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Cosa sappiamo del viaggio del capo della CIA a Mosca
A due giorni dalla visita del direttore della CIA nella capitale russa, il vero obiettivo della missione resta ancora avvolto nel mistero, alimentato dalle versioni contrastanti filtrate da Washington e Mosca. Secondo i media americani, John Ratcliffe avrebbe portato un avvertimento a non mettere alla prova la NATO, in particolare sul fianco baltico. Donald Trump ha invece minimizzato definendo il viaggio «semi-routine», aggiungendo che «potrebbe venirne fuori qualcosa di buono», perché gli Stati Uniti stanno «lavorando sodo per porre fine a questa guerra». Una spiegazione che non chiarisce, tuttavia, perché per consegnare quel messaggio sia stato mobilitato personalmente il capo della CIA in una delle missioni più insolite degli ultimi anni. A rendere ancora più difficile decifrare il viaggio è ciò che emerge dalle indiscrezioni americane. Secondo il Wall Street Journal, l’intelligence statunitense avrebbe rivisto al rialzo il rischio che Putin possa tentare di testare direttamente la capacità di reazione della NATO, soprattutto nell’area baltica: non necessariamente con un’invasione su larga scala, ma attraverso incursioni territoriali, cyberattacchi, sabotaggi o altre operazioni ibride sufficientemente aggressive da costringere l’Alleanza a decidere se e come reagire. Una valutazione che modifica almeno in parte le precedenti previsioni americane, secondo cui Mosca avrebbe evitato di provocare direttamente la NATO finché impegnata nella guerra in Ucraina. Sullo sfondo rimane anche l’ipotesi di una nuova mobilitazione russa dopo le elezioni. Ma quello della NATO potrebbe essere stato soltanto uno dei dossier affidati a Ratcliffe. CBS e Politico riferiscono, infatti, che il direttore della CIA avrebbe esortato la Russia a ridurre il suo sostegno militare ed economico all’Iran e avrebbe prospettato nuove sanzioni qualora lo Stretto di Hormuz non venisse riaperto al traffico marittimo. Su un punto, intanto, Mosca ha fatto chiarezza. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che Ratcliffe ha incontrato funzionari dei servizi di sicurezza russi, ma non Vladimir Putin, che sarebbe stato comunque immediatamente informato dell’esito dei colloqui. Giovedì è arrivata anche la conferma di Sergey Naryshkin, direttore del Servizio di intelligence estera russo (SVR): «L’incontro ha avuto luogo e non c’è nulla di insolito», ha dichiarato ai giornalisti. La natura della missione sembra del resto emergere anche dalle sue modalità. Ratcliffe è arrivato a bordo di un Boeing C-17A Globemaster III dell’aeronautica statunitense, partito dalla Joint Base Andrews e transitato da Riga; il volo era rintracciabile attraverso i normali servizi di monitoraggio e, dopo l’atterraggio a Vnukovo, a Mosca è stato avvistato anche un corteo di auto diplomatiche americane. Una visita discreta, dunque, ma tutt’altro che invisibile, e sufficientemente breve da suggerire agli osservatori una missione destinata soprattutto a consegnare un messaggio, più che ad aprire un vero negoziato. Il precedente, peraltro, è significativo: nel novembre 2021 l’allora direttore della CIA William Burns era stato inviato a Mosca per mettere in guardia la Russia contro un’invasione dell’Ucraina. Che Washington considerasse la missione particolarmente delicata emerge anche dalle precauzioni prese prima dell’arrivo di Ratcliffe. Secondo fonti citate dalla stampa