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Il Venezuela ci riguarda
La rivoluzione bolivariana continua a suscitare pareri molto diversi, anche a sinistra. In questo nuovo dossier articoli e opinioni, assai differenti tra loro, di Raúl Zibechi, Giorgio Trucchi, Luciana Castellina, redazione Kulturjam, Stefano Feltri, Lucia Capuzzi, redazione L’AntiDiplomatico, Lorenzo Poli e Geraldina Colotti. In coda i link ai nostri dossier precedenti. America Latina: un continente esposto e sulla difensiva di
Venezuela, 8 gennaio 2026: 5.000 comunas nelle strade di Caracas in difesa della sovranità, la pace e la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores
Mentre il mondo eurocentrico gioiva in modo isterico per il sequestro illegale e in totale violazione del diritto internazionale del Presidente Costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro Moros e di sua moglie Cilia Flores da parte degli USA, pensando addirittura che questo fosse un “possibile spiraglio di luce” verso la “liberazione del popolo venezuelano dal chavismo”, oltre che uno “spiraglio di democrazia”, il potere popolare in Venezuela (ovvero il popolo chavista) è sceso in piazza per dimostrare cosa pensava in merito al rapimento di Maduro. Innanzitutto ha ribadito chiaramente che la democrazia in Venezuela è stata portata da Chavez nel 1998 con l’avvento del proceso bolivariano e del potere popolare (fondato sull’orizzontalità del potere e non sulla sua verticalità) e non da nessun altro personaggio esterno. Il risultato è stato ecclatante: il popolo venezuelano ha risposto al sistema mediatico occidentale, che ha sempre  la pretesa di dire cosa dovrebbe fare un popolo a lui estraneo. Con manifestazioni oceaniche in tutto il Paese in sostegno alla sovranità nazionale, al socialismo bolivariano, al suo governo e alla pace, il popolo venezuelano è sceso in piazza per la liberazione di Maduro e sua moglie. L’8 gennaio 2026 più di 5.000 Comunas di tutto il Paese si sono riunite nel Parco Alí Primera, alzando la voce in difesa della sovranità nazionale, chiedendo la liberazione del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente Cilia Flores e respingendo con fermezza gli attacchi del governo degli Stati Uniti contro il popolo venezuelano. Le Comunas  sono organizzazioni sociali e politiche di autogoverno popolare, create da Chavez per gestire direttamente i bisogni delle comunità (strade, sanità, istruzione) e hanno un Ministero apposito di riferimento: Il Ministero del Potere Popolare delle Comunas. Le Comunas sono considerate la sintesi del socialismo territoriale, il pensiero del Comandante Hugo Chávez il quale affermava che prima della Rivoluzione Bolivariana “non eravamo un popolo (…) Oggi abbiamo un progetto comune, condiviso con il socialismo bolivariano”. Chávez ha tracciato un percorso chiaro verso il vero socialismo, ed è questa forma di società che secondo i bolivaristi “deve prevalere in ogni Comunas e Consiglio Comunale” insieme all’organizzazione politica, la partecipazione comune e comando nelle mani del Potere Popolare. Tutto il processo storico venezuelano e internazionale ha portato il territorio nazionale a un sentimento comune, ad approfondire il modello delle Comunas per avere una società in cui il popolo è colui che comincia a governare. “Il Governo di Strada deve emergere, e questo non può essere decretato. L’importante è che questo sia il governo centrale, questo sia l’epicentro (della Rivoluzione). Questo è il livello di coscienza che abbiamo raggiunto dopo tutti questi anni (…) Comune o niente, diceva Chávez” – affermava il rettore dell’Università Nazionale dei Comuni, Jorge Arreaza, presso la Scuola Internazionale di Leadership Giovanile, nello stato di Miranda, sottolineando che è il popolo ad avere il potere, “non il sindaco, non il governatore”. Il popolo organizzato delle comunas ha mostrato coscienza viva e dignità nelle strade: nulla che sia stato riportato dai mass media mainstream occidentali.   Fonte foto – Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba Lorenzo Poli
Comprendere il Venezuela
Articoli di Stefano Agnoletto, Geraldina Colotti, Confederazione Sindacale Internazionale, redazione blog La Casualità del Moto, Mario Sommella, Gianni Tognoni e Laura Greco. La Bottega dedica un nuovo dossier a quanto sta accadendo il Venezuela. Come già accaduto finora, non sempre troverete pareri concordi sul governo bolivariano, sulla figura di Maduro e su tanti altri aspetti della crisi, ma, a differenza
La sinistra di fronte al Venezuela
Come si pone la sinistra di fronte alla figura di Maduro e quali sono le differenze con il chavismo? Qual è il futuro del petrolio di fronte alla rapacità degli Usa? Articoli di Domenico Mauceri, Lorenzo Tecleme, Paolo Laforgia, Pablo Stefanoni, Fabrizio Tonello e un appello dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Con un link al nostro dossier precedente. Il dibattito
Venezuela, Dipartimento di Giustizia USA: “Il Cartel de los Soles non è un gruppo reale”
A ottobre 2025, in un articolo dal titolo Cartel de los Soles, la menzogna del “narco-Stato” come giustificazione di guerra contro il Venezuela approfondivo il tema del narcotraffico e come l’accusa verso il Venezuela e il governo bolivariano fosse una farsa architettata ad hoc come giustificazione di guerra. Cosa che si è verificata in modo agghiacciante e disarmante il 3 gennaio 2026, con la conseguente cattura del Presidente Nicolás Maduro Moros. Qualche giorno prima della sua cattura, i media mainstream occidentali hanno “dimenticato” di dare un’altra notizia molto importante, che invece è stata lanciata dal New York Times. Il Dipartimento di Giustizia ha ritirato l’affermazione secondo cui Nicolas Maduro sarebbe a capo di un’organizzazione terroristica dedita al narcotraffico: affermazione promossa l’anno scorso dall’amministrazione Trump per gettare le basi per rimuovere Maduro dal potere in Venezuela, accusandolo di essere a capo di un cartello della droga chiamato “Cartel de los Soles”. Tale affermazione risale a un atto d’accusa del 2020, redatto dal Dipartimento di Giustizia, nei confronti di Maduro. Nel luglio 2025, copiandone il testo, il Dipartimento del Tesoro ha designato il Cartel de los Soles come organizzazione terroristica. A novembre, Marco Rubio, Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, ha ordinato al Dipartimento di Stato di fare lo stesso. Gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno affermato che si tratta in realtà di un’affermazione dubbia sul presidente Nicolás Maduro, un termine gergale, inventato dai media venezuelani negli anni ’90, per indicare i funzionari corrotti dal narcotraffico. Sabato, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Maduro, il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un atto d’accusa riscritto che sembrava tacitamente ammettere la questione. In sostanza, i pubblici ministeri hanno continuato ad accusare Maduro di aver partecipato a un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ma hanno abbandonato l’affermazione che il “Cartel de los Soles” fosse un’organizzazione reale. L’atto d’accusa rivisto afferma invece che si riferisce a un “sistema clientelare” e a una “cultura della corruzione” alimentata dal denaro proveniente dal narcotraffico: nuova accusa forzata, anch’essa di dubbia origine. Mentre la vecchia accusa fa riferimento 32 volte al “Cartel