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La parola della settimana. Sì
(disegno di ottoeffe) La libertà sessuale è necessaria alla creazione? Sì. No. O forse sì. No, no, certamente no. Però… sì. No è meglio no. O sì? (pierpaolo pasolini, saggi sulla politica e sulla società) Non so se Per sempre sì, la canzone di Sal Da Vinci che ha vinto Sanremo, sia un inno al patriarcato come ha scritto qualcuno. A me ciò che non piace, oltre a qualche frase un po’ sconveniente sparsa tra i versi, è il sottotesto secondo cui, a duemila anni dalla morte di Cristo, per essere eterno l’amore debba indossare una fede di cinque-seicento euro iva esclusa ed essere celebrato da una persona che indossa una talare, che probabilmente dell’amore non sa nulla, e che chiede per officiare una tangente (ma a differenza dei parcheggiatori abusivi per questo non ci indigniamo) con la scusa di addobbare un luogo di culto con fiori e stronzaggini varie. (credits in nota 1) Non so se la canzone di Sal Da Vinci sia come ha scritto Aldo Cazzullo una canzone da “matrimonio di camorra”, anche perché non so se Cazzullo è mai stato a un “matrimonio di camorra” né al matrimonio di una coppia napoletana che ascolta un certo genere musicale, cantato in dialetto, semplicemente perché gli piace, è popolare e per tanti altri motivi. Non so neppure se il fatto che tanto ai “matrimoni di camorra” (qualsiasi cosa essi siano), quanto ai matrimoni dell’ottanta per cento delle coppie napoletane (e a naso a un dieci-quindici per cento di quelli italiani) si sentano canzoni come Tammurriata nera, Reginella, Napule è, renda i lavori di E.A. Mario, Nicolardi, Libero Bovio e Pino Daniele “musica da matrimonio di camorra”. So, in compenso, che per quanto Per sempre sì sia una canzonetta buona per Sanremo, un po’ ammiccante al massimo, semplice e semplicistica nel testo, non mi sembra diversa da che ne so – è solo la prima che mi viene in mente – Anema e core di Serena Brancale, acclamatissima qualche anno fa e che sfrutta l’oleografia della mia città molto più del balletto di Sal Da Vinci, rubando addirittura il titolo alla poesia di Manlio e infarcendo un testo non certo da Nobel di frasi in dialetto. Per chiudere l’excursus, direi che una delle poche cose intelligenti su questa vicenda l’ha scritta sui social Gianfranco Gallo. Il punto non è il vittimismo (vero o presunto) dei napoletani, il meridionalismo d’accatto, l’ostentazione identitaria. Il vero punto è che c’è mezza società che odia il popolo, e lo odia purtroppo molto di più di quanto il popolo odi loro. Sanremo, Sal Da Vinci, il patriarcato, la musica, nella maggior parte dei casi sono solo pretesti. È guerra di classe, nada mas. Ora, quale sarebbe la colpa di Sal? Avere preparato un pezzo adatto a Sanremo? Essersi diretto a un pubblico che lo ha sempre premiato? O essere napoletano? Ieri l’attacco a Sal il talebano, campione di patriarcato, oggi a Sal il napoletano, e dunque “camorra e matrimoni”. […] Cazzullo rivela un razzismo pericoloso: lui non ce l’ha con Sal, ce l’ha col suo pubblico. Come si permettono di esistere? Come si permettono di cantare, ballare, applaudire chi vogliono loro? (gianfranco gallo) (credits in nota 2) Allarmato, qualche ora dopo la vittoria di SDV a Sanremo, un amico mi ha telefonato prefigurando un trionfo del Sì al referendum sulla giustizia sull’onda lunga dell’orecchiabile motivetto. Un altro, con cui ho condiviso questa linea mi ha risposto citando Vasco. Ieri mattina mi hanno girato invece questo sketch di Peppe Iodice, che fino a qualche tempo fa mi era antipatico ma ora – non sempre, non esageriamo – capita mi faccia ridere. https://www.instagram.com/reels/DVJ4XebDL7X/ Intanto i rappresentanti del governo in carica si candidano a superare, per pacchianaggine, persino la compagnia di giro dei ministri berlusconiani: Fuffa anche sui suoi impegni: pur essendo lì per motivi privati, Crosetto ha svolto incontri istituzionali di alto livello, pare col ministro della Difesa emiratino. Ma questo è ridicolo, oltre che irrituale: incontri così delicati non si fanno “in vacanza” e senza staff. Inoltre, non è credibile: il governo non era informato del viaggio. Tajani ha dichiarato di non saperlo, cosa insolita, dato il ruolo delle ambasciate; ma qui potrebbe valere la scusante che stiamo parlando di Tajani. Però se Crosetto, come afferma, ha preso decisioni “non da solo”, i Servizi sapevano, quindi non è credibile che il governo fosse davvero all’oscuro. […] Non stupisce quindi che la vicenda abbia sollevato forti perplessità per le incongruenze, la scarsa trasparenza e i comportamenti anomali di un ministro della Difesa in un momento di grave crisi internazionale. Insomma, balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo? Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere 181) È vero che Alain Ducasse, lo chef francese, con le sue 14 stelle Michelin è il più stellato al mondo, ma non è vero che ottenne la sua prima stella con una zuppa di cipolle il cui ingrediente segreto era la nebbia. (daniele luttazzi, ilfattoquotidiano.it) Ho spesso cercato invano delle risposte al fatto che, al contrario dell’Italia o della Spagna, dove nel momento topico di una partita di calcio i tifosi urlino scompostamente «Goooooooooool», in Inghilterra la voce collettiva che più chiaramente si solleva è «Yeeeeeeeeeeah» o addirittura «Yeeeeeeeeeees!» (off topic: ma quanto gioca bene l’Arsenal di Arteta?). Questa rubrica è stata buona occasione per approfondire: L’esultanza dei tifosi napoletani in Curva A non è la stessa dei milanisti in Curva Sud; e all’interno dello stesso stadio, i romanisti esultano in un modo, i laziali in un altro ancora. In Inghilterra ci si sbraccia e agita un po’ goffamente – soprattutto da quando la Thatcher ha deciso certe regole di comportamento per i tifosi –, in Spagna il suono del “gol”  è quasi sordo e cattedrale, di una tonalità bassissima rispetto allo ‘Yeah’ quasi femminile proprio del calcio anglosassone. E così anche la teatralità dell’atto quando è gol varia da paese a paese, di cultura in cultura. Esiste persino una squadra di calcio in Brasile, il Gremio, celebre per il modo di esultare dei propri tifosi: è la famosa e pericolosissima avalanche (cascata) oggi proibita dopo i sette feriti del 2013 – gli unici ufficiali, perché a guardare le immagini possiamo tranquillamente immaginarne un numero maggiore. (gianluca palamidessi, rivistacontrasti.it) (credits in nota 3) (a cura di riccardo rosa) __________________________ ¹ Totò, Nino Taranto, Macario e Lisa Gastoni in: Il monaco di Monza, di Sergio Corbucci (1963) ² Carlo Verdone e Sal Da Vinci in: Troppo forte!, di Carlo Verdone (1986) ³ Carlo Monni, Roberto Benigni e Massimo Troisi in: Non ci resta che piangere, di Roberto Benigni e Massimo Troisi (1984)
March 7, 2026
Napoli MONiTOR
Rewind Roma, febbraio 2026 # Più cemento, svendite ai privati e le gang in divisa
(disegno di peppe cerillo) Febbraio si apre con un disastro. Salta una conduttura dell’acqua sulla Prenestina all’altezza di Tor Tre Teste, mezza Roma Est rimane senz’acqua per ventiquattro ore. Centinaia di migliaia di persone restano a secco; lunghe file alle fontanelle e alle autobotti d’emergenza, scuole e nidi chiusi, trentamila litri d’acqua sprecati. La rete idrica a Roma è un colabrodo, quasi metà dell’acqua finisce dispersa, ma Acea è troppo impegnata a costruire un inceneritore. Il 3 e il 4 piove e tira vento: un ragazzo di diciotto anni viene ucciso da un auto in via dei Fiorentini (Tiburtina), mentre a Ostia si presenta il nuovo delirante progetto per il litorale modello Dubai. Il Comune formalizza l’acquisto di mille appartamenti Enasarco per 250 milioni, cioè 250 mila euro di media per ognuno. L’ex ente previdenziale ha dismesso già novemila appartamenti per un miliardo e settecentomila euro, cioè 188 mila di media ad appartamento. Come sempre, questi enti vendono più caro al pubblico che al privato, ma la protesta del 9 si concentra sul fatto che i proprietari ex assegnatari non vogliono vivere accanto ai nuovi assegnatari. A proposito di enti previdenziali, il 12 due anziani vengono sfrattati dall’appartamento Enpaia dove vivevano dagli anni Ottanta. Enpaia aveva svenduto i suoi appartamenti al sottosegretario al lavoro leghista Durigon, al presidente della regione Rocca, e al suo stesso presidente. Crolla un muro di contenimento a Formello, uccidendo un macellaio di 58 anni, e il giorno dopo crolla anche l’insegna di un cinema sulla Tuscolana, ferendo due persone. Il 13 manifestazione della comunità bengalese a piazza Vittorio contro il razzismo e il decreto sicurezza. Il 14 tempesta di pioggia e vento: crolla un albero sulla Nomentana, un fulmine colpisce una centralina elettrica a Grottarossa, il Tevere esonda a Focene, la mareggiata invade