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Hugo Chávez, a tredici anni dalla scomparsa
Quando, il 30 gennaio 2005, nel discorso al Social Forum di Porto Alegre, Hugo Chávez proclamò il carattere socialista della rivoluzione bolivariana, lo espresse nei termini plurali di un socialismo patriottico e popolare, bolivariano e marxista, che «deve essere umanista e deve mettere gli esseri umani e non le macchine in condizioni di superiorità nei confronti di tutto e di tutti». Ecco perché quella di Chávez è un’ispirazione feconda, «né calco né copia», ma costruzione originale di un socialismo con caratteristiche bolivariane, fondata su una potente connessione sentimentale con le masse, e destinata a trascendere la stessa architettura tradizionale dello Stato. Il socialismo bolivariano è infatti, tra le altre cose, una straordinaria espressione di “via nazionale”: radicato, da un lato, nella vicenda sociale e popolare; alimentato, dall’altro, da una serie di apporti politici e culturali retroagenti, quali, nel caso dell’esperienza bolivariana, le «tres raíces», le tre radici, vale a dire il pensiero e l’azione di tre grandi rivoluzionari venezuelani quali Simón Rodríguez (1769-1854), Simón Bolívar (1783-1830) ed Ezequiel Zamora (1817-1860); e poi l’orientamento patriottico e di sinistra di settori delle forze armate, nelle cui cerchie, del resto, matura la riflessione ideologica legata al cosiddetto «albero delle tre radici», appunto Rodríguez, Bolívar, Zamora, compendiata in quel testo straordinario di filosofia politica che è il “Libro Blu”, ora disponibile anche in italiano.  Tre sono gli aspetti principali di questa singolare esperienza di “socialismo del XXI secolo”: le Misiones; i Consejos Comunales e le Comunas Socialistas; il disegno internazionalista e della Diplomacia de paz. Tra questi, il segmento di base è rappresentato dalle Misiones, vale a dire il Sistema delle Missioni e delle Grandi Missioni Socialiste. Sarebbe sbagliato considerarle una mera “variante bolivariana” del welfare europeo: se è vero che garantiscono diritti e soddisfano bisogni di larghi strati della popolazione, è altrettanto vero che si tratta di una forza espressiva del potere popolare e di un luogo di inclusione, partecipazione protagonistica e autogoverno di comunità. Corrispondono cioè alla forza motrice della rivoluzione bolivariana, la cosiddetta “democrazia partecipativa e protagonistica”. La Legge sulle Missioni (2014) definisce infatti la Missione come «una politica pubblica volta a concretizzare in modo massiccio, accelerato e progressivo le condizioni per l’esercizio effettivo e il godimento universale dei diritti sociali, che coniuga lo snellimento dei processi statali con la partecipazione diretta del popolo nella loro gestione, a favore della eliminazione della povertà e della conquista a livello popolare dei diritti sociali».  In questa strategia, la costruzione delle Basi delle Missioni serve ad estendere ed approfondire il lavoro sociale e politico con le comunità, dal momento che l’aggiornamento del sistema delle missioni (2021) definisce le Basi delle Missioni Socialiste come «spazi per la territorializzazione delle politiche e dei programmi di protezione sociale, il rafforzamento del potere popolare, le Missioni, le Grandi Missioni e le Micro-missioni sociali, con l’obiettivo di garantire l’assistenza primaria alle persone e alle famiglie e sviluppare lo Stato del benessere sociale». Questi spazi sono il tessuto connettivo delle Missioni, strutture per garantire il soddisfacimento dei bisogni, il riconoscimento dei diritti, l’accesso alle funzioni sociali, nonché la costruzione di comunità. Tali articolazioni sono dunque una struttura essenziale della rivoluzione bolivariana, vale a dire una manifestazione del potere popolare, organizzato, a propria volta, in una serie di articolazioni sociali, quali i CLAP (Comitati locali di approvvigionamento e produzione) e l’UBCh (Unità di battaglia Hugo Chávez, catalizzatori di mobilitazione popolare, nonché punti di collegamento tra le comunità e le autorità pubbliche). Il secondo pilastro, le Comunas Socialistas (le Comuni socialiste), registra un momento di svolta nel 2010, quando sono introdotti alcuni strumenti giuridici per garantire i fondamenti dello «Stato dei consigli» basato sul potere popolare. Uno di questi è la Legge organica delle Comunas, che stabilisce questa nuova forma partecipativa come la cellula fondamentale della nuova architettura statale, impostata come uno spazio socialista per l’autogoverno delle comunità, basata sui Consejos Comunales e le altre organizzazioni sociali comunitarie. Sia la Legge organica dei Consejos Comunales (2009), sia la Legge organica delle Comunas (2010) muovono infatti nella direzione di uno Stato dei consigli, ove le decisioni sono prese con meccanismi di democrazia diretta e numerose funzioni sono assegnate ai Consejos e alle Comunas. Queste sono, per un verso, aggregatori dei Consejos, e, per l’altro, soggetti dotati di compiti propri, tra i quali costruire una «economia della proprietà sociale» e garantire l’efficacia della partecipazione nella formulazione, esecuzione e controllo delle misure circa gli aspetti politici, economici, sociali, culturali, ecologici e di sicurezza. Oggi, questa articolazione si struttura in ben 5.336 Circuiti comunali sull’intero territorio nazionale.  