de los Soles” e descrive il signor Maduro come il suo leader, la nuova lo menziona due volte e afferma che lui, come il suo predecessore, il presidente Hugo Chávez, ha partecipato, perpetuato e protetto questo sistema clientelare. Secondo la nuova accusa, quelli che sarebbero i profitti derivanti dal traffico di droga e dalla protezione dei partner del narcotraffico “derivano a funzionari civili, militari e dell’intelligence corrotti, che operano in un sistema clientelare gestito da chi sta al vertice, denominato Cartel de los Soles o Cartello dei Soli, in riferimento all’insegna del sole appesa alle uniformi degli alti funzionari militari venezuelani” – si legge nel nuovo atto d’accusa. Si tratta di accuse pesanti che nulla hanno a che fare con la realtà. I governi di Hugo Chavez si sono contraddistinti per la lotta al narcotraffico, sull’onda di quella che è stata la ferrea e intransigente lotta intrapresa ormai da decenni dal socialismo cubano contro la droga che periodicamente viene ribadita. Basta recarsi in Venezuela per vedere con i propri occhi il lavoro anti-droga da parte della Polizia Bolivariana negli aeroporti. Più volte in passato agenti DEA e FBI hanno espresso ammirazione verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha sempre seguito il modello anti-droga cubano inaugurato da Fidel Castro in persona attraverso cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. La ritirata dell’accusa mette ulteriormente in discussione la legittimità della designazione del Cartel de los Soles come organizzazione terroristica straniera da parte dell’amministrazione Trump lo scorso anno. Elizabeth Dickinson , vicedirettrice per l’America Latina presso l’International Crisis Group, ha affermato che la rappresentazione del Cartel de los Soles contenuta nella nuova accusa era “esattamente fedele alla realtà”, a differenza dell’iterazione del 2020: “Penso che il nuovo atto d’accusa sia corretto, ma le designazioni sono ancora lontane dalla realtà” – ha affermato – “Le designazioni non devono essere provate in tribunale, ed è questa la differenza. Chiaramente, sapevano di non poterlo provare in tribunale”. Oltre a confermare che il “Cartel de los Soles” era una bufala, ciò mette ancora più in crisi la credibilità e la serietà della modalità azione statunitense, volti sempre più a celare i loro interesse geopolitici con giustificazioni senza prove. Tuttavia, il signor Rubio ha nuovamente fatto riferimento al Cartel de los Soles come a un vero e proprio cartello in un’intervista rilasciata domenica al programma “Meet the Press” della NBC, un giorno dopo che l’atto d’accusa rivisto era stato reso pubblico. “Continueremo a riservarci il diritto di colpire le navi della droga che trasportano droga verso gli Stati Uniti, gestite da organizzazioni criminali transnazionali, tra cui il Cartel de los Soles”, ha affermato. “Naturalmente, il loro leader, il leader di quel cartello, è ora in custodia cautelare negli Stati Uniti e sta affrontando la giustizia statunitense nel Distretto Meridionale di New York. E questo è Nicolás Maduro”. E’ giusto ricordare che la valutazione annuale della minaccia nazionale alla droga della Drug Enforcement Administration, che elenca le principali organizzazioni dedite al traffico di droga, non ha mai menzionato il “Cartel de los Soles”. Né lo ha fatto il Rapporto annuale sulla droga dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Eppure l’atto d’accusa del 2020, che delineava una lunga narrazione di una cospirazione durata anni, dipingeva il “Cartel de los Soles” come un’organizzazione dedita al narcotraffico guidata da Maduro, affermando che il gruppo aveva intrapreso azioni come la fornitura di armi alle FARC, un gruppo ribelle marxista in Colombia che ha finanziato le sue attività militanti con il narcotraffico, e il tentativo di “inondare” gli Stati Uniti di cocaina “come arma”. Tutte accuse senza uno straccio di prova fattuale. La stesura dell’atto d’accusa del 2020 è stata supervisionata da Emil Bove III, allora procuratore dell’unità antiterrorismo e narcotici internazionali di New York. Bove ha guidato il Dipartimento di Giustizia nei primi mesi della seconda amministrazione Trump e ha avuto un mandato turbolento, che ha incluso il licenziamento di decine di funzionari e l’archiviazione delle accuse di corruzione contro Eric Adams, allora sindaco di New York. Trump ha poi nominato Bove a un incarico a vita presso una corte d’appello federale . Mentre gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno elogiato la correzione riguardante il Cartel de los Soles, alcuni hanno anche criticato altri aspetti dell’atto di accusa rivisto. Ad esempio, l’atto d’accusa ha aggiunto come imputato – e presunto complice di Maduro – il capo di una banda carceraria venezuelana chiamata Tren de Aragua. Il collegamento descritto nell’atto d’accusa è sottile: si dice solo che il capo della banda, in alcune telefonate del 2019 con qualcuno che riteneva fosse un funzionario venezuelano, aveva offerto servizi di scorta per proteggere i carichi di droga che transitavano per il Venezuela. L’anno scorso, il signor Trump ha dichiarato che il signor Maduro stava dirigendo le attività di Tren de Aragua, nonostante l’intelligence statunitense creda il contrario. Jeremy McDermott, co-fondatore di InSight Crime, un think tank latinoamericano specializzato in criminalità e sicurezza, ha affermato che l’inclusione del leader del Tren de Aragua tra gli imputati di cospirazione con Maduro in un’organizzazione per il traffico di droga “riflette la retorica del presidente Trump”, ma è fuorviante. Ha sottolineato l’analisi del suo think tank sul Tren de Aragua, secondo cui la banda non possiede importanti spedizioni di cocaina. Lorenzo Poli
Venezuela, il saccheggio di Citgo è un’aggressione economica USA contro il popolo venezuelano
Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha annunciato che farà appello a tutti gli organismi internazionali esistenti affinché denuncino il grave crimine internazionale confessato da Donald Trump, ovvero l’attacco a una petroliera nel Mar dei Caraibi, e ha annunciato che difenderà con assoluta determinazione la sua sovranità, le sue risorse naturali e la sua dignità nazionale. In una dichiarazione ufficiale, il Ministero degli Esteri ha condannato fermamente quello che costituisce un furto palese e un atto di pirateria internazionale, annunciato pubblicamente dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Non è la prima volta che lo ammette; durante la sua campagna del 2024, ha dichiarato apertamente che il suo obiettivo è sempre stato quello di mantenere il petrolio venezuelano senza pagare alcun compenso in cambio, chiarendo che la politica di aggressione contro il nostro Paese fa parte di un piano deliberato per saccheggiare le nostre risorse energetiche” – si legge nel testo – “Questo nuovo atto criminale si aggiunge al furto di Citgo, un bene importante del patrimonio strategico di tutti i venezuelani, sequestrato attraverso meccanismi giudiziari fraudolenti e al di fuori di ogni norma”. Citgo è Per sua iniziativa, tra il 2007 e il 2010, lo Stato venezuelano ha destinato 1 milione di dollari ogni anno, per mezzo dell’impresa Citgo, filiale di Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa), per appoggiare lo sviluppo dei progetti sociali nel Bronx. L’organizzazione PetroBronx è stata incaricata di