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ROJAVA: COSA PREVEDE IL CESSATE IL FUOCO TRA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA E DAMASCO? COME CI SI È ARRIVATI?
Oggi, lunedì 2 febbraio 2026, in Siria sono stati compiuti i primi passi per implementare sul terreno l’accordo di cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi dal cosiddetto governo di transizione di Damasco e dall’Amministrazione autonoma del Rojava. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di offensiva su larga scala da parte delle milizie di Al Jolani e di resistenza da parte delle Forze Democratiche Siriane. L’accordo prevede un cessate il fuoco permanente, con l’allontanamento di entrambi gli eserciti dalla linea del fronte, e una road map per l’integrazione delle strutture militari e civili costruite dalla rivoluzione confederale all’interno dello stato siriano. Secondo il testo, le Forze democratiche siriane verrano integrate dal Ministero della Difesa siriano in blocco, come brigate che si occuperanno della difesa del cantone di Cizire (Heseke, Qamishlo, Derik) e del cantone dell’Eufrate, quello di Kobane. Anche le Ypj, le Unità di protezione delle donne, non dovranno sciogliersi, anche se su questo punto le trattative sulle modalità di integrazione sono ancora in corso. Le Forze democratiche siriane non potranno entrare nelle città di Heseke e Qamishlo, ma dovranno limitarsi alle basi fuori città. Così come non vi potranno entrare le truppe di Al Jolani/Al Sharaa. La sicurezza interna delle città sarà garantita dalle forze di sicurezza interna dell’Amministrazione autonoma (Asayish), che verranno integrate dal Ministero dell’Interno di Damasco. Sul piano civile l’intesa prevede il passaggio della gestione di alcune infrastrutture (come i pozzi petroliferi e l’aeroporto di Qamishlo) e dei confini (Semalka, con la regione del Kurdistan in Iraq, e Nusaybin, con lo stato turco) a Damasco, con il mantenimento dei funzionari e dipendenti dell’Ammministrazione autonoma, cui verrà garantito il mantenimento del posto di lavoro. Le istituzioni dell’autogoverno, organizzate da 14 anni secondo il modello del confederalismo democratico, non verranno sciolte e continueranno a svolgere le loro funzioni. In base all’accordo, inoltre, i diplomi e i certificati rilasciati dalle istituzioni educative dell’Amministrazione autonoma saranno riconosciuti dal governo centrale. In questa cornice oggi, lunedì 2 febbraio, un primo contingente di truppe del cosiddetto governo di transizione siriano è entrato – in maniera simbolica e sotto la supervisione delle Forze democratiche siriane – nella grande città di Heseke. Il centinaio di uomini di Damasco, spiegano le Forze democratiche siriane, se ne andranno non appena avranno portato a termine il proprio incarico di supervisione delle prime fasi dell’accordo. Lo stesso dovrebbe accadere domani a Qamishlo. “A questo accordo si è arrivati con la Resistenza. Per un anno Al Jolani ha cercato di imporre una debacle totale alle conquiste della rivoluzione. La resistenza sul terreno e la mobilitazione generale, in Kurdistan e in Europa, di queste settimane hanno fatto capire al regime e i suoi padrini occidentali che non avrebbe conquistato le regioni a maggioranza curda con la stessa facilità con cui ha preso le regioni a maggioranza araba del sud dell’Amministrazione autonoma”, commenta Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Ovviamente è un compromesso: oggi la rivoluzione è abbastanza forte da non accettare meno di questo, ma non è abbastanza forte da ottenere di più”, aggiunge Berera. “Il fatto che l’accordo venga implementato e rispettato è tutto da vedere, perché è stato stipulato con un nemico tra i più feroci. Non è detto che lo stato siriano mantenga la parola data. L’unica garanzia sono la mobilitazione generale della società del Rojava e la Resistenza“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA, LA COMANDANTE YPJ NASRIN ABDALLAH A CHI SI MOBILITA IN EUROPA PER LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE: “NOI RESISTIAMO, VOI RESISTETE. ASSIEME”
Siria del Nord e dell’Est, Rojava. Continua l’escalation da parte delle fazioni jihadiste affiliate a Damasco in particolare nelle campagne di Hesekeh e Kobane, nonostante sia teoricamente stato allungato il cessate il fuoco di altre 2 settimane. Nelle ultime 24 ore cii sono almeno 5 civili morti e 3 feriti negli attacchi, via cielo con i droni turchi e via terra con le milizie di Damasco, respinte però dalla resistenza delle YPG e YPJ, che hanno ripreso il controllo del villaggio di Safa, tra Hesekeh e Qamishlo – cuore dell’Amministrazione autonoma – dopo violentissimi scontri che hanno costretto alla ritirata i carri armati di Damasco. Altri attacchi si segnalano in direzione dei pozzi di petrolio nell’area di Rmeilan, al