che il principale sfidante di Moncada era Nasralla, con Asfura al terzo posto. Quattro giorni prima del voto, tuttavia, Trump ha denunciato non solo Moncada ma anche Nasralla (che ha definito un “comunista borderline”), avvertendo che i ‘narcoterroristi’ avrebbero governato l’Honduras se uno dei due fosse stato eletto. Ha poi suggerito che gli Stati Uniti avrebbero continuato a fornire aiuti all’Honduras solo se Asfura avesse vinto. Sui social media sono apparse notizie non verificate minacciando 1,3 milioni di famiglie che dipendono dalle rimesse dei parenti negli Stati Uniti che i loro pagamenti di dicembre sarebbero stati bloccati se Asfura avesse perso. Due giorni prima delle elezioni, Trump ha graziato Hernández, che era stato estradato alla fine del suo mandato e stava scontando una pena detentiva di 45 anni per traffico di cocaina negli Stati Uniti, pur presentandosi pubblicamente come un alleato nella ‘guerra alla droga’. La grazia avrebbe potuto ritorcersi contro di lui, ma invece si è rivelata un’astuta spinta alla campagna di Asfura, poiché molti dei suoi sostenitori continuano a idolatrare Hernández. La notte delle elezioni, Moncada era indietro nei sondaggi rispetto ai due candidati di destra. Nei primi risultati delle votazioni anticipate, Nasralla era in vantaggio su Asfura. C’è stata un’interruzione nell’annuncio dei risultati. Quando il conteggio è ripreso, Asfura era in testa. Trump è intervenuto nuovamente, accusando i funzionari di cercare di modificare il risultato e avvertendo che ci sarebbe stato da pagare un ‘prezzo salato’ se i numeri fossero cambiati a favore di Nasralla. Le interruzioni e i ritardi nel conteggio si sono protratti per giorni e poi settimane. Quando Libre ha affermato che era in atto un ‘colpo di Stato elettorale’, il suo rappresentante nel consiglio elettorale è stato messo da parte dagli altri due partiti e poi sanzionato personalmente da Washington. Il risultato delle elezioni è stato infine dichiarato più di tre settimane dopo, il 24 dicembre, mentre gli honduregni festeggiavano il Natale. Asfura è stato dichiarato vincitore per una differenza di meno di 27.000 voti. L’esercito ha appoggiato la decisione del consiglio elettorale. Tuttavia, restavano ancora da contare 130.000 voti, sufficienti a cambiare l’esito delle elezioni. Il Congresso honduregno si è riunito pochi giorni fa e ha incaricato il consiglio elettorale di procedere a un riconteggio completo, minacciando di farlo esso stesso se necessario. Prima della riunione, una bomba artigianale è stata lanciata contro una deputata del Partito Nazionale, ferendola mentre entrava nell’edificio del Congresso. L’ambasciata degli Stati Uniti ha minacciato ‘gravi conseguenze’ se la vittoria di Asfura fosse stata annullata. Gli osservatori elettorali dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Europea hanno disapprovato i ritardi, ma non hanno trovato prove di frode. Sull’interferenza di Trump hanno taciuto. Xiomara Castro ha scritto al presidente degli Stati Uniti chiedendo un incontro per discutere di quanto accaduto. Sembra improbabile che lo otterrà. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: John Perry vive a Masaya, in Nicaragua, dove, stranamente, scrive e cura libri sull’edilizia abitativa e la politica sociale britannica. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI STELLA MARIS DANTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
Honduras: testa a testa tra i candidati dell’oligarchia
