Da Betlemme a Spin Time: «I palestinesi non sono soli»
di Chiara Cruciati,
Il manifesto, 25 ottobre 202.
Intervista al sindaco della città palestinese, Maher Canawati: «Ho partecipato
alla Marcia della Pace, incontrato decine di sindaci in tutta Italia. Sono
convinto che dalla base scaleremo il vertice, fino ai decisori politici»
Il sindaco di Betlemme, Maher Canawati
Era presente anche Maher Canawati, sindaco di Betlemme, giovedì in Vaticano
durante l’incontro di papa Leone XIV con i movimenti popolari e sociali di mezzo
mondo. Il sindaco palestinese, in Italia da qualche settimana, ha preso parte
agli incontri nello spazio occupato di Spin Time per il giubileo dei movimenti.
Che significato dà a questa iniziativa?
È incredibile, è appagante vedere come questa esperienza iniziata da papa
Francesco stia proseguendo con papa Leone. È stato il mio secondo incontro con
Prevost e l’occasione di conoscere meglio il progetto delle tre T (Tierra,
Techo, Trabajo – Terra, Casa, Lavoro, ndr). Allo stesso tempo ho potuto vedere
l’amore che queste persone hanno per l’umanità, per la giustizia e per la
Palestina. Combattiamo da ottant’anni ogni tipo di violazione dei nostri diritti
e ora una luce si accende di nuovo sulla Palestina. Non siamo soli, il mondo è
con noi.
Lo sono sempre di più le società civili. Poco i governi.
È una solidarietà che coinvolge tutti i popoli che nel mondo subiscono
ingiustizie.
Pensa che da questa sua partecipazione possa nascere una rete di città che
arrivi fino in Palestina?
Sto viaggiando da due mesi per creare nuove connessioni e ravvivare partnership
più antiche, per incontrare persone e realtà che lavorano con la Palestina. Ho
preso parte alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, 100mila persone, 23
chilometri, cinque ore di cammino tra le bandiere palestinesi e importanti
interventi su Gaza, sul popolo palestinese e sulla giustizia. Ho partecipato a
tantissime iniziative in giro per l’Italia, per il diritto all’acqua, alla
terra, al movimento, da Milano a Pavia, da Venezia a Verona. Più tardi
incontrerò il sindaco di Roma. Pensavamo di essere rimasti soli e invece stiamo
combattendo insieme a tanti altri. Sono convinto che dalla base scaleremo il
vertice, fino ai decisori politici.
Cosa ha detto ai sindaci che ha incontrato?
Abbiamo parlato di come possono sostenerci, con alcuni abbiamo iniziato progetti
comuni. Sono sempre di più coloro che vogliono essere parte di questo movimento,
essere dalla parte giusta della storia. Dovete essere orgogliosi.
Il papa cosa le ha detto?
Che ha il cuore a Gaza. Nell’incontro del mese scorso, non c’era ancora il
cessare il fuoco, la mia prima richiesta è stata di pregare per noi e di venire
in Terra Santa: gli ho detto dei pochi cristiani rimasti, siamo pietre viventi.
I palestinesi devono restare sulla propria terra, non vogliamo che la Palestina
diventi un museo.
Negli ultimi due anni la situazione in Cisgiordania è precipitata: chiusure,
arresti di massa, confische. Ci racconta della sua città?
A Betlemme tante persone sono emigrate. Da 36mila abitanti che eravamo, ora
siamo 32mila. Un migliaio erano giovani laureati. Sono andati negli Stati uniti,
in Canada, in Europa, in Asia. Il muro ci soffoca, nei decenni le confische
subite hanno ridotto l’area della città da 37 chilometri quadrati a poco più di
sette. Siamo chiusi da 134 barriere, blocchi, checkpoint; siamo circondati da 28
colonie e 180mila coloni. E ora il governo israeliano gli ha dato luce verde per
sparare, per uccidere. La crisi economica è durissima, l’80% dell’economia di
Betlemme deriva dal turismo ma dal 7 ottobre è crollato: 78 hotel hanno chiuso,
il tasso di disoccupazione è salito alle stelle, dal 14% al 65%. Ed è aumentato
il livello di povertà.
Soffrono anche i dipendenti pubblici con Israele che trattiene le tasse
palestinesi.
Israele trattiene 3,5 miliardi di dollari palestinesi. Non riusciamo a pagare
gli stipendi. A Betlemme non li paghiamo da tre mesi: nei giorni scorsi ci sono
stati scioperi.
Temete che in Cisgiordania la violenza israeliana possa aumentare ancora dopo il
cessate il fuoco a Gaza?
La Cisgiordania è sempre stata l’obiettivo. Abbiamo avuto 1.200 uccisi dal 7
ottobre. Sono aumentate le demolizioni di case e le confische di terre. È da
sempre sotto attacco: non aspettano di finire con Gaza per iniziare con noi
perché in Cisgiordania non si è mai fermata.
Chiara Cruciati segue le pagine internazionali, dalla scrivania di via Bargoni e
dalle città del Medio Oriente. Vicedirettrice del manifesto.
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