Si giunge così a una «geometria del potere» che non ha precedenti. Il Venezuela bolivariano si dota di meccanismi deliberativi e partecipativi, nei quali si esprime, al tempo stesso, l’autogoverno di base e la ricerca delle soluzioni condivise ai problemi comuni. Supera, inoltre, la configurazione tradizionale della divisione dei poteri, in quanto lo Stato non è più articolato in tre poteri, ma in cinque poteri: esecutivo, legislativo, giudiziario, elettorale e cittadino, e, nel complesso, tali poteri definiscono l’articolazione del potere popolare. Chávez attribuì alle Comunas Socialistas il massimo risalto ai fini della trasformazione dello Stato e della società: «Le Comunas sono la base dello Stato sociale di diritto e giustizia, … una rete che si sviluppi come una vasta ragnatela che copra il territorio del nuovo, e che, altrimenti, sarebbe destinata al fallimento» (H. Chávez, 2012). Come ribadì nel celebre discorso del “Colpo di timone”, nel suo ultimo Consiglio dei Ministri (20 ottobre 2012): «Comunas o niente!».  L’integrazione dei popoli, in senso antimperialista, è alla base del terzo pilastro dell’ispirazione di Chávez: una politica indipendente e antimperialista per un mondo multipolare, e una Diplomazia di Pace («Diplomacia de Paz»), basata sull’internazionalismo, guidata dal principio della «cooperazione reciproca e solidaria», ispirata dall’esempio di Fidel Castro, nel senso dell’integrazione latinoamericana, dell’amicizia tra i popoli, dell’eguaglianza sovrana, della non-ingerenza e della composizione pacifica dei conflitti. Anche qui traspare un tratto di continuità dell’esperienza bolivariana sino ai giorni nostri. Come ha dichiarato il 9 gennaio scorso Delcy Rodríguez, presidente incaricata, all’indomani del sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro, a seguito della criminale aggressione statunitense del 3 gennaio, “il Venezuela continuerà ad affrontare questa aggressione attraverso gli strumenti diplomatici, fedele ai principi della Diplomazia bolivariana di pace, come via maestra per difendere la nostra sovranità e preservare la pace, promuovendo un ampio programma di cooperazione bilaterale, basato sul rispetto del diritto internazionale, sul dialogo rispettoso e costruttivo, sulla sovranità degli Stati e sul dialogo tra i popoli”.  Riferimenti: Hugo Chávez, Il libro blu. Il manifesto del socialismo del XXI secolo, Red Star Press, Roma 2026.  Hugo Chávez en Porto Alegre en clausura del V Foro Social Mundial: https://youtu.be/I5uAejoNDU0  Al cumplirse trece años del “Golpe de Timón”: https://www.facebook.com/reel/25255563544048103    Gianmarco Pisa
March 6, 2026
Pressenza
Venezuela: “Qui non c’è resa, non c’è capitolazione…
… c’è lotta per la pace e il socialismo”. Intervista di Geraldina Colotti al dirigente comunista venezuelano Carolus Wimmer (*) Carolus Wimmer (1948) non è solo un accademico e un politico; è un pilastro dell’internazionalismo militante in Venezuela. Ex deputato ed ex presidente (GPV) al Parlamento Latinoamericano (2005 – 2016), Dirigente della Gioventù Comunista (JCV) (1971 – 1980), Direttore della
February 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Dove va il Venezuela?
di Luis Bonilla-Molina, Geraldina Colotti, Ignacio Ramonet, Anderson Bean, Edgardo Lander, Michela Calculli, redazione Pressenza New York. In coda link ai nostri dossier. A poco più di un mese dal rapimento di Maduro e dai bombardamenti su Caracas, la Bottega dedica un nuovo dossier a quanto sta accadendo in Venezuela, proponendo, come nelle altre circostanze, opinioni assai diverse tra loro. Venezuela:
February 4, 2026
La Bottega del Barbieri
Il Venezuela ci riguarda
La rivoluzione bolivariana continua a suscitare pareri molto diversi, anche a sinistra. In questo nuovo dossier articoli e opinioni, assai differenti tra loro, di Raúl Zibechi, Giorgio Trucchi, Luciana Castellina, redazione Kulturjam, Stefano Feltri, Lucia Capuzzi, redazione L’AntiDiplomatico, Lorenzo Poli e Geraldina Colotti. In coda i link ai nostri dossier precedenti. America Latina: un continente esposto e sulla difensiva di
January 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Venezuela, 8 gennaio 2026: 5.000 comunas nelle strade di Caracas in difesa della sovranità, la pace e la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores
Mentre il mondo eurocentrico gioiva in modo isterico per il sequestro illegale e in totale violazione del diritto internazionale del Presidente Costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro Moros e di sua moglie Cilia Flores da parte degli USA, pensando addirittura che questo fosse un “possibile spiraglio di luce” verso la “liberazione del popolo venezuelano dal chavismo”, oltre che uno “spiraglio di democrazia”, il potere popolare in Venezuela (ovvero il popolo chavista) è sceso in piazza per dimostrare cosa pensava in merito al rapimento di Maduro. Innanzitutto ha ribadito chiaramente che la democrazia in Venezuela è stata portata da Chavez nel 1998 con l’avvento del proceso bolivariano e del potere popolare (fondato sull’orizzontalità del potere e non sulla sua verticalità) e non da nessun altro personaggio esterno. Il risultato è stato ecclatante: il popolo venezuelano ha risposto al sistema mediatico occidentale, che ha sempre  la pretesa di dire cosa dovrebbe fare un popolo a lui estraneo. Con manifestazioni oceaniche in tutto il Paese in