americana e ucraina, Washington aveva informato Kiev dell’arrivo della delegazione e chiesto di limitare temporaneamente gli attacchi contro Mosca, San Pietroburgo e altre aree settentrionali della Russia. Il Kyiv Independent riferisce che Kiev avrebbe accettato di sospendere gli attacchi contro le due città tra il 24 e il 26 agosto. A rendere ancora più singolare la giornata moscovita è stata la contemporanea presenza nella capitale russa di Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, che ha incontrato Sergei Lavrov ribadendo la disponibilità della Santa Sede a offrire i propri «buoni uffici» per favorire una soluzione della guerra in Ucraina. Due missioni formalmente distinte e senza collegamenti accertati, ma svoltesi quasi in parallelo: da una parte il capo della CIA, dall’altra il responsabile della diplomazia vaticana. A infittire ulteriormente il quadro è poi emersa un’anomalia nella numerazione dei decreti presidenziali russi. Sul portale ufficiale degli atti giuridici, dopo il decreto 604 del 24 agosto compaiono il 25 agosto i numeri 608, 609 e 610. Il salto nella numerazione ha portato The Moscow Times e altre testate a sostenere che i numeri 605, 606 e 607 corrispondessero a tre decreti non pubblicati e, dunque, secretati, ipotesi contestata da fonti russe secondo cui i documenti sarebbero invece consultabili. Mentre Washington manda il capo della CIA a Mosca, a Kiev si allarga un nuovo fronte interno. Dall’inchiesta anticorruzione “Forrest Gump” è riemerso il nome di Timur Mindich, ex socio di Zelensky nella società televisiva Kvartal 95 e oggi latitante in Israele. Secondo quanto sostenuto in aula dalla Procura specializzata anticorruzione (SAPO), Mindich avrebbe fornito parte del denaro contante destinato all’operazione con cui furono raccolti e riciclati 150 milioni di grivne, circa 2,9 milioni di euro, utilizzati per pagare la cauzione dell’ex ministro Herman Halushchenko. Gli inquirenti sostengono che i fondi, di presunta origine illecita, sarebbero stati fatti transitare attraverso operazioni fittizie e la banca pubblica Sense Bank per trasformarli in denaro apparentemente lecito. Le accuse sono ancora da provare in giudizio, ma il nome di Mindich costituisce ormai un filo che attraversa tre grandi inchieste dell’ultimo anno – “Midas”, “Dynasty” e “Forrest Gump” – arrivando all’ex vicecapo dell’Ufficio del presidente Iryna Mudra. Un elemento che rende ancora più fragile il quadro politico ucraino proprio mentre la diplomazia sembra spostarsi, almeno in parte, fuori da Kiev. 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August 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Se la Cia è l’ultima spes…
Nel mondo delle spie nulla è come appare. Anzi, quel che “deve” apparire è un risultato voluto, cercato con ostinazione e determinazione. Deve coprire altro, ma nessuno può dire con certezza cosa sia. E qui cascano sempre dal pero i “dietrologi” che, disponendo dei pochi e slegati indizi messi a […] L'articolo Se la Cia è l’ultima spes… su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
Cia e Vaticano in missione a Mosca
Una missione di cui non si sa nulla, contemporanea a quella del “ministro degli esteri” del Vaticano, Paul Richard Gallagher (ma è inglese…), che ieri si è incontrato con il suo omologo Lavrov. Della seconda missione sappiamo che la parola d’ordine è “questa guerra [in Ucraina, ndr] deve finire”. Che, […] L'articolo Cia e Vaticano in missione a Mosca su Contropiano.
