Lavorare in “due spicci”: il caso dei lavoratori nell’Animazione Italiana oltre la polemicaDa un paio di giorni si è aperta una grande polemica sulle rivelazioni pubbliche
fatte da un gruppo di lavoratori dell’Animazione, Un.i.ta, che ha raccontato le
problematiche di un settore sfruttato e sottopagato all’interno della
lavorazione della serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare, creando non poco
dibattito.
I lavoratori hanno denunciato le proprie condizioni di lavoro legate a finte
partite iva, reperibilità e paghe basse a fronte di ritmi orari e quantitativi
di lavoro sproporzionati. La polemica ha coinvolto due grandi studi di
animazione italiani, Movimenti Production e Doghead Animation, e rapidamente il
caso è diventato anche politico con un’interrogazione al Ministero del Lavoro e
l’esplosione di prese di posizione pubbliche.
Come Slang e USB Cinema, solidarizziamo con la lotta dei lavoratori e delle
lavoratrici per il riconoscimento della subordinazione e contro le paghe orarie
infime denunciate nel corso di questi giorni. Siamo un sindacato che lotta per
l’applicazione del CCNL Cineaudiovisivo nel mondo dell’animazione nel Cinema e
nelle serie televisive in tutte le sue declinazioni e per un rinnovo decente del
suddetto, scaduto da oltre 25 anni, che non tiene conto delle nuove mansioni e
le nuove tecnologie del settore. Allo stesso tempo, nel corso degli ultimi anni
abbiamo portato avanti numerose lotte contro le finte partite IVA e per i
diritti dei lavoratori precari e con contratti di lavoro atipici (co.co.co,
stagionali etc), una piaga che tanto nel settore dell’animazione quanto nel
cinema è all’ordine del giorno.
L’attacco diretto alla persona di Zerocalcare, che non è responsabile ne della
produzione della serie ne degli studi coinvolti, da parte di noti esponenti
politici Gasparri e Malan di Forza Italia a pochi giorni dal lancio della serie,
fa luce su quanto si stia strumentalizzando una lotta per i diritti sindacali in
chiave politica; a muoverla sono infatti gli stessi senatori che votano no
all’introduzione del salario minimo. L’attenzione viene ancora una volta
spostata dal vero nodo della questione: il modello produttivo adottato dalle
grandi piattaforme e multinazionali dell’intrattenimento, come Netflix in questo
caso. Le cosiddette Major acquisiscono i diritti delle opere e demandano poi a
una fitta rete di società esterne gran parte delle attività necessarie alla loro
realizzazione. Anche in questa vicenda il meccanismo è stato lo stesso: la
multinazionale ha esternalizzato una parte significativa delle lavorazioni senza
garantire un’effettiva vigilanza sul rispetto delle norme contrattuali e delle
condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Un sistema che ha
consentito la progressiva compressione dei diritti di centinaia di lavoratrici e
lavoratori, gli stessi che con la propria professionalità e il proprio lavoro
hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del prodotto finale e
al successo commerciale dell’opera.
I problemi del mondo dell’animazione non sono di certo un singolo autore, né i
singoli studi che sono stati denunciati dai lavoratori ma sono strutturali al
mondo dell’animazione italiana, tutti gli studi, tutti i progetti. I punti
critici del settore infatti sono moltissimi: il piccolo mercato sul territorio
nazionale, il poco numero di fondi e supporto da parte del Ministero della
Cultura e del Ministero dell’Istruzione (anche quando collegato con produzioni
nazionali od europee), la mancata presenza di una formazione professionale
pubblica e accessibile, appalti a studi minori e singoli professionisti,
gestione e detenzione dei diritti d’autore delle opere prodotte(che non permette
ai lavoratori di aggiornare i portfoli), e molto altro.
Il settore soffre, inoltre, la frammentazione contrattuale ed è denotato da una
difficoltà oggettiva a organizzarsi; come USB siamo convinti e convinte che
nonostante le difficoltà sia l’organizzazione di chi lavora a poter costituire
il primo argine per rivendicare salario e diritti e bene hanno fatto i
lavoratori a portare al centro dell’attenzione le proprie condizioni di lavoro,
ora per cambiarle serve organizzarsi e rilanciare una piattaforma che tenga
conto della complessità del settore.
Invitiamo i Lavoratori e le Lavoratrici di questo settore ad unirsi a USB per
rivendicare le giuste tutele e il giusto salario.
Potete contattare direttamente le nostre sedi territoriali o inviare una mail al
nostro indirizzo: lavoratoricinema@usb.it
Unione Sindacale di Base