sostegno alla sovranità nazionale, al socialismo bolivariano, al suo governo e alla pace, il popolo venezuelano è sceso in piazza per la liberazione di Maduro e sua moglie. L’8 gennaio 2026 più di 5.000 Comunas di tutto il Paese si sono riunite nel Parco Alí Primera, alzando la voce in difesa della sovranità nazionale, chiedendo la liberazione del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente Cilia Flores e respingendo con fermezza gli attacchi del governo degli Stati Uniti contro il popolo venezuelano. Le Comunas  sono organizzazioni sociali e politiche di autogoverno popolare, create da Chavez per gestire direttamente i bisogni delle comunità (strade, sanità, istruzione) e hanno un Ministero apposito di riferimento: Il Ministero del Potere Popolare delle Comunas. Le Comunas sono considerate la sintesi del socialismo territoriale, il pensiero del Comandante Hugo Chávez il quale affermava che prima della Rivoluzione Bolivariana “non eravamo un popolo (…) Oggi abbiamo un progetto comune, condiviso con il socialismo bolivariano”. Chávez ha tracciato un percorso chiaro verso il vero socialismo, ed è questa forma di società che secondo i bolivaristi “deve prevalere in ogni Comunas e Consiglio Comunale” insieme all’organizzazione politica, la partecipazione comune e comando nelle mani del Potere Popolare. Tutto il processo storico venezuelano e internazionale ha portato il territorio nazionale a un sentimento comune, ad approfondire il modello delle Comunas per avere una società in cui il popolo è colui che comincia a governare. “Il Governo di Strada deve emergere, e questo non può essere decretato. L’importante è che questo sia il governo centrale, questo sia l’epicentro (della Rivoluzione). Questo è il livello di coscienza che abbiamo raggiunto dopo tutti questi anni (…) Comune o niente, diceva Chávez” – affermava il rettore dell’Università Nazionale dei Comuni, Jorge Arreaza, presso la Scuola Internazionale di Leadership Giovanile, nello stato di Miranda, sottolineando che è il popolo ad avere il potere, “non il sindaco, non il governatore”. Il popolo organizzato delle comunas ha mostrato coscienza viva e dignità nelle strade: nulla che sia stato riportato dai mass media mainstream occidentali.   Fonte foto – Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba Lorenzo Poli
January 19, 2026
Pressenza
Comprendere il Venezuela
Articoli di Stefano Agnoletto, Geraldina Colotti, Confederazione Sindacale Internazionale, redazione blog La Casualità del Moto, Mario Sommella, Gianni Tognoni e Laura Greco. La Bottega dedica un nuovo dossier a quanto sta accadendo il Venezuela. Come già accaduto finora, non sempre troverete pareri concordi sul governo bolivariano, sulla figura di Maduro e su tanti altri aspetti della crisi, ma, a differenza
January 12, 2026
La Bottega del Barbieri
La sinistra di fronte al Venezuela
Come si pone la sinistra di fronte alla figura di Maduro e quali sono le differenze con il chavismo? Qual è il futuro del petrolio di fronte alla rapacità degli Usa? Articoli di Domenico Mauceri, Lorenzo Tecleme, Paolo Laforgia, Pablo Stefanoni, Fabrizio Tonello e un appello dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Con un link al nostro dossier precedente. Il dibattito
Venezuela, Dipartimento di Giustizia USA: “Il Cartel de los Soles non è un gruppo reale”
A ottobre 2025, in un articolo dal titolo Cartel de los Soles, la menzogna del “narco-Stato” come giustificazione di guerra contro il Venezuela approfondivo il tema del narcotraffico e come l’accusa verso il Venezuela e il governo bolivariano fosse una farsa architettata ad hoc come giustificazione di guerra. Cosa che si è verificata in modo agghiacciante e disarmante il 3 gennaio 2026, con la conseguente cattura del Presidente Nicolás Maduro Moros. Qualche giorno prima della sua cattura, i media mainstream occidentali hanno “dimenticato” di dare un’altra notizia molto importante, che invece è stata lanciata dal New York Times. Il Dipartimento di Giustizia ha ritirato l’affermazione secondo cui Nicolas Maduro sarebbe a capo di un’organizzazione terroristica dedita al narcotraffico: affermazione promossa l’anno scorso dall’amministrazione Trump per gettare le basi per rimuovere Maduro dal potere in Venezuela, accusandolo di essere a capo di un cartello della droga chiamato “Cartel de los Soles”. Tale affermazione risale a un atto d’accusa del 2020, redatto dal Dipartimento di Giustizia, nei confronti di Maduro. Nel luglio 2025, copiandone il testo, il Dipartimento del Tesoro ha designato il Cartel de los Soles come organizzazione terroristica. A novembre, Marco Rubio, Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, ha ordinato al Dipartimento di Stato di fare lo stesso. Gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno affermato che si tratta in realtà di un’affermazione dubbia sul presidente Nicolás Maduro, un termine gergale, inventato dai media venezuelani negli anni ’90, per indicare i funzionari corrotti dal narcotraffico. Sabato, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Maduro, il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un atto d’accusa riscritto che sembrava tacitamente ammettere la questione. In sostanza, i pubblici ministeri hanno continuato ad accusare Maduro di aver partecipato a un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ma hanno abbandonato l’affermazione