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A tutti i costi
ESTERNALIZZARE LE FRONTIERE La lotta europea contro la migrazione irregolare si esternalizza adottando accordi internazionali che trasferiscono obblighi e responsabilità ai Paesi di origine o di transito nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere esterne dell’UE. Per i paesi extra UE, questo significa trovarsi in un perenne gioco di equilibri, destreggiandosi tra interessi di origine nazionale e opportunità di finanziamento, in una questione politica ‘internazionale’ e in una strategia proattiva che mira ad adattare norme e idee straniere alle sensibilità e agli interessi locali. In una democrazia, dove entrano in gioco – su costruzioni multiscalari – la politica dei partiti e le elezioni, attori privati e pubblici possono avvalersi dei ‘mercati’ emergenti, dettando e reinterpretando i loro interessi mentre gli attori esterni vengono coinvolti in quasi tutte le aree tematiche che definiscono la politica migratoria del Paese. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) IL SENEGAL CONDIVIDE L’INTERESSE DELL’UE A PREVENIRE PARTENZE IRREGOLARI E GIOVANI CHE MUOIONO IN MARE Dal 2015, anno della creazione del Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa (EUTF) dal valore di €3,2 miliardi, l’UE ha finanziato il Senegal con oltre 190 milioni di euro a sostegno della gestione delle frontiere. Concentrandosi sugli ‘aiuti’, gli attori politici, burocrati e organizzazioni della società civile hanno consentito l’ulteriore sviluppo organizzativo di ministeri, agenzie e organizzazioni, la promozione di un’ “industria della migrazione” e di una “burocrazia migratoria” nell’Africa occidentale, con i propri interessi nell’ottenere più potere e risorse. Nel luglio 2023, il Senegal presenta la Strategia nazionale decennale per combattere la migrazione irregolare (SNLMI). Punti principali, invece, della seconda fase del programma tra UE e Senegal per combattere l’immigrazione irregolare, la tratta e il traffico di migranti (POC) iniziato il 1° dicembre 2023 e concentratasi sul terrorismo e sulla radicalizzazione estremista – sottolineando la relazione tra migrazione e terrorismo del discorso nazionale ed europeo – è la creazione di una interconnessione della rete di polizia e l’incremento da 12.000 a 25.000 unità militari della Gendarmerie Nationale entro il 2025 1. Nell’agosto del 2024, l’esercito senegalese dichiarava l’arresto di 453 migranti (più della metà senegalesi) “membri di reti di contrabbando” nell’ambito di un’operazione di 12 giorni di pattugliamento lungo la costa. Nonostante gli sforzi (e i precedenti naufragi), il 9 settembre del 2024, una barca partita da Mbour si capovolse a pochi chilometri dalla costa con 150 persone a bordo, di cui almeno 39 morirono. Le ‘discussioni ad alto livello’ che seguirono tra UE e Senegal permisero di definire interessi comuni nei settori della gestione delle frontiere, della prevenzione, del contrabbando e della comunicazione delle informazioni. Il mese successivo, a Dakar, l’UE annunciava un pacchetto da €30 milioni (la maggior parte stipulata entro la fine del 2025) e la consegna di 15 imbarcazioni (entro la metà del 2025) per salvare vite umane 2. Il programma, Flexible Mechanism for Migration and Forced Displacement in Sub-Saharan Africa, diviso in 4 assi, prevedeva, inoltre, ai fini della protezione dei migranti, la costruzione di quattro centri (a Saint Louis, M’bour, il porto di Dakar e l’aeroporto di Dakar) per i migranti soccorsi/intercettati 3 con un’assistenza iniziale di circa 72h. Le persone migranti saranno adeguatamente separate dai trafficanti e dai sospetti trafficanti (audizioni, possibilità di detenzione) 4. In questo passaggio, la Divisione per la lotta al traffico di migranti e alle pratiche connesse (DNLT) – un’unità di polizia specializzata creata, formata e dotata di fondi UE – svolge un ruolo fondamentale. