#nowar #Trapani #Birgi avamposto per le operazioni di intelligence #NATO
pro#Ucraina
Di Antonio Mazzeo. - Rischierati in Sicilia i grandi aerei radar E-3A #AWACS per
concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza
delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.
https://www.stampalibera.it/2025/12/22/trapani-birgi-avamposto-per-le-operazioni-di-intelligence-nato-proucraina/?fbclid=IwY2xjawO2Kk1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeXMow8euyvzY8UP4i5CXNx2Szg9J2c33MacNsHp_xknYyiYHASe6e28cqFU0_aem__ejER4RRQ-oCX6pLIt5kzA
Tag - Birgi
Sicilia, piattaforma di guerra nel Mediterraneo
La Sicilia storicamente è stata una terra di importanza cruciale per il
controllo del Mediterraneo e delle aree limitrofe. Già dall’antichità chi
esercitava il dominio sull’isola aveva la possibilità di controllare le vie di
traffico, sia civile che militare, fra oriente, occidente e costa settentrionale
dell’Africa.
Di importanza fondamentale è stato il ruolo della Sicilia nel secondo conflitto
mondiale, con la sua appendice nell’isola di Pantelleria. La Sicilia
fu un’importante base militare, sia per l’Aeronautica militare italiana che per
la Luftwaffe tedesca. La presenza sul suolo siciliano di 19 aeroporti e 12 campi
di fortuna militari (Birgi, Milo, Chinisia, Gerbini, Trapani, Boccadifalco,
Comiso, Catania, Pantelleria….) ha caratterizzato gran parte della guerra nel
Canale di Sicilia, condizionando i trasporti, gli approvvigionamenti e i
rifornimenti civili e militari fra l’Europa e l’Africa.
Dai suoi numerosi aeroporti decollavano gli aerei che bombardavano Malta, la
Tunisia e scortavano i convogli dei rifornimenti per il fronte dell’Africa
settentrionale. Per questo motivo, fin dal dicembre 1941 la presenza di comandi
e reparti della Luftwaffe tra Catania e Ragusa e nel Trapanese fu alta.
Durante la Seconda guerra mondiale le città della Sicilia furono soggette a
pesanti e ripetuti attacchi aerei contro i quali non erano adeguatamente
protette. Fu soprattutto Palermo a subire attacchi pesanti per un lungo periodo
di tempo: oltre al porto, l’obiettivo primario delle incursioni, anche il centro
storico fu colpito più volte, causando gravi danni a numerosi e importanti
monumenti ed edifici storici.
Ancora oggi la posizione strategica della Sicilia ci porta a dover affrontare il
grave problema che assegna alla nostra isola il ruolo di base strategicamente
pericolosa per fini bellici, un’isola che serve militarmente agli altri,
soprattutto trampolino di lancio per i raid aerei verso la Libia e i Paesi
vicini.
È davvero pesante la situazione che si vive nell’isola, a causa dell’eccessiva
proliferazione di installazioni militari statunitensi, diventata fuori
controllo, tanto che la Sicilia può essere ormai definita la portaerei americana
nel Mediterraneo.
Sigonella, Augusta e Trapani costituiscono i punti focali di tutte le più
importanti esercitazioni terrestri e aeronavali.
Non sappiamo, inoltre, se in queste basi esistano depositi di ordigni atomici,
ma è nota la presenza dei droni Global Hawks a Sigonella, dei sottomarini
nucleari USA ad Augusta, mentre non è facile sapere l’uso che si fa del sistema
di comunicazione MUOS dentro la base americana di Niscemi.
La base Nato più importante e strategica è la Naval Air Station di Sigonella. Si
trova nella piana di Catania e da qui opera la componente aerea della Marina
statunitense: si tratta del principale hub per le operazioni americane nel
Mediterraneo. La Base aerea di Sigonella è adiacente e dipendente da una base
dell’Aeronautica Militare Italiana (sede del 41° Stormo AntiSom). La base si
compone di due sezioni (NAS I e II) a circa 16 km ad ovest della città di
Catania ed a 39 km a sud del vulcano Etna.
La base di Sigonella ospita, inoltre, la Naval Air Station Sigonella (abbreviata
in NAS Sigonella o NASSIG) della Aviazione di marina statunitense, è utilizzata
anche per operazioni della NATO ed è sede del “Comando Alliance Ground
Surveillance” (NAGSF). Ospita anche assetti di Eunavfor Med Irini.
Sigonella è la principale base terrestre della US Navy nel Mediterraneo
centrale, hub logistico e operativo per la Sesta Flotta e per le operazioni
NATO. Ospita il programma Alliance Ground Surveillance e droni Global Hawk.