Dopo una giornata trascorsa in modo del tutto pacifico, i primi risultati diffusi dall’organo elettorale (Cne) attraverso il sistema di trasmissione di risultati preliminari (Trep) hanno completamente stravolto il panorama, con un impatto devastante sulle aspettative di chi puntava sulla continuità del progetto di “rifondazione” del Paese, promosso dal partito Libertà e Rifondazione (Libre) e dalla sua candidata Rixi Moncada. Sebbene Libre abbia da tempo annunciato che avrebbe riconosciuto solamente il risultato dello scrutinio finale della totalità dei verbali elettorali – cosa riaffermata nella nottata di ieri dalla stessa Moncada – la distanza di oltre 20 punti dai due candidati del bipartitismo affossa qualsiasi speranza. La diffidenza verso il conteggio preliminare deriva da una serie di audio in cui membri del Partito Nazionale, tra cui una consigliera del Cne, discutevano su un piano per hackerare la trasmissione stessa dei dati, creando una narrativa per proiettare uno dei candidati della destra come sicuro vincitore. La manovra sarebbe servita a destabilizzare l’intero processo elettorale e obbligare a indire nuove elezioni. L’appuntamento elettorale in Honduras si risolve quindi con un testa a testa tra i candidati della destra tradizionale Nasry Asfura e Salvador Nasralla, che incarnano il progetto neoliberista estrattivista e che rappresentano gli interessi dell’oligarchia nazionale, del capitale multinazionali e, ovviamente, degli Stati Uniti. Anche a livello di Parlamento, le proiezioni danno un emiciclo a netto appannaggio del bipartitismo, con Libre che si dovrebbe accontentare di una trentina di deputati su un totale di 128. Il margine risicato con una differenza inaspettata a favore di Asfura di soli 500 voti, l’enorme divario tra la candidata di Libre e i suoi avversari e la caduta del sistema di conteggio per quasi una giornata, gettano ulteriori ombre sull’intero processo. Mentre Asfura e Nasralla si scambiano reciproche accuse e garantiscono, in base alle copie dei verbali in possesso dei loro partiti, di essere i vincitori, la candidata di Libre mostra pubblicamente il conteggio di un paio di migliaia di seggi in cui non si sarebbero usate le misure di sicurezza biometriche. “Nella maggior parte di questi seggi vincono i due partiti d’opposizione, i risultati sono gonfiati ed appaiono nel conteggio del Trep. Faremo ricorso nelle apposite sedi. Come avevano detto stanno cercando di ingannarci, ma la nostra lotta non è finita e io non mi arrendo”, ha detto Moncada. Si prospetta un lungo ed estenuante tira e molla per decretare il vincitore di queste elezioni. Il Cne ha tempo fino al 30 dicembre per farlo. Uno dei simboli del disincanto di una popolazione che solo quattro anni fa aveva portato in trionfo Xiomara Castro, castigando il partito dell’ex presidente e reo per crimini legati al narcotraffico, Juan Orlando Hernández, è la bassa affluenza alle urne che sarebbe intorno al 50 per cento. Molto lontana da quel 69 per cento del 2021. Difficile azzardare un’analisi a caldo di una situazione in continua evoluzione. Proviamo comunque a introdurre una serie di elementi, tanto esogeni come endogeni. “Governo e partito sono stati assediati fin dall’inizio da una campagna mediatica massiccia e distruttiva, che ha inciso pesantemente sull’immaginario collettivo di una popolazione che voleva liberarsi da una narcodittatura e che aveva aspettative molto alte, ma anche su una nuova generazione di votanti che non ha o non vuole avere memoria storica”, spiega l’analista politica Reina Rivera. Un altro elemento è costituito dal sostegno sfacciatamente interventista del presidente Donald Trump ad Asfura, che ha avuto un forte impatto soprattutto sugli honduregni che vivono negli Stati Uniti, sulle famiglie che sopravvivono con i trasferimenti in dollari (remesas) o su chi crede innocentemente agli aiuti economici all’Honduras in caso di vittoria del candidato nazionalista. “È pericoloso che con un semplice messaggio sui social si possa stravolgere l’esito di un’elezione. Siamo di fronte a un riposizionamento strategico e militare degli Stati Uniti nella regione, una nuova avanzata globale, non solo contro il Venezuela, Colombia o Cuba, ma contro tutti quei governi che non seguono pedissequamente