mettere in atto 30 progetti rivolti alle scuole, alle cooperative alimentari e di pulizia del fiume Bronx. Invitato dal deputato democratico statunitense José Serrano, il Comandante Hugo Chávez aveva visitato il Bronx nel settembre 2005, quando ha partecipato alla 60esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Onu). In quell’occasione, Chavez invitò i giovani del quartiere a lottare e a non considerarsi «vinti perché poveri». Tra il 2005 e il 2013, quasi 2 milioni di nordamericani hanno usufruito del programma di fornitura gratuita di combustibile rivolto alle famiglie bisognose. Questo programma, sviluppato con la organizzazione statunitense Citizens Energy Corporation ha raggiunto gli abitanti di 25 stati della nazione nordamericana, compresi i membri di 240 comunità indigene e ha rifornito oltre 200 rifugi per indigenti. Un esempio di cooperazione umanitaria che il governo chavista fece in un territorio che gli è sempre stato ostile economicamente e politicamente, ma che fece grazie agli introiti di Citgo, impresa statale petrolifera venezuelana. I governi federali succedutisi in questi anni, mai hanno ringraziato il governo venezuelano che si è adoperato per sopperire ad una mancanza sistematica di piani sociali nella “più grande democrazia occidentale”, ripagandolo sempre con tentativi di regime-change, di golpe blando, di “rivoluzioni colorate“, di colpe di Stato fascisti ed aggressioni mercenarie, oltre che all’imponente bloqueo economico e commerciale arricchito di sanzioni ai funzionari bolivariani. Anzi, nel 2011, il governo USA ha imposto sanzioni all’impresa petrolifera di stato Pdvsa attraverso la Citgo, la società di raffinazione con sede negli Usa, controllata dalla compagnia venezuelana: per via delle relazioni tra Caracas e Tehran. E nel settembre dello stesso anno ha sanzionato tre funzionari dell’allora governo di Hugo Chavez, accusati di appoggiare la guerriglia marxista colombiana delle Farc. «La realtà è che vogliono il nostro petrolio», reagì  all’epoca il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Nel maggio 2023, gli Stati Uniti decisero di mettere all’asta le azioni della società madre della raffineria Citgo Petroleum Corp, la PDV Holding, il principale bene all’estero della Repubblica Bolivariana. Un percorso che aprì la strada alla confisca dell’impresa da parte dei creditori, previ “negoziati” con coloro che gli Stati Uniti riconoscevano come “rappresentanti”: l’opposizione della destra venezuelana “Piattaforma Unitaria”, guidata dal golpista Juan Guaidó, a cui l’amministrazione nordamericana aveva consentito l’accesso ai fondi bloccati dalle misure coercitive unilaterali illegali imposte al Venezuela. Il Dipartimento del Tesoro Usa fino a quel momento aveva “protetto” Citgo dai creditori, ma per stringere di più il cappio alla Rivoluzione Bolivariana, entrò a gamba tesa sulla possibilità di un cambio di indirizzo prospettato dalla Conferenza Internazionale di Bogotá, che ha avuto per tema il Venezuela. Guaidó si recò alla conferenza in Colombia, senza essere invitato, e  venne accompagnato all’aeroporto per poi recarsi a Miami. Il suo obiettivo era quello di coordinare il furto dell’Impresa Citgo, formalizzato con la Licenza Generale 42, emessa dall’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri (Ofac), che autorizza un settore dell’estrema destra venezuelana a disporre o ad accordare processi relativi ai debiti della Repubblica Bolivariana e dell’impresa statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa). Con documento datato 7 aprile 2023, l’amministrazione Biden consegnò tutti gli attivi dell’impresa Citgo, tutto il denaro del Venezuela all’estero, a un gruppo dell’opposizione di destra venezuelana appartenente a “Piattaforma Unitaria”, perché potessero venderli o negoziare. Washington ha compiuto uno dei saccheggi più grandi che si siano avuti contro qualunque paese al mondo e Biden pugnalò alle spalle la Conferenza di Bogotá. Ora il repubblicano Trump prosegue sulla linea del suo predecessore democratico Biden: gli USA vogliono il petrolio venezuelano. Ad esprimersi recentemente sulla vicenda di Citgo è stato Ramón Augusto Lobo Moreno deputato del PSUV, economista, professore e diplomatico venezuelano che ha ricoperto la carica di presidente della Banca centrale del Venezuela tra il 2017 e il 2018, di vicepresidente settoriale dell’Economia e Ministro del Potere Popolare per l’Economia e le Finanze (con responsabilità per l’Industria, il Commercio e il Commercio estero) durante il 2017; in seguito di diplomatico della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso il Regno dell’Arabia Saudita ed attualmente è deputato dell’Assemblea Nazionale per il distretto 1 dello Stato di Mérida. Ramón Augusto Lobo Moreno ha scritto: “La sentenza del tribunale del Delaware che autorizza la vendita forzata di CITGO a un fondo di investimento noto come vulture funds, per soli 5,9 miliardi di dollari, costituisce una prova inconfutabile del saccheggio in corso e dell’aggressione economica multiforme perpetrata dal governo degli Stati Uniti in alleanza con l’estrema destra venezuelana guidata da Juan Guaidó e María Corina Machado. Questo atto, compiuto contro un asset strategico del valore di circa 12 miliardi di dollari, trascende qualsiasi controversia commerciale, diventando un furto palese contro il patrimonio nazionale e contro il presente e il futuro di tutti i venezuelani. L’approvazione di una vendita – contro la volontà del suo legittimo proprietario – per una somma irrisoria è un attacco diretto con un chiaro obiettivo geopolitico: strangolare l’economia venezuelana, indebolire la capacità dello Stato e punire il popolo per aver difeso la propria sovranità. Ogni dollaro rubato a CITGO è un dollaro in meno per i programmi sociali, l’assistenza sanitaria, le infrastrutture, l’importazione di beni essenziali e il progresso verso un salario equo per i lavoratori. Questa espropriazione non può essere compresa separatamente dalla rete di misure coercitive unilaterali, sanzioni finanziarie e blocco petrolifero che, dal 2015, hanno cercato di distruggere la capacità produttiva di PDVSA e di impedire al Venezuela di esercitare la propria difesa legale a parità di condizioni. L’assedio contro CITGO fa parte di un’architettura di pressione economica progettata per derubare il Paese dei suoi asset strategici. La manovra di saccheggio è stata orchestrata attraverso la farsa del “governo ad interim” di Juan Guaidó, una finzione politica creata a Washington per prendere il controllo della nostra principale filiale all’estero. Agendo come un vero e proprio agente liquidatore, la Giunta ad Hoc – imposta dall’opposizione che mantiene artificialmente la validità dell’Assemblea Nazionale del 2015 – non solo non ha adempiuto al suo presunto mandato di proteggere i beni nazionali, ma ha anche costruito il quadro giuridico che ha permesso il furto. È stata questa struttura parallela ad approvare accordi e a nominare il finto “Procuratore Generale” Ignacio Hernández, responsabile di aver promosso la tesi che equiparava la Repubblica a PDVSA, consentendo così l’esecuzione dei debiti sovrani contro CITGO e violando l’immunità sovrana riconosciuta dal diritto internazionale. Le conseguenze di questa manipolazione legale sono state immediatamente evidenti nei tribunali. Queste decisioni sono state decisive nelle cause intentate