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) IL SENEGAL È UN IMPORTANTE PAESE DI ORIGINE, TRANSITO E PARTENZA PER I RIFUGIATI PROVENIENTI DA TUTTA L’AFRICA OCCIDENTALE Acque esaurite, habitat marini degradati, redditi bassi, povertà crescente, disoccupazione, stress sociale e peggioramento della salute e del benessere sono le condizioni di vita segnalate nelle comunità locali senegalesi 5. Monitoreo Derecho a la Vida 2025, Caminando Fronteras Le pressioni economiche nell’Africa centrale e dell’Ovest, inasprite dalla pandemia del 2020 e dall’inflazione globale a seguito della guerra Russia Ucraina; la crisi politica del Senegal nel 2023, la limitazione della mobilità attraverso le politiche dell’UE e il lavoro di Frontex in e con Mali, Mauritania, Niger e Senegal; l’intensificarsi dei pattugliamenti marittimi della Spagna e dall’UE, la schiavitù in Libia, hanno reso, tra il 2022 e il 2024, la rotta Atlantica “una delle rotte migratorie irregolari più trafficate verso l’Europa” 6. A causa dell’insufficiente cooperazione in materia di riammissione, poi, nel novembre 2022 furono proposte al Senegal misure restrittive sui visti ai sensi dell’articolo 25a del Codice dei visti 7. In quell’anno, il 30% dei candidati africani fu respinto, rispetto al 17,5% dei candidati globali. Un rapporto del 2024 rilevava che i paesi africani rappresentavano 7 dei primi 10 paesi con i più alti tassi di rifiuto del visto Schengen nel 2022, di cui 6 dell’Africa occidentale 8. A circa 80 chilometri a sud della capitale Dakar, la città costiera di Mbour è una meta tanto ambita dai migranti in partenza per le Isole Canarie.  Qui si ritrovano giovani di fronte alla disoccupazione, uomini, i tradizionali capifamiglia ma anche gruppi vulnerabili, LGBT o donne a rischio di mutilazione genitale che scelgono di migrare come ultima risorsa. Lo fanno su piroghe di legno tradizionalmente utilizzate per la pesca, la più grande delle quali può ospitare più di 100 passeggeri. PH: Emanuele Bottaro (Saint-Louis, Senegal) L’ESTERNALIZZAZIONE SI VERIFICA ANCHE NEI PAESI TERZI CHE CRIMINALIZZANO LA PARTENZA DEI PROPRI CITTADINI E STRANIERI, CHE VI RISIEDANO LEGALMENTE O MENO, ALLO SCOPO DI RECARSI IN EUROPA Alla base c’è una legge anti-contrabbando del 2005 9 per trafficanti di esseri umani, contrabbandieri e falsari di documenti che, in una formulazione vaga e generica, non distinguendo tra organizzatori, migranti e aiutanti, conferisce alla polizia e ai pubblici ministeri un’ampia discrezionalità che si traduce in “campi discorsivi mutevoli all’interno dei quali viene concettualizzato l’esercizio del potere 10“. La legge, che impone fino a 10 anni di carcere, punisce “l’immigrazione clandestina organizzata” ma non definisce cosa voglia dire “organizzare”: atti indiretti come vendere carburante, fornire cibo, non denunciare qualcuno che intende migrare, guidare brevemente le imbarcazioni; pregare per il successo del viaggio; fornire una stanza a un migrante rientrano in atti criminalizzati e procedure di detenzione arbitraria. Grazie al progetto di partenariato del valore di 9 milioni di euro, “la portata della repressione è aumentata”11. Numerose misure dissuasive, retate delle unità mobili a pescatori in mare o persone radunate sulle spiaggia, intercettazioni hanno proceduto ad arresti per limitare le