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Quale futuro per i piccoli Comuni italiani
Oltre il 57% dei residenti nei piccoli Comuni vive in realtà con meno di 3.000 abitanti e più di 1 milione di persone risiede in Comuni sotto i 1.000 abitanti, dove le condizioni di fragilità demografica e organizzativa risultano più accentuate. Il peso dei piccoli Comuni varia significativamente da Regione a Regione: in Valle d’Aosta il 73 per cento della popolazione vive in piccoli centri, in Molise il 51,9%, in Trentino-Alto Adige il 40,9 per cento. In termini assoluti, Lombardia e Piemonte concentrano insieme oltre 3,3 milioni di residenti nei piccoli Comuni. All’opposto, l’incidenza è più contenuta in Puglia (5,6 per cento), Toscana (7,4), Lazio ed Emilia-Romagna (7,6). Sono alcuni dei dati del dossier ANCI “Le persone che vivono nei piccoli Comuni”, presentato durante i recenti Stati Generali dei Piccoli Comuni (Roma, 19-20 febbraio). La condizione di “piccolo Comune” non coincide automaticamente con quella di fragilità, ma i dati mostrano criticità rilevanti. Sono 867 i piccoli Comuni (15,7 per cento del totale) classificati con livelli massimi o molto alti di fragilità secondo l’Indice di Fragilità Comunale Istat. In questi territori vivono oltre 1,4 milioni di persone, con una concentrazione significativa nel Mezzogiorno e in alcune aree del Centro Italia. Sul piano territoriale, i piccoli Comuni presentano una quota media di superficie a rischio frane pari al 10,3 per cento, oltre il doppio rispetto ai Comuni di dimensione maggiore. Anche l’accessibilità ai servizi essenziali – sanità, istruzione, mobilità – rappresenta uno dei principali fattori distintivi, legato alla distanza dai poli di offerta e alla dispersione insediativa. Accanto alle fragilità, emergono però elementi di forza strutturale. Nei piccoli Comuni: il consumo di suolo è nettamente più basso (6,6 per cento contro una media nazionale del 10 per cento); la quota di aree protette è più elevata (18,5 per cento); si concentra circa il 47 per cento della potenza nazionale installata da fonti rinnovabili (34.721 MW su 74.303 MW); è custodito il 93 per cento delle specialità alimentari tipiche italiane. I piccoli Comuni rappresentano dunque una componente decisiva del capitale naturale ed energetico del Paese. Sul fronte demografico, l’indice di dipendenza è elevato (69,9 per cento), segno di un forte invecchiamento e di una ridotta base attiva. Più marcata è la debolezza del capitale umano: il 36,9 per cento della popolazione tra 25 e 64 anni possiede un titolo di studio non superiore alla scuola media, quota più alta rispetto ai Comuni maggiori. Il tasso di occupazione (65,6 per cento) è tuttavia in linea con la media nazionale. Anche sul piano migratorio il quadro è articolato: l’incidenza delle migrazioni nette nei piccoli Comuni è lievemente positiva (+1,1 per mille), e in quasi un piccolo Comune su due il saldo migratorio interno è positivo. Nel 38,7% dei casi il saldo totale della popolazione risulta positivo, a dimostrazione che lo spopolamento non è un destino inevitabile né uniforme. La densità delle unità locali di industria e servizi è allineata invece a quella delle altre fasce dimensionali. La fragilità emerge invece nella qualità del tessuto produttivo: nei piccoli Comuni è più alta la quota di addetti impiegati in unità a bassa produttività (11,2 per cento), segno di imprese mediamente più piccole, meno innovative e con minore capacità di generare valore. Nonostante le criticità strutturali, i livelli di soddisfazione per la vita nei piccoli Comuni risultano in linea o superiori alla media nazionale per relazioni familiari e amicali, lavoro, tempo libero e vita complessiva. Fragilità strutturali e benessere percepito convivono negli stessi territori. È questa la questione centrale per le politiche pubbliche: rafforzare ciò che già funziona – coesione sociale, qualità ambientale, attrattività – e intervenire sulle debolezze strutturali, a partire da accessibilità ai servizi, capitale umano e capacità amministrativa. I piccoli Comuni non sono una periferia del sistema Paese, ma una sua componente strategica. Le politiche nazionali devono riconoscerne il peso demografico, territoriale ed energetico, assumendoli come leva per uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’Italia.  “Il futuro dei piccoli Comuni, si legge nei documenti elaborati durante gli Stati generali, si gioca sulla capacità di mantenere un equilibrio dinamico tra stabilità e innovazione. Da un lato, è imprescindibile garantire solidità amministrativa, continuità ed efficienza nell’erogazione dei servizi essenziali, nonché un adeguato presidio e la sicurezza del territorio; dall’altro, occorre cogliere e valorizzare le opportunità offerte dall’innovazione, dalla sostenibilità e da nuove forme di attrattività economica e sociale, capaci di rafforzare competitività e coesione. (…)” (https://www.anci.it/i-position-paper-sviluppati-dai-laboratori-tematici-del-progetto-piccoli-durante-gli-stati-generali/).   Qui il dossier dell’ANCI “Le persone che vivono nei piccoli Comuni”: https://www.anci.it/wp-content/uploads/2026/02/Dossier-Persone-finale-1-1.pdf.    Giovanni Caprio
March 4, 2026
Pressenza
Non così piccoli. La diffusione del gioco d’azzardo online nei piccoli Comuni italiani