Ostia. Il 16 le mobilitazioni dei comitati locali finalmente riescono a far aprire la “casa di comunità” di Villa Tiburtina, un presidio di salute pubblica di cui il Municipio cerca di intestarsi il merito pur avendo sempre boicottato le proteste. A Capannelle muore sul lavoro un operaio di quasi settant’anni, schiacciato tra due Tir. Il 17 il presidente della Lazio Lotito annuncia il progetto per riqualificare lo stadio Flaminio, chiuso da vent’anni. Alla Peroni inizia lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici, minacciate di licenziamento. Il 18 arriva a Roma Bandecchi, il sindaco di Terni sotto processo per evasione fiscale da venti milioni per la sua università privata Unicusano. Flash mob e presidio in Campidoglio per i prigionieri palestinesi. Lo stesso giorno tre poliziotti del commissariato Parioli-Salario vengono arrestati per aver creato una rete di narcotraffico: fermavano i carichi di droga d’accordo con il trafficante, ma dichiaravano di averne sequestrata di meno per rivendere la maggior parte. Domenica 21 è una meravigliosa giornata di sole: alla commemorazione per Valerio Verbano al Tufello ci sono migliaia di persone, nonostante le tensioni; si presenta anche una consigliera di Fratelli d’Italia, ovviamente invitata ad andarsene. Lo stesso partito difende anche il militante neonazi di Lione morto nell’aggressione che lui stesso aveva organizzato, e per il quale un centinaio di fascisti sfilano per il centro di Roma. Il 22 è la penultima “domenica ecologica” (blocco del traffico) della stagione invernale. L’aria sta peggiorando e il Comune chiede di evitare l’uso della macchina, come se a Roma si potesse davvero girare in autobus. A piazza Vittorio si celebra il capodanno cinese (ma senza i robot kung-fu del gran gala di Beijing): inizia l’anno del Cavallo di Fuoco, quasi contemporaneamente al Ramadan e alla Quaresima. La sera a Cornelia un egiziano di 22 anni viene ucciso con una coltellata. Il 23 iniziano le indagini su ventuno poliziotti e carabinieri accusati di aver rubato sistematicamente vestiti, cosmetici e profumi alla Coin di Stazione Termini. Ecco a cosa servivano i due carri armati Puma schierati lì fuori! I furti hanno raggiunto quasi 200 mila euro, e sono avvenuti con la complicità – chissà quanto volontaria – di una cassiera del negozio, che è anche l’unica di cui viene reso pubblico il nome. La sera una ventunenne inglese rischia di essere stuprata a Villa Borghese: un uomo la spinge dietro una siepe e le strappa i vestiti, per fortuna lei scappa. Il 24 il consiglio comunale di Ciampino vota a larga maggioranza la prosecuzione dei lavori per una maxi-cementificazione in centro città, sempre in nome del “diritto inalienabile dei proprietari a edificare”, per loro superiore a qualsiasi altra istanza. La sera c’è un grande incendio e un’esplosione in una carrozzeria di Morena. Il 26 la giunta comunale approva il progetto dello stadio di Pietralata: sedici milioni di euro dei contribuenti saranno usati per favorire le speculazioni di un imprenditore statunitense. Il mese si chiude con due cortei quasi contemporanei, con migliaia di persone scese in strada sabato 28 febbraio: uno da piazza Esedra contro il ddl Bongiorno, che garantisce maggiore impunità agli stupratori; un altro a Garbatella contro la speculazione sui Mercati Generali, dove Comune e Municipio hanno ceduto nove ettari pubblici per sessant’anni in concessione alla corporazione texana Hines. Quest’ultima, che raccoglie anche fondi israeliani coinvolti nell’occupazione illegale in Cisgiordania, prevede di cementificare l’area con la scusa di uno studentato, ricavandone trentuno milioni l’anno. Il Comune, per sicurezza, ha già sradicato tutti gli alberi e devastato la zona verde. (stefano portelli) Leggi anche i rewind di gennaio 2026, dell’anno santo 2025 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12) e del 2024 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12).
March 2, 2026
Napoli MONiTOR
La parola della settimana. Mano
(disegno di ottoeffe) È crisi nera per il Boca Juniors, che ieri ha impattato anche contro il modesto Gimnasia Mendoza: ennesimo pareggio, quarta gara senza vittorie, sette punti di ritardo già accumulati in sette partite dalla coppia Estudiantes–Velez che guida la classifica. Nel match precedente, più volte, nel corso di uno scialbo zero a zero nel derby contro gli storici rivali del Racing de Avellaneda, i tifosi avevano perso la pazienza e gridato «Movete Boca movete, movete deja de joder!», qualcosa tipo “Datti una mossa Boca, non rompere il cazzo!”. Come forse ho già scritto in questa rubrica, un Boca-Racing ho avuto la gioia di vederlo alla Bombonera nell’aprile del 2023. Al contrario del mortorio della settimana scorsa, il tifo fu fuori controllo: i bosteros erano già in odore di titolo e nell’incontro precedente tra le due compagini il numero degli espulsi aveva raggiunto quasi quello dei giocatori rimasti sul terreno di gioco. Per di più gli scontri fuori dal campo avevano portato un numero enorme di arresti, si diceva, anche in seguito alla “spiata” fatta dall’hinchada del Racing. Con el machete en la mano / Con in mano il machete la chapa en el corazon: / e il distintivo sul cuore: será siempre vigilante / sarai per sempre un poliziotto Academia Racing Club! / Academia Racing Club! Racing botón! / Racing spia! (coro tifosi boca juniors vs racing de avellaneda) Si allarga lo scandalo esploso con le indagini della procura di Milano sulle piattaforme multinazionali del delivery (prima Glovo e poi Deliveroo, finita questa settimana con un provvedimento di urgenza sotto il controllo giudiziario). Ai rider, tremila nella provincia di Milano e ventimila in tutta Italia – si legge nell’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi (ma è iscritta anche la S.r.l.) –, sarebbero state corrisposte paghe “in alcuni casi inferiori fino a circa il novanta per cento rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”. Già da qualche anno è un segreto di Pulcinella il ruolo delle grandi piattaforme nel sistema del cosiddetto caporalato digitale. La procura tuttavia evidenzia con chiarezza la dinamica per cui le multinazionali sfrutterebbero la loro posizione di forza rispetto ai lavoratori per imporre retribuzioni completamente inadeguate rispetto alla quantità e alla qualità della prestazione lavorativa. E noi come i fessi, con i nostri sensi di colpa borghesi, stiamo a guardarci la pagliuzza dentro il nostro occhio perché in mano al fattorino che ci ha portato la pizza non lasciamo che qualche spicciolo, piuttosto che fomentare la nostra e la altrui rabbia contro gli schiavisti digitali. Nella gig-economy l’imbrigliamento del lavoro è inscritto nell’architettura stessa della piattaforma, dal momento in cui – soprattutto nelle piattaforme dove vige un sistema libero di accesso alla flotta attiva (free login) come Uber – il/la lavoratore/trice è contemporaneamente indispensabile e superfluo al processo lavorativo, cioè è solo potenzialmente impiegato; è libero nell’accesso all’impiego, ma fortemente vincolato al metabolismo degli algoritmi che regolano la sua performance. Tuttavia, occorre evitare di cedere a visioni vittimizzanti sul lavoro di piattaforma, ovvero che escludono a priori la possibilità di esercitare agency anche attraverso le stesse infrastrutture che coordinano l’imbrigliamento. Per quanto costituisca un mercato del lavoro estremamente downgraded (cioè privo di tutele, quanto di garanzie della sicurezza dell’impiego, cfr. Sassen 1994), lo spazio sociale occupato dalle piattaforme è (ancora) anche uno spazio informale di pratiche sommerse e industriose attraverso cui lavoratori e lavoratrici tentano di aggirare le maglie del proprio stesso imbrigliamento. In altre parole, l’informalità si rivela anche nella sua forma costituente, laddove diventa un terreno fertile per la sperimentazione di pratiche di rimaneggiamento e resistenza contro il disciplinamento algoritmico. (gianmarco peterlongo, imbrigliamento e rifeudalizzazione del lavoro nella gig-economy. una ricerca sul caporalato digitale tra italia e argentina) Torna l’Argentina, e a proposito di “mani” non si può ignorare quella divina. Ho visto un video qualche giorno fa in cui Anna Trieste prefigurava il ritorno in città di Kevin De Bruyne, infortunato di lungo corso e reduce da mesi di esilio dorato, che scende a Capodichino e trova mezza squadra in infermeria, il Napoli giù in classifica sotto caterve di gol, e soprattutto l’allenatore dell’Inter «che addirittura mette nella stessa frase Bastoni e Maradona», accostando la simulazione del difensore nerazzurro con il patriottico gesto di resistenza di D10s. Chissà se KDB l’avrà presa a ridere come noi, abituati a ben altri paragoni: Titoli sotto mano questa settimana, a voi le conclusioni: Napoli, ospedale San Giovanni Bosco in mano al clan: quattro arresti, c’è anche un avvocato. (sky tg 24, 25 febbraio) L’avvocato Marengo: “Il Toro è nelle mani degli Agnelli”. (settecalcio.it, 20 febbraio) Comala, i vincitori del bando tendono la mano ai gestori storici: “Basta scontri, lavoriamo insieme”. (la repubblica, 27 febbraio) > clicca qui, per approfondire Trump: “Iraniani, prendete in mano il vostro governo e il vostro destino”. (il corriere della sera, 28 febbraio) Netanyahu agli iraniani: “Prendete in mano il vostro destino!”. (la7, 28 febbraio) È iniziata la guerra all’Iran. Israele e Usa in azione (avvenire, 28 febbraio)        L’Iran colpisce obiettivi Usa nel Golfo. Medio Oriente in fiamme (il fatto quotidiano, 28 febbraio) Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano, qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano: a cura di riccardo rosa