confine con Iraq e Turchia. Le truppe russe hanno nel frattempo lasciato le loro basi nella zona, mantenendo solo quelle sulla costa siriane, mentre la Coalizione internazionale a guida Usa fa sapere che continua il trasferimento dei prigionieri di Daesh verso l’Iraq. Su questo fronte, però, nella notte le milizie di Damasco hanno fatto fuggire numerosi miliziani di Daesh dalla prigione di Al Hol, precedentemente controllata dalle Forze Democratiche Siriane. A livello informativo, tutte le informazioni sul personale dell’Aeronautica Militare sono finite nelle mani degli hacker solidali con il Rojava. “Chiediamo ad Ankara di ritirarsi dal Rojava, altrimenti rilasceremo tutti i documenti statali classificati al pubblico e alle agenzie di intelligence internazionali. Vi avvertiamo” si legge in una dichiarazione comparsa online. Sul fronte della solidarietà con la resistenza confederale, ieri sera – lunedì 26 gennaio – presidio e corteo fino sotto la Rai di Milano, mentre la Carovana dei popoli per difendere l’umanità è arrivata a Salonicco, in Grecia. L’obiettivo resta quello di arrivare in Rojava; così hanno ribadito gli oltre 100 attiviste-i da Italia, Francia, Scozia, Irlanda, Germania, Catalunya, Inghilterra, Austria, Lussemburgo, Slovacchia, Kurdistan, Svizzera e Colombia. Tra loro anche Lea Bunse e Jakob Rihn, attivisti tedeschi “rimasti feriti – si legge in un comunicato stampa diffuso martedì 27 gennaio dalla Carovana – un anno fa durante la difesa civile della diga di Tishreen sul fiume Eufrate nella Siria settentrionale e orientale a causa di attacchi di droni turchi. Ora intendono recarsi al confine turco-siriano per fornire assistenza medica e richiamare l’attenzione sulla preoccupante carenza di rifornimenti nel nord della Siria. Lea Bunse, attivista ambientale del distretto di Heilbronn, e Jakob Rihn, fisioterapista del Brandeburgo, avevano già preso parte alla veglia di pace presso la diga di Tişrîn nel gennaio 2025. All’epoca, si verificarono pesanti attacchi contro l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est  da parte di milizie islamiste, supportate dall’esercito turco. 22 persone furono uccise e più di 200 ferite. “Abbiamo sperimentato in prima persona cosa significhi essere feriti sotto il fuoco nemico e quanto siano difficili l’assistenza medica e la situazione umanitaria in situazioni simili. Ecco perché il lavoro del personale medico sul posto è così importante”, afferma Lea Bunse. A chi, in Europa ma non solo, si sta mobilitando per la rivoluzione confederale e il Rojava si rivolge da Kobane la comandante YPJ, Nasreen Abdallah, in un video pubblicato poche ore fa. La traduzione integrale in italiano a cura di Radio Onda d’Urto del messaggio di Nasrin Abdallah, comandante YPJ, le Unità femminili di protezione del popolo, impegnate sul terreno a difendere le conquiste della rivoluzione. Ascolta o scarica
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Appello alla solidarietà dalle università del Rojava
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze [...]
January 24, 2026
Effimera
SIRIA: DAMASCO ANNUNCIA L’INVASIONE DEL ROJAVA. LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE È SOTTO ATTACCO. “RISE UP FOR ROJAVA” CHIAMA LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
Gli jihadisti al potere a Damasco annunciano di voler invadere l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). Dichiarata “zona militare chiusa” l’area di Deir Hafer, non distante da Aleppo ma che fa parte dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale. Un attacco sarebbe l’inizio della guerra su larga scala di Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale. Nella sua dichiarazione, il Governo di transizione siriano adotta il linguaggio dello Stato turco, affermando che le Forze siriane democratiche “combattono al fianco del Pkk e persino dei resti di Assad e delle forze…iraniane”. Si trata di un tentativo di legittimare gli attacchi dopo i movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo in seguito all’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della grande città siriana. Allo stesso tempo si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria in diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, fondamentale per l’approvvigionamento elettrico del Rojava. “Chiediamo – denuncia la campagna internazionale Rise Up For Rojava – a tutti di mobilitarsi contro la guerra e i suoi sostenitori in Siria”. A Brescia raccolgono la chiamata Magazzino 47, Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca, che hanno lanciato un presidio per le 18.30 di oggi, martedì 13 gennaio, in Piazza Rovetta/Largo Formentone. Su Radio Onda d’Urto, per spiegare le ragioni del presidio a Brescia è intervenuto Giuseppe, compagno del centro sociale Magazzino 47. Ascolta o scarica.
