Azeez Al-Shaair: il campione che sfida l’NFL in nome dei bambini di Gaza
Si dice spesso che sport e politica debbano rimanere separati, ma non è questo
il caso. Nella storia sono diversi gli sportivi che hanno approfittato della
propria notorietà per lanciare messaggi politici e l’ultimo, in ordine di tempo,
è Azeez Al-Shaair, giocatore di football e capitano degli Houston Texans che
potrebbe ricevere la terza multa dalla NFL per essere sceso in campo portando
sul volto, scritti sul cerotto nero anti-riflesso che si mette sotto gli occhi
(eye black), i nomi di due bimbe palestinesi uccise dai militari israeliani.
Nella stagione del 2025 non fece mistero di aver sostenuto cause pro Palestina
attraverso l’iniziativa NFL “My Cause, My Cleats”, che consente ai giocatori di
promuovere cause sociali in alcune partite selezionate. Da lì ha ingaggiato la
sua personale battaglia contro la federazione, iniziando a ricevere appoggio da
colleghi e tifosi.
Il 12 gennaio 2026, durante la sfida contro gli Steelers indossa l’eye black con
la scritta “Stop the Genocide”. La NFL lo multa di 11.593 dollari per violazione
delle regole su uniformi ed equipaggiamento, lui dopo la gara dice di sapere che
sarebbe arrivata una multa, ma che non gli importa. Nella partita successiva nel
prepartita indossa lo stesso messaggio, ma lo toglie prima del calcio d’inizio,
dopo che gli arbitri l’avevano avvertito che sarebbe stato squalificato se lo
avesse tenuto.
E così arriviamo a settembre, quando Wafaa Akila, bambina di 8 anni, viene
uccisa con il padre da un attacco aereo israeliano nella parte occidentale di
Gaza City, mentre tornavano dal primo giorno di scuola della piccola. Era il 6
settembre. La settimana successiva c’è la partita contro i Bills e Azeez
Al-Shaair porta sul volto il nome di Hind Rajab, bimba palestinese di 5 anni
uccisa a Gaza City nel gennaio 2024, tenendolo anche dopo la partita, quando i
giornalisti entrano nello spogliatoio.
Due giorni dopo la NFL gli invia una lettera che cita la violazione della stessa
regola e gli commina una nuova multa, sempre oltre gli 11mila dollari. Ed è qui
che il corso degli eventi inizia a cambiare. Al-Shaair non fa ricorso contro la
sanzione, mentre Kyrie Irving, cestita australiano che gioca in NBA, si offre
pubblicamente di pagare la multa. È un gesto simbolico, me che ottiene l’effetto
desiderato: catalizzare l’attenzione su ciò che sta accadendo. Anche perché poco
dopo, il 20 settembre, gli Houston Texans giocano contro i Bengals e Al-Shaair
scende in campo con il nome di Wafaa Akila. CAIR Texas, che è la sezione statale
del Council on American-Islamic Relations, lo elogia pubblicamente, chiedendo
alla NFL di smettere di multarlo. La federazione nicchia, ma per ora non è stato
emesso nessun nuovo provvedimento.
«Quanto vale una vita?», ha risposto Al-Shaair quando gli è stato chiesto della
multa. «Una vita vale 11mila dollari? Credo che non abbia prezzo», ha detto
sottolineando che: «Come esseri umani si rischia di lasciarsi assorbire così
tanto dai propri guai da non riuscire a provare compassione per le altre persone
nel mondo». Nonostante la storia di Hind sia stata raccontata in un film
candidato agli Oscar intitolato The Voice of Hind Rajab, Al-Shaair ha
evidenziato che «probabilmente, la maggior parte di voi non sapeva nemmeno chi
fosse. È proprio questo il senso: viviamo nella nostra piccola Matrix, ma
pensiamo anche a quanto accaduto. Si tratta di denaro dei contribuenti — soldi
che noi americani versiamo — utilizzato per bombardare uomini, donne e bambini
innocenti. Ecco, il punto fondamentale era proprio questo».
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