da aziende come Crystallex e ConocoPhillips, originariamente estranee a CITGO, ma ammesse a partecipare grazie alla manipolazione legale promossa dalla struttura parallela. L’intero processo ha avuto l’esplicito sostegno dell’OFAC, che ha rilasciato licenze specifiche per consentire lo svolgimento dell’asta, confermando così il coordinamento diretto tra operatori politici di destra e agenzie governative statunitensi. Anche la gestione del Consiglio di Amministrazione ad hoc è stata caratterizzata da un’assoluta opacità finanziaria. Si stima che CITGO abbia generato oltre 25 miliardi di dollari in dividendi dal 2019, con una media annua di circa 4 miliardi di dollari. Tuttavia, il popolo venezuelano ignora la destinazione di queste risorse. Non esiste alcun rapporto pubblico, audit indipendente o dichiarazione trasparente che consenta di sapere come questi fondi siano stati gestiti, il che rappresenta un’ulteriore prova del fatto che l’obiettivo non è mai stato quello di difendere il patrimonio nazionale, ma piuttosto quello di aprire la strada alla sua graduale cessione. Il processo di vendita di CITGO costituisce un precedente estremamente pericoloso per tutte le nazioni del mondo. Se si consente che i beni strategici di uno Stato vengano confiscati attraverso artifici politici e manipolazioni giurisdizionali, qualsiasi Paese con beni all’estero sarà esposto a decisioni giudiziarie dettate da interessi geopolitici. Questo caso dimostra come l’arroganza del governo degli Stati Uniti possa essere sfruttata per violare la sovranità delle nazioni e ignorare i principi essenziali del diritto internazionale. Il Governo Bolivariano ha fermamente respinto questo atto di banditismo. Il Venezuela non riconoscerà questa espropriazione e attiverà tutte le vie legali internazionali per recuperare CITGO e chiedere conto penale e politico agli attori nazionali e stranieri che hanno partecipato a questo furto. Il popolo venezuelano non permetterà che l’assalto imperialista e i suoi agenti interni continuino a derubare la nazione del suo patrimonio.”   Ulteriori informazioni sulla querelle sul furto di Citgo da parte degli USA: > Gli USA si prende Citgo. Maduro: “È il furto del secolo”. Dov’è il diritto > internazionale? Lorenzo Poli
A difesa della pace e della giustizia, giù le mani dal Venezuela
È in corso, contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, un’escalation militare da parte degli Stati Uniti che non solo rischia di accendere un nuovo, l’ennesimo, focolaio di tensione armata ma soprattutto minaccia di determinare una vera e propria aggressione militare, con conseguenze prevedibilmente devastanti, con il rischio cioè di deflagrare in una guerra su più ampia scala e di precipitare l’intero subcontinente latino-americano, dichiarato “Zona di pace”, in una vera e propria spirale di tensione e di guerra. Le cronache delle ultime settimane ci restituiscono infatti l’immagine di un’escalation nella regione con ben pochi precedenti, passando rapidamente, da parte dell’amministrazione Trump, dalle parole alle minacce di guerra aperta.  Dapprima, le minacce, sempre meno velate, di “sistemare” ora il Venezuela per poi “fare i conti” con Cuba, peraltro proprio a ridosso delle giornate della votazione in Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione promossa da Cuba contro il criminale blocco economico, commerciale e finanziario arbitrariamente imposto all’isola dagli Stati Uniti, una votazione nella quale Cuba ha ottenuto la sua ennesima vittoria politica e diplomatica contro Washington, con 165 Paesi del mondo, la quasi totalità della comunità internazionale nel suo complesso, espressisi contro il “bloqueo”, e appena sette contrari (Stati Uniti, Israele, l’Ucraina di Zelensky, l’Ungheria di Orban, l’Argentina di Milei, la Macedonia del Nord e il Paraguay di Peña, tanto per avere un’idea del “profilo politico” di chi ha inteso votare per la prosecuzione del “bloqueo”).  E poi, l’avvio di un vero e proprio dispiegamento militare, in postura chiaramente aggressiva, da parte degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi, con l’invio della portaerei Uss Gerald Ford, la più grande della flotta americana, accompagnata da altre tre navi da guerra con a bordo circa quattromila militari, e un vero e proprio ridislocamento militare nella regione, con navi lanciamissili dotate di Tomahawk, caccia F-18 e aerei da guerra elettronica E-18 Growler, nonché ancora bombardieri B-52 e B-1 in missione di ricognizione a ridosso delle coste venezuelane. Già si sono, peraltro, registrati attacchi, tanto è vero che, ad oggi (3 novembre 2025) già si contano 64 vittime e ben quindici attacchi in mare contro imbarcazioni da pesca venezuelane.  A queste si aggiungono, peraltro, le notizie di un nuovo mandato alla Cia per sviluppare azioni sotto copertura e piani di guerra per rovesciare le autorità liberamente elette dal popolo venezuelano, di un tentativo di corruzione da parte degli Usa del pilota di Nicolas Maduro per fare intercettare l’aereo del presidente venezuelano, tentativo fallito, e di un’ipotesi di attentato false flag (un incidente creato ad arte per fornire un pretesto per un’aggressione, in pieno stile Golfo del Tonchino), contro la presenza statunitense nella regione, per creare i presupposti, appunto, per un intervento armato diretto contro il Venezuela.  Il piano di aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela è dunque in moto e si compone di tutti gli elementi propri del caso: minacce, azioni armate, e deliberate menzogne, sistematicamente ribadite e, nell’epoca della disinformazione dilagante e della “scomparsa dei fatti”, fatte passare come “verità”. La “menzogna di guerra”, per intendersi, non è stavolta una provetta di presunte armi di distruzione di massa da agitare alle Nazioni Unite, come contro l’Iraq, né la presunta difesa dei diritti umani violati dal nemico di turno, come tante volte è successo alla vigilia di “rivoluzioni colorate” in giro per il mondo.  La “menzogna di guerra”, il pretesto per l’aggressione, in questo caso è il presunto narcotraffico attraverso il Venezuela, una storia letteralmente campata in aria. Secondo i dati delle Nazioni Unite, ad esempio, l’87% della droga prodotta in Colombia prende il mare dai porti del Pacifico; l’8% dalla Guajira settentrionale della Colombia e dal Caribe; e solo il 5% viene trasportato attraverso il Venezuela, dove tutta la droga sequestrata viene intercettata e distrutta lungo i 2200 km di confine con la Colombia. Come ha ribadito in un suo intervento più recente, inoltre, lo stesso Pino Arlacchi, dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore dell’Undccp (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), “le analisi che emergono dal Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’organismo che ho avuto l’onore di dirigere, raccontano una storia opposta a quella spacciata dall’amministrazione Trump, che smonta la montatura costruita attorno al “Cartel de los soles” venezuelano, una supermafia madurista leggendaria quanto il mostro di Loch Ness, ma adatta a giustificare sanzioni, embarghi e minacce d’intervento militare contro un Paese che, guarda caso, siede su una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta […]”. Il documento “menziona appena il Venezuela, affermando che una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il Paese nel suo cammino verso Usa ed Europa […] Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali”. Da un lato, dunque, le Nazioni Unite in prima persona confermano che il Venezuela non ha nulla a che fare con il narcotraffico, che questo non avviene lungo le coste del Venezuela, e che anzi le autorità venezuelane sono attivamente impegnate per contrastarlo. Dall’altro, la montatura costruita dagli Stati Uniti rimanda alle vere intenzioni del loro piano di aggressione. Intanto, mettere le mani sul petrolio, che è sempre più una risorsa fondamentale nella crisi energetica internazionale e del quale il Venezuela dispone in quantità copiose, con le maggiori riserve accertate di petrolio, oltre 300 miliardi di barili.  