March 1, 2026
Napoli MONiTOR
La parola della settimana. Cupola
(disegno di ottoeffe) Comme criscevem’ ‘e boss assettavano a Sanremo affianco agli onorevoli, po’ raccuntavan’ e nuje sentevem’. (co’sang, 80-90) Fanno un certo effetto le immagini delle fiamme che divorano la cupola del teatro Sannazzaro, semidistrutto da un incendio all’alba di mercoledì, e quelle del cratere affumicato rimasto al suo posto, fotografato dall’alto. Il Sannazzaro era stato il primo teatro napoletano, nel 1888, a essere illuminato dalla luce elettrica; il suo palco aveva ospitato Eleonora Duse, Roberto Bracco e la compagnia dei fratelli De Filippo; poi era diventato un cinema porno; a metà anni Sessanta era infine stato rilevato, ristrutturato e riaperto nel 1971 dall’attrice Luisa Conte e da suo marito Nino Veglia. (credits in nota 1) La storia del mondo è una storia di incendi, e la storia del teatro è in qualche modo anche la storia del mondo. Quando visitai per la prima volta The Globe a Londra sapevo del grande incendio che lo aveva distrutto nel 1613, ma non sapevo che solo cinquant’anni dopo essere stato rimesso in piedi era stato demolito. Fu una delusione apprendere che quel posto così suggestivo in cui stavo camminando era solo una ricostruzione moderna, fatta nel 1997, peraltro nemmeno nello stesso punto in cui la struttura originale era sorta. Capii dopo che era una di quelle finzioni che intreccia la realtà, come gli uomini-donne nel teatro medievale, con la creazione, o come Jacques in As you like it, dove all the world’s a stage, and all the men and women merely players; they have their exits and their entrances; and one man in his time plays many parts, his acts being seven ages. Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l’inverno da Cristiani comodi che nell’estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. (carmelo bene, nostra signora dei turchi) Sembrerà strano a qualcuno, ma Brunelleschi l’architettura l’aveva studiata solo da autodidatta, quando a trentasette anni vinse un concorso per la progettazione della cupola di Santa Maria del Fiore, una delle cattedrali più importanti mai costruite al mondo. Filippo era infatti di formazione orafo (e orologiaio), e forse proprio per questo la soluzione che aveva proposto non incontrò grandissimo seguito, tra gli addetti ai lavori: senza la possibilità di usufruire di un sostegno esterno, Brunelleschi si inventò un sistema di corde, archi di mattoni verticali e anelli di pietra e legno orizzontali, che come i cerchi di una botte avrebbero impedito alla cupola di cedere alla spinta laterale. Alcune sofisticate macchine furono progettate per portare i pesantissimi materiali a quell’enorme altezza, tra cui un paranco azionato da buoi. Una buona parte di queste informazioni sono tuttavia soltanto supposizioni, perché alla sua morte Brunelleschi non lasciò neppure uno schizzo della progettazione. https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/brunelleschi.mp4 (credits in nota 2) Si è fatto un gran parlare delle dichiarazioni del capo della procura di Napoli, Nicola Gratteri, che ha detto che quelli che voteranno Sì al prossimo referendum sulla giustizia sono – a proposito di cupola – mafiosi e massoni. Ora, sebbene la linea del gorilla di Brassens appaia ancora convincente sull’approccio ai togati, Gratteri incluso, per quel poco che ci ho capito mi sembra abbastanza insano pensare di smantellare una lobby (il sistema delle correnti) intervenendo direttamente sulla separazione dei poteri e aumentando il controllo del potere politico sui magistrati. D’altronde, il procuratore capo di Napoli – uno showman ormai che manco il compianto Mario Musella – dovrebbe sapere che il confine tra mafiosi, massoni e politici nel nostro paese non è mai stato troppo netto. E pure i giudici, sulla cupola, non stanno esattamente sempre fermi a guardare. PM: Signor Mutolo durante lo svolgimento del maxi processo vi giunsero notizie sulla possibilità di un aggiustamento di questo processo?  GM: Guardi negli ultimi periodi l’assicurazione era quella: state tranquilli, noi dobbiamo subire una condanna per il discorso politico, insomma, in cui si doveva far credere al mondo intero che la mafia era tutta condannata, comunque in appello con i giudici di merito si darà un aggiustatina, però a Roma state tranquilli perchè c’è l’assicurazione che viene il processo buttato a terra. Già aveva preso piede che a Roma diciamo c’era il Presidente Carnevale, si parlava che c’era la persona giusta al punto giusto e quindi cioè non ci potevano essere problemi. […] PM: Signor Mutolo, in che modo Andreotti sarebbe dovuto intervenire su Carnevale? GM: Perchè era una cosa che ci interessava diciamo all’On. Andreotti, cioè l’On. Andreotti era l’esponente, per quanto concerneva Palermo, la Sicilia, che era il più stretto, che era in contatti con Salvo Lima, quindi Salvo Lima cioè mandò a dire, cioè parlò con Riina, con altre persone che ora io non è che posso sapere con quante persone ha parlato fuori. Io posso dire con quelli che si parlava dentro, che l’On. Andreotti aveva dei rapporti particolari. Però io non so se sono di parentela, se sono politici, se sono di amici, comunque l’assicurazione era quella, che a Roma il processo sarebbe stato buttato a terra, cioè già si sapeva va bene che quando questo processo arrivava a Roma con le carte vuote il processo doveva essere buttato a terra, cioè i detenuti dovevano passare per vittime, va bene, e i giudici che avevano istruito il processo dovevano essere dei giudici inquisitori. Anzi ci diceva che sicuramente dopo la sentenza che faceva il Presidente Carnevale sicuramente il giudice Falcone a quel punto se ne doveva andare in qualche paese sud africano per andare a fare l’ambasciatore con il giudice. (il pentito gaspare mutolo interrogato dal pm nel corso dell’udienza del processo per la morte di mino pecorelli del 30 maggio 1996) La scorsa settimana si è tenuto a Bagnoli un consiglio di municipalità, uno di questi momenti di farsa (lapsus: volevo dire “falsa”) partecipazione che stanno organizzando il sindaco di Napoli, in veste anche di commissario straordinario per la bonifica, il suo partito (il Pd), i suoi assessori e tutta una pletora di personaggi che cercano di risollevare la reputazione del baraccone Coppa America, ormai inviso alla maggior parte degli abitanti del territorio. Tra le varie scene comiche, c’è stata quella della vicesindaca Lieto che si siede da sola in un banco del parlamentino di via Acate, dopo che attivisti e altri abitanti hanno occupato gli scranni della giunta, e si becca fischi, pernacchi e improperi, mentre tutti gli uomini con lei presenti (il dirigente Auricchio, l’assessore Cosenza, i subcommissari Falconio e De Rossi) se la danno a gambe levate lasciandola da sola in balia della contestazione. Lo stesso Auricchio, che si vanta spesso di essere carabiniere e uomo delle istituzioni, qualche minuto dopo si avvicinava a uno dei cittadini che stava osservando la scena, apostrofandolo con un «ma tu a chi appartieni?», nel tipico slang dei “servitori dello Stato” e dei popoli barbari. Qui alla frontiera cadono le foglie, e benché i vicini siano tutti barbari e tu, tu sia a mille miglia di distanza, sul tavolo ci sono sempre due tazze. (anonimo, dinastia tang – 618-906) a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Luisa Conte in Non ti pago, di Eduardo De Filippo (1964) ² Marco Messeri, Aldo, Giovanni e Giacomo in Tu la conosci Claudia?, di Massimo Venier (2004)
February 22, 2026
Napoli MONiTOR
La parola della settimana. Sorriso