La base militare di Sigonella è, dunque, un hub strategico per tutte le
operazioni militari statunitensi nel Mediterraneo, essa supporta tutte le
operazioni della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo. Inoltre, Sigonella
ospita la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), un sistema di ricezione e
trasmissione satellitare per prevedere e governare il lancio di missili
balistici.
Il Comando NATO Alliance Ground Surveillance (AGS), è strettamente collegato al
MUOS (Mobile User Objective System), sistema satellitare avanzato localizzato
all’interno della sughereta di Niscemi, utilizzato dalle forze armate
statunitensi nel Mediterraneo. Il MUOS fornisce servizi indispensabili di
comunicazione a banda larga per le forze armate statunitensi e NATO e
rappresenta un importante assetto strategico per le forze armate statunitensi
nel Mediterraneo.
Dalla Sicilia gli Americani guidano i Droni e le operazioni militari in Ucraina,
in Medio Oriente e nel Mediterraneo, dalla Sicilia arriva un supporto
fondamentale a tutte le azioni di guerra e di morte degli USA e dei loro
alleati.
La Base di Sigonella e il MUOS rendono la Sicilia bersaglio strategico per le
forze che si oppongono alla follia sanguinaria di Israele, follia sostenuta da
America e Unione Europea.
Oltre Sigonella e Niscemi c’è la base navale di Augusta (Sr) approdo e supporto
logistico per la Marina USA. La base navale di Augusta e quella di Messina sono
inserite nel programma di ammodernamento per adattarle agli standard delle
flotte della NATO.
Altri due aeroporti militari sono quello di Pantelleria e quello di
Trapani-Birgi. L’aeroporto dell’isola di Pantelleria assume grande importanza
strategica per la sua posizione al centro del canale di Sicilia, esso è sede di
un Distaccamento aeroportuale dell’Aeronautica Militare alle dipendenze del 37°
stormo di Trapani-Birgi.
L’aeroporto di Trapani-Birgi, situato tra Misiliscemi e Marsala, è la sede del
37° stormo. Birgi è stato usato già nel 1999 e nel 2011 per scopi bellici. Nel
1999 da Birgi partivano i bombardieri per colpire la Serbia durante la guerra
del Kosovo, in modo analogo è stato usato nel 2011 per bombardare la Libia
durate la guerra contro il regime della Jamahiriya Araba Rivoluzionaria con
l’operazione Odyssey Dawn. Oggi il 37° stormo è dotato dei moderni Eurofighter
Typhoon, secondi solo ai nuovi F35. Birgi entro il 2028 verrà trasformato in
un polo di addestramento globale della NATO per i caccia bombardieri F-35. La
struttura, secondo quanto annunciato, diventerà il più grande centro al mondo
insieme a quello già operativo in Arizona, rappresentando un nodo strategico per
l’Alleanza Atlantica nel Mediterraneo.
A queste basi già operative possiamo aggiungere anche la dismessa base
missilistica di Comiso (Rg), oggi aeroporto civile, che in brevissimo tempo
potrebbe essere riconvertito in base militare.
Comiso, Sigonella, Birgi, Niscemi sono stati e rimangono obiettivi principali
del movimento antimilitarista siciliano, italiano e internazionale.
Per una Sicilia libera dalle servitù militari la chiusura delle basi militari in
Sicilia, e il loro smantellamento, è uno degli obiettivi strategici del
movimento contro il Riarmo, contro le guerre, contro il crescente militarismo.
Renato Franzitta
Pace, vertenzialità, territori: è tempo di convergenze
Si è tenuto ieri a Palermo di fronte il palazzo della giunta regionale a piazza
Indipendenza un presidio di lavoratrici e lavoratori di diversi settori
(trasporti, industria, edilizia, scuola ed altri), al quale hanno partecipato
anche gli studenti, il presidio delle donne per la pace e l’ANPI, per contestare
la finanziaria regionale che, in linea con quanto imposto da Trump e accettato
da Bruxelles e governo italiano, vorrebbe stanziare ingenti cifre ( si parla di
oltre 250 milioni di euro) per spese militari.
Si intenderebbe potenziare gli aeroporti militari di Sigonella (Catania), Birgi
(Trapani), ampliare l’impianto Muos di Niscemi (Caltanissetta) e convertire
l’aeroporto civile di Comiso (Ragusa) in funzione militare, sottraendo queste
cifre alla necessità di adeguare sanità scuola e trasporti al diritto ad una
vita dignitosa per i Siciliani, da troppo tempo costretti ad una fruizione
minimale e assolutamente insufficiente di tali servizi.
