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L’economia sommersa e illegale ha superato i 218 miliardi e i lavoratori irregolari sono 3,27 milioni
Nel 2024 il valore dell’economia non osservata (costituita dalle attività produttive di mercato che sfuggono all’osservazione diretta e comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale) è stata pari a 218,2 miliardi, in aumento dello 0,3% rispetto al 2023, l’economia sommersa (ovvero al netto delle attività illegali) si è attestata a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente), il valore delle attività illegali è sceso  a 19,8 miliardi e le unità di lavoro irregolari, infine, sono state circa 3 milioni 277mila, con un incremento di oltre 145mila unità rispetto al 2023. E’ quanto certifica l’ISTAT con un recente report. Stiamo parlando di cifre da capogiro che non possono non contribuire a far incazzare quella parte di Paese sulle cui spalle si regge il sistema sempre più traballante del welfare e coloro – sempre più numerosi –  che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. Le principali componenti dell’economia sommersa sono rappresentate dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni intenzionalmente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione) o generato dall’impiego di lavoro irregolare. A queste si aggiungono il valore dei fitti non dichiarati, delle mance e un’ulteriore integrazione che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima contiene, in proporzione non identificabile, effetti riconducibili a fenomeni di natura puramente statistica ed elementi ascrivibili a componenti del sommerso non completamente intercettate dalle consuete procedure di stima. L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono vietati dalla legge, sia le attività che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. In conformità con i regolamenti comunitari, le attività illegali incluse nel Pil dei Paesi Ue riguardano la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco. Nel 2024 il valore complessivo dell’economia sommersa si è attestata a 198,4 miliardi di euro, in aumento dello 0,4% (+0,8 miliardi) rispetto all’anno precedente. La sua incidenza sul Pil, pari al 9%, torna sui livelli del 2021, interrompendo la tendenza mostrata nel biennio precedente (9,2% nel 2023 e 9,1% nel 2022). “Il peso del sommerso economico sul valore aggiunto, si legge nel report, raggiunge il 30,7%, nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%) e nelle Costruzioni (17,7%). Si osserva invece un’incidenza più contenuta negli Altri servizi alle imprese (5%), nella Produzione di beni d’investimento (4%) e nella Produzione di beni intermedi (1,4%). La lieve riduzione dell’incidenza complessiva del sommerso economico sul valore aggiunto, che passa dal 10,3% del 2023 al 10% nel 2024, è il risultato di dinamiche settoriali eterogenee. Si osserva una contrazione del sommerso in molti settori, e in particolare negli Altri servizi alle persone (-0,9 punti percentuali rispetto al 2023). Aumenti si registrano, invece, nelle Costruzioni (+1,2 punti, dopo un triennio di sensibili riduzioni), nei Servizi professionali (+0,4 punti) e in Agricoltura (+0,2 punti). La componente riconducibile alla sotto-dichiarazione ha un peso significativo negli Altri servizi alle persone e nelle Costruzioni, dove rappresenta in entrambi i casi il 10,8% sul valore aggiunto del settore, nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (10,7%) e nei Servizi professionali (10,3%). Il fenomeno risulta invece più contenuto nell’Istruzione, sanità e assistenza sociale (3%), nella Produzione di beni di investimento (2,7%), negli Altri servizi alle imprese (2,5%) e nella Produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (0,5%)”. Come si diceva, ad aumentare ancora è anche il lavoro irregolare (ovvero quelle posizioni lavorative per le quali non viene rispettata la normativa vigente in materia fiscale e contributiva, nonché quelle relative ad attività illegali e, quindi, non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e attraverso le fonti amministrative). Nel 2024 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità sono state ben 3 milioni e 277mila, di cui 2 milioni e 396mila unità sono occupate come dipendenti. Rispetto al 2023, il lavoro irregolare è aumentato del 4,6%, pari a poco più di 145mila Ula. La crescita è stata più sostenuta per la componente dipendente, che è aumentata del 5,4% (+121,8mila Ula dipendenti), ad un ritmo circa doppio rispetto a quella indipendente, in aumento del 2,7% (+23,4mila Ula indipendenti). “L’incremento del tasso di irregolarità, sottolinea l’ISTAT,  è dovuto alla forte crescita del lavoro non regolare, la cui dinamica (+4,6%) è circa tre volte superiore a quella della componente regolare. Quest’ultima mostra nel 2024 un aumento dell’1,6% (circa +339mila Ula), esclusivamente per la componente dipendente, che cresce del 2,9% (+437,5mila Ula regolari dipendenti). Le Ula indipendenti regolari registrano invece una diminuzione dell’1,6% (-98,5mila Ula regolari indipendenti). Il tasso di irregolarità si conferma più elevato tra i dipendenti (13,2%) rispetto agli indipendenti (12,7%). Prosegue, tuttavia, la tendenza alla riduzione del divario tra le due componenti, in atto dal 2018. Nell’ultimo anno si riscontra un aumento di 0,3 punti percentuali del tasso di irregolarità per le unità di lavoro dipendenti e di 0,5 punti percentuali per quelle indipendenti”. I comparti nei quali si osserva l’aumento più consistente del tasso di irregolarità sono gli Altri servizi alle persone (+0,9 punti percentuali), l’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca e le Costruzioni (+0,8 punti in entrambi). Crescite più contenute si rilevano nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e nella Produzione di beni di investimento (+0,5 punti percentuali per entrambi), nella Produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (+0,3 punti), nella Produzione dei beni alimentari e di consumo (+0,2 punti) e nei Servizi professionali (+0,1 punti). Qui il report dell’ISTAT: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/Econonomia-non-osservata-2024.pdf.     Giovanni Caprio