che il “Cartel de los Soles” fosse un’organizzazione reale. L’atto d’accusa rivisto afferma invece che si riferisce a un “sistema clientelare” e a una “cultura della corruzione” alimentata dal denaro proveniente dal narcotraffico: nuova accusa forzata, anch’essa di dubbia origine. Mentre la vecchia accusa fa riferimento 32 volte al “Cartel de los Soles” e descrive il signor Maduro come il suo leader, la nuova lo menziona due volte e afferma che lui, come il suo predecessore, il presidente Hugo Chávez, ha partecipato, perpetuato e protetto questo sistema clientelare. Secondo la nuova accusa, quelli che sarebbero i profitti derivanti dal traffico di droga e dalla protezione dei partner del narcotraffico “derivano a funzionari civili, militari e dell’intelligence corrotti, che operano in un sistema clientelare gestito da chi sta al vertice, denominato Cartel de los Soles o Cartello dei Soli, in riferimento all’insegna del sole appesa alle uniformi degli alti funzionari militari venezuelani” – si legge nel nuovo atto d’accusa. Si tratta di accuse pesanti che nulla hanno a che fare con la realtà. I governi di Hugo Chavez si sono contraddistinti per la lotta al narcotraffico, sull’onda di quella che è stata la ferrea e intransigente lotta intrapresa ormai da decenni dal socialismo cubano contro la droga che periodicamente viene ribadita. Basta recarsi in Venezuela per vedere con i propri occhi il lavoro anti-droga da parte della Polizia Bolivariana negli aeroporti. Più volte in passato agenti DEA e FBI hanno espresso ammirazione verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha sempre seguito il modello anti-droga cubano inaugurato da Fidel Castro in persona attraverso cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. La ritirata dell’accusa mette ulteriormente in discussione la legittimità della designazione del Cartel de los Soles come organizzazione terroristica straniera da parte dell’amministrazione Trump lo scorso anno. Elizabeth Dickinson , vicedirettrice per l’America Latina presso l’International Crisis Group, ha affermato che la rappresentazione del Cartel de los Soles contenuta nella nuova accusa era “esattamente fedele alla realtà”, a differenza dell’iterazione del 2020: “Penso che il nuovo atto d’accusa sia corretto, ma le designazioni sono ancora lontane dalla realtà” – ha affermato – “Le designazioni non devono essere provate in tribunale, ed è questa la differenza. Chiaramente, sapevano di non poterlo provare in tribunale”. Oltre a confermare che il “Cartel de los Soles” era una bufala, ciò mette ancora più in crisi la credibilità e la serietà della modalità azione statunitense, volti sempre più a celare i loro interesse geopolitici con giustificazioni senza prove. Tuttavia, il signor Rubio ha nuovamente fatto riferimento al Cartel de los Soles come a un vero e proprio cartello in un’intervista rilasciata domenica al programma “Meet the Press” della NBC, un giorno dopo che l’atto d’accusa rivisto era stato reso pubblico. “Continueremo a riservarci il diritto di colpire le navi della droga che trasportano droga verso gli Stati Uniti, gestite da organizzazioni criminali transnazionali, tra cui il Cartel de los Soles”, ha affermato. “Naturalmente, il loro leader, il leader di quel cartello, è ora in custodia cautelare negli Stati Uniti e sta affrontando la giustizia statunitense nel Distretto Meridionale di New York. E questo è Nicolás Maduro”. E’ giusto ricordare che la valutazione annuale della minaccia nazionale alla droga della Drug Enforcement Administration, che elenca le principali organizzazioni dedite al traffico di droga, non ha mai menzionato il “Cartel de los Soles”. Né lo ha fatto il Rapporto annuale sulla droga dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Eppure l’atto d’accusa del 2020, che delineava una lunga narrazione di una cospirazione durata anni, dipingeva il “Cartel de los Soles” come un’organizzazione dedita al narcotraffico guidata da Maduro, affermando che il gruppo aveva intrapreso azioni come la fornitura di armi alle FARC, un gruppo ribelle marxista in Colombia che ha finanziato le sue attività militanti con il narcotraffico, e il tentativo di “inondare” gli Stati Uniti di cocaina “come arma”. Tutte accuse senza uno straccio di prova fattuale. La stesura dell’atto d’accusa del 2020 è stata supervisionata da Emil Bove III, allora procuratore dell’unità antiterrorismo e narcotici internazionali di New York. Bove ha guidato il Dipartimento di Giustizia nei primi mesi della seconda amministrazione Trump e ha avuto un mandato turbolento, che ha incluso il licenziamento di decine di funzionari e l’archiviazione delle accuse di corruzione contro Eric Adams, allora sindaco di New York. Trump ha poi nominato Bove a un incarico a vita presso una corte d’appello federale . Mentre gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno elogiato la correzione riguardante il Cartel de los Soles, alcuni hanno anche criticato altri aspetti dell’atto di accusa rivisto. Ad esempio, l’atto d’accusa ha aggiunto come imputato – e presunto complice di Maduro – il capo di una banda carceraria venezuelana chiamata Tren de Aragua. Il collegamento descritto nell’atto d’accusa è sottile: si dice solo che il capo della banda, in alcune telefonate del 2019 con qualcuno che riteneva fosse un funzionario venezuelano, aveva offerto servizi di scorta per proteggere i carichi di droga che transitavano per il Venezuela. L’anno scorso, il signor Trump ha dichiarato che il signor Maduro stava dirigendo le attività di Tren de Aragua, nonostante l’intelligence statunitense creda il contrario. Jeremy McDermott, co-fondatore di InSight Crime, un think tank latinoamericano specializzato in criminalità e sicurezza, ha affermato che l’inclusione del leader del Tren de Aragua tra gli imputati di cospirazione con Maduro in un’organizzazione per il traffico di droga “riflette la retorica del presidente Trump”, ma è fuorviante. Ha sottolineato l’analisi del suo think tank sul Tren de Aragua, secondo cui la banda non possiede importanti spedizioni di cocaina. Lorenzo Poli
