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FRANCIA: CONDANNA DEFINITIVA PER MARINE LE PEN, USÒ I FONDI DEL PARLAMENTO UE PER PAGARE I SUOI DIPENDENTI
La Corte d’Appello di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici Marine Le Pen, estremista della destra francese e leader del Rassemblement National, nel caso dei falsi impieghi all’Europarlamento. Confermata la condanna di prima istanza a quattro anni di carcere, due con la condizionale. Per quanto riguarda la sua ineleggibilità – in primo grado era stata condannata a cinque anni – secondo i giudici è “già stata scontata”: la leader del Rassemblement National potrebbe infatti candidarsi alle Presidenziali del 2027, che nei sondaggi la vedono favorita. Ma dovrà portare per un anno il braccialetto elettronico e lei stessa ha dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con questo obbligo. Intanto scalda i motori il delfino Bardella nella corsa all’Eliseo, che dal 2021 ha preso il suo posto al vertice del partito. La sentenza “permette di mantenere al centro del dibattito il partito fascista come se fosse la principale minaccia o la principale salvezza” del paese. Alle concrete possibilità che il Rassemblement National possa prendere possesso della Presidenza il prossimo anno, si aggiunge “il sostegno massiccio dell’oligarchia francese e dei media tutti”. Così il giornalista e nostro collaboratore dalla Francia Cesare Piccolo che interpellato ai nostri microfoni, ricorda anche l’enorme potere che si concentra nelle mani del Presidente della Repubblica Francese. Che dal prossimo anno potrebbe essere un fascista! L’intervista a Cesare Piccolo, giornalista italiano che vive da anni in Francia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
COLOMBIA AL BALLOTTAGGIO: “CON LA VITTORIA DELL’ESTREMA DESTRA, A RISCHIO GLI ACCORDI DI PACE”. INTERVISTA AL PROF. GIACOMO FINZI
Il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente della Colombia si terrà domenica 21 giugno tra il candidato della destra fascista Abelardo de la Espriella e il progressista di sinistra Iván Cepeda. In realtà i primi seggi hanno già aperto, quelli disposti in 67 Paesi per i colombiani residenti all’estero, pari a 1.4 milioni di aventi diritto.  Al primo turno delle elezioni presidenziali, il filo trumpiano Abelardo de la Espriella, detto “El Tigre”, ha ottenuto circa 10 milioni 361 mila preferenze, pari al 43,74% dei voti. Il candidato della sinistra progressista Iván Cepeda ha ottenuto circa 9 milioni e 688 mila preferenze, il 40,9% dei voti. Abbiamo chiesto a Giacomo Finzi, professore di Relazioni internazionali all’Universidad Nacional de Colombia, un commento sul voto dei colombiani all’estero e sugli elementi che saranno decisivi per il ballottaggio. Ascolta o scarica Le settimane che hanno seguito il primo turno di votazioni sono state caratterizzate da attacchi tra i due candidati e accuse di brogli. Inizialmente Iván Cepeda e il presidente uscente Gustavo Petro hanno confutato ufficialmente i risultati preliminari, parlando di circa 850.000 schede sospette che avrebbero alterato l’esito del primo scrutinio. A sua volta anche il candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella aveva denunciato una presunta rete di compravendita di voti strutturata per favorire il suo avversario di sinistra, Iván Cepeda. Contro Petro si era poi schierata la Commissione per le accuse della Camera dei Rappresentanti, che aveva aperto un’inchiesta contro il Presidente della Repubblica uscente per presunto coinvolgimento improprio nella campagna elettorale in corso, una pratica vietata ai funzionari pubblici. L’accusa a Petro, che era stata avviata da Gloria Arizabaleta, membro della Commissione Accuse della Camera ed ex militante del Pacto Histórico ora all’opposizione, era andata a buon fine, portando alla sospensione di Petro fino al 21 giugno. In seguito Iván Cepeda ha promosso un’azione legale contro il suo rivale al ballottaggio, Abelardo de la Espriella, accusandolo di tre reati: associazione a delinquere aggravata, finanziamento del terrorismo e arricchimento illecito. Oltre a capire quali accuse tra i due candidati si sono poi rivelate veritiere, nell’intervista realizzata da Radio Onda d’Urto con il professor Giacomo Finzi, abbiamo tracciato la geografia elettorale nel paese, partendo dal dato che mostra la crescita dell’destra estrema nei quartieri popolari. Abbiamo anche analizzato i programmi di governo, specialmente il modello di sicurezza autoritario e antipolitico proposto da Abelardo de la Espriella con la sua agenda “Firmes por la Patria”. Infine abbiamo ragionato sulle possibili conseguenze sui trattati di pace del 2016 con i gruppi armati in caso di cambio totale di colore politico alla Presidenza. L’intervista completa con Giacomo Finzi, professore di Relazioni internazionali all’Universidad Nacional de Colombia a Bogotà. Ascolta o scarica
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Meloni mente! Sulla Francia e su altro
Giorgia Meloni ha appena pubblicato un post che falsifica la realtà. Non è la prima volta, ma stavolta è grave perché c’è di mezzo la vita di tanti giovani ragazzi. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire che sta succedendo in Francia. La France Insoumise è in queste […] L'articolo Meloni mente! Sulla Francia e su altro su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
Cile, il dado è tratto
Ormai il Cile avrà ufficialmente alla presidenza un discendente dei nazisti tedeschi: Juan Antonio Kast. Nel suo programma elettorale e nel suo percorso politico ha mostrato chiaramente di essere degno erede dei suoi antenati. Limitazioni al diritto di sciopero, togliere le tasse ai super ricchi, porre deroghe al matrimonio ugualitario […] L'articolo Cile, il dado è tratto su Contropiano.