(disegno di ottoeffe) Le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà. (francesco guccini, vedi cara) Sorrisi abbastanza amari ha provocato la scorsa settimana la telecronaca dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina fatta dal direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, che ne ha combinate di tutti i colori in mondovisione, sbagliando il nome dello stadio San Siro, confondendo Matilda De Angelis con Mariah Carey, la presidente del Cio con la figlia di Mattarella, e allietando gli spettatori con una serie di luoghi comuni del tipo “i brasiliani hanno il ritmo nel sangue” – ma a differenza dei napoletani…: https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/covatta.mp4 (credits in nota1) Il povero Petrecca nulla c’entra d’altronde con lo sport, cosa di cui non si occupava da secoli prima di essere nominato direttore della rete, e per di più non era stato impeccabile nemmeno come direttore di Rai News24, tanto da farsi sfiduciare dal voto contrario al suo piano editoriale da parte dell’83% dei suoi giornalisti. Semplicemente è stato messo lì dal governo nell’ambito della lottizzazione della televisione nazionale, altra pratica che scandalizza solo gli ipocriti, dal momento che è cinquant’anni, più o meno, che funziona così. https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/andreotti.mp4 (credits in nota2) La parola “lottizzazione” fu coniata a fine anni Sessanta da Alberto Ronchey, giornalista, saggista e poi pure ministro in un governo Ciampi, che denunciò con una lettera a La Malfa la spartizione delle cariche in Rai. La lottizzazione divenne pratica alla luce del sole qualche anno dopo, con il cosiddetto “patto della Camilluccia”, che prendeva il nome dalla strada romana su cui sorgeva una splendida villa della Democrazia Cristiana. Dopo una divisione dei posti tra Dc (Rai Uno) e Socialisti (Rai Due), negli anni del compromesso storico e dopo la nascita dell’attuale Rai Tre anche il Partito comunista reclamò la sua parte, prendendosi quella che diventerà poco tempo dopo Tele-Kabul. La situazione più difficile da gestire, come racconta Daniele Zaccaria sul Dubbio, riguardava però la rete ammiraglia, con un alternarsi di nomine dovute ai continui cambiamenti dei rapporti di forza interni tra andreottiani, fanfaniani, forlaniani, e demitiani, “in particolare nelle testate giornalistiche con gli inviati ‘a libro paga’ riconoscibili per via degli accenti regionali: all’inizio degli anni Ottanta, per esempio, ci fu l’assalto degli avellinesi incarnato dall’approdo di Biagio Agnes, amico stretto di De Mita, alla direzione generale”. (credits in nota3) Ogni anno, il 14 febbraio, un timido sorriso di nostalgia fa capolino sul mio viso alleviando la tristezza per l’anniversario della morte di Marco Pantani, ricordando il casino che io e un caro amico montammo in un pub quella sera di ventidue anni fa, quando nell’intervallo di un indecente Bologna-Juventus apprendemmo della morte per overdose dell’indimenticato pirata, nel motel Le Rose di Rimini (per uno strano gioco del destino, tra i cantori delle imprese di Pantani c’era il telecronista Auro Bulbarelli, giornalista defenestrato venti e passa anni dopo da Petrecca per motivi ridicoli, a poche ore dalla telecronaca olimpica dello scandalo, e da lui sostituito). Mentre la notizia della morte del nostro eroe colpiva me e U. come un fulmine a ciel sereno, quella sera, a pochi centimetri da noi due compagni di classe continuavano impunemente a pomiciare, palpeggiandosi sulle panchine di legno senza rispetto alcuno per il nostro lutto (non ricordo se gli intervenuti per sedare la rissa che stava per scoppiare era gente seduta con noi al tavolo o altri astanti del locale, ma forse questo dettaglio non ha importanza neppure per questa rubrica). Vale la pena invece ricordare il sorriso fragile dell’antieroe della bicicletta, ammazzato da una macchina infernale che l’aveva schiacciato con una violenza inaudita e per ragioni che neppure i processi sulla vicenda sono riusciti a chiarire del tutto (per approfondire: una bella intervista a Gianni Mura a dieci anni dalla morte del Pirata e una altrettanto bella alla mai rassegnata mamma Tonina, che nemmeno per un secondo ha creduto alla colpevolezza di suo figlio nel caso Madonna di Campiglio, che diede inizio al calvario) (una foto di marco pantani a metà anni novanta) Ho appreso via radio qualche giorno fa della reunion dei Portishead per il concerto Together for Palestine organizzato a Wembley da Brian Eno. Sono andato a sentirmi l’arrangiamento di Roads fatto per l’occasione, dopo qualche ora, a casa, e l’ho trovata più devastante di sempre. Per i fan, oltre alla musica, vale la pena guardare il video, anche perché Beth Gibbons è molto invecchiata ma è bellissima anche a sessant’anni. A proposito di anni che passano e di sorrisi, noto che ad aprile diventerà maggiorenne persino Third (2008), l’ultimo album registrato dal gruppo inglese in studio, e la cui canzone più bella è senza dubbio Nylon Smile. Nel frattempo anche se il trip-hop è morto, e Bristol era una città orribile già nel 2010 quando l’ho visitata, i Massive Attack hanno tolto tutti i loro album da Spotify per protesta contro gli investimenti del suo proprietario nell’AI militare israeliana. I struggle with myself Hopping I might change a little Hopping that I might be Someone I wanna be Looking out I wanna know someone might care Looking out I want a reason to be there ‘Cause I don’t know what I’ve do to deserve you And I don’t know what I’ll do, without you Looking out I want to know some way might clear Looking out I want a reason to repair ‘Cause I don’t know what I’ve done to deserve you And I don’t know what I’ll do without you. a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Stefano Sarcinelli e Giobbe Covatta in Tribuna Politica, 1993 ² Leo Gullotta, Giulio Andreotti, Pippo Franco e Oreste Lionello in Biberon, 1998 ³ Renzo Arbore,  in: FF.SS. – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”, di Renzo Arbore (1983)
February 14, 2026
Napoli MONiTOR
Rewind Roma, gennaio 2026 # Giornata della memoria, ministri fascisti e Mercati Generali
(disegno di peppe cerillo) Chiuse le porte sante, finito il Giubileo, possiamo tornare serenamente a occuparci di genocidi, femminicidi, guerra, repressione, speculazione, sfratti, arresti, schedature, intimidazioni. Il 7 gennaio, alla riapertura della sede, i sindacalisti Cgil di Primavalle trovano cinque fori di proiettile, uno per vetrina. L’8 il Fatto Quotidiano rivela che la famiglia del Garante della privacy affitta illegalmente stanze in un b&b accanto alla propria casa al Pantheon, pagata con soldi pubblici. Il 9 un gruppo di attivisti e attiviste srotola una bandiera palestinese dalla gru sui Mercati Generali, e uno striscione: “Capitali che uccidono altrove investono qui”. Il Comune prevede di cedere la zona al fondo immobiliare Hines, complice del genocidio e della pulizia etnica in Palestina attraverso il fondo assicurativo Menora Mivtachin, che finanzia insediamenti in Cisgiordania. Intanto la presidente del consiglio celebra su X l’anniversario della strage di Acca Larenzia: è l’anniversario più importante dei neofascisti, e al Tuscolano se ne radunano un migliaio da tutta Europa. Il giorno dopo, in un’assemblea contro lo sgombero davanti Spin Time, erano almeno altrettanti, se non di più. L’11 ci sono due aggressioni intorno a Termini: il governo ne approfitta per rilanciare l’operazione “strade sicure” inaugurata da Berlusconi vent’anni fa, con ottanta milioni di euro l’anno per schierare militari armati nelle strade e nelle piazze. In piedi per anche 12 ore di fila, con addosso venticinque chili di armi, maschere antigas e altro equipaggiamento, e soprattutto senza alcun obiettivo reale, alcuni di loro negli anni scorsi hanno finito per suicidarsi. Ad Anguillara si inizia a cercare il corpo di una donna sparita: l’assassino, si saprà qualche giorno dopo, è l’ex marito. È il primo femminicidio dell’anno: nel 2025 era stato a giugno, ora già a inizio gennaio. Il 12 in un cassone di metallo sulla Gianicolense si trova il cadavere di un uomo che viveva per strada. Il 15 scatta una macro-operazione di polizia a Termini, con i poliziotti incappucciati, i cani, gli elicotteri sui binari: centinaia di fermati, sul modello dell’Ice di Trump. Lo stesso giorno il Municipio V decide di non assegnare il Casale Garibaldi all’associazione che lo gestisce da nove anni. Venerdì 16 una ruspa inizia ad abbattere alberi nell’area umida dei Mercati Generali. Al presidio in Campidoglio per l’Iran partecipa anche Amnesty International. Sabato 17 c’è un’altra manifestazione per l’Iran ma guidata dai Radicali, e domenica 18 a San Giovanni le bandiere iraniane sventolano insieme a quelle israeliane, ucraine e venezuelane. Manifestazione xenofoba a Cornelia: un gruppo di residenti chiede la zona rossa per il “degrado” attribuito agli “stranieri”.  