January 6, 2026
Pressenza
Venezuela, il saccheggio di Citgo è un’aggressione economica USA contro il popolo venezuelano
Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha annunciato che farà appello a tutti gli organismi internazionali esistenti affinché denuncino il grave crimine internazionale confessato da Donald Trump, ovvero l’attacco a una petroliera nel Mar dei Caraibi, e ha annunciato che difenderà con assoluta determinazione la sua sovranità, le sue risorse naturali e la sua dignità nazionale. In una dichiarazione ufficiale, il Ministero degli Esteri ha condannato fermamente quello che costituisce un furto palese e un atto di pirateria internazionale, annunciato pubblicamente dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Non è la prima volta che lo ammette; durante la sua campagna del 2024, ha dichiarato apertamente che il suo obiettivo è sempre stato quello di mantenere il petrolio venezuelano senza pagare alcun compenso in cambio, chiarendo che la politica di aggressione contro il nostro Paese fa parte di un piano deliberato per saccheggiare le nostre risorse energetiche” – si legge nel testo – “Questo nuovo atto criminale si aggiunge al furto di Citgo, un bene importante del patrimonio strategico di tutti i venezuelani, sequestrato attraverso meccanismi giudiziari fraudolenti e al di fuori di ogni norma”. Citgo è Per sua iniziativa, tra il 2007 e il 2010, lo Stato venezuelano ha destinato 1 milione di dollari ogni anno, per mezzo dell’impresa Citgo, filiale di Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa), per appoggiare lo sviluppo dei progetti sociali nel Bronx. L’organizzazione PetroBronx è stata incaricata di mettere in atto 30 progetti rivolti alle scuole, alle cooperative alimentari e di pulizia del fiume Bronx. Invitato dal deputato democratico statunitense José Serrano, il Comandante Hugo Chávez aveva visitato il Bronx nel settembre 2005, quando ha partecipato alla 60esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Onu). In quell’occasione, Chavez invitò i giovani del quartiere a lottare e a non considerarsi «vinti perché poveri». Tra il 2005 e il 2013, quasi 2 milioni di nordamericani hanno usufruito del programma di fornitura gratuita di combustibile rivolto alle famiglie bisognose. Questo programma, sviluppato con la organizzazione statunitense Citizens Energy Corporation ha raggiunto gli abitanti di 25 stati della nazione nordamericana, compresi i membri di 240 comunità indigene e ha rifornito oltre 200 rifugi per indigenti. Un esempio di cooperazione umanitaria che il governo chavista fece in un territorio che gli è sempre stato ostile economicamente e politicamente, ma che fece grazie agli introiti di Citgo, impresa statale petrolifera venezuelana. I governi federali succedutisi in questi anni, mai hanno ringraziato il governo venezuelano che si è adoperato per sopperire ad una mancanza sistematica di piani sociali nella “più grande democrazia occidentale”, ripagandolo sempre con tentativi di regime-change, di golpe blando, di “rivoluzioni colorate“, di colpe di Stato fascisti ed aggressioni mercenarie, oltre che all’imponente bloqueo economico e commerciale arricchito di sanzioni ai funzionari bolivariani. Anzi, nel 2011, il governo USA ha imposto sanzioni all’impresa petrolifera di stato Pdvsa attraverso la Citgo, la società di raffinazione con sede negli Usa, controllata dalla compagnia venezuelana: per via delle relazioni tra Caracas e Tehran. E nel settembre dello stesso anno ha sanzionato tre funzionari dell’allora governo di Hugo Chavez, accusati di appoggiare la guerriglia marxista colombiana delle Farc. «La realtà è che vogliono il nostro petrolio», reagì  all’epoca il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Nel maggio 2023, gli Stati Uniti decisero di mettere all’asta le azioni della società madre della raffineria Citgo Petroleum Corp, la PDV Holding, il principale bene all’estero della Repubblica Bolivariana. Un percorso che aprì la strada alla confisca dell’impresa da parte dei creditori, previ “negoziati” con coloro che gli Stati Uniti riconoscevano come “rappresentanti”: l’opposizione della destra venezuelana “Piattaforma Unitaria”, guidata dal golpista Juan Guaidó, a cui l’amministrazione nordamericana aveva consentito l’accesso ai fondi bloccati dalle misure coercitive unilaterali illegali imposte al Venezuela. Il Dipartimento del Tesoro Usa fino a quel momento aveva “protetto” Citgo dai creditori, ma per stringere di più il cappio alla Rivoluzione Bolivariana, entrò a gamba tesa sulla possibilità di un cambio di indirizzo prospettato dalla Conferenza Internazionale di Bogotá, che ha avuto per tema il