La Flottilla nuovamente sotto attacco. Gli equipaggi segnalano raffiche di spari.
Mentre scriviamo, le forze israeliane stanno aprendo il fuoco contro le
imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla ancora in navigazione verso
Gaza, in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia, al
largo di Cipro. Lo confermano gli equipaggi a bordo.
Si tratta dell’uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, non
violenti e inermi, che tengono le mani alzate e indossano i giubbetti di
salvataggio. Non è più soltanto abbordaggio, sequestro e sabotaggio: è fuoco
aperto su una missione umanitaria e pacifica.
È esattamente ciò che la Global Sumud Flotilla aveva denunciato e previsto il 15
maggio scorso: Israele ha costruito a tavolino la menzogna dei «violenti» per
ottenere il consenso all’uso di una forza potenzialmente letale. Lo avevamo
scritto prima che agissero. Nessun governo e nessun leader potrà affermare di
non sapere.
L’operazione è iniziata il 18 maggio e prosegue senza sosta da oltre
ventiquattro ore.
Israele ha schierato quattro navi da guerra e sei imbarcazioni veloci contro una
flotta eterogenea di piccole barche a vela, natanti in legno e modesti
motoscafi.
Ricordiamo che lo stesso copione propagandistico fu usato per giustificare il
massacro di dieci operatori umanitari a bordo della Mavi Marmara, il 31 maggio
2010, anch’esso in acque internazionali. Non permetteremo che la storia si
ripeta nel silenzio.
Schierare un’enorme forza militare e aprire il fuoco contro una manciata di
civili disarmati non è un’operazione di sicurezza: è un atto di guerra contro
una missione umanitaria e la prova del disprezzo totale del regime Netanyahu per
la vita umana e per lo stato di diritto.
L’uso di proiettili — la cui tipologia non è ancora confermata, ma che anche se
di gomma sono notoriamente in grado di uccidere a distanza ravvicinata — contro
persone inermi in alto mare espone deliberatamente la vita dei partecipanti a un
rischio gravissimo e immediato, in palese violazione della libertà di
navigazione in acque internazionali, della tutela accordata alle navi che
trasportano aiuti umanitari e del diritto italiana, soggetti pertanto alla
giurisdizione italiana.
L’apertura del fuoco aggrava in modo decisivo il quadro già denunciato il 30
aprile e integra, in particolare:
* il tentato omicidio (artt. 56 e 575 c.p.), poiché sparare proiettili contro
persone inermi costituisce atto idoneo e diretto in modo non equivoco a
cagionarne la morte;
* il sequestro di persona (art. 605 c.p.) per la privazione della libertà
personale dei partecipanti trasferiti con la forza;
* il tentato naufragio e il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio
(artt. 428 e 449 c.p.) per lo speronamento e il sabotaggio dei natanti;
* le lesioni personali e la violenza privata (artt. 582-583 e 610 c.p.) in
danno di chi sia stato colpito o costretto con la forza;
* la pirateria e la violazione delle convenzioni internazionali sulla
navigazione ratificate dall’Italia (art. 1135 cod. nav.; UNCLOS).
Sul piano internazionale, l’aggressione viola gli articoli 2, 3 e 5 della
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo — diritto alla vita, divieto di
tortura e di trattamenti inumani e degradanti, libertà personale. Il
trasferimento illegale in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane
espongono inoltre attiviste e attivisti al rischio concreto di tortura, come già
accertato dalle testimonianze raccolte da Adalah e dall’indagine per tortura
aperta dalla Procura di Roma.
Solo circa dieci imbarcazioni mantengono ancora la rotta verso Gaza.
Decine di imbarcazioni sono già state intercettate, danneggiate o lasciate alla
deriva. Centinaia di partecipanti civili — medici, giornalisti e difensori dei
diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi — sono stati rapiti e trasferiti con
la forza verso un porto della Palestina occupata.
A bordo delle barche battenti bandiera italiana e tra i partecipanti vi sono
cittadini italiani: secondo le informazioni disponibili almeno dodici italiani
risultano fermati, tra i quali attivisti di lungo corso e un parlamentare.
La presenza a bordo di cittadini italiani e di natanti battenti bandiera
italiana fa sorgere in capo allo Stato italiano non una facoltà, ma un preciso
obbligo positivo di protezione.
Tutte le persone a bordo di navi battenti bandiera italiana sono sottoposte alla
giurisdizione italiana ai sensi dei trattati sui diritti umani ratificati
dall’Italia, che impongono allo Stato di adottare, con la dovuta diligenza, ogni
misura necessaria a proteggere la vita umana. È un dovere, non un’opzione
politica: il silenzio e l’inerzia, di fronte al fuoco aperto su civili italiani,
equivalgono a un venir meno a tale obbligo.
Per queste ragioni la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla chiede
con la massima urgenza al Governo italiano di:
* Intervenire immediatamente e con ogni mezzo per far cessare l’uso della forza
armata contro le imbarcazioni e ottenere l’immediata liberazione di tutti i
cittadini italiani e di tutti i partecipanti imbarcati su navi battenti
bandiera italiana, garantendone l’integrità fisica e la tutela dei diritti
fondamentali.
* Adottare senza indugio misure di protezione attiva delle imbarcazioni
battenti bandiera italiana e dei loro equipaggi, anche mediante l’impiego di
assetti navali, conformemente al diritto internazionale, che riconosce la
legittimità — e in questo caso la doverosità — di azioni di protezione poste
in essere a salvaguardia di navi e cittadini sotto giurisdizione italiana.
* Condannare pubblicamente e formalmente l’apertura del fuoco e gli atti posti
in essere da Israele contro la missione, e avviare senza ritardo
l’accertamento delle responsabilità penali, sostenendo l’indagine già aperta
dalla Procura della Repubblica di Roma per sequestro di persona,
danneggiamento con pericolo di naufragio etortura, alla quale i fatti odierni
aggiungono l’ipotesi di tentato omicidio.
* Inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di
Israele, intimando la cessazione di ogni atto ostile contro la Flotilla e il
rispetto della natura esclusivamente umanitaria e pacifica della missione.
* Attivare con la massima tempestività misure di protezione consolare e
assistenza legale per ogni cittadino italiano fermato o detenuto, ottenendo
informazioni ufficiali su condizioni e luogo di trattenimento, pieno accesso
consolare e legale e il coinvolgimento di organismi internazionali di
monitoraggio.
* Adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del
carico umanitario destinato alla popolazione civile di Gaza.
Non navighiamo soltanto per consegnare aiuti: navighiamo per smascherare la
complicità che rende necessaria la nostra navigazione. Ogni comandante navale e
ogni commando coinvolto in questa operazione viene documentato; le prove vengono
trasmesse a team legali internazionali che guidano procedimenti penali in venti
giurisdizioni.
L’impunità di Israele ha una data di scadenza. Navighiamo con l’eredità di un
popolo che resiste da otto decenni, radicato nella fermezza, nel Sumud. Non ci
fermeremo finché l’assedio non sarà spezzato e finché la Palestina non sarà
libera. Il mondo sta guardando. Chiediamo al Governo italiano di agire ora.
Global Sumud Flotilla