le direttive di Washington”, aggiunge l’avvocata e attivista dei diritti umani. Rivera analizza anche fenomeni interni a Libre e al governo che hanno contribuito all’esito negativo di queste elezioni. “Libre ha fatto molto in termini di politica sociale, ma ha sbagliato nella costruzione di una narrativa che non ha saputo includere anche quei settori popolari interessati a costruire criticamente insieme. Si è allontanato da un movimento sociale e popolare che ha contribuito alla sua nascita come soggetto politico, inglobando nel progetto governativo molte delle sue figure di maggior spicco e indebolendo così il tessuto sociale di sostegno”, spiega. L’analista politica sottolinea anche le difficoltà nel fare conoscere ciò che con successo si stava facendo, contrastando così la campagna mediatica denigratoria e di occultamento dei processi di trasformazione in atto. “Sono state fatte molte cose che hanno anche portato a una significativa riduzione della povertà, ma non si è quasi mai riusciti a rompere il muro di silenzio e il boicottaggio mediatico. Inoltre – continua – ci si è molto concentrati sull’area rurale, dove però l’investimento in politiche sociali non si trasforma automaticamente in voti, bensì si scontra con tradizioni politiche familiari e il controllo “caudillesco” del sindaco di turno. Rompere queste dinamiche non è facile”. Per Rivera, lo scenario dei prossimi anni si annuncia estremamente complicato. “Torna l’estrema destra e lo farà senza fare sconti a nessuno e con un forte sentimento di rivalsa. La svendita della sovranità, la distruzione dei territori, il saccheggio dei beni comuni, lo Stato di nuovo in balia delle banche e le forze repressive contro chi difende la terra. Faranno di tutto – continua – per affossare ciò che di buono è stato fatto in materia di giustizia sociale. Verranno tempi duri per i diritti delle donne, della comunità LGBTIQ, per le popolazioni indigene e nere, per le comunità contadine e la difesa della sovranità alimentare”. Di fronte a questo scenario, conclude Rivera, non è però il momento di abbassare le braccia, né di chinare la testa. “È il momento di tornare alle radici della resistenza, di pensare e sviluppare un progetto politico-sociale che torni ad unire la politica con la lotta sociale, con la dignità e il popolo. Nella sconfitta, per favore, non rinunciamo alla speranza e nemmeno alla memoria”. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
Elezioni in Honduras: cosa c’è in gioco
A meno di tre settimane dalle elezioni, due progetti dalle visioni diametralmente opposte si scontrano in Honduras: il primo ancorato a un passato recente che ha gettato milioni di honduregni nella miseria, messo in vendita il Paese e saccheggiato le casse pubbliche; l’altro che intende dare continuità alla trasformazione iniziata dal governo di Xiomara Castro e dal partito Libertà e rifondazione (Libre). Sono elezioni complicate, che si svolgono in un clima molto teso, dove è ancora vivo il ricordo del golpe civico-militare del 2009, così come quello degli anni di repressione, persecuzione, lawfare, incarcerazioni e omicidi che hanno caratterizzato i governi neoliberisti post colpo di Stato. Dopo la denuncia presentata da Marlon Ochoa, uno dei titolari del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), circa un piano orchestrato dall’opposizione per boicottare e destabilizzare il processo elettorale del 30 novembre, sul quale ancora indaga la Procura, lo stesso Ochoa ha messo in guardia da quanto potrebbe accadere con il Sistema di trasmissione dei risultati preliminari (Trep). Durante la simulazione realizzata nei giorni scorsi, delle 4.362 schede trasmesse, solo 1.556 sono giunte a destinazione, pari al 35,7%. Analogamente, dei 1.340 dispositivi biometrici utilizzati, solo 317 si sono connessi (23,7%). “La connettività satellitare è venuta meno e uno dei