partenze di migranti dalle coste senegalesi confermando l’intervento dell’amministrazione senegalese nella lotta contro l’immigrazione irregolare dettata dall’UE. Un esame della giurisprudenza dei tribunali senegalesi in materia di controversie in diritto dell’immigrazione mostra come la lotta europea passi attraverso l’azione penale, i cui fondamenti logici si sono gradualmente concentrati negli sforzi internazionali di armonizzare le strutture legali nazionali con il diritto internazionale. Attraverso la formazione dell’unità di polizia specializzata DNLT e le nuove tecnologie di sorveglianza, a Mbour, quasi 300 casi giudiziari per contrabbando – analizzati tra il 2006 e il 2024 – sono stati avviati con procedure accelerate – flagrant délit -. La metà delle accuse sono state ritirate, anche se gli imputati possano trascorrere fino a sei mesi in custodia cautelare. Sebbene per i funzionari europei queste iniziative siano essenziali per smantellare le reti del contrabbando, la repressione in Senegal prende di mira principalmente piccoli attori e membri della comunità, persone normali, gli stessi migranti o complici di basso livello piuttosto che grandi pesci nelle reti internazionali di contrabbando 12. L’articolo 12 della legge 2005 stabilisce che i migranti dovrebbero essere esclusi dal procedimento penale solo se non erano consapevoli di commettere un reato. A Saint-Louis, dei senegalesi sono stati condannati per aver preso una piroga o per aver venduto carburante o imbarcazioni o perchè si offrono volontari per guidare imbarcazioni. Altri sono parenti o vicini criminalizzati per atti di solidarietà, come nutrire o dare rifugio a persone che si preparano ad andarsene. I CONFINI NON SOLO LIMITANO LA MOBILITÀ, MA MODELLANO E GENERANO ANCHE TRASFORMAZIONI NEI LUOGHI E NELLE SOCIETÀ A causa della prevalenza dell’industria della pesca in Senegal, i pescatori senegalesi con esperienza di navigazione spesso guidano barche in partenza dal Senegal o dalla Mauritania, spesso ricevendo in cambio il passaggio gratuito. Seguendo numerosi lavori 13 riguardo le udienze giudiziarie negli archivi dell’Alta Corte di M’bour, si evidenzia come la categoria ideale della vittima anziché di agente della migrazione sia marcata in relazione alla precarietà economica e al contesto sociale: le persone migrano perchè alla ricerca di un futuro migliore. Mentre la giurisprudenza ripropone il migrante come vittima passiva, il contrabbandiere come colpevole assoluto e lo Stato come difensore e protettore dei diritti umani, i verbali delle udienze riportano un migrante ‘vittima’ della situazione economica e dell’esclusione razzializzata 14,  ragioni che condizionano in modo imperativo la decisione di partire. Inoltre, tale decisione è da contestualizzare nelle strategie di sostentamento familiari e da essa supportata, in vista di una auto-determinazione economica che può attuarsi attraverso il potenziale emancipatorio della mobilità 15. Sebbene siano essi stessi migranti – senegalesi, gambiani, mauritani – a causa delle discriminazioni e dello sfruttamento delle condizioni di vita e di lavoro – come documentano le migrazioni secondarie ed intere 16– le forze dell’ordine, seguendo una “condotta della condotta” ( Foucault 2007), si riferiscono a loro come “capitani” perseguendoli penalmente. Un aspetto importante dell’esternalizzazione è la difficoltà di stabilire le responsabilità sia degli Stati che dell’UE per le varie violazioni dei diritti umani contro le persone migranti. Mentre l’obiettivo era quello di proteggere i migranti dai trafficanti, il legislatore adotta misure repressive contro