E poi porre fine alla rivoluzione bolivariana, un vasto processo di trasformazione politica e sociale a ispirazione bolivariana, socialista e umanista, che, inaugurato da Hugo Chavez nel 1999, prosegue oggi con Nicolas Maduro, e che ha portato alla nazionalizzazione delle risorse di petrolio e di energia, reinvestito gli introiti in politiche sociali, migliorato la condizione sociale (istruzione, salute, welfare) della popolazione e mantenuto una politica estera indipendente, autonoma, sovrana e antimperialista. Oggi, dunque, il tentativo di aggressione contro il Venezuela non è solo una minaccia gravissima alla libertà e all’autodeterminazione del popolo venezuelano, e quindi alla libertà e all’indipendenza di tutti i popoli del mondo, ma anche una minaccia diretta alla pace e alla sicurezza dell’intera regione, che può portare a un’escalation di guerra di vasta portata.  Non a caso, le stesse Nazioni Unite hanno condannato questa ennesima prova di guerra da parte degli Stati Uniti: secondo un recente comunicato di esperti indipendenti Onu, infatti, “le azioni segrete e le minacce di usare la forza armata contro il governo del Venezuela da parte degli Stati Uniti violano la sovranità del Venezuela e la Carta delle Nazioni Unite […]. L’uso della forza in acque internazionali senza un’adeguata base giuridica viola il diritto internazionale del mare e costituisce un’esecuzione extragiudiziale”. Una chiara minaccia, insomma, alla pace e all’autodeterminazione dei popoli, alla giustizia e al diritto internazionale. Riferimenti: Raúl Antonio Capote, “L’America Latina e i Caraibi sono Zona di pace, per volontà espressa dai loro popoli”, Granma, 15 marzo 2024: https://it.granma.cu/mundo/2024-03-15/lamerica-latina-e-i-caraibi-sono-zona-di-pace-per-volonta-espressa-dai-loro-popoli Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, “Cessi l’inumano blocco economico contro Cuba!”, 30 ottobre 2025: https://italiacuba.it/2025/10/30/cessi-linumano-blocco-economico-contro-cuba Enrica Perucchietti, “Venezuela sotto assedio: Trump manda navi e 4.000 soldati, Maduro chiede aiuto a Putin”, L’Indipendente, 2 novembre 2025: https://www.lindipendente.online/2025/11/02/venezuela-sotto-assedio-trump-manda-navi-e-4-000-soldati-maduro-chiede-aiuto-a-putin Ana Cristina Montoya, “Bombardamenti statunitensi nei Caraibi: tra illegalità e inefficacia”, Città Nuova, 3 novembre 2025: https://www.cittanuova.it/bombardamenti-statunitensi-nei-caraibi-tra-illegalita-e-inefficacia L’accusa di Maduro: «Sventata un’operazione false flag per provocare l’intervento USA», Corriere del Ticino, 6 ottobre 2025: https://www.cdt.ch/news/mondo/laccusa-di-maduro-sventata-unoperazione-false-flag-per-provocare-lintervento-usa-407801 Pino Arlacchi, “La grande bufala del narco-Venezuela”, Contropiano – da Il fatto quotidiano 30 agosto 2025: https://contropiano.org/interventi/2025/11/01/la-grande-bufala-del-narco-venezuela-0188251 Mision Verdad, ONU y UE confirman que Venezuela está lejos de ser un narcopaís, 14 agosto 2025: https://misionverdad.com/venezuela/onu-y-ue-confirman-que-venezuela-esta-lejos-de-ser-un-narcopais InfoMercatiEsteri, disponibilità materie prime Venezuela, www.infomercatiesteri.it/materie_prime.php?id_paesi=56 Alta tensione Venezuela-Usa, i relatori Onu condannano le azioni americane nei Caraibi, Tgcom24, 21 ottobre 2025: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/venezuela-usa-onu-caraibi_104899276-202502k.shtml    Immagine: Viscous Oil,  Pixabay,  Creative Commons – CC0: https://www.stockvault.net/photo/236906    Gianmarco Pisa
Cartel de los Soles, la menzogna del “narco-Stato” come giustificazione di guerra contro il Venezuela
Spesso come argomentazione per sostenere che la Rivoluzione Bolivariana è una “dittatura criminale”, si afferma che il Venezuela sia un “narco-Stato” che inonda gli Stati Uniti di cocaina. Notizia veicolata sia dalla propaganda neocoloniale occidentale (USA ed europea) e spesso cavalcata dalle destre venezuelane in funzione anti-chavista, come successo nelle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Tutto nacque quando il Comandante Hugo Chavez, notoriamente astemio, rivelò nel 2008 di masticare abitualmente pasta di foglie di coca, una sorta di chewgum tradizionale ed artigianale tipica dell’America Latina che – chiunque voglia tenersi lontano da pregiudizi e stereotipi razzisti e colonialisti – sa essere una delle tante usanze quotidiane delle popolazioni nuestramericane.  Durante un discorso lungo quattro ore dinnanzi all’Assemblea Nazionale, Chavez affermò: «Mastico coca ogni giorno, al mattino (…) e guardate come sto. (…) Ve la consiglio» – mostrando i bicipiti agli interlocutori e dichiarando chiaramente che come Fidel Castro gli inviava «il gelato Coppelia e molte altre cose» che gli arrivavano «regolarmente dall’Havana», così anche il presidente Boliviano Evo Morales lo omaggiava di «pasta di coca». Gli indigeni boliviani e peruviani masticano foglie di coca regolarmente, come stimolante, regolatore della pressione, per non sentire la fame e durante i rituali ancestrali del culto di Pachamama, essendo tutto questo consentito dalla legge. Spiegava a tal riguardo il Miami Herald – quotidiano statunitense pubblicato a Miami dal 1903 di proprietà della The McClatchy Company – che la “pasta di coca” è un prodotto semiraffinato, che determina assuefazione e che viene fumata come il basuco, ovvero il residuo dell’estrazione della cocaina base, di pessima qualità e altamente nocivo[3]. Eppure, a partire da folkloristiche dichiarazioni di analisti colombiani e venezuelani, per l’Occidente colonialista, razzista e ignorante questo era simbolo dell’avallo di Chavez alla cocaina, nonché la prova che il Venezuela Bolivariano fosse un “narco-Stato” e persino “un atto illegale da parte di un capo di stato”. Ne seguirono dichiarazioni schizofreniche da parte di personalità legate a Miami e alla destra venezuelana: «È un altro segnale che Chavez ha perso completamente il senso del limite» – ha commentato Anibal Romero, docente di scienze politiche all’università di Caracas, aggiungendo – «Dimostra che Chavez è fuori controllo». «Nel momento in cui afferma di consumare pasta di coca, ammette di consumare una sostanza che è illegale, tanto in Bolivia che in Venezuela» – affermò Hernan Maldonado, osservatore politico boliviano residente a Miami, aggiungendo – «Di più, si tratta di una vera e propria accusa a Morales di essere un narcotrafficante» per avergli invitato la pasta di coca. La realtà era molto diversa. I governi di Hugo Chavez si sono contraddistinti per la lotta al narcotraffico, sull’onda di quella che è stata la ferrea e intransigente lotta intrapresa ormai