Importante sottolineare che questa mobilitazione è stata preparata da
un’assemblea convocata il giorno prima dalla CGIL alla quale sono stati invitati
il sindacalismo di base e le strutture di movimento segnando, secondo chi
scrive, una svolta epocale nelle relazioni tra questi soggetti suffragata dalla
necessità di convergere sull’obbiettivo prioritario per tutt3 di fermare il
genocidio in Palestina, i venti di guerra in Europa, e non solo, e la corsa agli
armamenti con il conseguente e ulteriore taglio dei servizi e dei salari.
In piazza tanti gli interventi a microfono aperto, dal segretario regionale
della CGIL alla rappresentante degli studenti medi, dal coordinatore regionale
della Confederazione Cobas alla rappresentante del presidio delle donne per la
pace, a tanti e tante che hanno sottolineato proprio la necessità di connettere
la tensione etica e morale che ha mobilitato milioni di persone contro il
genocidio in Palestina alla necessaria quotidianità delle vertenze per il
reddito, contro la privatizzazione dei servizi e in difesa dei territori.
La guerra e la corsa agli armamenti trovano spazio nel bombardamento mediatico
che oggi vuole convincerci che produrre armi sia il modo migliore per superare
la crisi e armarsi serva a mantenere la pace (Si vis pacem para bellum). Queste
pericolosissime idiozie vanno smontate nelle piazze come nei luoghi di lavoro e
nei territori, con la partecipazione, con il blocco della produzione e delle
infrastrutture così come milioni di persone in tutta Italia hanno fatto il 22
settembre e il 3 ottobre.
La corsa agli armamenti determinerebbe nell’immediato un ulteriore impoverimento
di una popolazione già fortemente provata da disoccupazione e continui tagli ai
servizi pubblici e in prospettiva aumenterebbe i pericoli di guerra in un’area
come quella del Mediterraneo, già carica di tensioni internazionali.
Buona la partecipazione, alcune centinaia di persone, considerando che
l’iniziativa è stata organizzata in un paio di giorni e che in contemporanea era
prevista un’assemblea ProPal alla quale comunque in parecchi ci siamo recati
terminato il presidio.
Resta ovviamente la necessità, ma anche la volontà degli organizzatori e dei
partecipanti, di dare seguito a questa iniziativa coinvolgendo più persone,
strutture di movimento, associazioni per ricreare sulla scia di questa
sacrosanta indignazione popolare, un rinnovato protagonismo del mondo del lavoro
e della produzione sociale. Cambiare è possibile, lottare è necessario. SE NON
ORA QUANDO?
Sergio Riggio
Stop rearm Sicily
Oggi pomeriggio, 14 ottobre 2025, alle ore 16.00 si svolgerà a Palermo un sit in
davanti alla sede dell’Assemblea e della Presidenza Regionale, in piazza
Indipendenza, per contestare il bilancio in approvazione che prevede la spesa di
280 milioni per la difesa.
Sono previsti: l’ingrandimento degli aeroporti militari di Sigonella, base Nato
in provincia di Catania, e Birgi, nel trapanese; l’ampliamento dell’impianto
Muos (antenne satellitari) nella sughereta di Niscemi (Caltanissetta) e la
conversione dell’aeroporto di Comiso, nel ragusano, da civile a militare. A
Comiso si svolsero nei primi anni Ottanta le lotte contro l’installazione dei
missili nucleari, organizzate, tra gli altri, da Pio La Torre e dal collettivo
femminista La Ragnatela.
L’appuntamento di oggi pomeriggio è stato fortemente voluto dai movimenti
pacifisti e antimilitaristi cittadini, tra i quali il Presidio di donne per la
pace, dai sindacati confederali e dai Cobas, non solo per opporsi alla crescente
militarizzazione del territorio e della società e al conseguente degrado
ambientale, ma anche per sottolineare come quei milioni sarebbero più
proficuamente investiti in istruzione, sanità e trasporti meno inquinanti.
A seguire, alle 18.30, si terrà la consueta assemblea settimanale di Solidarietà
con la Palestina a santa Chiara, che stavolta, oltre a fare il punto sulla
cosiddetta “pace”, preparerà anche il corteo che venerdì 17 alle ore 18 si
concentrerà a piazza Sant’Antonino, vicino alla Stazione Centrale, per muovere
da lì verso la fabbrica di morte della Leonardo spa nel quartiere Guadagna.
“Blocchiamo tutto: contro le fabbriche di morte, la nostra resistenza è vita”,
questo l’incitamento degli organizzatori, pacifisti e antimilitaristi senza
sigle di partito.
Redazione Sicilia