October 23, 2026
Pressenza
L’economia in nero supera i 217 miliardi di euro. Oltre 3 milioni i lavoratori irregolari
L’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che sfuggono all’osservazione diretta e comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale. Nel 2023 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 217,5 miliardi di euro, con una crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente (quando era 202,4 miliardi). L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil, cresciuto a prezzi correnti del 7,2%, è lievemente aumentata al 10,2%, dal 10,1% del 2022. I settori dove il peso del sommerso economico è maggiore sono gli altri servizi alle persone, dove esso costituisce il 32,4% del valore aggiunto del comparto, il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,8%) e le costruzioni (16,5%). Si osserva invece un’incidenza minore per gli altri servizi alle imprese (5,5%), la produzione di beni d’investimento (4,3%) e la produzione di beni intermedi (1,6%). Sono alcuni dei dati del Report dell’ISTAT sull’economia non osservata. “La dinamica complessiva dell’economia non osservata, si sottolinea nel Report, è stata guidata dalla crescita delle sue principali componenti. Rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto dovuto alla sotto-dichiarazione ha registrato un incremento del 6,6% (pari a +6,7 miliardi di euro), mentre quello generato da lavoro irregolare ha segnato una crescita dell’11,3% (corrispondenti a +7,8 miliardi). Contenuto, invece, il contributo delle altre componenti del sommerso: mance e fitti non dichiarati hanno registrato un aumento del 3,8% (pari a +0,5 miliardi) rispetto al 2022, mentre le attività illegali sono aumentate dell’1,0% (circa +0,2 miliardi)”. Cresce anche il lavoro irregolare: nel 2023 sono 3 milioni e 132mila le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti (circa 2 milioni e 274mila unità). Rispetto al 2022, il lavoro irregolare è aumentato del 4,9% (poco più di 145mila Ula). “Entrambe le componenti dipendenti e indipendenti, si legge nel Report dell’ISTAT,  hanno registrato una dinamica simile con un aumento, rispettivamente, del 4,9% e del 4,8%, pari a +105,8mila Ula dipendenti e +39,5mila Ula indipendenti. Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza percentuale delle Ula non regolari sul totale, è risultato lievemente in aumento nell’ultimo anno, dopo 5 anni di calo consecutivo, attestandosi al 12,7% (era 12,5% nel 2022). L’aumento del tasso di irregolarità è dovuto alla forte crescita del lavoro non regolare, la cui dinamica (+4,9%) è stata circa il doppio rispetto a quella dell’input di lavoro regolare. Quest’ultimo ha registrato nel 2023 un aumento del 2,4% (circa +503,5mila Ula), determinato prevalentemente dalla componente dei dipendenti (+3,1% Ula regolari pari a +464mila Ula). Il tasso di irregolarità si è confermato più elevato tra i dipendenti in confronto agli indipendenti (pari, rispettivamente, al 12,9% e al 12,2%); è proseguita, tuttavia, la tendenza all’attenuazione della differente incidenza del lavoro irregolare tra le due componenti, in atto dal 2018. Nell’ultimo anno si è riscontrato un aumento di 0,2 punti percentuali del tasso di irregolarità per le unità di lavoro dipendenti e di 0,4 punti percentuali per quelle indipendenti”. Per quanto riguarda, in particolare, le attività illegali, l’ISTAT segnala un valore aggiunto pari a 20 miliardi di euro, con  una crescita dell’1% (pari a +0,2 miliardi di euro). Nel 2023 il traffico di stupefacenti è cresciuto lievemente: il valore aggiunto è salito a 15,3 miliardi di euro (+0,2 miliardi rispetto al 2022), mentre la spesa per consumi si è attestata a 17,2 miliardi di euro. Nello stesso periodo si è registrata anche una moderata crescita dei servizi di prostituzione. In particolare, nel 2023 il valore aggiunto e i consumi finali sono aumentati, rispettivamente, del 2,8% e del 2,9% (portandosi a 4,1 e 4,8 miliardi di euro), dinamica dovuta anche alla revisione delle fonti utilizzate. L’attività di contrabbando di sigarette nel 2023 è rimasta marginale, rappresentando una quota – sul complesso delle attività illegali – del 2,5% del valore aggiunto (0,5 miliardi di euro) e del 3% dei consumi delle famiglie (0,7 miliardi di euro). Nel periodo 2020-2023 l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riconducibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, è passato da un valore aggiunto di 1,3 miliardi di euro a 1,4 miliardi di €. Qui il Report: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Report-ECONOMIA-NON-OSSERVATA-NEI-CONTI-NAZIONALI_ANNO2023.pdf Giovanni Caprio
October 21, 2025
Pressenza