Venezuela. Guaidó si recò alla conferenza in Colombia, senza essere invitato, e  venne accompagnato all’aeroporto per poi recarsi a Miami. Il suo obiettivo era quello di coordinare il furto dell’Impresa Citgo, formalizzato con la Licenza Generale 42, emessa dall’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri (Ofac), che autorizza un settore dell’estrema destra venezuelana a disporre o ad accordare processi relativi ai debiti della Repubblica Bolivariana e dell’impresa statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa). Con documento datato 7 aprile 2023, l’amministrazione Biden consegnò tutti gli attivi dell’impresa Citgo, tutto il denaro del Venezuela all’estero, a un gruppo dell’opposizione di destra venezuelana appartenente a “Piattaforma Unitaria”, perché potessero venderli o negoziare. Washington ha compiuto uno dei saccheggi più grandi che si siano avuti contro qualunque paese al mondo e Biden pugnalò alle spalle la Conferenza di Bogotá. Ora il repubblicano Trump prosegue sulla linea del suo predecessore democratico Biden: gli USA vogliono il petrolio venezuelano. Ad esprimersi recentemente sulla vicenda di Citgo è stato Ramón Augusto Lobo Moreno deputato del PSUV, economista, professore e diplomatico venezuelano che ha ricoperto la carica di presidente della Banca centrale del Venezuela tra il 2017 e il 2018, di vicepresidente settoriale dell’Economia e Ministro del Potere Popolare per l’Economia e le Finanze (con responsabilità per l’Industria, il Commercio e il Commercio estero) durante il 2017; in seguito di diplomatico della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso il Regno dell’Arabia Saudita ed attualmente è deputato dell’Assemblea Nazionale per il distretto 1 dello Stato di Mérida. Ramón Augusto Lobo Moreno ha scritto: “La sentenza del tribunale del Delaware che autorizza la vendita forzata di CITGO a un fondo di investimento noto come vulture funds, per soli 5,9 miliardi di dollari, costituisce una prova inconfutabile del saccheggio in corso e dell’aggressione economica multiforme perpetrata dal governo degli Stati Uniti in alleanza con l’estrema destra venezuelana guidata da Juan Guaidó e María Corina Machado. Questo atto, compiuto contro un asset strategico del valore di circa 12 miliardi di dollari, trascende qualsiasi controversia commerciale, diventando un furto palese contro il patrimonio nazionale e contro il presente e il futuro di tutti i venezuelani. L’approvazione di una vendita – contro la volontà del suo legittimo proprietario – per una somma irrisoria è un attacco diretto con un chiaro obiettivo geopolitico: strangolare l’economia venezuelana, indebolire la capacità dello Stato e punire il popolo per aver difeso la propria sovranità. Ogni dollaro rubato a CITGO è un dollaro in meno per i programmi sociali, l’assistenza sanitaria, le infrastrutture, l’importazione di beni essenziali e il progresso verso un salario equo per i lavoratori. Questa espropriazione non può essere compresa separatamente dalla rete di misure coercitive unilaterali, sanzioni finanziarie e blocco petrolifero che, dal 2015, hanno cercato di distruggere la capacità produttiva di PDVSA e di impedire al Venezuela di esercitare la propria difesa legale a parità di condizioni. L’assedio contro CITGO fa parte di un’architettura di pressione economica progettata per derubare il Paese dei suoi asset strategici. La manovra di saccheggio è stata orchestrata attraverso la farsa del “governo ad interim” di Juan Guaidó, una finzione politica creata a Washington per prendere il controllo della nostra principale filiale all’estero. Agendo come un vero e proprio agente liquidatore, la Giunta ad Hoc – imposta dall’opposizione che mantiene artificialmente la validità dell’Assemblea Nazionale del 2015 – non solo non ha adempiuto al suo presunto mandato di proteggere i beni nazionali, ma ha anche costruito il quadro giuridico che ha permesso il furto. È stata questa struttura parallela ad approvare accordi e a nominare il finto “Procuratore Generale” Ignacio Hernández, responsabile di aver promosso la tesi che equiparava la Repubblica a PDVSA, consentendo così l’esecuzione dei debiti sovrani contro CITGO e violando l’immunità sovrana riconosciuta dal diritto internazionale. Le conseguenze di questa manipolazione legale sono state immediatamente evidenti nei tribunali. Queste decisioni sono state decisive nelle cause intentate da aziende come Crystallex e ConocoPhillips, originariamente estranee a CITGO, ma ammesse a partecipare grazie alla manipolazione legale promossa dalla struttura parallela. L’intero processo ha avuto l’esplicito sostegno dell’OFAC, che ha rilasciato licenze specifiche per consentire lo svolgimento dell’asta, confermando così il coordinamento diretto tra operatori politici di destra e agenzie governative statunitensi. Anche la gestione del Consiglio di Amministrazione ad hoc è stata caratterizzata da un’assoluta opacità finanziaria. Si stima che CITGO abbia generato oltre 25 miliardi di dollari in dividendi dal 2019, con una media annua di circa 4 miliardi di dollari. Tuttavia, il popolo venezuelano ignora la destinazione di queste risorse. Non esiste alcun rapporto pubblico, audit indipendente o dichiarazione trasparente che consenta di sapere come questi fondi siano stati gestiti, il che rappresenta un’ulteriore prova del fatto che l’obiettivo non è mai