chiunque desideri lasciare il Senegal per emigrare irregolarmente verso l’Europa, sfidando l’esclusione razziale dei cittadini africani all’interno del regime di mobilità globale. Intervenendo con politiche restrittive sulle migrazioni intra-africane, molto più importanti delle migrazioni verso l’Europa e in aperto contrasto con gli impegni assunti come membro CEDEAO (i cui protocolli stabiliscono la libertà di circolazione e di soggiorno tra gli Stati membri) il Senegal e la Legge 2005 impongono frontiere rigide all’interno del continente africano che ostacolano il contributo della manodopera migrante alle economie locali, il sostegno finanziario della diaspora dell’Africa occidentale e le attività commerciali che dipendono dal transito dei migranti 17. Nel più ampio apparato che controlla e contiene la mobilità della maggioranza delle popolazioni mondiali, la legge sul contrabbando in SenegaI e le misure adottate in accordo con l’UE conformano un progetto globale di governare la mobilità attraverso la lotta al traffico di migranti 18. 1. L’Agenzia nazionale per gli affari marittimi e la Direzione della pesca sono coinvolte nelle operazioni; sono rafforzate l’attività di intelligence e investigazione; le sezioni regionali della Divisione Nazionale per la Lotta al Traffico di Migranti e alle Pratiche Assimilate, fondata nel gennaio 2018. vedono rafforzata la loro capacità operativa: oltre alla sede centrale nella capitale, l’UE ha finanziato sedi regionali a Rosso, Karang, Tambacounda, Kédougou, Saint Louis, Saly e Ziguinchor ↩︎ 2. Si veda Exporting carceral migration “management”: €30 million from the EU to Senegal for migration control (This article was published in cooperation with Migration-Control.info) – Statewatch (novembre 2025) ↩︎ 3. Tra le misure previste, anche un centro di coordinamento per le operazioni marittime a Dakar, con quattro antenne nelle regioni costiere:. Tuttavia, gli interventi in mare con un “mandato migratorio” (compresa l’intercettazione mortale e pericolosa o respinta), sono di competenza del Ministero delle Forze Armate, con il supporto della Guardia Civil spagnola ↩︎ 4. Rafforzando le capacità del personale interessato, ogni centro disporrà di aree dedicate alle donne, ai minori e ai disabili ↩︎ 5. Vedi The Sea Was Sold: Fisheries Crisis In Senegal Drives Forced Migration To Europe (13/05/2025). La flotta industriale del Senegal e la maggior parte dei pescherecci autorizzati sono controllati da interessi stranieri e la maggior parte delle loro produzioni viene esportata all’estero ↩︎ 6. La “Rotta Atlantica” o “Rotta dell’Africa nordoccidentale” diventa sempre più attiva dal 2020. Nel 2024, un numero record di 46.000 migranti e richiedenti asilo sono arrivati alle Canarie su piccole imbarcazioni, mentre altre 11.300 sono arrivate durante la prima metà del 2025. Decine o centinaia di migliaia di altre persone sono state salvate o intercettate in mare, o impedite di partire, dalle forze mauritane, marocchine, senegalesi e gambiane, supportate da fondi dell’UE e dalle forze spagnole dispiegate in Mauritania e Senegal. Tra il 2020 e il 2024 si stima che tra 4.100 e 23.400 persone abbiano perso la vita in mare ↩︎ 7. Mentre l’UE affronta la migrazione come una minaccia alla sicurezza, il Senegal insegue la necessità di percorsi legali per la migrazione regolare attraverso la liberalizzazione dei visti ↩︎ 8. Henley & Partners, “Countries Facing the Highest Rejection Rates,” 2024 ↩︎ 9. Legge 2005 – 06 del 10 maggio 2005. Art. 4 – L’immigrazione clandestina organizzata via terra, via mare o via aria è punita con la reclusione da 5 a 10 anni e con