Sul gioco d’azzardo i dati si fanno di anno in anno sempre più allarmanti, ma – anziché tentare di arginare il fenomeno, educare sui rischi e contrastare la crescita dei disturbi da gioco d’azzardo – si decide semplicemente di nascondere la polvere sotto al tappeto, facendo progressivamente sparire dalla circolazione la gran parte dei dati di dettaglio dell’azzardo in Italia. Dal 2020 non possono essere pubblicati i dati comunali e provinciali delle slot machines, per motivi incomprensibili. E nel tempo l’Agenzia Dogane e Monopoli – ADM – ha esteso, senza supporti normativi, il divieto al restante gioco fisico e, quest’anno, anche al gioco online nell’85% dei Comuni italiani, quelli al di sotto dei 10.000 abitanti. Ma, grazie all’On. Merola e all’On. Vaccari, che hanno fornito i dati, è stato possibile per Federconsumatori, Fondazione Isscon – Istituto Studi Sul Consumo e Cgil costruire la seconda edizione del Report “Non così piccoli. La diffusione dell’azzardo online nei piccoli Comuni italiani”. I dati parlano da soli: in molti dei 3.142 Comuni analizzati (con popolazione tra 2.000 e 9.999 abitanti, pari a circa il 40% dei Comuni italiani), la diffusione del gioco online è fortemente sospetta, in particolare in alcune regioni del Sud. Tra questi sono 116 i Comuni in “crisi acuta d’azzardo”, dove l’azzardo online è più che doppio rispetto alla media nazionale. Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente si registra un “curioso” crollo del giocato in quelli che erano i primi due Comuni in classifica: Anguillara Veneta (da 13.073 euro giocati nel 2023 a 2.018 euro nel 2024, con una diminuzione del -85%) e Calliano (da 12.749 euro a 677 euro, -95%). Segno evidente di come questo “semplice” report sia utile per tracciare la mappa delle sospette attività illecite e sia in grado di spostarne le geografie. La classifica del 2024 dei piccoli Comuni vede in testa, a livello regionale, la Campania, con 3.045 euro giocati pro capite nel solo online; poco al di sotto troviamo la Calabria, con 2.910 euro, e la Sicilia, con 2.895. La classifica dei Comuni si apre con Lacco Ameno (NA), nell’Isola d’Ischia, dove ogni cittadino nel 2024 ha giocato online 12.492 euro, oltre 1.000 euro al mese (con una crescita del 62% rispetto al 2023, e del 351% rispetto al 2022). A poca distanza, da tutti i punti di vista, segue un Comune da tempo ai primi posti: Capri(NA), che fa registrare un giocato di 10.393 euro pro capite, ai quali sarebbe utile aggiungere i vistosi numeri dell’azzardo fisico, purtroppo vietati alla pubblicazione. Al terzo posto il Comune di Mairano (BS) con 10.374 euro giocati, in crescita del 250% nell’arco di un biennio. Seguono Nociglia (LE) con 10.165 euro, Gravedona e Uniti (CO) con 9.275 euro per ogni cittadino nella fascia 18-74 anni. Vengono poi alcuni Comuni calabresi – Stefanaconi (VV), Curinga (CZ) e Gerace (RC) – e siciliani, come Monterosso Almo (RG) e Balestrate (PA). La provincia di Brescia, oltre a Mairano, registra anche la presenza di Polaveno e Moniga del Garda (che però dimezza il giocato), con giocate triple rispetto alla media nazionale. “Segnaliamo la forte presenza nella classifica, sottolineano  Federconsumatori, Isscon e Cgil, delle anomalie dei piccoli Comuni, di diverse realtà di interesse turistico: dal Sud alla Liguria, al Lago di Garda al Lago di Como. La presenza di turisti può influire sull’azzardo fisico, ma è del tutto ininfluente per l’azzardo online; l’ipotesi è, quindi, che in queste realtà una parte del ricavato del turismo, quello che sfugge ai radar della legge, sia riciclata nell’azzardo online”. Estendendo la classifica, invece, a tutti i Comuni italiani sopra i 2.000 abitanti, resta saldamente al primo posto Castel San Giorgio (SA), con ben 18.045 euro giocati pro capite. A influire su questo andamento e sulla crescita del gioco contribuisce anche il sostanziale superamento del divieto di pubblicità dell’azzardo, subdolamente sostituito da un’inefficace, costosa e poco credibile campagna sul cosiddetto “gioco responsabile”. Basta guardare una partita di calcio in TV per capire quanto sia rilevante ormai la sponsorizzazione delle aziende dell’azzardo, tanto da mettere in secondo piano il gioco vero, quello che si disputa in campo. “Dai dati “occultati” e vietati, all’oscura mappa del gioco online, al progressivo allentamento delle misure di contrasto alla crescita del gioco: è necessario analizzare – propongono Federconsumatori, Isscon e Cgil – tutti questi fenomeni, strettamente correlati, per poter tracciare la un bilancio sociale dell’azzardo in Italia, nelle sue regioni, nei piccoli e nei grandi Comuni. Conoscere esattamente i dati e le dinamiche che li determinano è il primo passo per arginare un fenomeno che continua a creare danni sociali ed economici sempre più allarmanti nel nostro Paese. È il passo che ci aspettiamo da un governo responsabile, attento ai bisogni dei cittadini, specialmente quelli più fragili, e determinato nel voler combattere fenomeni criminali ed evasione. Ribadiamo la nostra richiesta di totale trasparenza, rendendo disponibili tutti i dati dell’azzardo, nessuno escluso”. Qui il Rapporto “Non così piccoli. La diffusione del gioco d’azzardo online nei piccoli Comuni italiani”: https://files.cgil.it/version/c:Mzc2ZGE1NmItMjQzNS00:ZDczNmY0MWMtOTcxZi00/Report_azzardo_piccoli_comuni_Edizione2.pdf. Giovanni Caprio
October 13, 2025
Pressenza