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
ALEPPO: GLI JIHADISTI (ORA AL POTERE A DAMASCO) ASSEDIANO I QUARTIERI A MAGGIORANZA CURDA DI SHAYKH MAQSOOD E ASHRAFIYE
Calma tesa nel nord della Siria stamattina, martedì 7 ottobre, dopo una serata di scontri tra forze governative – gli ex jihadisti ora riciclatisi al potere a Damasco assieme ad Al Jolani – e forze militari rivoluzionarie (in particolare YPG) che fanno riferimento al confederalismo democratico, curdo ma non solo, ad Aleppo. Gli scontri armati hanno causato un numero ancora non precisato di vittime e feriti. Nel mirino i quartieri di Shaykh Maqsood e Ashrafiye, a forte maggioranza curda, dopo vivono secondo i dettami del confederalismo democratico circa 500mila persone, di fatto in stato di assedio permanente. Dopo 2 giorni di chiusura da parte dei governativi dei due quartieri, ieri sera migliaia di persone sono scese in strada per manifestare, represse da lacrimogeni e spari. Le truppe già jihadiste e ora cosiddette “governative” hanno provato ad assaltare con i blindati i quartieri, respinti però dalle forze democratiche curdosiriane Ora ad Aleppo regna però una calma tesa, con un dispiegamento significativo di milizie jihadiste, che hanno chiuso le principali vie d’accesso alle aree curde. Scontri armati e colpi d’artiglieria incrociati pure a est di Aleppo, a Deir Hafer, mentre l’inviato speciale Usa, Thomas Barrack, e il comandante Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, hanno incontrato il comandante Fds, Mazlum Abdi, per fare ripartire il processo dell’accordo di integrazione siglato a marzo tra le autorità del Rojava e quelle, traballanti, al potere a Damasco, dove oggi – a sorpresa – gli stessi Usa hanno messo attorno a un tavolo lo stesso Abdi e Al Jolani, ora “presidente Sharaa”. RIPRODUZIONE RISERVATA L’aggiornamento su Radio Onda d’Urto con Tiziano Saccucci, Uiki Onlus.  Ascolta o scarica L’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria Settentrionale e Orientale (Rojava) ha intanto rilasciato una dichiarazione scritta in merito agli attacchi sferrati dalle forze affiliate al Governo provvisorio siriano nei quartieri di Sheikh Maqsood e Ashrafiyah ad Aleppo. L’Amministrazione ha descritto gli assalti come “una continuazione delle politiche di oppressione e tirannia. In qualità di Amministrazione Autonoma Democratica della Siria Settentrionale e Orientale, condanniamo gli attacchi sferrati da gruppi affiliati al Governo Provvisorio Siriano contro i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh. Questi attacchi costituiscono una palese violazione dei diritti della popolazione di Afrin, che è stata costretta ad abbandonare le proprie case e ora è soggetta a una severa repressione da parte dei gruppi sotto il controllo del Governo Provvisorio”. La dichiarazione aggiungeva: “Gli attacchi a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh sono la continuazione delle azioni razziste e delle politiche divisive perseguite dal governo provvisorio. È chiaro che non hanno imparato nulla da ciò che è accaduto lungo la regione costiera o a Sweida. Le stesse forze e la stessa mentalità stanno trascinando la Siria verso una catastrofe e una rovina irreversibili. Chiediamo quindi a tutti i siriani amanti della libertà e patriottici di essere solidali con la nostra gente nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh. Esortiamo inoltre le forze democratiche siriane, le organizzazioni internazionali e la comunità internazionale a porre fine alle politiche perseguite dal governo provvisorio siriano. Ciò che sta accadendo oggi conferma che non vi è alcun serio sforzo per trovare una soluzione globale alle questioni nazionali irrisolte, ed è chiaro che alcune parti continuano a fare affidamento sul linguaggio delle armi e del conflitto interno invece che sul dialogo costruttivo e sugli sforzi congiunti per costruire una Siria democratica e pluralistica per tutti”. La dichiarazione continua: “Come Amministrazione Autonoma Democratica, condanniamo fermamente questi attacchi e riteniamo gli aggressori responsabili dei disastri umanitari e politici che ne derivano. Chiediamo al popolo della Siria settentrionale e orientale di prendere una posizione nazionale e morale, di stare al fianco dei nostri fratelli e sorelle di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh e di sostenere la loro legittima resistenza contro questi attacchi”. L’Amministrazione Autonoma ha invitato “i popoli della Siria, in tutte le loro componenti, a opporsi a chiunque cerchi di seminare discordia tra i popoli del Paese e a garantire che le tragedie del passato non si ripetano mai più. L’unica via per porre fine alla crisi siriana è la pace e una soluzione democratica. Prendere di mira i civili e le zone sicure non porterà altro che ulteriore distruzione”.
October 7, 2025
Radio Onda d`Urto