Il 19 muore lo stilista Valentino, nella sua residenza accanto a piazza di Spagna. Il 20 c’è l’autopsia sul corpo della donna uccisa ad Anguillara, finalmente ritrovato sottoterra. L’uomo si è accanito, mutilando la donna con ferocia, poi l’ha seppellita con una ruspa. La madre dell’assassino è una ex poliziotta e assessora alla sicurezza: si dimette. Il 21 i carabinieri irrompono in massa al Quarticciolo, accompagnati dai paracadutisti del Primo Reggimento “Tuscania”, per sequestrare cocaina e crack a diciassette persone, per lo più poverissime; il battaglione trova anche una pistola scacciacani e un coltello a serramanico. Il 22 cinquemila ultras tedeschi dello Stoccarda sfilano in corteo tra Termini e piazza Venezia, poi vanno a ubriacarsi a Trastevere, dove scatta la rissa con cento romanisti incappucciati: due feriti. Nessuno invoca la zona rossa o i parà. Il 23 si presenta una delibera di iniziativa popolare per la rottura dei rapporti tra il comune e Israele: riguarderebbe per esempio l’accordo tra Mekorot e Acea, tra Teva e Farmacap (che però ha già interrotto i rapporti), e l’affidamento dei Mercati Generali a Hines per lo studentato. Nel frattempo il Wwf condanna la distruzione dell’area umida dell’Almone per i lavori dello studentato. Sabato 24 i due genitori del femminicida di Anguillara vengono trovati impiccati nella loro casa. Nello stesso giorno manifestazione per il Kurdistan. A San Lorenzo un uomo tenta di dare fuoco a un altro, trovato ustionato in mezzo alla strada. Domenica 25 mattina scontri violenti tra ultras di Lazio e Napoli sull’A1, vicino Frosinone. Inizia intanto la raccolta firme per interrompere i rapporti con Israele. Il 26 alcuni paramilitari dell’Ice di Trump atterrano a Roma per scortare la nazionale Usa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Al liceo Righi si inaugurano le commemorazioni della Giornata della memoria, ridotte a celebrazioni dell’impunità del sionismo: la scuola fa cancellare una bandiera palestinese (dipinta da studenti e studentesse come progetto di Storia dell’arte); rimuove una mostra di foto su Gaza; e invita a parlare la presidente della comunità ebraica, Noemi di Segni, accompagnata da quindici agenti della Digos. Di Segni spiega che l’antisionismo è antisemitismo e che ha collaborato orgogliosamente con l’esercito di Israele. Il giorno dopo dichiarerà a La Stampa che la relatrice speciale Onu per la Palestina le ricorda Hitler. Intanto, Mattarella convoca l’ambasciatore israeliano perché in Cisgiordania alcuni coloni hanno fatto inginocchiare due carabinieri italiani, minacciandoli con le armi. Il 27, Giorno della memoria, presidio davanti alla sede Pd di piazza Capranica contro il Ddl antisemitismo: la questura scheda tutti i manifestanti, forse in memoria di quei tempi. In Senato, la conferenza stampa di rito è convocata da Maurizio Gasparri, ex missino e presidente del Fuan; il minuto di silenzio lo chiama Ignazio La Russa, che di secondo nome fa Benito. Intanto, una macro-operazione contro “spaccio e degrado” a Valle Aurelia, Cornelia e Boccea vede l’intervento di un elicottero, motociclette e volanti dei carabinieri: l’operazione è definita “bonifica”. Il 28 vengono schierati anche tre blindati dell’esercito, con tanto di torrette per sparare: due a Termini e uno al Colosseo, forse per controllare i maranza di Roma Est dopo l’apertura della fermata della linea C. Neanche dopo l’11 settembre erano arrivati a tanto. Il 29 all’alba inizia lo sgombero di ZK, occupazione tra Ostia e Roma, ultimo baluardo di un territorio storico della controcultura a Roma. Movimenti preoccupanti anche intorno a L38 a Laurentino e al Csoa Auro e Marco a Spinaceto. Pioggia e vento entrano nelle case autocostruite dell’Idroscalo di Ostia: gli abitanti chiedono aiuto al comune ma i responsabili rispondono che non hanno neanche i sacchetti di sabbia per frenare l’allagamento. I media parlano solo dei danni agli stabilimenti balneari. Sit-in all’ambasciata americana contro la presenza dell’Ice ai giochi di Milano-Cortina. Forza Nuova annuncia una grande adunata di neofascisti di tutta Europa per il 14 marzo, con l’Apf e lo slogan “Europa Risorgi!”. L’anno scorso un incontro simile era stato sospeso perché l’hotel St. Martin si era rifiutato di ospitarlo. Il 30 centoventi genitori del liceo Albertelli di Roma mandano una lettera alla preside, all’Ufficio scolastico del Lazio e al ministero: “Basta censura e interventi autoritari nelle scuole. Questa non è la scuola a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie”. Tavolo “partecipativo” intanto sul progetto dei Mercati Generali: un gruppo di abitanti apre uno striscione che dice che prima la convenzione con Hines dev’essere revocata, e poi si partecipa. Il giorno dopo, sabato 31, gli elicotteri, le unità cinofile, le pattuglie e le unità d’élite dei paracadutisti del reggimento Tuscania invadono le case popolari di Nuova Ostia in un ennesimo, inutile e costosissimo blitz contro “lo spaccio”. Le istituzioni continuano a mostrare forza militare per nascondere la loro incapacità urbanistica e amministrativa. Intanto centinaia di persone di tutte le età viaggiano sui pullman, le macchine, i treni, per raggiungere Torino: si manifesta contro lo sgombero di Askatasuna, e contro la militarizzazione della città, delle città, del paese intero. (stefano portelli)
February 2, 2026
Napoli MONiTOR
La parola della settimana. Proiettile
(disegno di ottoeffe) ‘A terra ‘lloc’ è fertile ma volano proiettili aggio fatt’ ‘o sanghe friddo comme fosse ‘o rettile. […] Te fanno fa’ ‘a fine d’e nire ‘mmiez ‘e naziskin, te lassano int’o garage ‘mmiezo ‘e plastiche d’e motorin’. […] (uomodisu, indians) Per la terza volta in pochi mesi un agente del corpo federale americano Ice ha ucciso una persona a Minneapolis in circostanze sconcertanti. L’uomo, trentasette anni, è stato sparato più volte da un militare distante pochi metri fino a che non è stato raggiunto letalmente da un proiettile al petto. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna si è subito affrettato a precisare che l’uomo era armato (capirai che novità, negli Stati Uniti) ma non ha fornito nessun dettaglio – almeno fino al momento della scrittura di questa rubrica – sugli eventi.  Poche ore prima, nell’ambito delle proteste in corso in città contro l’Ice e contro la violenza militare ormai incontrollata, circa cento preti erano stati arrestati all’aeroporto di Minneapolis-St. Paul, dove si trovavano per denunciare la deportazione di alcuni migranti detenuti. Alcuni video mostrano i manifestanti inginocchiati a pregare, poi l’arrivo della polizia, e quindi l’arresto.  Come si evince chiaramente dai suoi scritti, Camilo Torres non intende esaurire la sua azione, approcciando alle problematiche sociali della sua comunità, con la semplice prospettiva caritatevole. La povertà, intesa non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e sociale, necessita, per padre Torres, dapprima della presa di coscienza da parte delle classi deboli, e dappoi dell’impegno attivo e fattivo, per la «presa del potere» da parte del Popolo. […] Sempre nel suo messaggio ai cristiani si legge: «[…] se la beneficenza, l’elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi piani edilizi, ciò che viene chiamato “la carità” non riesce a sfamare la stragrande maggioranza degli affamati, né a vestire la maggioranza degli ignudi, né ad insegnare alla maggioranza di coloro che non sanno, bisogna cercare mezzi efficaci per dare tale benessere alle maggioranze.» Ed è per questi motivi che egli è persuaso, al fine di instaurare e garantire la giustizia sociale, che i cristiani siano obbligati a partecipare alla lotta armata. (giorgio barberis e francesco ingravalle, introduzione a liberazione o morte!, di padre camilo torres) In questi mesi abbiamo saputo tutto dell’agenzia federale americana anti-immigrazione. Ci hanno detto che hanno arrestato un uomo con sua figlia piccola e li hanno trasportati da Minneapolis al Texas, opponendosi tra l’altro all’intervento di un giudice federale che ne aveva ordinato il rilascio. Ci hanno spiegato l’allargamento in termini di numero di agenti e di potere di intervento che gli è stato attribuito dall’amministrazione Trump, e il conflitto tra poteri scatenato dalla sua impunità di fatto. Meno dettagliati appaiono i resoconti delle manifestazioni che si stanno via via diffondendo anche in altre città, in cui non di rado i manifestanti si scontrano fisicamente con i militari e/o con la polizia, come accaduto proprio a Minneapolis dopo il ferimento di un venezuelano che cercava di fuggire ed è stato sparato, per questo, alla gamba.  