stato quello di difendere il patrimonio nazionale, ma piuttosto quello di aprire la strada alla sua graduale cessione. Il processo di vendita di CITGO costituisce un precedente estremamente pericoloso per tutte le nazioni del mondo. Se si consente che i beni strategici di uno Stato vengano confiscati attraverso artifici politici e manipolazioni giurisdizionali, qualsiasi Paese con beni all’estero sarà esposto a decisioni giudiziarie dettate da interessi geopolitici. Questo caso dimostra come l’arroganza del governo degli Stati Uniti possa essere sfruttata per violare la sovranità delle nazioni e ignorare i principi essenziali del diritto internazionale. Il Governo Bolivariano ha fermamente respinto questo atto di banditismo. Il Venezuela non riconoscerà questa espropriazione e attiverà tutte le vie legali internazionali per recuperare CITGO e chiedere conto penale e politico agli attori nazionali e stranieri che hanno partecipato a questo furto. Il popolo venezuelano non permetterà che l’assalto imperialista e i suoi agenti interni continuino a derubare la nazione del suo patrimonio.”   Ulteriori informazioni sulla querelle sul furto di Citgo da parte degli USA: > Gli USA si prende Citgo. Maduro: “È il furto del secolo”. Dov’è il diritto > internazionale? Lorenzo Poli
December 11, 2025
Pressenza
A difesa della pace e della giustizia, giù le mani dal Venezuela
È in corso, contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, un’escalation militare da parte degli Stati Uniti che non solo rischia di accendere un nuovo, l’ennesimo, focolaio di tensione armata ma soprattutto minaccia di determinare una vera e propria aggressione militare, con conseguenze prevedibilmente devastanti, con il rischio cioè di deflagrare in una guerra su più ampia scala e di precipitare l’intero subcontinente latino-americano, dichiarato “Zona di pace”, in una vera e propria spirale di tensione e di guerra. Le cronache delle ultime settimane ci restituiscono infatti l’immagine di un’escalation nella regione con ben pochi precedenti, passando rapidamente, da parte dell’amministrazione Trump, dalle parole alle minacce di guerra aperta.  Dapprima, le minacce, sempre meno velate, di “sistemare” ora il Venezuela per poi “fare i conti” con Cuba, peraltro proprio a ridosso delle giornate della votazione in Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione promossa da Cuba contro il criminale blocco economico, commerciale e finanziario arbitrariamente imposto all’isola dagli Stati Uniti, una votazione nella quale Cuba ha ottenuto la sua ennesima vittoria politica e diplomatica contro Washington, con 165 Paesi del mondo, la quasi totalità della comunità internazionale nel suo complesso, espressisi contro il “bloqueo”, e appena sette contrari (Stati Uniti, Israele, l’Ucraina di Zelensky, l’Ungheria di Orban, l’Argentina di Milei, la Macedonia del Nord e il Paraguay di Peña, tanto per avere un’idea del “profilo politico” di chi ha inteso votare per la prosecuzione del “bloqueo”).  E poi, l’avvio di un vero e proprio dispiegamento militare, in postura chiaramente aggressiva, da parte degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi, con l’invio della portaerei Uss Gerald Ford, la più grande della flotta americana, accompagnata da altre tre navi da guerra con a bordo circa quattromila militari, e un vero e proprio ridislocamento militare nella regione, con navi lanciamissili dotate di Tomahawk, caccia F-18 e aerei da guerra elettronica E-18 Growler, nonché ancora bombardieri B-52 e B-1 in missione di ricognizione a ridosso delle coste venezuelane. Già si sono, peraltro, registrati attacchi, tanto è vero che, ad oggi (3 novembre 2025) già si contano 64 vittime e ben quindici attacchi in mare contro imbarcazioni da pesca venezuelane.  A queste si aggiungono, peraltro, le notizie di un nuovo mandato alla Cia per sviluppare azioni sotto copertura e piani di guerra per rovesciare le autorità liberamente elette dal popolo venezuelano, di un tentativo di corruzione da parte degli Usa del pilota di Nicolas Maduro per fare intercettare l’aereo del presidente venezuelano, tentativo fallito, e di un’ipotesi di attentato false flag (un incidente creato ad arte per fornire un pretesto per un’aggressione, in pieno stile Golfo del Tonchino), contro la presenza statunitense nella regione, per creare i presupposti, appunto, per un intervento armato diretto contro il Venezuela.  Il piano di aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela è dunque in moto e si compone di tutti gli elementi propri del caso: minacce, azioni armate, e deliberate menzogne, sistematicamente ribadite e, nell’epoca della disinformazione dilagante e della “scomparsa dei fatti”, fatte passare come “verità”. La “menzogna di guerra”, per intendersi, non è stavolta una provetta di presunte armi di distruzione di massa da agitare alle Nazioni Unite, come contro l’Iraq, né la presunta difesa dei diritti umani violati dal nemico di turno, come tante volte è successo alla vigilia di “rivoluzioni colorate” in giro per il mondo.  