da decenni dal socialismo cubano contro la droga che periodicamente viene ribadita[4]. Basta recarsi in Venezuela per vedere con i propri occhi il lavoro anti-droga da parte della Polizia Bolivariana negli aeroporti. Più volte in passato agenti DEA e FBI hanno espresso ammirazione verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha sempre seguito il modello anti-droga cubano inaugurato da Fidel Castro in persona attraverso cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. Il mito secondo cui il Venezuela è un “narco-Stato” fu sfatato dall’Ufficio di Washington in America Latina (WOLA) – un think tank di Washington che generalmente sostiene le operazioni di regime-change degli Stati Uniti nella regione – nonché dalla FAIR, 15 y Ultimo, Misión Verdad, Venezuelanalysis e altri enti e siti di giornalismo investigativo. Maduro venne definito da Trump “il narcotrafficante più potente al mondo”, oltre ad essere accusato di armonizzare quello che sarebbe il Cartel de los Soles, un presunto super-cartello della droga che permetterebbe al governo venezuelano di arricchirsi. Secondo questa narrazione, il governo venezuelano avrebbe messo in atto un complotto per inondare gli Stati Uniti con “qualcosa come 200-250 tonnellate di cocaina”. Sebbene tale cifra appaia alta, è importante sapere che gli Stati Uniti sono il maggiore consumatore mondiale di cocaina; la Colombia è il maggiore produttore; e che il Venezuela non coltiva coca, non produce cocaina e, secondo le cifre del governo nordamericano, meno del 7% del totale della droga dal Sud America transita in Venezuela e che meno del 10% del traffico globale di cocaina attraversa il Paese[5], come mostrano le mappe sotto (la regione dei Caraibi orientali comprende la penisola di Guajira in Colombia). Queste mappe, prodotte rispettivamente da Drug Enforcement Agency e Comando Meridionale degli Stati Uniti, sollevano immediatamente dubbi sul perché il Venezuela sia il Paese preso di mira. Pino Arlacchi, già sottosegretario generale dell’ONU e direttore dell’UNDCCP (ufficio ONU per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), ha affermato nel 2019: «La notizia dell’incriminazione del Presidente Maduro e di membri del suo governo per traffico di droga mi ha lasciato senza parole. Osservando la persecuzione contro il Venezuela ne ho viste tante, ma sinceramente non pensavo che l’associazione per delinquere al potere negli Stati Uniti si spingesse fino a questo punto. Dopo aver fatto una rapina da 5 miliardi di dollari delle risorse finanziarie del Venezuela depositate nelle banche di 15 paesi. Dopo aver messo in atto un blocco dell’intera economia del paese tramite sanzioni atroci, rivolte a colpire la popolazione civile per spingerla a ribellarsi (senza successo) contro il suo governo. E dopo un paio di falliti tentativi di colpo di stato, ecco la mossa finale, la calunnia più infamante. Il colpo è talmente fuori misura che non penso abbia conseguenze di rilievo. Né le Nazioni Unite, né l’Unione europea, né la maggioranza degli Stati del pianeta che lo scorso settembre hanno votato a favore dell’attuale esecutivo del Venezuela e del suo Presidente durante l’Assemblea generale dell’ONU, daranno il minimo peso a questo episodio di guerra asimmetrica. Non succederà nulla perché non esiste la minima prova a sostegno della calunnia secondo cui il Venezuela ha inondato gli Stati Uniti di cocaina negli ultimi anni. Sono rimasto interdetto anche perché mi occupo di anti-droga da una quarantina di anni, e non ho mai incontrato il Venezuela lungo la mia strada. Prima, durante e dopo il mio incarico di Direttore esecutivo dell’UNODC (1997-2002), il programma antidroga dell’ONU, non ho mai avuto occasione di visitare quella nazione perché il Venezuela è sempre stato al di fuori dei maggiori circuiti del traffico di cocaina tra la Colombia – il principale paese produttore – e gli USA, il principale consumatore. Non esiste se non nella fantasia malata di Trump e soci alcuna corrente di commercio illegale di narcotici tra Venezuela e Stati Uniti». Era lo stesso Arlacchi che invitava a consultare le due fonti più importanti sul tema: il World Drug Report 2019, ovvero l’ultimo rapporto UNODC sulle droghe[6]; e il National Drug Threat Assessment del dicembre 2019, documento della DEA, la polizia antidroga americana[7]. Secondo quest’ultimo, il 90% della cocaina introdotta negli USA proviene dalla Colombia, il 6% dal Peru e il resto da origini sconosciute. “Se in quel 4% rimanente ci fosse stato anche il profumo del Venezuela, esso non sarebbe passato inosservato. Ma è il rapporto ONU che fornisce il quadro più dettagliato, menzionando il Messico, il Guatemala e l’Ecuador come le sedi di transito della droga verso gli Stati Uniti. E l’assessment della DEA cita i celebri narcos messicani come i maggiori fornitori del mercato USA” – sottolineava Arlacchi. Nel 2020 il Dipartimento di Stato USA, durante l’Amministrazione Trump, stabilisce vergognosamente una taglia da 15 milioni di dollari sulla testa del Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro Moros, offrendola a chi avrebbe collaborato al suo arresto. Maduro viene accusato – dagli USA – di essere il capo di un «narco-Stato» che, in collaborazione con una fazione dissidente delle Farc colombiane, era responsabile di «inondare gli Stati Uniti di cocaina». Durante l’amministrazione “democratica” di Joe Biden, la taglia passa dai 15 ai 25 milioni. Nel 2020, lo stesso Arlacchi, intervistato da Ruggero Tantulli per IlPeriodista, affermava che le accuse di narcotraffico e di narcoterrorismo al Presidente Nicolas Maduro e al Venezuela Bolivariano erano “spazzatura politica”: «Sono accuse assurde. Mi occupo di droga da più di 40 anni, ho scritto un po’ di libri sul tema e sono stato ai vertici dell’antidroga mondiale. Non mi è mai capitato di dovermi occupare di Venezuela e non l’ho mai visitato quando ero all’Onu perché non ce n’era bisogno. Sono falsità clamorose: non c’è un solo rigo sul traffico di droga dal Venezuela agli Usa nei documenti americani e dell’Onu. Sono andato a rileggere tutti gli ultimi rapporti della Dea (Drug Enforcement Administration, ndr). L’ultimo è di tre mesi fa. La produzione e le rotte sono quelle classiche». Affermava Arlacchi: «La produzione mondiale di cocaina è, grosso modo, così ripartita: in Colombia il 70%, in Perù il 20% e in Bolivia il restante 10%. La mediazione per arrivare negli Stati Uniti, che sono il principale mercato di consumo del mondo, avviene attraverso i narcos messicani, ma questo lo sanno anche i bambini. Dal lato del Pacifico ma anche dei Caraibi. Una rotta più marginale, poi, passa per Ecuador e Guatemala, quindi per l’America centrale. Ma questi sono tutti dati conosciutissimi, infatti nessuno sta prendendo sul serio queste accuse, nemmeno chi è contro Maduro». Secondo Arlacchi si trattava dell’ennesimo tentativo di ingerenza e di colpo di stato: «E’ una guerra non convenzionale. Gli americani non possono più fare colpi di stato “alla vecchia maniera” con la Cia e i marines, anche perché Maduro ha un ottimo sistema di intelligence e protezione personale. Tentativi, comunque, ne sono stati fatti e ne vengono fatti, ma senza successo. Gli Usa non riescono a sottomettere il Venezuela anche perché con Guaidó hanno scelto una strategia totalmente sbagliata. Juan Guaidó è adesso totalmente isolato. Il blocco economico e finanziario non sta portando alla ribellione contro il governo. Scartata l’invasione militare, quindi, non resta che il character assassination, l’assassinio morale. Ma queste accuse sono un colpo a vuoto per qualunque osservatore obiettivo, un colpo che finirà per rafforzare l’idea che il Venezuela sia vittima di una aggressione da parte degli Stati Uniti». L’11 agosto 2024 l’ANSA pubblicava una notizia insolita: “Gli Stati Uniti stanno tenendo una serie di colloqui segreti per convincere il presidente venezuelano Nicolas Maduro a lasciare il potere in cambio della grazia. Lo riferiscono fonti informate al Wall Street Journal secondo le quali l’amministrazione Biden ha messo “tutto sul tavolo” per convincere il leader venezuelano ad andarsene prima della fine del suo mandato a gennaio. Maduro deve affrontare una serie di incriminazioni da parte del dipartimento di Giustizia americano e nel 2020 gli Usa hanno messo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.”