So’ fernut’ ‘e tiempe ‘e pappa, cacca e nanna, ma qua ann’ d’e miracoli? D’e grazie ‘e Dio? Mo’ ‘o patapata ‘e l’acqua acchiapp’, at’ che grandine. Pallottole vaganti ‘e ‘sti cape vacant’ ca te fanno veni’ ‘o spanteco ‘sti guappe te fanno jitta’ ‘o sanghe. (la famiglia, fuje) Sabato mattina ero in metropolitana in modalità spleen, sotto il diluvio, in ritardo sia per il mio appuntamento che per la parola di questa settimana, quando una signora ha richiamato il suo cane che leccava le scarpe di un altro passeggero – «Bob!». Non credo di aver mai conosciuto nella mia vita un cane che si chiamasse Bob, ma ho conosciuto abbastanza bene, intorno ai vent’anni, Dylan, e mi è venuta così in mente A Hard Rain’s a-Gonna Fall, il cui protagonista ha tra l’altro gli occhi come i miei. La canzone – anzi all’inizio era una poesia, che non avrebbe dovuto essere musicata – è stata scritta durante l’epoca del grande rischio nucleare, ma direi che è buona per tutte le stagioni, con il suo riflettere sulla capacità umana di distruggere tutto ciò ci passa tra le mani, noi stessi compresi.  Ricordavo un verso in cui il figlio dagli occhi blu cammina per la terra desolata, e descrive un mare riempito da proiettili e non da pesci (sicuramente nel mio fanatismo avrò pensato a qualcosa tipo la crisi missilistica e alle armi nucleari che viaggiavano via mare). In realtà leggo che l’espressione usata è pellets of poison, che dovrebbe essere qualcosa tipo “granuli di veleno” che “riempiono le acque”. L’area di Bagnoli […] per cui è prevista una massiccia movimentazione di terreni pesantemente inquinati da Ipa e Ocb, è adiacente al mare del golfo di Pozzuoli. È facilmente prevedibile, che Ipa e Pcb, attualmente relegati nei suoli e nei sedimenti marini, se mobilizzati in area prospiciente il mare, possano diffondervisi. Gli Ipa, combinandosi con il cloro (Cl), producono dei derivati, gli Ipa clorurati, che sono più tossici dei composti d’origine. In particolari condizioni (combustione incompleta) possono formarsi diossine, sostanze notoriamente cancerogene-mutagene. Inoltre, gli stessi Ipa e Pcb, se si combinano con lo stagno (Sn) o il mercurio (Hg), formano sostanze altamente tossiche. […] Ricordiamo un caso di grave inquinamento ambientale prodotto dalla combinazione di composti organici con mercurio, nella Baia di Minimata, Giappone. L’inquinamento, di origine industriale, provocò la malattia di Minamata, scoperta per la prima volta nel 1956, determinò gravi intossicazioni negli abitanti e fece incrementare notevolmente l’incidenza di decessi per cancro nella popolazione della baia (Timothy, 2001). Fu causata dal rilascio, dal 1932 al 1968, di metilmercurio nelle acque reflue da parte dell’industria chimica Chisso Corporation. Il metil-Hg, altamente tossico e cancerogeno, si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia, entrando nella catena alimentare e causando così l’avvelenamento degli abitanti del luogo, inclusi numerosi decessi. […] I danni ambientali e sulla salute della popolazione sono persistiti per decenni e continuano ancora oggi ad avere effetti, anche sociali, sulle comunità locali. (benedetto de vivo e maurizio manno, bonifica di bagnoli: perché è rischioso il dragaggio dei sedimenti marini)  I lavori della vergogna sulla colmata vanno avanti a Bagnoli: i cittadini protestano (c’è un presidio quotidiano a piazza Bagnoli, dalle 17:00), Bassolino e De Luca fanno ammuina, le inchieste giornalistiche si moltiplicano, ma il sindaco-commissario Manfredi non chiarisce le modalità che appaiono davvero grossolane con cui si sta operando su un terreno inquinatissimo, preparandosi a fare ancora peggio sui fondali marini. Intanto, camion carichi di materiale dall’aspetto poco rassicurante se ne vanno a centinaia avanti e indietro da giorni, perdendo polveri in giro per il quartiere. Eppure, ci sono tanti scienziati che in questi anni ci hanno spiegato che il miglior modo per riparare un danno ambientale fatto dall’uomo è usare la natura. E ce ne sono altri, di scienziati, di tutt’altro tipo ma non meno brillanti, che ci hanno raccontato che il modo migliore per fare la cosa migliore è rivoltarsi. Il 7 febbraio ci sarà a Bagnoli una grande manifestazione cittadina.  Battete sulle piazze il calpestio delle rivolte! In alto, catena di teste superbe! Con la piena del secondo diluvio laveremo le città dei mondi. Il toro dei giorni è screziato. Lento è il carro degli anni. La corsa il nostro dio. Il cuore il nostro tamburo. Che c’è di più divino del nostro oro? Ci pungerà la vespa d’un proiettile? Nostra arma sono le nostre canzoni. Nostro oro sono le voci squillanti. Prato, distenditi verde, tappezza il fondo dei giorni. Arcobaleno, dà un arco ai veloci corsieri degli anni. Vedete, il cielo ha noia delle stelle! Da soli intessiamo i nostri canti. E tu, Orsa maggiore, pretendi che vivi ci assumano in cielo! Canta! Bevi le gioie! Primavera ricolma le vene. Cuore, rulla come tamburo! Il nostro petto è rame di timballi. (vladimir majakovskij, la nostra marcia) a cura di riccardo rosa
January 24, 2026
Napoli MONiTOR
La parola della settimana. Classifica
(disegno di ottoeffe) Ci prepariamo per andare a casa e ironizziamo ognuno sulle cinque migliori “canzone 1 – lato A” di tutti i tempi scelte dagli altri (le mie: Janie Jones, dei Clash, da The Clash; Thunder Road, di Bruce Springsteen, da Born to Run; Smells like teen spirits, dei Nirvana, da Nevermind; Let’s get it on, di Marvin Gaye, da Let’s get it on; Return on the grievous angel, di Gram Parsons, da Grievous Angel. (nick hornby, alta fedeltà) Negli ultimi giorni sono stato più volte coinvolto in una pratica che ho a cuore quanto l’insicuro e finto-cinico tassonomo Rob Gordon di Alta fedeltà: fare classifiche. Gli ultimi mesi sono stati peggiori per me o per te? È meglio campare riparando stampanti, facendo la guida turistica o un dottorato all’università? Qual è la top ten degli attaccanti più forti nella storia del Napoli? E dove si colloca Cavani? (In queste settimane circola una bufala sul ritiro del campione uruguagio, all’età di appena trentotto anni: comunque vada lo si ringrazia a nome del calcio per tutto quello che ha fatto). Una classifica un po’ mortificante che ho proposto riguarda la gravità delle varie implicazioni che si porta dietro l’assurdo omicidio commesso da un agente dell’Ice americana (Immigration and Customs Enforcement) ai danni di una donna che aveva provato a intralciare le operazioni di questo vergognoso corpo militare, che agisce per lo più senza alcun freno e nello sprezzo totale di qualsiasi regolamento – il vicepresidente Vance ha detto che l’agente assassino godrà di “totale immunità”, una categoria giuridica conosciuta solo nella sua testa e nei film dell’agente segreto con licenza di uccidere. Nel caso specifico, in cima al podio della gravità ho messo la narrazione ormai pacifica per cui ogni volta che c’è da mistificare qualcosa di scabroso si millanta l’esistenza di un presunto pericolo di “terrorismo interno”, pure se l’azione che si è andata a contrastare è la distribuzione di volantini o l’esposizione di uno striscione colorato tenuto in mano da vecchi e bambini. Rispetto a questa ennesima vicenda di violenza poliziesca ho apprezzato la posizione del sindaco locale, che adeguandosi al livello del dibattito politico negli Usa ha esplicitamente, e più volte, detto agli agenti dell’Ice “di andarsene a fanculo fuori dalla città”. Belli anche i video in cui maestre e professoresse di scuola danno di matto affrontando a muso duro i militari che vogliono andarsi a prendere gli studenti cosiddetti irregolari fin dentro la classe. (credits in nota 1) Questa pratica, a quanto leggo, sembra non essere rara negli ultimi anni negli Stati Uniti. In contrasto a questa operazione vi sono però, per fortuna, numerosi opuscoli, diffusi da Ong e da alcune scuole persino, dal titolo: Know your rights: what to do if Ice comes to your school (“Conosci i tuoi diritti: cosa fare se l’Ice arriva nella tua scuola”). Questa la situazione: In qualità di immigrato, ho il diritto all’istruzione? Sì, tutti gli studenti tra i cinque e i ventuno anni hanno il diritto a un’istruzione pubblica gratuita dalla scuola primaria alla secondaria (K–12), indipendentemente dallo status di immigrazione. Secondo l’American Civil Liberties Union: “Tutti i bambini che vivono negli Stati Uniti hanno il diritto a un’istruzione pubblica gratuita”. L’Ice può portarmi via dai locali scolastici? Non di norma. Secondo il Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York, l’Ice non può portare uno studente fuori dai locali scolastici né interrogarlo senza il permesso del genitore o tutore dello studente, tranne nei casi in cui abbia un mandato valido oppure quando è stato commesso un reato all’interno della proprietà scolastica. Sono obbligato a rispondere agli agenti dell’Ice? No, hai il diritto di rimanere in silenzio. Secondo l’Immigrant Legal Resource Center, tutti i bambini, indipendentemente dallo status di immigrazione, hanno il diritto di rimanere in silenzio nelle interazioni con l’Ice. Se un agente dell’Ice cerca di parlarti a scuola o durante un evento