Tag - bes

La scuola italiana è inclusiva
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con interesse i dati contenuti nel recente Rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità relativo all’anno scolastico 2024/2025, che restituisce l’immagine di una scuola italiana sempre più chiamata a confrontarsi con la complessità dell’inclusione e con la necessità di trasformare i principi costituzionali in opportunità concrete di crescita, partecipazione e cittadinanza attiva. Gli studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane hanno raggiunto quota 377 mila, pari al 4,8% della popolazione scolastica, con un incremento di circa 18 mila unità rispetto all’anno precedente. Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con quello di dieci anni fa: la percentuale degli alunni con disabilità sul totale degli iscritti è infatti passata dal 2,6% al 4,8%, evidenziando una trasformazione strutturale del sistema educativo nazionale. Tale crescita non deve essere interpretata come un’emergenza, ma come il segnale di una maggiore capacità del sistema scolastico e sanitario di riconoscere bisogni educativi specifici e di garantire percorsi di inclusione all’interno della scuola di tutti. Essa impone tuttavia una riflessione profonda sulla qualità delle risposte offerte e sulla concreta esigibilità dei diritti riconosciuti dalla normativa nazionale e internazionale. I dati ISTAT mostrano segnali incoraggianti. Gli insegnanti di sostegno superano oggi le 261 mila unità, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, mentre gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono oltre 85 mila, in aumento del 7%. Parallelamente cresce la quota dei docenti specializzati sul sostegno, passata dal 63% del 2019-2020 al 78% del 2024-2025. Accanto a tali progressi permangono tuttavia elementi di criticità che incidono direttamente sul diritto all’istruzione e sull’efficacia dei percorsi inclusivi. Circa 57 mila docenti di sostegno, pari al 22% del totale, risultano ancora privi di specifica specializzazione. Inoltre, all’inizio dell’anno scolastico oltre il 22% dei docenti di sostegno non era stato ancora assegnato, mentre dopo un mese dall’avvio delle lezioni il 10% dei posti risultava ancora vacante. Particolarmente preoccupante appare il fenomeno della discontinuità didattica. Quasi il 60% degli studenti con disabilità (59,7%) ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente e il 9,4% ha subito ulteriori cambiamenti durante lo stesso anno scolastico. La continuità educativa costituisce una componente fondamentale dei processi di apprendimento e di sviluppo relazionale; la sua fragilità rischia di compromettere il valore stesso dell’inclusione. Il Coordinamento richiama inoltre l’attenzione sul tema dell’accessibilità. Soltanto il 40% degli edifici scolastici risulta pienamente accessibile agli studenti con disabilità motoria. Ancora più limitata è la diffusione degli strumenti destinati agli studenti con disabilità sensoriali: le segnalazioni visive per alunni sordi o ipoacusici sono presenti nel 16,5% delle scuole, mentre mappe tattili e percorsi a rilievo per studenti ciechi o ipovedenti si fermano all’1,2%. Anche sul fronte dell’innovazione tecnologica emergono luci e ombre. Sebbene il 76% delle scuole disponga di postazioni informatiche adattate, il 65% degli istituti dichiara di necessitare di ulteriori dotazioni e il 31% degli studenti con disabilità avrebbe bisogno di almeno un ausilio didattico o informatico di cui non dispone. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la partecipazione alla vita scolastica. Se il 95% degli studenti con disabilità partecipa alle uscite didattiche giornaliere, la percentuale scende al 59% per le gite con pernottamento e a meno del 50% per le attività extrascolastiche organizzate dagli istituti. Ciò dimostra come il tema dell’inclusione non riguardi esclusivamente l’accesso all’istruzione, ma anche il diritto alla piena partecipazione alle esperienze formative, culturali e relazionali che caratterizzano la vita scolastica. Merita particolare attenzione anche il tema del progetto di vita. Sebbene il Piano Educativo Individualizzato sia stato predisposto per il 97% degli studenti, soltanto per il 40% dei casi esso risulta coerente con un progetto di vita formalizzato, mentre per il 55% degli alunni tale progettualità non è ancora definita. Questo dato evidenzia la necessità di rafforzare il raccordo tra scuola, famiglie, servizi territoriali e mondo del lavoro, affinché l’inclusione non si esaurisca entro i confini dell’esperienza scolastica ma accompagni la persona verso una piena cittadinanza sociale. Di fronte a questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che sia giunto il momento di compiere un salto culturale nell’approccio all’inclusione scolastica. La crescita degli studenti con disabilità nelle scuole italiane non può essere affrontata esclusivamente attraverso un incremento delle risorse professionali, pur necessario, ma richiede una visione sistemica capace di coniugare diritti, innovazione, partecipazione e progettualità di lungo periodo. Per tale ragione il Coordinamento propone l’avvio di un piano nazionale per la cultura dell’inclusione e dei diritti umani, finalizzato a promuovere percorsi permanenti di formazione e sensibilizzazione rivolti a studenti, docenti, famiglie e comunità territoriali. L’obiettivo è favorire il superamento di ogni forma di barriera culturale, relazionale e comunicativa, consolidando una concezione dell’inclusione come valore fondante della convivenza democratica. Accanto a tale proposta, appare strategico sperimentare nelle scuole secondarie percorsi di peer tutoring orientati all’inclusione, attraverso la formazione di studenti tutor capaci di favorire la partecipazione tra pari, contrastare fenomeni di isolamento e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità scolastica. Le relazioni rappresentano infatti il primo e più efficace strumento di inclusione. Il Coordinamento auspica inoltre la costituzione di laboratori territoriali di innovazione inclusiva che coinvolgano scuole, università, enti di ricerca, associazioni e imprese per la progettazione di strumenti digitali accessibili, soluzioni basate sull’intelligenza artificiale a supporto dell’apprendimento personalizzato e tecnologie orientate all’autonomia degli studenti con disabilità. In un contesto in cui il 31% degli alunni necessita ancora di ausili non disponibili e il 65% delle scuole richiede ulteriori dotazioni tecnologiche, l’innovazione deve diventare un diritto educativo e non un privilegio territoriale. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alla sperimentazione di un portfolio digitale delle competenze e del progetto di vita, capace di accompagnare ogni studente con disabilità lungo l’intero percorso scolastico, valorizzandone competenze, interessi, aspirazioni, esperienze laboratoriali e orientative. La scuola deve contribuire non soltanto all’apprendimento, ma anche alla costruzione dell’autonomia personale e professionale. Risulta altresì indispensabile istituire un osservatorio permanente sulla continuità educativa e sull’inclusione scolastica, che monitori non solo gli aspetti quantitativi delle assegnazioni di sostegno, ma anche la qualità delle relazioni educative, la stabilità dei percorsi, il benessere degli studenti e la piena partecipazione alla vita scolastica. La vera sfida che emerge dai dati ISTAT riguarda infatti la trasformazione della scuola dell’integrazione nella scuola della partecipazione. Una scuola autenticamente inclusiva non si limita a garantire la presenza degli studenti con disabilità nelle aule, ma crea le condizioni affinché ciascuno possa apprendere, comunicare, costruire relazioni significative, esprimere il proprio potenziale e contribuire attivamente alla vita della comunità. L’inclusione non rappresenta una misura speciale destinata a pochi. È il parametro attraverso cui si misura la qualità democratica del sistema educativo e la capacità di una società di riconoscere il valore di ogni persona. Investire nell’inclusione significa investire nel futuro del Paese, nella coesione sociale e nella piena attuazione dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