canali di trasmissione dei risultati dai seggi non funzionava. A 20 giorni dalle elezioni, non ci sono garanzie di trasparenza nel Trep. Questa è un’ulteriore prova dell’esistenza di una cospirazione contro lo svolgimento regolare delle elezioni, orchestrata dall’interno dello stesso organo elettorale”, ha detto Ochoa. Lo stesso giorno, migliaia di membri del Partito nazionale (Pnh) si sono mobilitati nella capitale chiedendo elezioni libere e trasparenti e accusando il partito al governo (Libre) e la sua candidata Rixi Moncada di futuri brogli. Per cercare di districarsi all’interno di una congiuntura complessa e polarizzata, abbiamo parlato con Luis Méndez, attivista sociale, poeta e regista honduregno. “Veniamo da elezioni, come quelle del 2013 e del 2017, in cui la destra di questo Paese, la stessa che nel 2009 organizzò un colpo di stato e si appropriò di istituzioni e strumenti politico-amministrativi, ha commesso brogli per rimanere al potere”, ricorda Méndez. Con la schiacciante vittoria di Xiomara Castro e del partito Libertà e rifondazione nel 2021, spiega l’analista, si è registrato un significativo passo in avanti nella gestione dell’amministrazione pubblica. Si è inoltre posto fine al tradizionale sistema bipartitico all’interno delle istituzioni. “La vittoria del partito Libre – prosegue – ha rappresentato uno shock per le élites economiche, politiche e religiose, ed è per questo che faranno di tutto per impedirgli di rimanere al governo”. “Ciò a cui stiamo assistendo” aggiunge Méndez, “è una brutale offensiva volta a delegittimare qualsiasi progresso compiuto in questi quattro anni. “Siamo di fronte alla vecchia politica tradizionale, alleata dell’ingerenza statunitense, delle grandi aziende e dei settori imprenditoriali legati al copione neoliberista, al progetto di espropriazione e smembramento del settore pubblico” Un lupo mimetizzato  Le elezioni honduregne sono anche condizionate da interessi strategici e geopolitici. Sia il movimento di resistenza che il partito Libre rappresentano un ostacolo a questi interessi. “Le posizioni assunte pubblicamente dal governo honduregno su questioni molto delicate per Washington, come la responsabilità di Israele nel genocidio del popolo palestinese o la denuncia di aggressioni, sanzioni ed embarghi contro Cuba, Nicaragua e Venezuela, hanno creato maggiori tensioni”, afferma l’attivista. Secondo Méndez, le elezioni honduregne non possono essere scisse dal contesto regionale, dove le difficili relazioni tra Stati Uniti, Colombia e Venezuela, unite alla massiccia presenza militare statunitense nei Caraibi, stanno esacerbando gli animi. “Un secondo periodo di Libre al governo rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto per gli obiettivi geostrategici di dominio statunitense in America Latina. Lo vedremo in qualche modo riflesso nelle elezioni. Non dimentichiamo l’uso artificioso degli ‘osservatori elettorali’ in altre elezioni”. Campagna d’odio Un altro strumento utilizzato dall’opposizione è l’impiego di campagne di odio e fango lanciate attraverso i grandi gruppi multimediali, che in Honduras sono nella quasi totalità controllati dagli stessi che hanno avuto un ruolo decisivo nel colpo di stato contro l’ex presidente Manuel Zelaya. “Si sta cercando di costruire una narrazione per delegittimare sia l’operato del governo, sia quello del partito Libre, dicendo che sono uguali a chi li ha preceduti. Tuttavia, Xiomara Castro e chi l’ha accompagnata in questa esperienza non ha nulla a che fare con quella che è stata la narcodittatura e la struttura criminale che ha preso il controllo dell’Honduras per 12 anni”. Secondo l’analista, anche nascondere i risultati dell’amministrazione Castro e ignorare che la partecipazione dei cittadini che è tornata ad avere un significato all’interno della politica statale, fanno parte della stessa campagna di