scolastico, non parlare con lui. Avvisa immediatamente un agente per la sicurezza scolastica, il/la preside o un insegnante. (da: mobilization for justice – traduzione mia) (da vd news) Tornando alle classifiche, mi segnalano l’uscita giovedì di un articolo del Mattino che riporta i dati sui Daspo (prescrizione nata per le manifestazioni sportive, ma ormai estesa a numerosi altri ambiti come la movida, le manifestazioni politiche, o utilizzata per punire comportamenti “anomali” nel corso dei cosiddetti “grandi eventi”, la vendita ambulante irregolare di merci e altro) comminati nel 2025 dalla questura di Napoli. Sono 379: il che vuol dire che a quasi quattrocento napoletani sono stati imposti limiti alla libertà di movimento in base a provvedimenti frutto nel migliore dei casi di una indagine poliziesca, senza passare per la magistratura. Il solito Del Gaudio si preoccupa di condividere con i propri lettori il suo stupore nel ritrovare in classifica non solo parcheggiatori e ambulanti, ma “finanche” gente “rispettabile” come studenti e professionisti. Non solo accattoni o sbandati del sabato sera, dunque, a leggere le storie che si celano dietro Daspo urbani e sportivi. Avanzano gli insospettabili. Non mancano studenti o lavoratori, finanche esponenti del mondo delle professioni. […] Studenti, qualche colletto bianco, imprenditori: sono quelli che sono stati segnalati per condotte tutt’altro che irreprensibili. (leandro del gaudio, il mattino) Passa p’o cazzo d’e classifiche, d’e sbirri, d’e tossici razzisti comme Vasco Rossi! ‘E scoppio ‘ncuollo po’ pareo, papà nun sta dint’all’assemblea d’a Società Italiana Autori Editori (co’sang, intro) (credits in nota 2) Un topos della musica leggera contemporanea è il livore verso il mercato, i manager e le classifiche, responsabili dello scadimento della produzione musicale internazionale (in realtà qualche anno dopo aver scritto queste invettive la maggior parte degli autori si ritrova invischiata fino al collo dentro queste cose, ma c’è poco da colpevolizzarli: perché proprio loro dovrebbero andare avanti a cereali con l’acqua e spese nei discount, quando tutto il mondo procede compatto nella direzione opposta?). Un passaggio chiave sul rapporto tra musicisti e mercato sta dentro Have a cigar, brano scritto nel ’75 dai Pink Floyd, che racconta il momento in cui il giovane artista/la band protagonista del disco si trova davanti per la prima volta i manager di una grossa casa discografica. I boss si entusiasmano per la canzone appena lanciata (“Uscirete con un album | Lo dovete alla gente”), gli prospettano grandi guadagni (“Ti abbiamo detto il nome di questo gioco? | Noi lo chiamiamo ‘cavalcare il treno dei soldi facili’”), gli parlano delle charts (“Avete visto le classifiche?”). Dopo avergli ripetuto che la band è davvero fantastica – sinceramente, that’s what I think, gli chiedono, a proposito: “Ma chi di voi è Pink?”. a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Una professoressa di Chicago impedisce agli agenti dell’Ice di entrare nella propria classe ² Gianni Morandi racconta di alcune telefonate con Fabrizio De Andrè dopo il successo della canzone Si può dare di più
January 11, 2026
Napoli MONiTOR
Rewind Roma, dicembre 2025 # La fine del Giubileo: si chiude una porta, si apre una stazione
(disegno di peppe cerillo) La porta santa della basilica di San Pietro si chiude tra l’invasione Usa del Venezuela e le minacce all’Iran e alla Danimarca, mentre Israele lascia intenzionalmente morire due milioni di persone a Gaza, e le deportazioni di massa si avvicendano più o meno ovunque. È l’influenza del messaggio cristiano nel mondo. Ripercorriamo l’ultimo mese del Giubileo della Misericordia 2025 nella sua (e nella nostra) capitale. Il 4 dicembre manifestazione al Campidoglio contro la svendita dei mercati generali al gruppo texano Hines, mentre dentro si commemorava il sociologo Enrico Pugliese, morto il 28 novembre. Intanto un emendamento al bilancio modifica la proprietà dell’ospedale Forlanini sul Gianicolo, chiuso dal 2015, con l’obiettivo di cederlo al Vaticano. Il 5 a Torpignattara presidio antifascista contro il corteo dei neonazisti di Forza Nuova, a cui la questura nega il permesso a manifestare. Ai Parioli i carabinieri trovano due poliziotti in uniforme che compravano cocaina nella macchina di un pusher. Gli studenti delle superiori manifestano contro la violenza di genere dopo il caso della “lista stupri” al liceo Giulio Cesare. Un ciclista ucciso da un’auto sull’Aurelia. Il 6 a Castel Sant’Angelo si inaugura Atreju, festa della giovanile di Fratelli d’Italia: gli eredi di Michael Ende, creatore del personaggio Atreju, chiedono all’organizzazione di non usare quel nome. La notte una ragazza di ventitré anni viene violentata da un gruppo di uomini vicino alla metro Jonio. L’8 arrestato un primario del Sant’Eugenio che prendeva tangenti dalle cliniche private per mandarci i pazienti in dialisi. Il 9 torna Zelensky: incontra Meloni e Schlein, poi va a Castel Gandolfo dal Papa. Due incidenti mortali in strada, all’alba a Trastevere, poi a Malafede. Il 10 manifestazione al Tufello per la ragazza violentata a Jonio. Sciopero generale l’11; incidente mortale a Porta Portese, il guidatore scappa lasciando il passeggero intrappolato nella macchina. Il 12 il sindaco dedica il Ponte dell’Industria (Ostiense) a San Francesco, per l’occasione definito “uomo-ponte”. Poi trasforma l’ufficio del Giubileo in “ufficio della Partecipazione e dei Quartieri”. Il 13 una banda di ladri all’Appio Claudio lancia una Panda contro Mediaworld e scappa col bottino. Abbattuti cinquanta tigli all’Eur: dovevano essere centocinquanta ma sono stati ridotti dopo le proteste degli abitanti. Il 14 è il Giubileo dei detenuti, ultimo evento dell’anno santo; si chiude anche Atreju, con un discorso di Meloni che attacca Francesca Albanese e dichiara solidarietà a La Stampa (dopo l’azione di protesta a Torino). Continuano le udienze per l’imprenditore Mirko Pellegrini, “Mr. Asfalto”, che da dieci anni pagava mazzette e pranzi a funzionari e politici romani (soprattutto Pd) per evitare i controlli sull’asfalto scadente delle strade. Il 15 si formalizza il passaggio al Vaticano del Forlanini, un enorme bene pubblico trasferito a uno stato estero.  La Fondazione Hind Rajab denuncia alla procura di Roma un militare israeliano in vacanza a Roma, accusato di crimini internazionali: l’Italia non dovrebbe lasciarlo uscire dal suo territorio. E invece esce. Dopo tredici anni, finalmente il 16 aprono le stazioni della Metro C di Colosseo e Porta Metronia, collegando tutta Roma Est al centro storico. Migliaia di romani e romane visitano incantate le architetture insolite e l’allestimento archeologico alla stazione di Colosseo. Il sindaco annuncia che Fontana di Trevi sarà a pagamento, e che presto inizieranno i lavori per lo stadio di Pietralata. Il 17 un consiglio comunale del Municipio X discute la grande opera progettata sull’altra sponda, il mastodontico porto crocieristico della Royal Caribbean a Fiumicino. Intanto il sindaco crea un nuovo ufficio che non promette nulla di buono: “Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti”. Il 18 ci sono ancora due incidenti mortali sulle strade, i primi dopo l’entrata in vigore del nuovo codice della strada di Salvini: uno a Bracciano e uno a Fiumicino. Nella sala stampa del Vaticano si presenta il discorso per la Giornata della pace: il papa denuncia il riarmo e la militarizzazione della società, nonché le ingerenze dei produttori di armi, condannando l’uso nazionalista della religione come “blasfemia”. Tutti contenti, ma non cambia nulla. Intanto il preside del liceo Righi manda a tutti i docenti una circolare infarcita di Bibbia e Torah, infischiandosene della laicità della scuola. Il 20 un ragazzo di origine montenegrina viene accoltellato al Trullo in una faida tra vicini. Il 21 l’aeroporto di Fiumicino annuncia il superamento della soglia dei cinquanta milioni di passeggeri in un anno. All’alba del 22 in un incidente di auto vicino ad Acilia muore una ragazza di ventisette anni, lasciando due figli piccoli. Lo sgombero di Askatasuna a Torino sembra annunciare altri sgomberi di occupazioni a Roma, tra cui Spin Time e Forte Prenestino. Il 24 iniziano le chiusure delle quattro porte sante: finisce il Giubileo, un tempo festa della remissione dei debiti, oggi solo una lunghissima e pomposa cerimonia infarcita di discorsi generici che i media italiani ritrasmettono acriticamente. il 25 chiude la prima porta, quella della basilica di Santa Maria Maggiore, dove sarebbero custodite le reliquie della Sacra Culla di Gesù, con una preghiera “per i poveri”; il 27 quella di San Giovanni in Laterano, la prima chiesa costruita a Roma: il Cardinale Vicario, alla presenza del Sindaco, blatera della