“Il Myanmar deve rilasciare tutti i giornalisti prima delle elezioni”
La Press Emblem Campaign (PEC), l’organismo globale per la sicurezza e i diritti
dei media, esorta il regime militare del Myanmar a rilasciare tutti i
professionisti dei media prima delle elezioni in più fasi previste a partire dal
28 dicembre. Il forum insiste anche sull’abolizione della nuova legge
sull’interferenza elettorale, che continua a perseguitare giornalisti e utenti
dei social media con il pretesto di reprimere gli antinazionalisti in tutta la
nazione del Sud-Est asiatico.
Il Paese a maggioranza buddista, con quasi 55 milioni di abitanti, sta vivendo
una sorta di guerra civile, in cui l’esercito Tatmadaw guidato da Min Aung
Hlaing continua a combattere contro le unità di resistenza armata
pro-democrazia, e in varie battaglie le forze governative hanno subito
sconfitte. Quasi la metà dei comuni è sfuggita al controllo dell’esercito, dove
sarà impossibile svolgere le votazioni. Pertanto, elezioni libere, eque e
complete in Myanmar rimangono difficili da realizzare nell’attuale sistema
politico.
“In nome delle elezioni, i governanti militari hanno imposto alcune linee guida
severe nei confronti dei giornalisti e degli utenti dei social media in Myanmar.
Hanno quindi assunto una posizione dura contro qualsiasi discussione sulle
elezioni irregolari. Cinque giornalisti insieme a difensori della libertà di
stampa sono stati giustiziati dai governanti militari. Molti giornalisti hanno
dovuto fuggire dal Paese per salvarsi la vita e rifugiarsi nei Paesi vicini”, ha
affermato Blaise Lempen, presidente del PEC (pressemblem.ch), aggiungendo che il
giornalismo non deve essere considerato un reato da nessuna autorità in nessuna
parte del mondo.
Il rappresentante del PEC per l’Asia meridionale e sud-orientale, Nava Thakuria,
ha informato che oltre 200 giornalisti sono stati arrestati e imprigionati dal
colpo di Stato militare che ha rovesciato il governo democraticamente eletto di
Suu Kyi nel 2021. Quasi 50 professionisti dei media sono ancora dietro le sbarre
in questo Paese dilaniato dai disordini. Le licenze di almeno 15 testate
giornalistiche sono state revocate, costringendole a lavorare da nascondigli in
mezzo alla situazione di caos che vive il Paese. Si spera solo che le prossime
elezioni portino un po’ di sollievo alla comunità dei media per quanto riguarda
la loro sicurezza e le loro vicissitudini professionali.
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Traduzione dall’inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid.
Nava J. Thakuria