August 26, 2026
Contropiano
Un gruppo segreto della CIA per Cuba
La CIA ha creato un gruppo operativo segreto su Cuba per intensificare la pressione su L’Avana, rivela il The New York Times, secondo cui la nuova struttura consentirà di indirizzare rapidamente verso il fronte cubano maggiori risorse finanziarie, tecniche e di personale. “L’obiettivo del gruppo è creare una frattura all’interno dell’élite politica cubana, per spingerla a sostituire i dirigenti più anti-statunitensi con leader più pragmatici, pronti ad accettare le richieste di Trump”. Il gruppo comprende già agenti impegnati nel reclutamento di spie, analisti, specialisti in operazioni informatiche e ufficiali responsabili di operazioni segrete di influenza. L’amministrazione Trump ha inoltre assegnato a Cuba il massimo livello di priorità nel sistema dei compiti di intelligence nazionale degli Stati Uniti. L’isola è stata ora inclusa nella categoria “Priority 1” – insieme a Cina, Russia e Iran. Dopo di ciò, i servizi segreti degli Stati Uniti hanno iniziato a intensificare l’attività di intelligence, compreso l’uso di satelliti e altri mezzi tecnici. “Le informazioni di intelligence raccolte aiuteranno i militari statunitensi ad aggiornare le opzioni di azione contro Cuba, se Trump dovesse decidere di percorrere questa strada,” osserva il New York Times. Dalla Casa Bianca stanno pensando per Cuba a una soluzione in stile venezuelano. Starebbero valutando di sostituire l’attuale dirigenza del governo cubano con persone più inclini a rispettare le decisioni prese a Washington, qualcosa di simile a quello che sta avvenendo a Caracas, dove l’attuale governo è sempre più inginocchiato di fronte allo Zio Sam. Resta da capire il modo in cui vorrebbero procedere. Un’azione militare che decapiti il governo cubano e che metta al suo posto dei burattini, aumentare le pressioni sulla popolazione con ulteriori sanzioni sperando nella sommossa popolare, il tutto nella consueta indifferenza dei Paesi occidentali? Minacce che non vengono minimamente messe in discussione dai vassalli di Washington, che invocano un giorno e l’altro pure il rispetto del diritto internazionale da parte di Russia, Cina, Iran e degli altri Paesi che non si sono venduti agli Stati Uniti, ma che mettono la testa sotto la sabbia quando a violare palesemente ogni regola internazionale è il loro padrone. Insomma, alla Casa Bianca decidono che un governo deve essere sostituito e nessuno ha il coraggio di opporsi. Questo è il nostro democratico mondo, dove uno decide e gli altri si voltano dall’altra parte. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
August 6, 2026
Pressenza
Come Cuba subì l’azione politica dei neofascisti italiani
I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra. Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA. Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi. Alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista. L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale: * Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere e stabilì legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Piano Condor. * Orlando Bosch, fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami e collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale. * Luis Posada Carriles, altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabana Habana, nel 1997. https://www.swissinfo.ch/ita/cuba-morto-posada-carriles-terrorista-anticastrista/44140098 * Michael Townley, agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani(compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo. Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio, terrorista e collaboratore di giustizia italiano, appartenente al gruppo neofascista di Ordine Nuovo. Fu il primo pentito dello stragismo italiano: «Unico autore giuridicamente riconosciuto della strage di piazza Fontana, ma con il reato prescritto, grazie alle attenuanti per la collaborazione». [Lib. 8/1/2006]. Condannato, reo confesso ma con pena prescritta, per concorso nella strage di piazza Fontana, nonché coinvolto anche nella strage di piazza della Loggia, Digilio entrò nella rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto, col nome in codice Erodoto (già usato dal padre), nell’ambito del programma di arruolamento di fascisti e anticomunisti promossa dalla CIA e dai servizi segreti italiani. Operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana. Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione nei sequestri e torture in Cile, in Argentina e in altre zone del Sud America. Queste alcune delle operazioni conosciute: * L’Operazione Condor (o Plan Cóndor) è stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi. L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA. * Il Vertice di Bonao (1976). Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica * L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976). Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina * L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975). In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami   (da Viva Cuba Libre)   Fonti: https://www.cespi.it/it/ricerche/osservatori/osservatorio-america-latina-caraibi/focus/neofascisti-italiani-nellamerica https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/87497/1/Stragliotto_Davide.pdf https://arcadia.sba.uniroma3.it/bitstream/2307/40482/1/TESI%20RUGGIERO.pdf > L’attentato a Bernardo Leighton – Intervista a Vito Ruggiero https://it.granma.cu/mundo/2016-03-28/posada-carriles-e-altri-terroristi-hanno-inaugurato-il-nuovo-museo-della-brigata-di-playa-giron   Redazione Italia
June 27, 2026
Pressenza
Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia
Per decenni, una storia ombra è stata cancellata dai libri di testo americani: la verità che la forza d’invasione della Baia dei Porci della CIA non si è sciolta dopo il fallimento del 1961, è mutata. I 1.500 commando anti-Castro, addestrati e attrezzati dall’Agenzia, sono tornati a Miami non come […] L'articolo Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia su Contropiano.