disinformazione. “Ci sono state contraddizioni, si sarebbero potuto fare molto di più e, soprattutto in termini di accesso e difesa di terra, territori, beni comuni, così come di risposta alle esigenze delle popolazioni indigene e contadine, il bilancio è insufficiente. Nonostante ciò – spiega Méndez – siamo ancora in una fase di transizione. Non possiamo dimenticare in che condizioni il governo ha ricevuto il Paese e le casse pubbliche, gli ostacoli che ha dovuto affrontare, né la struttura politica ed economica criminale che continua a detenere il potere. Una situazione drammatica che non può essere cambiata in soli quattro anni”. In chiusura, l’attivista sociale ha ricordato che in Honduras è in atto uno scontro tra due progetti: quello neoliberista, basato sull’espropriazione e la privatizzazione della cosa pubblica e quello della lotta emancipatoria del popolo e della difesa della cosa pubblica. “La destra, pur presentandosi come vittima, è quella che cerca di generare il caos e impedire lo svolgimento delle elezioni. Intende imporre nella coscienza collettiva una narrazione mediatica che vede Libre come colpevole. Tuttavia, ho fiducia che esistano le condizioni per proseguire con il progetto di cambiamento iniziato da Xiomara Castro”.   Giorgio Trucchi
Cospirazione e colpo di stato elettorale in Honduras?
A un mese dalle elezioni generali, in cui oltre 6,3 milioni di persone saranno chiamate alle urne per eleggere  presidente, deputati del Congresso e del Parlamento centroamericano, sindaci e  consiglieri comunali, la situazione elettorale in Honduras è sempre più tesa. Mercoledì scorso (29/10), il procuratore generale Johel Zelaya ha convocato una conferenza stampa in cui ha reso noto il contenuto di alcune registrazioni audio (QUI la trascrizione completa), consegnate  alcuni giorni prima da uno dei tre titolari del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Marlon Ochoa, in carico al partito di governo Libertà e Rifondazione – Libre, in cui viene rivelato un presunto piano per boicottare e destabilizzare le elezioni del prossimo 30 novembre. Tale piano coinvolgerebbe il deputato Tomás Zambrano, capogruppo del Partito nazionale dell’Honduras, la consigliera del Cne, Cossette López Osorio, e un membro non identificato delle forze armate. Caos programmato La strategia prevede sia l’infiltrazione nella  logistica del trasporto di urne e schede votate, per ritardare e pilotare la comunicazione dei primissimi risultati, che la manipolazione della trasmissione elettronica dei risultati preliminari, generando così un clima di crescente sospetto, crisi e caos a livello nazionale e internazionale. Tensione e confusione che, in caso di vantaggio della candidata di Libre, Rixi Moncada, contribuirebbero a spalancare le porte a un mancato riconoscimento dei risultati finali. L’insieme delle azioni cospirative avrebbe come fattore scatenante l’induzione nell’opinione pubblica della percezione che il vincitore sia invece il candidato del Partito liberale, Salvador Nasralla, e che Libre stia tramando una frode per non cedere il potere. A rafforzare il piano destabilizzatore contribuirebbe poi la massiccia azione di divulgazione attraverso media, piattaforme e social controllati e finanziati dai principali gruppi economici legati all’opposizione politica, da sempre ostili al governo progressista di Castro e al partito sorto come braccio politico del movimento di resistenza contro il colpo di stato cívico-militare, che nel 2009 depose con la forza delle armi l’allora presidente Manuel Zelaya. L’infiltrazione dei gruppi di osservazione elettorale con militanti del Partito nazionale potenzierebbe ulteriormente la narrativa e la percezione nella popolazione e nella comunità internazionale della frode elettorale, dando il via alla mobilitazione delle basi nazionaliste che contribuirebbero ad aggravare il caos e