December 16, 2025
Contropiano
Presidenziali in Cile, scenario grigio
Oggi,  16 novembre, si vota in Cile. Il voto è obbligatorio dal 2021 (non per i residenti all’estero) e perciò in questa tornata elettorale per la prima volta saranno chiamati a votare tutti gli aventi diritto. Questo elemento di novità fa credere a qualche analista politico che ci potrebbe essere […] L'articolo Presidenziali in Cile, scenario grigio su Contropiano.
November 16, 2025
Contropiano
TANZANIA: REPRESSIONE POST ELEZIONI PROVOCA CENTINAIA DI MORTI, “UNA CICATRICE CHE RIMMARRÁ”
La presidente uscente Samia Suluhu Hassan, al potere dal 2021, ha ottenuto una schiacciante vittoria alle elezioni generali del 29 ottobre in Tanzania: il 97,66% dei voti a suo favore. Alla notizia della rielezione, sono scoppiati scontri in moltissime località del paese tra seggi vandalizzati, schede disperse e urne incendiate. Durissima la repressione delle forze militari e di polizia. Diverse fonti, tra cui l’opposizione, un attivista legale e due fonti diplomatiche, affermano che centinaia di persone, forse anche diverse migliaia, sono state uccise dalle forze di sicurezza dopo le proteste scoppiate il giorno delle elezioni del 29 ottobre. Segnalati anche numerosi rapimenti e sparizioni. Fonti ufficiali parlano invece di qualche decina di vittime. E’ stato difficile comprendere quanto accaduto poiché, dall’inizio delle proteste, internet è stato interrotto; bloccati anche i voli ed è stato introdotto un rigido coprifuoco. Le misure hanno iniziato ad allentarsi soltanto dall’inizio di questa settimana. Anche a causa del blocco di internet, si sono registrati grossi problemi ai punti di confine con il Kenya, dove si sono creati interminabili file di camion e una certa tensione, sia in entrata che in uscita, con danni economici rilevanti, dal momento che i carichi di merce deperibile sono andati perduti. Le elezioni tanzaniane non sono state né libere né credibili hanno dichiarato, tra gli altri osservatori, diversi rappresentanti dell’Unione Europea. Ma il presidente dell’Unione Africana, il gibutino Mahmoud Ali Youssouf, si è congratulato immediatamente per la vittoria, pur esprimendo cordoglio per le vittime dei disordini, ma assicurando il sostegno dell’organizzazione “al popolo e al governo della Tanzania nei loro sforzi di preservare la pace, la coesione nazionale e la democrazia”. La legge elettorale del paese non prevede l’eventuale ricorso dei perdenti, come ad esempio in Kenya, e dunque i risultati certificati dalla Commissione elettorale sono definitivi. L’approfondimento con Luca, cittadino italiano che da 15 anni vive nel paese dell’Africa centro orientale, in collegamento da Arusha. Ascolta o scarica
November 6, 2025
Radio Onda d`Urto
CAMERUN: RIELETTO PER L’OTTAVA VOLTA IL 92ENNE PAUL BIYA. PROTESTE IN TUTTO IL PAESE, ALMENO 22 MORTI
Il 92enne Paul Biya, al potere dal 1982, è stato rieletto per l’ottavo mandato consecutivo con il 53,66% dei voti. Potrà governare altri 7 anni e tecnicamente presentarsi nuovamente alle elezioni all’età di 99 anni. I risultati sono stati resi noti dalla Commissione elettorale del Camerun nella giornata di lunedì 27 ottobre. Il leader dell’opposizione Issa Tchiroma Bakary, arrivato secondo con il 35,19% dei voti, ha messo in dubbio i numeri e ha rivendicato la vittoria: durante le manifestazioni in suo sostegno ci sono stati scontri con la polizia, arresti e diversi i morti: 10 nella capitale Duala, altri 4 a Garoua, dove Bakary ha denunciato la presenza di cecchini sui tetti non lontano dalla sua abitazione. 4 morti anche a Bertoua, 2 morti a Befang e 2 a Bafoussam. 8 milioni gli aventi diritto che erano stati convocati alle urne per le elezioni presidenziali lo scorso 12 ottobre. Per l’occasione, soltanto 11 candidati erano stati dichiarati eleggibili dalle autorità elettorali, si erano presentati in 83. Il presidente Paul Biya succedette nel 1982 ad Ahmadou Ahidjo e dopo essere stato per sette anni il primo ministro del Camerun. Da allora ha consolidato il potere, tentando anche il colpo di stato nel 1984. Nel 2008 fece approvare una riforma della Costituzione che rimosse i limiti ai mandati presidenziali. Ha rivinto le elezioni nel 2011 e nel 2018, ricevendo già allora accuse di brogli. L’analisi del ricercatore camerunese, specializzato in sicurezza internazionale, Achille Sommo Pende. Ascolta o scarica
October 28, 2025
Radio Onda d`Urto