[1] Oltre a propagandare la bufala del “narco-Stato”, l’ANSA e i media mainstream atlantisti ed occidentali hanno diffuso l’idea che ci fosse in atto una trattativa tra USA e il governo bolivariano affinchè Maduro lasciasse la presidenza in cambio della cancellazione della taglia sulla sua testa. La notizia della presunta trattativa oltre ad essere falsa, era stata smentita anche dalla stessa Casa Bianca che ha definito “falsa” la notizia rilanciata, precedentemente, dal Wall Street Journal (WSJ)[2]. Lunedì 19 agosto 2024, è stato proprio il Dipartimento di Stato USA, nella figura del vice portavoce principale Vedant Patel, a smentire categoricamente la falsa notizia di una amnistia per Maduro e per altri alti funzionari venezuelani. Ancora una volta emergono le falsità e la guerra mediatica contro il Venezuela. Anche la Casa Bianca smentisce ma non rinuncia alla sua azione destabilizzatrice contro il Presidente Maduro e la Costituzione Bolivariana del Venezuela. Ad agosto 2025, gli Stati Uniti raddoppiano assurdamente – in contrasto con il diritto internazionale – la ricompensa offerta a chiunque fornisca informazioni utili all’arresto del presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sul suo Ministro dell’Interno affinché possano essere processati per “traffico di droga e corruzione”. La taglia passa da 25 a 50 milioni di dollari. La decisione di raddoppiarla è stata annunciata dal procuratore generale Pam Bondi, alla quale il Ministro degli Esteri di Caracas Yvan Gil ha risposto definendo la scelta “patetica” e “propaganda politica”, usata dagli Stati Uniti per distrarre l’opinione pubblica dal caso Jeffrey Epstein. Il fine inoltre è incolpare il Venezuela Bolivariano dell’immissione negli Usa di cocaina tagliata con fentanyl. Dichiarazioni nuovamente assurde che nonr ispecchiano i dati ufficiali mondiali sul traffico di droga. Come afferma Arlacchi in un recente articolo su Il Fatto Quotidiano (ripubblicato da Pressenza Italia): “Il Rapporto Onu 2025, recentemente pubblicato, è di una chiarezza cristallina: solo una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il Venezuela nel suo cammino verso Usa ed Europa. Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali. Il documento non fa altro che confermare i 30 rapporti annuali precedenti, che non parlano del narcotraffico venezuelano perché questo non esiste.” (Foto di Infografica da Limes narcotraffico Sud America) I dati sono chiari: solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Afferma Arlacchi: “Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala. Sì, avete letto bene: il Guatemala è un corridoio di droga sette volte più importante di quello che dovrebbe essere il temibile “narco-Stato” bolivariano. Ma nessuno ne parla perché il Guatemala è a secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio. Il paese ne produce lo 0,01% del totale globale.” Anche il Rapporto Europeo sulle Droghe 2025 dell’Unione Europea, basato su dati reali e non su wishful thinking geopolitici, non cita neppure una volta il Venezuela come corridoio del traffico internazionale di droga, e ignora del tutto il Cartel de los Soles. Secondo il Rapporto Europeo, la cocaina è la seconda droga più usata nei 27 paesi Ue, ma le sue fonti principali sono chiaramente identificate: Colombia per la produzione, America centrale per lo smistamento, e varie rotte attraverso l’Africa occidentale per la distribuzione finale. In questo scenario, Venezuela e Cuba non ci sono. L’Europa ha bisogno di dati affidabili per proteggere i suoi cittadini dalla droga, quindi produce studi accurati. Gli Usa hanno bisogno di giustificazioni per il loro bullismo petrolifero, quindi producono propaganda mascherata da intelligence. Eppure, anche le menzogne USA hanno un limite: quando sono smentite dalle sue stesse istituzioni anti-droga. I Rapporti della DEA 2024 e 2025, infatti, affermano chiaramente che il Venezuela non è toccato dal narcotraffico mondiale. L’Amministrazione per il Controllo delle Droghe degli Stati Uniti (DEA) ha riconosciuto nei suoi rapporti annuali (rapporti “National Drug Threat Assessment” del 2024 e del 2025) che gli Stati Uniti hanno un rapporto strutturale con il traffico di droga. Ha ammesso problemi estremamente gravi, come il fatto che la popolazione è immersa nel consumo di vari tipi di droghe e che il Paese è l’epicentro delle reti di traffico di droga, essendo produttore, mercato di destinazione di stupefacenti e una grande macchina finanziaria del denaro della droga. Nel rapporto del 2024 si afferma che “i cartelli messicani ottengono carichi di diverse tonnellate di cocaina in polvere e base di cocaina dai trafficanti sudamericani, per poi contrabbandarla attraverso rotte terrestri o fluviali costiere in America Centrale, o via mare verso isole caraibiche come Porto Rico e Repubblica Dominicana, prima di introdurla negli Stati Uniti”. In questo riferimento alle rotte caraibiche, non viene fatto alcun cenno al Venezuela. Nel rapporto del 2025, la DEA afferma che la maggior parte dei sequestri di cocaina sono stati effettuati in California, al confine con il Messico, dimostrando che gran parte del traffico di tale stupefacente avviene attraverso rotte terrestri e marittime nell’Oceano Pacifico. In entrambi i rapporti, la DEA cita specificamente Colombia, Perù e Bolivia come paesi produttori di cocaina e fa riferimento a Messico, El Salvador, Honduras, Guatemala, Porto Rico e Repubblica Dominicana come punti chiave della rotta della cocaina verso gli Stati Uniti. La DEA ammette nei suoi rapporti del 2024 e del 2025 che gli Stati Uniti sono il fulcro del riciclaggio di capitali provenienti dal traffico internazionale di droga. Sottolinea che sul suolo statunitense operano riciclatori di denaro che prestano i loro servizi a diverse organizzazioni criminali. La DEA indica metodi quali case di cambio di criptovalute, portafogli digitali, trasferimenti di tipo mirror, compravendita di beni mobili e immobili tramite agenzie immobiliari statunitensi e altri meccanismi esistenti nel sistema bancario nordamericano. Secondo la DEA, e come affermato dall’ONU (ONU contro la droga e il crimine, UNODC), il Venezuela non è un Paese produttore di droga. C’è solo un piccolo accenno al cosiddetto “Tren de Aragua” nel rapporto DEA del 2025, dopo che è stato classificato come “organizzazione terroristica”. Si tratta di un riferimento fondato su prove segrete, che