necessità di “prendersi cura di tutti”. Intanto la polizia fa un raid razzista contro i commercianti arabi di Centocelle. Il 28 chiude la porta santa di San Paolo: l’arciprete insiste che “la speranza non delude”, ma già il giorno dopo i carabinieri di Colleferro sfilano con la fanfara nell’outlet di Valmontone celebrando l’arma e facendo giocare i bambini alla guerra. Il 30 diverse personalità dello spettacolo diffondono una petizione contro lo sgombero di Spin Time, dichiarando che il palazzo “non è un centro sociale occupato, non è un luogo di propaganda politica, non produce illegalità, non è mai stato coinvolto in disordini sociali”. Il 31 a Acilia muore un uomo di sessantatré anni per i botti, un petardo gli stacca un braccio. Il 1 gennaio 2026 trecento persone fanno il bagno di capodanno sulla spiaggia di Capocotta a Ostia; un nuovo tuffatore fa il salto di Capodanno nel Tevere. Iniziano quattro giorni di pioggia quasi ininterrotta: il 2 per il maltempo una nave urta la banchina del porto di Civitavecchia, mentre a Ostia sequestrano nove chili di cocaina con il logo della Juventus. Il 4 ci sono strade allagate, ponti chiusi, linee ferroviarie sospese, e crolla un pino su via dei Fori Imperiali. Presidio contro l’imperialismo sotto la pioggia davanti all’ambasciata Usa, dopo il sequestro di Maduro. Il 5 manifestazione antimilitarista e antimperialista a piazza Barberini. Il 6, finalmente, si chiude anche la porta santa di San Pietro, con un’omelia in cui il Papa invita a tenere “aperta la porta della misericordia”. Rimangono aperte anche le due nuove fermate della metro, per fortuna, ma anche tutti i cantieri che continuano a cementificare Roma; rimangono aperte tutte le nuove opportunità di profitto create per il capitale finanziario, e anche i “poteri speciali” per il sindaco per autorizzare nuove speculazioni. Finisce il Giubileo della speranza; e finisce anche la speranza che con tutti i soldi stanziati per il Giubileo la città sarebbe potuta diventare migliore. (stefano portelli)
January 6, 2026
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La parola della settimana. Porta
(disegno di ottoeffe) Devo ammetterlo: Aldo Cazzullo mi è simpatico. La sua faccia mi rasserena, o comunque quando la vedo non sento il prurito che mi attraversa il corpo se per errore mi compaiono sullo schermo i suoi colleghi paladini della sinistra democratica (da de Gregorio a Telese nessuno escluso, passando per Gruber e Gramellini, senza nemmeno contare Fazio e questo Scanzi che mi ricorda quegli accademici che studiano i movimenti sociali ma non hanno mai attacchinato un manifesto in vita loro – prendo in prestito l’espressione da -gr). La settimana scorsa stavo guardando Una giornata particolare, che sarebbe un buon programma se non fosse per alcuni excursus no-sense sulla base di associazioni di idee discutibili, in cui si dà voce a gente discutibile – tipo Farinetti sul vino o Lino Banfi sulla morte, in una puntata sui misteri della Bibbia. Farinetti e Saviano a parte (compariva anche lui ovviamente, su Sodoma e Gomorra…), ho scoperto che uno dei fatti mitologico-religiosi a cui si appigliano gli ebrei per giustificare i loro presunti diritti sulla Palestina risale alla colonizzazione dei Cananei da parte degli Israeliti (1200 avanti Cristo, più o meno): questi ultimi, infatti, sarebbero stati autorizzati a soggiogare la popolazione a ovest del Giordano alla luce non solo della promessa di Yahveh, che gli aveva indicato quella terra, ma anche di una maledizione fatta da Noè a suo figlio Cam, e a suo nipote Canaan, dal momento che il primo, dopo aver trovato il genitore a dormire nudo e ubriaco lercio in una tenda, non l’aveva coperto con un lenzuolo. (l’ebrezza di noè, di michelangelo buonarroti – cappella sistina, roma) Nel Libro di Giosuè, uno dei cosiddetti “libri storici” dell’Antico Testamento (in realtà è documentato che ci siano scritte un sacco di fandonie), si racconta la conquista della città di Ai, in terra di Canaan: su precisa indicazione del Signore, gli Israeliti attirano gli abitanti locali nel deserto per battagliare, facendo contemporaneamente entrare altri uomini in città, non appena le porte rimangono sguarnite. Quelli di Ai videro che il fumo della città si alzava verso il cielo.[…] Giosuè e tutto Israele videro che quelli dell’agguato avevano conquistato la città e che il fumo si era levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini di Ai. Anche gli altri uscirono dalla città contro di loro, e così i combattenti di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli da una parte e dall’altra. Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco. […] Quando gli Israeliti ebbero finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai, che li avevano inseguiti in campo aperto nel deserto, e tutti fino all’ultimo furono passati a fil di spada, tutti gli Israeliti rientrarono in Ai e la colpirono a fil di spada. Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutta la popolazione di Ai. […] Giosuè incendiò Ai, riducendola a una collina di rovine per sempre […]. Fece appendere il re di Ai a un albero, fino alla sera. Al tramonto comandò che il suo cadavere fosse calato giù dall’albero e lo gettarono all’ingresso della porta della città. (libro di giosuè, capitolo 8) Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto impegniamo il nostro tempo a fare cose inutili, tipo preoccuparci di cosa gli altri pensano di noi, o di quello che dicono i leader di uno dei partiti più insopportabili della storia del parlamento. Eppure, seguendo una serie di associazioni di idee tipo Una giornata particolare mi sono ritrovato a fare un conteggio, e ho scoperto che negli ultimi trent’anni avrò passato più o meno centocinquantamila minuti (circa centocinque giornate) a difendere una porta, attaccandone raramente un’altra. (credits in nota 1) A mia discolpa va detto che la decisione la presi per caso, quando avrò avuto più o meno otto anni. In quel periodo l’allenatore mi schierava testardamente all’ala destra, finché in una partita in cui non avevamo nemmeno un difensore mi spostarono dietro e le cose cominciarono ad andare meglio. Sliding doors, lo chiamano gli anglofoni dalla fine degli anni Novanta (grazie a un iconico film che diede un senso figurato a un’espressione che significava altro), indicando un momento apparentemente insignificante che può cambiare il corso dei fatti, o la vita di una persona. Le porte scorrevoli, in linguaggio politico, sono infatti porte (e poltrone) di altro genere: l’espressione fa riferimento al passaggio di un alto esponente istituzionale ai vertici di aziende private che agiscono nello stesso campo in cui egli aveva operato fino a poco prima come attore pubblico. Il più irritante […] è stato quello dell’ex ministro degli interni, Marco Minniti, che ha assunto la presidenza dalla nuova fondazione Medi Or promossa dal gruppo di tecnologie militari Leonardo […]. Parole chiave: difesa, sorveglianza, intelligence, confini, tradotte nello statuto Medi Or in formazione e scambio culturale con i paesi africani e medio orientali. Minniti aveva lasciato il seggio di deputato del Pd alla Camera alla fine del mese di febbraio 2021 per andare a presiedere la nuova fondazione di Leonardo, ex Finmeccanica, partecipata dallo Stato che opera nei settori di difesa, aerospazio, sicurezza. […] Il caso più recente è quello di Andrea Urbani, che a luglio 2022 ha lasciato l’incarico di direttore generale della programmazione del ministero della salute, per andare a ricoprire il ruolo di amministratore delegato dell’IRCCS San Raffaele di Milano, uno dei maggiori ospedali privati italiani con un fatturato annuo vicino a due miliardi di euro, come già avevano fatto altri ex ministri: Angelino Alfano, presidente del Gruppo ospedaliero milanese San Donato dal 2019 e – ancor più grave per il suo ulteriore ruolo come governatore della Lombardia, regione che rappresenta un Eldorado per la sanità privata in Italia […] – Roberto Maroni, entrato nel Cda del San Donato nel 2020. (enzo ferrara, altronovecento) (credits in nota 2) Forse è un po’ banale, ma per preparare la rubrica di questa settimana dovevo mettermi a riascoltare i Doors. Mi è servito almeno, il latrato di Edip-orrison – che voleva farla finita uccidendo il padre e andando a letto con la madre –, per impormi un obiettivo per questo nuovo anno: pensare (citando il mitico Yogi Barra: consiglio a tutti la sua storia) che non è finita finché non è veramente finita. Buon 2026 a tutti i lettori. a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Zdenek Zeman asfalta Massimo Mauro dopo un Napoli-Cagliari (3-3) del 2014 ² Sara Grattogi sull’ennesimo scandalo all’ospedale privato San Raffaele di Milano, Uno Mattina News, 10 dicembre 2025
January 4, 2026
Napoli MONiTOR