Tag - neo-colonialismo

Ebola e il neocolonialismo sanitario degli Usa
Washington ha ottenuto da Nairobi la disponibilità a ospitare una struttura di quarantena destinata a cittadini Usa che provengono dalla Repubblica Democratica del Congo e che potenzialmente sarebbero esposti al virus di Ebola. Una scelta che ha provocato proteste popolari, ricorsi alla magistratura e accuse di neocolonialismo sanitario. Il diritto alla salute, infatti, è un bene universale, non una merce da negoziare secondo il peso economico o geopolitico. Se la tutela della salute è un diritto umano, non può trasformarsi in una sorta di esportazione del pericolo verso chi dispone di minori strumenti per far sentire la propria voce. Per questo le proteste dei cittadini kenyani non riguardano soltanto la paura del contagio. Esprimono il rifiuto di una logica antica e mai del tutto scomparsa: quella per cui i Paesi ricchi decidono e quelli poveri subiscono. Una logica che ricorda, in forme nuove, rapporti di dominio che il mondo dovrebbe avere archiviato da tempo. La lotta contro Ebola richiede piuttosto cooperazione internazionale, condivisione delle responsabilità e solidarietà. Non può basarsi sull’idea che alcuni popoli siano chiamati a sopportare rischi che altri non intendono assumere. La dignità umana non conosce confini e la vita di un kenyano vale quanto quella di un americano.   Redazione Italia
June 9, 2026
Pressenza
Gli Usa e «Il metodo Giacarta»
Patrizio Paolinelli (*) sul libro di Vincent Bevis. La rinuncia all’etica e lo spirito del capitalismo Sarà per il clima culturale che c’è oggi in Italia ma è passato praticamente sotto silenzio un libro umanamente e politicamente sconvolgente: «Il metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo» (Einaudi,
January 25, 2026
La Bottega del Barbieri
533° anniversario della “scoperta”, ovvero colonizzazione, del continente americano
L’incisione disegnata dal tipografo tedesco Théodore de Bry (1528-1598) raffigura il fatto storico accaduto nel 1500 sull’isola caraibica di Santo Domingo: l’arresto di Cristoforo Colombo e dei suoi fratelli, suoi complici… Questa vicenda memorabile merita di venire ricordata il 12 ottobre 2025, cioè nel 533° anniversario della “scoperta dell’America”, che è la data spartiacque tra il medioevo e l’epoca moderna e la giornata in cui negli USA si celebra il Columbus Day e in molti posti, anche tante località italiane, si onora la figura del navigatore ligure che condusse la storica impresa, ovvero alla guida della prima flotta europea approdata nel continente americano. In cambio della conquista dei domini coloniali insignito governatore dei territori che aveva assoggettato al regno spagnolo, e da lui amministrati insieme ai suoi fratelli Giacomo e Bartolomeo, Cristoforo Colombo fece strage degli indigeni, perciò i fratelli Colombo vennero accusati, quindi indagati e arrestati, poi processati e, giudicati colpevoli, rimossi dall’incarico di rappresentanza della corona spagnola. Ad accertare le loro responsabilità nel massacro era stato un inquisitore, Francisco de Bobadilla, ufficiale dell’esercito spagnolo e cavaliere in due ordini militari, l’Ordine di Calatrava e l’Ordine di Alcántara. Inviato nella colonia per verificare la veridicità dei fatti, Bobadilla raccolse molte testimonianze, che trascrisse nel documento esaminato dai giudici per stabilire la corrispondenza tra i fatti e le accuse rivolte contro il governatore della colonia e i suoi assistenti, i suoi due fratelli. Siccome il “rapporto Bobadilla” su cui si basava la sentenza andò perso, nella memoria storica sono stati rimossi e ignorati anche l’arresto, il processo e la destituzione di Cristoforo Colombo, così la memoria collettiva ha dimenticato il ricordo della figura storica del despota nel 1500 condannato colpevole di una carneficina allora considerata un reato perché l’uccisione dei sudditi disonorava e ledeva i sovrani e oggi considerata un crimine contro l’umanità. Il rinvenimento di una copia autenticata del “rapporto Bobadilla” ha dimostrato la fondatezza delle prove esaminate dai giudici spagnoli 500 anni fa… … prove analoghe a quelle in questi anni raccolte nel rapporto di Global Witness Radici di resistenza, che documenta gli omicidi delle persone che in molti paesi del mondo, in particolare in America Latina, lottano contro imprese multinazioni e regimi autoritari che usurpano gli indigeni dei territori per sfruttarne le risorse naturali, e nel “rapporto Albanese” e nella documentazione sottoposta alla Corte Penale Internazionale per valutare le responsabilità di Benjamin Netanyahu e dei governanti come lui responsabili delle operazioni militari compiute dalle forze armate israeliane e delle azioni violente commese dai coloni israeliani nei territori popolati dai palestinesi. Maddalena Brunasti
October 12, 2025
Pressenza