Lisa Perrin / Donne e veleni
In Italia stiamo forse sviluppando un’ossessione per il true crime? A ben
guardare forse sì. In particolare, negli ultimi due anni in libreria sono
arrivati moltissimi saggi e romanzi che prendono spunto da fatti di cronaca o
podcast per creare un caso letterario. Rebelle edizioni cavalca quest’onda
narrativa pubblicando La lega delle avvelenatrici che raccoglie molte biografie
di donne famose per i loro metodi poco ortodossi nel liberarsi di qualcuno a
loro sgradito. Lisa Perrin, autrice e illustratrice del volume, spiega nella
doverosa introduzione di non volersi erigere a esperta del tema ma che anche lei
appassionata di cronaca nera come tanti altri lettori è rimasta colpita e
affascinata dal tema veleno, tanto da voler approfondire con studi e ricerche
l’argomento e questo volume ne rappresenta il risultato.
Partiamo con qualche dato e altre piccole curiosità: secondo il rapporto del
Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sulle tendenze di omicidi dal 1980
al 2008 il 39.5% degli assassini per veleno sono donne mentre il restante 60.5%
sono uomini. Ma questo dato si riferisce a tempi a noi più prossimi. Se facciamo
un passo indietro l’idea che le donne del XIX secolo considerate gli angeli del
focolare, incarnazione di passività e obbedienza, potessero sconvolgere così
l’ordine sociale era terribile. A partire dal 1800 era sorprendentemente facile
procurarsi sostanze tossiche nel Regno Unito e negli Stati Uniti, basti pensare
all’arsenico venduto come veleno per topi e in trappole per mosche, ma presente
anche in cosmetici, carta da parati, tessuti e giocattoli. Era economico, facile
da reperire, incolore, insapore e inodore. I sintomi? Erano simili a malattie
comuni all’epoca ed era difficile da riscontrare in caso di autopsia il che lo
rendeva il veleno ideale. Un altro dato interessante è quello relativo ai
cronisti – molto spesso uomini – che raccontavano queste storie portando con sé
pregiudizi e una propria soggettività. Da qui ne nasce una sorta di
discriminazione: quasi tutte le avvelenatrici riscontrate dall’autrice durante
le sue ricerche sono bianche. Era davvero così oppure le persone di colore non
avevano sufficiente rilevanza per essere menzionate? Medesimo discorso per la
questione LGBTQ+ per cui molti registri non riferiscono di storie di persone che
fuoriescono dalle convenzioni di genere tradizionali.
Il volume è suddiviso in varie sezioni, la cronologia tossica che racconta a
tappe la storia del veleno, un breve e interessante abbecedario delle principali
piante, animali ed elementi chimici velenosi, le sezioni divise in base alla
motivazione principale che spingeva queste donne ad avvelenare, e in fondo un
indice analitico che raccoglie le fonti utilizzate per la realizzazione del
volume. Molti nomi risulteranno sconosciuti ai più e le loro storie faranno
vacillare anche il più ferreo sostenitore della giustizia senza sfumature ma
ricordiamo che tralasciando il fascino che queste vite trasmettono occorre
contestualizzare il fatto, leggere con mente aperta e un pizzico di compassione.
Riflettiamoci un istante: se fossero vissute in un altro contesto avrebbero
comunque commesso questi omicidi?
Il volume si presenta in una veste impreziosita da decori dorati e verde
smeraldo, e le bellissime e dettagliate illustrazioni di Lisa Perrin lo
caratterizzano maggiormente, unica pecca i refusi che purtroppo sono parecchi.
Molto spesso giudichiamo senza conoscere i fatti e questo libro offre
l’occasione di scoprire molti dettagli curiosi. Tra i nomi più famosi ci sono
Cleopatra, Giulia Tofana e Lucrezia Borgia ma scopriamo anche i retroscena di
storie complesse e crudeli come quelle di Mary Ann Cotton che incassava i premi
assicurativi sulla vita, Catherine Monvoisin a cui aveva chiesto aiuto Madame de
Montespan amante di re Luigi XIV, Belle Gunness che ha forse la biografia più
particolare e macabra, Amy Archer-Gilligan che uccideva per soldi gli anziani
della sua casa di riposo, Jane Toppan l’infermiera che uccideva i suoi pazienti,
e molte altre ancora. Proviamo a immedesimarci per un istante: vivevano in una
società in cui la loro parola non contava, gli uomini che le vedevano come una
minaccia al loro potere le zittivano e decidevano per loro. Nei loro panni
davvero non avreste minimante considerato la possibilità del veleno come via
d’uscita?
L'articolo Lisa Perrin / Donne e veleni proviene da Pulp Magazine.