l’instabilità. Il mancato riconoscimento del risultato elettorale a livello internazionale, in particolare da parte degli Stati Uniti, è infatti fondamentale affinché la strategia funzioni e siano indette nuove elezioni. Le solite manovre L’orchestrazione da Washington di strategie per impedire alle forze progressiste di arrivare al governo o di continuare a governare in Honduras non è certo una novità. Nel 2017, l’allora ambasciatrice statunitense avallò e benedisse i brogli che permisero un secondo mandato presidenziale a Juan Orlando Hernández, attualmente detenuto negli Stati Uniti per reati legati al narcotraffico. Qualcosa di molto simile accadde anche durante le elezioni del 2013 (primo mandato di Hernández, che aveva come principale avversario l’attuale presidente Castro) e il colpo di Stato del 2009. Nel 2017, le proteste furono represse con violenza, con un bilancio di oltre trenta persone uccise e centinaia di feriti. Molti cittadini dovettero abbandonare il Paese per sfuggire alla repressione e alla cattura. Particolarmente ironica è la situazione dell’istrionico conduttore di programmi sportivi Salvador Nasralla, che otto anni fa fu candidato presidenziale di un’alleanza guidata da Libre, nonché il primo a denunciare a livello nazionale e internazionale le innumerevoli irregolarità che lo privarono della vittoria. Ora sarà proprio lui a trarne il maggior vantaggio, alleandosi con chi gli impedì di essere presente e  accettando la benedizione di nazionalisti e trumpiani. Indagini a tappeto Nonostante le dichiarazioni di López e Zambrano, quest’ultimo sostenuto dai principali leader del Partito nazionale, che denunciano pesanti pressioni, la falsità delle registrazioni, per le quali sarebbe stata usata l’intelligenza artificiale, e i rischi che corre la democrazia, il procuratore Zelaya ne ha assicurato l’autenticità e ha confermato l’inizio delle indagini. “Daremo istruzioni affinché si inizi a indagare l’accaduto, si assicuri la protezione delle registrazioni e vengano citati i testimoni”. Zelaya ha ricordato che qualsiasi tentativo deliberato di manipolare i risultati elettorali costituisce un reato di tradimento della patria, che in Honduras è punibile con una pena detentiva da 15 a 20 anni e l’interdizione assoluta per un periodo doppio rispetto alla durata della pena. Da parte sua, la presidente Xiomara Castro, attraverso il suo account su X, ha condannato con assoluta fermezza “questa cospirazione criminale volta a provocare un colpo di Stato elettorale”. Ha poi dichiarato di aver chiesto alle forze armate di indagare sul coinvolgimento di militari nel tentativo di destabilizzazione, nonché al ministro degli Esteri di denunciare i fatti alla comunità internazionale. “Gli stessi gruppi che hanno violato la Costituzione nel 2009 e che hanno consumato le frodi elettorali del 2013 e del 2017, oggi tentano nuovamente di soppiantare la volontà del popolo, generare caos e sequestrare la sovranità popolare”, ha affermato Castro. “Difenderemo la democrazia e la volontà dei cittadini con tutta la forza della legge, garantendo elezioni libere e trasparenti, la pace sociale e il rispetto incondizionato dello Stato di diritto e dell’ordine costituzionale”, ha aggiunto. Anche la candidata presidenziale di Libre ha reagito agli ultimi eventi. “Alla luce delle registrazioni che rivelano l’operazione fraudolenta di una mafia elettorale all’interno del CNE, affermo con chiarezza: non esiste il crimine perfetto! La difesa delle elezioni e della democrazia assume oggi un carattere storico”. Moncada ha inoltre chiesto al procuratore generale di agire con tutta la forza della legge, e alla consigliera Cossette López di rimettere immediatamente il mandato. “Nessuno che partecipi a una cospirazione di tale portata ha la legittimità per ricoprire una carica come autorità elettorale”. Fonte: LINyM (spagnolo) Giorgio Trucchi