San Lorenzo risponde alla paura facendo comunità
«Paura tra via dei Dalmati e via degli Irpini. Per la donna una frattura al
setto nasale e dell’orbita destra. L’attacco è stato ripreso dalle telecamere di
un locale e rilanciata sui social. Il responsabile nei giorni scorsi ne aveva
picchiate altre due». Così raccontano i giornali quello che è successo nel
quartiere romano di San Lorenzo la settimana scorsa. Torna il racconto di un
quartiere pericoloso, dove si riversano bande di giovani in cerca di sballo,
dove circolano senza fissa dimora violenti e dove è impossibile garantire la
sicurezza per chi lì vive. La paura diventa protagonista. E subito gli
influencer del degrado si scatenano.
> Che fine ha fatto il racconto che ci veniva fatto dello storico rione di Roma
> come quartiere universitario e bohémien, diventato “distretto dell’arte”
> caratterizzato da studi d’artista, gallerie e una vivace scena culturale
> alternativa, in cui i valori immobiliari salivano vertiginosamente?
San Lorenzo non è nell’uno e nell’altro. È un territorio abbandonato
dall’amministrazione incapace di rendere vivibili gli spazi, di mettere in campo
meccanismi di tutela per tutti e tutte, anche per i soggetti a rischio che sono
costretti a vivere ai margini senza che per la loro fragilità siano previste
strategie di recupero e assistenza. È un territorio che l’amministrazione ha
messo a disposizione di investitori che trasformano in profitto ogni intervento,
come avviene in tutta Roma.
Il vero volto di San Lorenzo è quello uscito dagli interventi che si sono
susseguiti nel corso dell’affollata assemblea tenuta mercoledì 11 febbraio nel
teatro della scuola Saffi, convocata dalla rete delle realtà sociali del
quartiere.
> «Rispondiamo alla paura facendo comunità» è da qui che bisogna partire,
> riconoscendo che l’assenza di politiche strutturali sulla salute mentale,
> sull’abitare e sulla gestione delle fragilità non è un caso, ma il risultato
> di precise scelte politiche».
«Quelle scelte che hanno portato alla turistificazione selvaggia, al progressivo
collasso del sistema socio-sanitario, ai tagli al welfare e le politiche
prevalentemente securitarie, una mancanza di prevenzione e di capacità di
gestione che fa emergere tutte le contraddizioni solo nel momento
dell’emergenza», scrivono nell’appello di convocazione.
Nel suo intervento l’assessore alle politiche sociali del municipio Gianluca
Bogino ha raccontato tutte le difficoltà incontrate per affrontare la situazione
che si era creata in quei giorni, senza disporre di strumenti e dovendosi
scontrare con procedure inefficaci. Il ragazzo responsabile dell’aggressione non
ha una residenza, non ha un permesso di soggiorno e non ha alcuna protezione
internazionale. Per tutto questo non può essere preso in carico dai servizi
sanitari..
È quello che i volontari che si occupano di chi vive in strada hanno
evidenziato. Fabrizio di Binario 95 ha detto «una parte delle persone che
incontriamo è affetta da fragilità mentale e una su quattro fa uso di crack.
Sono persone che la solitudine e la mancanza di una casa condanna alla
disperazione. Le risorse per la cura delle malattie mentali sono state ridotte
al minimo ed è impossibile garantire l’assistenza a chi ne ha bisogno».
> «Viviamo in una società disumanizzata dove ci accorgiamo di chi è ai margini
> solo se mette in pericolo la nostra sicurezza», ha messo in evidenza Graziella
> del Grande Cocomero «altrimenti non li vediamo».
E invita ad agire prima che si crei l’emergenza con proposte che riattivino nel
quartiere il welfare sociale e siano in grado di rompere il circuito che si
ripete ogni volta, fatto di paura, repressione e polizia, come se fosse solo un
problema di ordine pubblico. «L’amministrazione non può svegliarsi solo quando
si crea il problema, il ruolo della politica è costruire azioni preventive per
evitare che queste cose accadano», conclude Graziella.
Gli interventi sono stati molti e hanno ricostruito una storia che negli anni ha
visto il quartiere trasformarsi sotto la spinta della speculazione immobiliare,
per l’assenza di politiche abitative e l’indifferenza dell’amministrazione alle
richieste dei cittadini. Aver ceduto alle pressioni della finanza ha portato
affitti sempre più alti, chiusura di attività storiche e ulteriori colate di
cemento in un quartiere di per sé già povero di verde.
> Come ha ricordato Anna, «la frustrazione di essersi impegnati tanto nei
> percorsi partecipativi, nell’aver fatto proposte che nessuno ha preso in
> considerazione produce rabbia e delusione e questo non porta a nulla di
> positivo».
Francesca Del Bello presidente del II Municipio ha scritto una lettera al
prefetto, Lamberto Giannini e al questore, Roberto Massucci chiedendo
«l’adozione di misure di controllo del territorio più incisive, attraverso
pattugliamenti e presidi nei punti più sensibili del quartiere».
E continua: «L’amministrazione municipale ha potenziato in modo significativo
gli interventi sul decoro urbano e sulla sicurezza, attraverso un lavoro
costante di coordinamento con Ama, polizia locale, commissariato di San Lorenzo
e caserma dei carabinieri».
> La donna in bicicletta con la sua bambina e il ragazzo immigrato malato
> psichiatrico sono entrambi vittime di una città che produce diseguaglianze,
> ingiustizia, esclusione, che continua a pensare che solo le forze dell’ordine
> possano garantire la sicurezza.
L’assemblea ha ribadito che solo la comunità può rompere l’isolamento e impedire
che la paura prenda il sopravvento, lo deve fare attraverso la difesa dello
spazio urbano contro le ingiustizie e le frontiere, che determinano l’esclusione
di gruppi, classi e individui.
L’assemblea si è chiusa con l’impegno a proseguire il lavoro comune per
costruire una città inclusiva e solidale, nella quale tutti e tutte si sentano
al sicuro.
La copertina è di Gigliola Cutrera
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