non lo sarebbero se avessero un minimo di consistenza e fossero supportate da altre fonti. “Come può un’organizzazione criminale così potente da meritare una taglia di 50 milioni di dollari, essere completamente ignorata da chiunque si occupi di antidroga al di fuori degli Usa?” – si è domandato Arlacchi. Infatti né nel rapporto del 2025, né in quello del 2024, né in nessun altro rapporto precedente della DEA, compare da nessuna parte il cosiddetto Cartel de los Soles, poichè il Venezuela non figura come Paese produttore di cocaina nemmeno secondo lo stesso governo statunitense, il quale invece mediaticamente lancia accuse false. Il Cartel de los Soles è una finzione comunicativa ed esiste solo sui tavoli di progettazione propagandistica del governo statunitense, dell’opposizione venezuelana e della destra internazionale. Il Cartel de los Soles è una creatura dell’immaginario trumpiano. Il “cartello della droga” che sarebbe “guidato dal presidente del Venezuela Maduro” non viene citato né nel rapporto del principale organismo mondiale antidroga né nei documenti di alcuna agenzia anticrimine europea o di altra parte del pianeta. Quello che viene venduto su Netflix come un “super-cartello della droga” in Venezuela, è in realtà un miscuglio di piccole reti locali, di qualche episodio di corruzione, un tipo di criminalità spicciola che si trova in qualsiasi Paese del mondo, inclusi gli Usa, dove – come ha ricordato Arlacchi – “muoiono ogni anno quasi 100 mila persone per overdose da oppiacei che nulla hanno a che fare col Venezuela, e molto con Big Pharma americana.” Insomma non c’è traccia del Venezuela in alcuna pagina dei due documenti e in nessun altro materiale delle agenzie anticrimine USA degli ultimi 15 anni si fa menzione di fatti che possano anche indirettamente ricondurre alle accuse lanciate contro il legittimo Presidente del Venezuela e contro il suo governo. Il fatto stesso che in Venezuela transiti una minima parte del narcotraffico e che si veda la lotta ferrea del suo governo ad opporvisi con tutti gli strumenti, non fa del Venezuela un “narco-Stato” ma piuttosto di un governo che reprime questo fenomeno. Si tratta quindi di spazzatura politica, che però non è stata trattata come tale nemmeno fuori dal sistema politico-mediatico degli Stati Uniti. Vergognosa è stata l’intervista[8] pubblicata il 21 agosto 2024 su Il Corriere della Sera fatta da Roberto Saviano al giornalista venezuelano Alfred Meza, colui che ha inventato la macchina del fango contro Alex Saab[9], diplomatico venezuelano che è stato prosciolto da tutte le accuse dal giudice della Florida, Robert Scola con una sentenza dell’8 aprile 2024, a seguito dell’indulto firmato dal presidente USA Joseph Biden il 15 dicembre 2023. Il 20 dicembre 2023, Saab è stato liberato a seguito di uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti e, una volta tornato in Venezuela, ha raccontato le torture subite per fargli confessare delitti mai commessi, che avallassero l’idea del Venezuela come “narco-Stato”, e quella di Saab come “prestanome” di Nicolas Maduro[10]. Roberto Saviano ha dimostrato la sua arroganza nel dire: “Studio il narcotraffico in Venezuela da molti anni e questo mi ha permesso di conoscere diversi giornalisti che in questi anni stanno rischiando la vita per raccontare il regime di Maduro e il potere della criminalità organizzata.” Saviano non solo non ha studiato il caso del Venezuela, ma in quell’intervista non ha proposto nemmeno un dato sul narcotraffico tra Colombia e USA e nemmeno un dato sul presunto coinvolgimento del Venezuela. Con un’operazione retorica ha intervistato Alfred Meza, dando adito alla propaganda golpista della destra eversiva che ha messo a ferro e fuoco il Venezuela post-elezioni, paragonando Maduro ad Erdogan e definendo il chavismo come “un movimento fascista” . La verità è che Saviano non ha studiato la storia del Venezuela, del socialismo bolivariano e, con la sua autoreferenzialità, continua a parlare di qualcosa che non conosce perché, se conoscesse, avrebbe i brividi solo ad interfacciarsi con quelli che calunniano la Rivoluzione Bolivariana e i suoi governi. Il vero obiettivo della finzione comunicativa e propagandistica del Cartel de los Soles non è la droga, ma il controllo strategico delle vaste risorse naturali e minerarie del Venezuela, comprese le più grandi riserve di petrolio del pianeta, interamente gestite da un governo socialista e antimperialista i cui proventi reinvesti per il 75% in piani sociali. Siamo dentro alla trama di un film di Hollywood già visto, in cui gli Usa provano a costruire l’immagine del nemico cattivo per giustificare l’ennesima guerra, l’ennesima invasione militare per una “causa umanitaria”.   [1] https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2024/08/11/usa-offrono-a-maduro-la-grazia-se-lascia-il-potere_e3896f11-15c4-4cea-ae38-891b4d0bddf0.html [2] https://www.cdt.ch/news/mondo/non-abbiamo-offerto-la-grazia-a-maduro-360272 [3] https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/chavez-choc_mastico_coca_ogni/ [4] https://italiano.prensa-latina.cu/2024/08/16/cuba-ribadisce-la-sua-intransigenza-di-fronte-al-traffico-di-droga/?fbclid=IwY2xjawEvvehleHRuA2FlbQIxMQABHd8EkRt8uBmPE4WxwK70HVNoq6cfOVFQpOCGQPdHo-cZQZVYSelvVuX5yA_aem_lfxxG74btAgrS5HR6izSaA [5] https://italiacuba.it/2020/03/30/le-accuse-di-trump-a-maduro-sono-una-confessione-sul-golpe-di-guaido/ [6] World Drug Report 2019, https://wdr.unodc.org/wdr2019/prelaunch/WDR19_Booklet_4_STIMULANTS.pdf [7] National Drug Threat Assessment 2019, https://www.dea.gov/sites/default/files/2020-02/DIR-007-20%202019%20National%20Drug%20Threat%20Assessment%20-%20low%20res210.pdf [8] Roberto Saviano, Alfredo Meza: «Quanti errori a sinistra su Chávez e Maduro. Ora il Venezuela è nel caos» https://www.corriere.it/esteri/24_agosto_21/saviano-intervista-alfredo-meza-chavez-maduro-venezuela-e08fa362-840f-47f3-bfd7-7fc208a70xlk.shtml?refresh_ce [9] Geraldina Colotti, Alex Saab. Lettere di un sequestrato, Multimage, 15 novembre 2022 [10] https://www.pressenza.com/it/2024/04/alex-saab-prosciolto-da-tutte-le-accuse/   Fonti: “National Drug Threat Assessment”. Drug Enforcement Administration (2024). Governo degli Stati Uniti: https://www.dea.gov/sites/default/files/2024-05/5.23.2024%20NDTA-updated.pdf “National Drug Threat Assessment”. Drug Enforcement Administration (2025). Governo degli Stati Uniti: https://www.dea.gov/sites/default/files/2025-07/2025NationalDrugThreatAssessment.pdf Presidente colombiano Gustavo Petro difende Maduro dall’accusa di “narcoterrorismo” https://www.youtube.com/watch?v=Xf7ghNJ366U https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pino_arlacchi__la_grande_bufala_contro_il_venezuela_la_geopolitica_del_petrolio_travestita_da_lotta_alla_droga/5871_62413/ https://italiacuba.it/2020/03/30/le-accuse-di-trump-a-maduro-sono-una-confessione-sul-golpe-di-guaido/ > Il rapporto chiave della DEA per il 2024 non menziona né il Venezuela né il > “Cartello dei Soli” > Legami pericolosi: «Narco» e il suo passato familiare > Stati Uniti: uno Stato narco-trafficante certificato dalla DEA > Il narcotraffico in America Latina e lo stratagemma di Marco Rubio > Il Venezuela da quando ha espulso la DEA statunitense ha sequestrato 182 > velivoli utilizzati per il traffico di droga dalla Colombia > Emergono prove di una cospirazione della DEA in Venezuela Lorenzo Poli