la multa da 1.000.000 a 5.000.000, indipendentemente dal fatto che il territorio nazionale funga da zona di origine, di transito o di destinazione. Art. 5 – La frode o la falsificazione di visti, documenti o carte di viaggio o di qualsiasi altro documento attestante lo status di residente o cittadino del Senegal o di un paese straniero o che concede lo status di rifugiato, apolide, sfollato o vittima di traffico è punita con le stesse pene previste dall’articolo precedente. Art. 6 – Per i reati previsti dagli articoli 3, commi 1, 4, 5 della presente legge, la sospensione dell’esecuzione della pena non è concessa quando l’autore del reato è una persona che partecipa, in virtù della sua funzione, al rilascio di documenti di viaggio identificativi e di altri certificati di stabilimento o al mantenimento dell’ordine o del controllo delle frontiere. Art. 7 – Il tentativo di commettere i reati previsti dalla presente legge è punito come reato ↩︎ 10. N. Rose, P. Miller, P. Political power beyond the state: Problematics of government.  (2010) ↩︎ 11. L. F. Jegen, Exporting carceral migration “management”: €30 million from the EU to Senegal for migration control (20/11/2025) ↩︎ 12. A. Popoviciu, Senegal’s EU- funded Migration Crackdown puts Innocent People Behind Bars, (20/11/2025) ↩︎ 13. L. F. Jegen, “Protecting” Rights of Smuggled Migrants in the Context of State-Enforced Immobility: Legal Borderwork in Senegal (19 May 2025); Gabriella E. Sanchez, Georgis A. Antonopoulos Irregular migration in the time of counter-smuggling, (2023) ↩︎ 14. M. Agne, L’État face au phénomène de la migration irrégulière vers l’Europe (2022) ↩︎ 15. E. Tendayi , Migration as Decolonization, (2019) ↩︎ 16. L’esternalizzazione dell’UE nel corso degli anni ha incoraggiato e finanziato approcci repressivi al controllo della migrazione in Mauritania, in conflitto con gli obiettivi africani di libera circolazione e contribuendo alle violazioni dei diritti umani contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati ↩︎ 17. Nonostante l’obbligo legale del Senegal, cittadini dei paesi membri della CEDEAO, in particolare della Repubblica di Guinea, Mali, Guinea Bissau, Nigeria, Sierra Leone, sono stati perseguiti e puniti per immigrazione irregolare durante il periodo 2008-2014 ↩︎ 18. Lorena Gazzotti, Melissa Mouthaan & Katharina Natter, Embracing complexity in ‘Southern’ migration governance, 2022 ↩︎
Nomi criptati dal concetto di razza. Tipologie e caratteristiche
Con chiarezza d’intenti e cura documentaristica, Oiza Q. Obasuyi 1, studiosa di diritti umani e dottoranda di ricerca all’università di Bologna, ne Lo sfruttamento della razza. Le nuove gerarchie della segregazione, edizione Derive Approdi 2025, incrocia i corpi il cui colore della pelle non è l’elemento centrale della distinzione, bensì qualcosa di più ampio, un campo di possibilità illimitato. Una realtà incarnata da Soumaila Sacko, Moussa Balde 2, Satnam Singh, Saman Abass, testimoni di una maggioranza di corpi – tra etnia, nazionalità, cultura e religioni – che il capitalismo – costituzionalizzando i principi di qualunque politica economica – nella sua indissolubile unione con colonialismo e razzismo cripta nel concetto di razza. Nell’analisi dei suoi contenuti, la crisi dei rifugiati, a cui l’immigrato partecipa, concorrendo a creare “spostamenti funzionali nei campi discorsivi 3“, rafforza il razzismo, già innato nella vita italiana 4. Declinati, dunque, i flussi migratori in una gestione emergenziale, il migrante internazionale – citando Fanon – forgia il soggetto occidentale moderno ponendosi come sintesi passiva su cui si edificano