June 7, 2026
Contropiano
Raul Castro, Trump e un vecchio ricatto
“Clinton, attento al ricatto elettorale degli anticastristi”. Il 28 febbraio 1996, su “L’Unità“, Gianni Minà faceva chiarezza su cosa era veramente successo in occasione dell’abbattimento dei Cessna per i quali gli Usa, oggi, vogliono incriminare Raul Castro. di Gianni Minà   Bill Clinton ha scelto solo misure amministrative per rispondere sull’abbattimento da parte di un Mig dell’aviazione militare cubana di
I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina
È prevedibile che da qui a estate inoltrata toccherà ad assistere a una serie corposa di “rivelazioni” su porcate, raggiri, azioni criminali e assassini, perpetrati da passate amministrazioni americane in giro per il mondo e, in particolare, in Europa orientale e Repubbliche centroasiatiche. Il Partito Repubblicano ha un disperato bisogno […] L'articolo I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Washington prepara la guerra contro Cuba
Il 20 maggio 2026, giorno dell’indipendenza cubana, dagli Stati Uniti sono partite due operazioni simultanee contro Cuba. La prima: l’incriminazione annunciata dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro Raúl Castro per i fatti del 1996 legati a Hermanos al Rescate. La seconda: il videomessaggio di Marco Rubio rivolto al popolo cubano, costruito con il linguaggio dell’“aiuto umanitario”, ma intriso della solita retorica coloniale con cui Washington tenta da decenni di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Non è una coincidenza. È una strategia politica coordinata. Da una parte criminalizzare la direzione storica della Rivoluzione cubana; dall’altra tentare di presentare gli Stati Uniti come “salvatori” del popolo cubano dopo aver contribuito per oltre sessant’anni al suo strangolamento economico. Rubio ha annunciato 100 milioni di dollari di “aiuti” da distribuire tramite ONG e Chiesa cattolica, accusando la direzione cubana della crisi economica dell’isola. Ma questa è forse la menzogna più oscena. Perché Rubio appartiene precisamente a quell’apparato politico che ha dedicato la propria esistenza all’asfissia economica di Cuba. È parte della macchina che sostiene il blocco, le sanzioni finanziarie, il sabotaggio energetico, l’isolamento bancario e le misure coercitive contro il popolo cubano. Prima strangolano un paese e poi si presentano con gli “aiuti”. Prima producono scarsità e poi accusano il socialismo della fame che loro stessi contribuiscono a creare. Rubio parla di diritti umani, ma il suo intero percorso politico è legato ai settori più aggressivi dell’estrema destra cubano-americana di Miami, cresciuta storicamente all’ombra della CIA, della guerra fredda, delle operazioni clandestine e dell’industria milionaria dell’anticastrismo. Dietro la retorica morale di Rubio esiste infatti un universo politico fatto di lobby, finanziamenti opachi, reti di potere e personaggi storicamente associati a corruzione, narcotraffico, riciclaggio e terrorismo anticubano. L’estrema destra di Miami non è nata come movimento democratico: è nata come continuazione politica, economica e criminale dei settori che dopo il 1959 persero privilegi, affari e controllo sull’isola cubana. Rubio è l’erede diretto di quella struttura. Non è un caso che durante la sua carriera sia stato coinvolto in numerose polemiche su fondi occulti, spese personali con denaro politico, relazioni con ambienti corrotti del Partito Repubblicano della Florida e protezioni costruite dentro il sistema di potere miamense. Non è un caso che figure vicine alla sua ascesa politica siano finite travolte da scandali di frode, riciclaggio e corruzione. E non è un caso che la sua carriera sia cresciuta proprio dentro quell’ambiente storico dove per decenni