La “menzogna di guerra”, il pretesto per l’aggressione, in questo caso è il presunto narcotraffico attraverso il Venezuela, una storia letteralmente campata in aria. Secondo i dati delle Nazioni Unite, ad esempio, l’87% della droga prodotta in Colombia prende il mare dai porti del Pacifico; l’8% dalla Guajira settentrionale della Colombia e dal Caribe; e solo il 5% viene trasportato attraverso il Venezuela, dove tutta la droga sequestrata viene intercettata e distrutta lungo i 2200 km di confine con la Colombia. Come ha ribadito in un suo intervento più recente, inoltre, lo stesso Pino Arlacchi, dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore dell’Undccp (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), “le analisi che emergono dal Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’organismo che ho avuto l’onore di dirigere, raccontano una storia opposta a quella spacciata dall’amministrazione Trump, che smonta la montatura costruita attorno al “Cartel de los soles” venezuelano, una supermafia madurista leggendaria quanto il mostro di Loch Ness, ma adatta a giustificare sanzioni, embarghi e minacce d’intervento militare contro un Paese che, guarda caso, siede su una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta […]”. Il documento “menziona appena il Venezuela, affermando che una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il Paese nel suo cammino verso Usa ed Europa […] Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali”. Da un lato, dunque, le Nazioni Unite in prima persona confermano che il Venezuela non ha nulla a che fare con il narcotraffico, che questo non avviene lungo le coste del Venezuela, e che anzi le autorità venezuelane sono attivamente impegnate per contrastarlo. Dall’altro, la montatura costruita dagli Stati Uniti rimanda alle vere intenzioni del loro piano di aggressione. Intanto, mettere le mani sul petrolio, che è sempre più una risorsa fondamentale nella crisi energetica internazionale e del quale il Venezuela dispone in quantità copiose, con le maggiori riserve accertate di petrolio, oltre 300 miliardi di barili.  E poi porre fine alla rivoluzione bolivariana, un vasto processo di trasformazione politica e sociale a ispirazione bolivariana, socialista e umanista, che, inaugurato da Hugo Chavez nel 1999, prosegue oggi con Nicolas Maduro, e che ha portato alla nazionalizzazione delle risorse di petrolio e di energia, reinvestito gli introiti in politiche sociali, migliorato la condizione sociale (istruzione, salute, welfare) della popolazione e mantenuto una politica estera indipendente, autonoma, sovrana e antimperialista. Oggi, dunque, il tentativo di aggressione contro il Venezuela non è solo una minaccia gravissima alla libertà e all’autodeterminazione del popolo venezuelano, e quindi alla libertà e all’indipendenza di tutti i popoli del mondo, ma anche una minaccia diretta alla pace e alla sicurezza dell’intera regione, che può portare a un’escalation di guerra di vasta portata.  Non a caso, le stesse Nazioni Unite hanno condannato questa ennesima prova di guerra da parte degli Stati Uniti: secondo un recente comunicato di esperti indipendenti Onu, infatti, “le azioni segrete e le minacce di usare la forza armata contro il governo del Venezuela da parte degli Stati Uniti violano la sovranità del Venezuela e la Carta delle Nazioni Unite […]. L’uso della forza in acque internazionali senza un’adeguata base giuridica viola il diritto internazionale del mare e costituisce un’esecuzione extragiudiziale”. Una chiara minaccia, insomma, alla pace e all’autodeterminazione dei popoli, alla giustizia e al diritto internazionale. Riferimenti: Raúl Antonio Capote, “L’America Latina e i Caraibi sono Zona di pace, per volontà espressa dai loro popoli”, Granma, 15 marzo 2024: https://it.granma.cu/mundo/2024-03-15/lamerica-latina-e-i-caraibi-sono-zona-di-pace-per-volonta-espressa-dai-loro-popoli Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, “Cessi l’inumano blocco economico contro Cuba!”, 30 ottobre 2025: https://italiacuba.it/2025/10/30/cessi-linumano-blocco-economico-contro-cuba Enrica Perucchietti, “Venezuela sotto assedio: Trump manda navi e 4.000 soldati, Maduro chiede aiuto a Putin”, L’Indipendente, 2 novembre 2025: https://www.lindipendente.online/2025/11/02/venezuela-sotto-assedio-trump-manda-navi-e-4-000-soldati-maduro-chiede-aiuto-a-putin Ana Cristina Montoya, “Bombardamenti statunitensi nei Caraibi: tra illegalità e inefficacia”, Città Nuova, 3 novembre 2025: https://www.cittanuova.it/bombardamenti-statunitensi-nei-caraibi-tra-illegalita-e-inefficacia L’accusa di Maduro: «Sventata un’operazione false flag per provocare l’intervento USA», Corriere del Ticino, 6 ottobre 2025: https://www.cdt.ch/news/mondo/laccusa-di-maduro-sventata-unoperazione-false-flag-per-provocare-lintervento-usa-407801 Pino Arlacchi, “La grande bufala del narco-Venezuela”, Contropiano – da Il fatto quotidiano 30 agosto 2025: https://contropiano.org/interventi/2025/11/01/la-grande-bufala-del-narco-venezuela-0188251 Mision Verdad, ONU y UE confirman que Venezuela está lejos de ser un narcopaís, 14 agosto 2025: https://misionverdad.com/venezuela/onu-y-ue-confirman-que-venezuela-esta-lejos-de-ser-un-narcopais InfoMercatiEsteri, disponibilità materie prime Venezuela, www.infomercatiesteri.it/materie_prime.php?id_paesi=56 Alta tensione Venezuela-Usa, i relatori Onu condannano le azioni americane nei Caraibi, Tgcom24, 21 ottobre 2025: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/venezuela-usa-onu-caraibi_104899276-202502k.shtml    Immagine: Viscous Oil,  Pixabay,  Creative Commons – CC0: https://www.stockvault.net/photo/236906    Gianmarco Pisa
November 3, 2025
Pressenza