tutte le sintesi attive. A sorreggere quest’impianto, nei rilevamenti svolti dall’autrice, un moltiplicarsi di frontiere, esterne ed interne – né naturali né eterne – che realizzano un ‘doppio regime giuridico’, come un cortocircuito interno alla democrazia, che, approfonditamente, si svolge con, attraverso e contro l’umanità. Un compito di traduzione, quello dei diritti, nel ‘terzo spazio’ dell’Unione Europea – spazio di laboratorio – che, all’indomani della condanna dell’omicidio razzista di George Floyd, accoglieva la migrazione dall’Ucraina e, in contemporanea, discriminava alla frontiera cittadini e cittadine afro-asiatici lì residenti smascherandone le deformità morali (p.33). Corpi, in effetti, su cui regna sovrano il punto di vista coloniale e su cui si annida un continuum di intrecci di poteri: schedati come non controllabili malgrado il regime classista dei visti e la marketizzazione della cittadinanza (p. 48); catalogati come un flusso anonimo a dispetto della multi causalità e multi direzionalità delle migrazioni; classificati senza spessore umano allorquando si esternalizzano le frontiere; si rinnova il memorandum con la Libia e i suoi lager; si finanziano i pick up bianchi Nissan Navara 4 e, con essi, gli stupri da parte della autorità tunisine a cui l’Unione Europea eroga denaro. Azioni, per cui cala il numero dei migranti ed aumentano i crimini contro l’umanità (p. 21). Vite, dunque, costituite, in partenza, nei ‘singoli modi, atti e processi’ 5 come possibilità di vita: fluide (per la maggioranza) e inchiavistellate (per la minoranza). In un’ottica di giustizia – privata – volta alla difesa della popolazione bianca (p.86), sanatorie; la Turco Napolitano; la Bossi Fini; i click day “una vera e propria lotteria”; il ricorso alla detenzione non solo ai fini dell’espulsione ma anche dell’accoglienza (p. 17) 6 si sono prestati ad individuare caratteristiche insidiose e ad ordinare classi e soggetti socialmente pericolosi nell’orizzonte totalizzante della Crimmigration (criminilitation of immigration). Parimenti, in nome del securitarismo, il business della permanenza (p. 90) voluto dai decreti sicurezza prima e da quello Cutro poi – ha portato le Prefetture a gare d’appalto per un costo pari a 56 milioni di euro per la gestione da parte dei privati dei CPR presenti sul territorio, a fronte di un residuo 10% di trattenuti effettivamente rimpatriati nel 2023. Una permanenza che, estendendosi alle questure e alle loro illegittime prassi e richieste, ha prodotto interminabili file di attesa, quasi a riabilitare una strategia di logoramento, capace di stremare i nemici 7. Nell’indagine su sfruttamento, gerarchia e segregazione – come descrive Obasuyi – centrale è ripensare ai confini non più in termini fissi, ma in termini di una serie di pratiche che si sviluppano in multiple azioni, attraverso cui l’effettività del potere passa da un livello stato-centrico ad uno multi-centrico costituito da più e diversi attori. Pertanto, dal Niger a Cutro 8 passando dall’Albania, le logiche di sicurezza internazionale hanno incentivato procedure di law enforcement e articolato paesaggi di bordescape 9, entro cui, per la letteratura a riguardo, imprescindibile è la discrezionalità degli agenti, dalle cui prassi si edifica il concetto di deportabilità. Inoltre, dispositivi misti, di ordine amministrativo e penale, confinando il campo di possibilità che realizza la vita nella sua dimensione progettuale, hanno formalizzato l’apartheid de facto (p. 72) producendo, oltremodo, meccanismi di proliferazione razziale come dispositivo che mette “le persone nere nella condizione