si sono intrecciati affari, politica, servizi d’intelligence, mafia anticastrista e denaro sporco. Eppure oggi Washington pretende di presentarlo come volto “democratico” della libertà. L’ipocrisia raggiunge il livello massimo proprio sul caso Hermanos al Rescate. Gli Stati Uniti raccontano la storia come se si fosse trattato di innocenti voli civili abbattuti senza motivo. Ma il Governo Rivoluzionario cubano ha ricordato che tra il 1994 e il 1996 furono denunciate oltre 25 violazioni deliberate dello spazio aereo cubano, comunicate ufficialmente agli organismi internazionali e alle stesse autorità statunitensi. Cuba avvertì pubblicamente che non avrebbe tollerato ulteriori provocazioni. Washington lo sapeva. E lasciò che accadesse. Perché l’obiettivo non è mai stato salvare vite. L’obiettivo era provocare Cuba. Creare incidenti. Alimentare tensioni. Costruire martiri mediatici utili alla propaganda anticubana. Lo stesso Governo cubano ha ricordato che gli Stati Uniti ignorarono deliberatamente gli avvertimenti ufficiali inviati alle proprie autorità e permisero che dal proprio territorio continuassero ad agire gruppi ostili contro Cuba. Ed è qui che emerge il vero nodo politico: gli Stati Uniti accusano Cuba di “violazione dei diritti umani” mentre continuano a sostenere guerre, occupazioni, sanzioni e operazioni di destabilizzazione in mezzo mondo. Con quale autorità morale Washington parla di diritti umani? Il paese di Guantánamo. Il paese dell’Iraq. Dell’Afghanistan. Della Libia. Dei colpi di Stato in America Latina. Delle sanzioni economiche che affamano i popoli. Rubio accusa Cuba di essere una minaccia. Ma Cuba non invade paesi. Cuba non possiede centinaia di basi militari sparse nel mondo. Cuba non fonda la propria economia sull’industria bellica. Cuba non esporta guerre. Cuba manda medici. Cuba manda insegnanti. Cuba manda vaccini. Cuba forma gratuitamente studenti stranieri provenienti dai paesi più poveri del pianeta. Questa è la differenza storica che l’impero non riesce a sopportare: gli Stati Uniti esportano guerra; Cuba esporta solidarietà. Anche chi non condivide il socialismo cubano dovrebbe comprendere una verità elementare: nessun tribunale statunitense, nessun Marco Rubio e nessun governo straniero hanno il diritto di decidere il destino del popolo cubano. Perché quando un impero pretende di stabilire quali paesi abbiano diritto alla sovranità e quali no, il problema non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il futuro stesso del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. L’incriminazione contro Raúl Castro non è giustizia. È guerra politica. È propaganda imperiale travestita da legalità. È il tentativo disperato di criminalizzare una Rivoluzione che, nonostante blocco, terrorismo, sabotaggi, isolamento e sessant’anni di aggressioni, continua a non piegarsi davanti a Washington. E forse è proprio questo che gli Stati Uniti non riescono a perdonare a Cuba: il fatto che una piccola isola assediata abbia avuto più dignità, più coraggio e più umanità di un impero intero. Perché l’impero può comprare governi, finanziare campagne mediatiche, imporre sanzioni, fabbricare accuse e minacciare il mondo con la propria potenza militare. Ma davanti a Cuba continua a fallire nel punto essenziale: non è riuscito a piegarla, non è riuscito a farla obbedire, non è riuscito a metterla in ginocchio. Ed è per questo che continua ad attaccarla. Perché Cuba rappresenta tutto ciò che l’impero teme di più: un popolo che, nonostante fame, isolamento e aggressioni, ha scelto di restare sovrano invece di diventare servo. i di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Federica Cresci Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista Redazione Italia
May 21, 2026
Pressenza