BES: un Governo immobile
“Da quando siamo al Governo la situazione del Paese è peggiorata e nei prossimi anni non ci saranno miglioramenti”. Si potrebbe riassumere con queste parole il contenuto degli “Indicatori di benessere equo e sostenibile (BES)”, un allegato al Documento di finanza pubblica 2025, redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta di un testo articolato in dodici indicatori, che mostrano l’andamento e l’evoluzione del reddito, della disuguaglianza, della povertà assoluta, della speranza di vita, dell’obesità, dell’abbandono scolastico, della disoccupazione (in particolare femminile), della criminalità predatoria, dell’efficienza della giustizia civile, delle emissioni climalteranti e del consumo di suolo. Il report prende in considerazione la disuguaglianza del reddito netto S80/S20, un indicatore statistico che misura il rapporto tra il reddito netto del 20% della popolazione più abbiente (S80) e l’ammontare del reddito netto del 20% della popolazione più povera (S20). Un valore più alto dell’indicatore indica una maggiore disuguaglianza, mentre una cifra più bassa indica una minore disparità tra i due gruppi di reddito. Dai dati ISTAT emerge che l’indicatore S80/S20 nel 2022 (anno di insediamento del Governo in carica) era al 5,3, il valore più basso dal 2009. Nel 2023 è salito al 5,5 e nel 2024 è arrivato al 5,7. La previsione è che fino al 2028 rimarrà al 5,7. In sintesi, quando questo Governo decadrà, si potrà dire che sicuramente avrà aumentato la disuguaglianza e che nulla avrà fatto per invertire la tendenza. Considerazioni analoghe si possono fare per l’indicatore relativo alla povertà assoluta famigliare. Nel 2022 l’8,3% delle famiglie italiane si trovavano in povertà assoluta, nel 2023 e nel 2024 sono state 8,4%. La previsione è di rimanere all’8,4% fino al 2028. Impressiona la staticità che spesso accompagna le previsioni per la maggioranza degli indicatori. Per esempio, di fronte al calo (da 60,1 anni nel 2022 a 58,1 anni nel 2024) della speranza di vita in buona salute alla nascita, la stima è di arrivare nel 2028 a 58,2 anni. Così accade anche per l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, scesa dal 11,5% del 2022 al 9,8% del 2024, che si attesterà al 9,7% nel 2028. Della maggiore efficienza della giustizia civile si è molto parlato, ma nei fatti si andrà in direzione opposta. In relazione al Disposition Time (DT), che indica il numero medio di giorni necessari per definire i procedimenti, nel report si legge: “Nel 2024 dopo tre anni di flessione si rileva una leggera crescita (+17 giorni). Nel periodo 2025-2028 l’indicatore è proiettato su un sentiero di moderata crescita che dovrebbe portare a 28 giorni l’aumento cumulato nel periodo di previsione”. Relativamente al consumo di suolo, senza sorprese si dice che “riprende la tendenza alla crescita, fermatasi brevemente nel 2023, e si raggiunge il valore massimo registrato nell’intero periodo 2016-2024. In termini di crescita percentuale, nell’ultimo anno i valori più elevati sono stati rilevati nelle Isole, con una significativa accelerazione rispetto ai dati del 2023. In aumento anche il Nord-Est, il Centro e il Sud, mentre i valori per il Nord-Ovest restano stabili”. Analizzando gli altri indicatori si intravedono alcune luci, come le previsioni di riduzione del tasso di obesità, della mancata partecipazione al lavoro e delle emissioni climalteranti. Ma anche significative ombre, come l’aumento della criminalità predatoria: “le vittime dei furti in abitazioni (+1,6 vittime per 1.000 abitanti nel quadriennio 2021-2024) e di borseggi (+2,3 vittime per 1.000 abitanti nel quadriennio 2021-2024) hanno registrato una crescita relativamente sostenuta”. Fino a che punto è credibile un Governo che – di fronte a indicatori tendenzialmente negativi – sceglie in linea generale un sostanziale immobilismo per i prossimi tre anni? Il colmo è che tutto ciò è scritto con evidenza in un documento che dovrebbe perseguire il “benessere equo e sostenibile”… Rocco Artifoni
October 24, 2025
Pressenza