di avere maggiore probabilità di essere uccise rispetto a quelle bianche” (p. 107). Per un colpo partito dalla Beretta calibro 22, Youns El Boussettauoi cadde esangue a Voghera e per tre colpi partiti da una pistola d’ordinanza Moussa Diarra morì a Verona. Hossain Faisal, Moussa Balde, Ousmane Sylla, Gill Singh, Luigi Coclite, Mohamed El Farhane, Mohamed Toukabri, Bouzekri Rahimi, Taoufik Haidari, Saman Abbas diventano, dunque,nomi che sfruttano la nozione di razza mai esistita. Vite costruite e rese funzionali all’uso del costruttore, espunte, il cui spazio – mentale e fisico – di mobilità, accesso occupazionale, assistenza sanitaria, alloggio, nazionalità – quest’ultima in grado di “sopprimere la realtà delle reazioni sociali concrete, il lavoro, l’amicizia, gli affetti” – è fissato 10 da strateghi del dominio a tutto spettro 11. A tal riguardo – riprende la scrittrice – eliminando le diseguaglianze strutturali, Saman Abbas avrebbe potuto proseguire gli studi e si sarebbe potuta rendere giustizia alle tante vittime sul lavoro. Nell’intersezione tra razza, classe e genere, di cui si avvale il razzismo di Stato, i confini, nelle loro porosità 12, rimangono, dunque, funzionali al filtraggio e alla stratificazione sociale, capaci di selezionare e segmentare la forza lavoro del migrante uomo in lavori 3D (dirty, dangerous, demeaning) o in essential worker – come visto durante la pandemia Covid 19 – e la forza del migrante donna in lavori 3C (cooking, cleaning and caring). A confermare che il “confinare non sia un’azione, ma un’interazione”, l’ultima direttiva UE sulla violenza domestica(2024/1385) esclude dalla protezione le donne migranti prive di documenti, mentre, in Italia, l’applicazione dell’art. 59 della Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere è successivo solo al permesso di soggiorno e ad una violenza che può definirsi tale solo se è continuativa (p. 124), relegando il fenomeno nella cronaca nera, declassato nel privato 13 A New York, nel 1741, marinai e schiavi fraternizzzavano, nonostante gli sforzi delle autorità di criminalizzare e prevenire le adunanze […] le bande multietniche venivano denunciate come un’idra dalla molte teste 14. L’omicidio di Jerry Essan Masslo a Villa Literno portò al primo sciopero dei lavoratori contro il caporalato, al blocco dei raccolti nei campi e, il 7 ottobre 1989, alla prima manifestazione antirazzista nazionale che inglobò 200.000 persone 15. Ciò significa – menzionando Bartoli– che si possono inventare e istituzionalizzare nuove razze rispetto a quelle che ci ha consegnato il XX secolo, se nuovi tratti distintivi diventano elemento di insuperabile alterità 16. Nel corso degli anni, le violenze degli argini hanno ingrossato le acque del fiume, come attestano le chilometriche manifestazioni abitate da donne, etiopi, marocchini, somali, filippini, immigrati regolari ed irregolari, italiani malpagati e sfruttati, studenti e studentesse, colf e badanti, rider, cristiani e musulmani, laici e religiosi, volontari, bambini e bambine, sempre più numerosi espropriati della vita, nelle cui fila si confondono le nuove gerarchie della razza. Una motley crew 17, una “squadra multietnica”, composta da “persone che eseguono uno stesso compito o diverso allo stesso fine” , un “movimento dal basso”, che, allora come oggi, “fa luce sull’intersezionalità come prassi critica e getta luce sul lavoro di giustizia sociale (p. 114)”, compatibile con un quadro sostenibile di diritti. E quei nomi dobbiamo ricordarli almeno finché esisteranno potenti e oppressione da combattere 18. Approfondimenti/Arti e cultura PERCHÉ L’ITALIA È UN PAESE RAZZISTA Il libro di Anna Curcio che distrugge il mito degli "italiani brava gente" Vanna D’Ambrosio 31 Marzo 2025 1. (Ancona, 1995) è una studiosa di diritti umani, migrazioni, diaspore afrodiscendenti e razzismo sistemico. Attualmente è dottoranda all’Università di Bologna. Ha collaborato con varie testate giornalistiche, tra cui «The Vision» e «Internazionale». Il suo primo libro è stato Corpi Estranei (People, 2020), in cui decostruisce gli stereotipi sessisti e razzisti filtrati attraverso il vissuto di una donna italiana afrodiscendente. Consulta la pagina autrice di Oiza Q. Obasuyi su Melting Pot ↩︎ 2. Processo per la morte di Moussa Balde: il Cpr di Torino come «uno zoo», Il Manifesto (24 ottobre 2025) ↩︎ 3. G. C. Spivak, In other worlds: essays in cultural politics, Melthuen, 1987 ↩︎ 4. Si veda Gobineau, Lombroso, Lidio Cipriani. Tra la fine del ‘700 e gli inizi dell ‘800 fu tutto un proporre tabelle e tassonomia relative alla diverse gradazioni di sfumature tra europei e africani ↩︎ 5. Cfr. D. Fassin, Le vite ineguali. Quanto vale un essere umano, Feltrinelli, 2019 ↩︎ 6. In ultimo, il D.L. 18/2025 (Ddl 1660) ha introdotto nuovi reati e inasprito quelli già esistenti, anche nei centri di accoglienza e nelle carceri ↩︎ 7. Il 28 gennaio 2025, un cittadino rumeno fu trovato senza vita davanti all’Ufficio immigrazione di Roma, deceduto, presumibilmente, per ipotermia. Molti che cercano di ottenere un permesso di soggiorno, già dalla notte, e a volte con le tende, si preparano all’attesa ↩︎ 8. A Cutro, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, le attività di soccorso furono rimpiazzate da azioni di polizia e di contrasto all’immigrazione clandestina. Dei 180 a bordo, sono 94 i morti in mare, di cui 34 bambini ↩︎ 9. Questa concetto enfatizza come i confini siano prodotti di relazione di potere e in quanto tali, spazi soggetti a continue negoziazioni e permeabilità ↩︎ 10. A. Dal Lago, Non Persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, 2004 p. 207 “In breve, sono le norme relative alla cittadinanza che fanno di qualcuno una persona e non viceversa” ↩︎ 11. J. Pilger, I nuovi padroni del mondo, Fandango, 2002, p. 119 ↩︎ 12. Vedi S. Mezzadra, B. Neilson, Confini e Frontiere. La moltiplicazione del lavoro nel mondo globale, 2014. Più che frontiere chiuse, l’Europa ha un sistema di confini porosi capaci di selezionare la forza lavoro migrante ↩︎ 13. M. Rediker, I ribelli dell’Atlantico. La storia perduta di un’utopia libertaria, p.233 ↩︎ 14. M. Rediker, I ribelli dell’Atlantico. La storia perduta di un’utopia libertaria, p.233 ↩︎ 15. Jerry Essan Masslo ↩︎ 16. C. Bartoli, Razzisti per legge. L’Italia che discrimina, Editori Laterza, 2012, p. 53 ↩︎ 17. Con motley crew si faceva riferimento o ad un gruppo di persone che eseguiva uno stesso compito o un compito diverso ma allo stesso fine lungo la strada della cooperazione oppure ci si riferiva ad una formazione sociopolitica del porto e della città del XVII secolo dove si connettevano la massa urbana e la folla rivoluzionaria. Una squadra multietnica che modellò la storia sociale, ad esempio, promuovendo l’abolizionismo e lanciando il panafricanismo. Nel corso del tempo il significato della squadra si fece politico quando la Motley Crew, muovendosi da terra a mare, si univa alle comunità del porto, configurandosi come elemento di “sincronizzazione o di coordinazione effettiva tra le sollevazioni del popolo della citta portuale”. Cfr. M. Rediker, I ribelli dell’Atlantico. La storia perdua di un’utopia libertaria, Feltrinelli, 2008. ↩︎ 18. M. Rediker, Canaglie di tutto il mondo, Eleuthera, 2020 ↩︎