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I super ricchi guadagnano dalle crisi climatiche che contribuiscono a creare
Lo 0,1% più ricco del pianeta produce in un anno più CO2 di quasi la metà più povera dell’umanità. E mentre milioni di persone affrontano gli effetti più devastanti della crisi climatica, i grandi investitori continuano a trarne profitto. È questa la sintesi dell’ultimo rapporto Oxfam dal titolo «I super-ricchi sono ancora più ricchi grazie alla crisi climatica», diffuso alla vigilia della COP31 (Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia. Il rapporto mette in evidenza non solo il paradosso per cui chi alimenta maggiormente la crisi climatica ne subisce meno le conseguenze, mentre sono i più poveri a pagarne gli effetti più nefasti, ma anche il fatto che una ristretta cerchia di miliardari trae profitti da capogiro grazie al mercato della ricostruzione: in altre parole, dopo aver creato il danno, i paperoni internazionali propongono soluzioni che alimentano ulteriormente il loro portafoglio. Il portavoce di Oxfam Italia, Francesco Petrelli, ha spiegato che «lo 0,1% più facoltoso del pianeta oggi è responsabile di un livello di emissioni di CO2 tre volte maggiore di quelle prodotte in un anno dall’intera popolazione dell’Africa subsahariana, circa 1,3 miliardi di persone». Allo stesso tempo, questa élite specula grazie al mercato della ricostruzione. Secondo Petrelli, «Quello a cui assistiamo è un vero e proprio crimine, oltre che uno dei fattori che incidono maggiormente su livelli di disuguaglianza ormai parossistici». Nello specifico, secondo il rapporto, lo 0,1 percento più ricco al mondo (vale a dire otto milioni di persone) produce globalmente più emissioni di CO2 del 44 percento più povero – pari a 3,5 miliardi di persone – e oltre il triplo dell’intera popolazione dell’Africa sub-sahariana (1,3 miliardi di persone). Inoltre, nel 2025, le emissioni derivanti dagli investimenti di mille miliardari sono arrivate a 486 milioni di tonnellate di CO2, contribuendo agli eventi di caldo estremo 125 volte di più di una persona con un livello medio di emissioni e quasi 400 volte di più di un componente del 50 percento più povero. Tutto ciò deriva dallo stile di vita consumistico dei super ricchi che possiedono grandi case, yacht, aerei privati e auto, oltre che dai loro investimenti in attività altamente inquinanti. Il simbolo più significativo di questo modus vivendi opulento sono i jet privati, usati soltanto dallo 0,003 per cento della popolazione mondiale, pari a circa 250.000 persone, prevalentemente uomini. Secondo i risultati di recenti analisi condotte sia da Oxfam sui dati di tracciamento dei jet privati sia da ricerche accademiche, i jet privati hanno emesso 16 milioni di tonnellate di CO2 e ogni volo privato ha prodotto in media 3,7 tonnellate di CO2, equivalenti all’incirca alle emissioni annue di una persona media. Parallelamente a uno stile di vita altamente inquinante, questa cerchia di paperoni internazionali possiede aziende che investono in attività altamente impattanti sull’ambiente, mentre gli stessi traggono profitto dalle attività di preparazione e risposta alle catastrofi e dagli interventi di ricostruzione. Queste aziende sono incluse nel nuovo Destroy & Rebuild Index di Oxfam, che analizza 217 grandi aziende capaci di generare profitti per i loro investimenti su entrambi i lati della crisi: dalle attività altamente inquinanti, fino agli interventi di risposta, mitigazione e ricostruzione dopo le catastrofi. In questo contesto, Blackrock e Vanguard sono i fondi d’investimento che contribuiscono di più ad alimentare questa dinamica, in quanto possiedono investimenti nel 92% delle aziende incluse nell’indice, per un valore complessivo superiore a 1.000 miliardi di dollari. Questo è il motivo per cui la crisi climatica è diventata un elemento estremamente redditizio, tanto che si prevede che il mercato globale della gestione dei disastri potrebbe passare da 70 a 92 miliardi di dollari l’anno entro il 2029. «I super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori. Guadagnano due volte: prima inquinando e poi facendo profitti per la ricostruzione e riparazione dei disastri climatici che contribuiscono a generare», ha affermato Petrelli. Le conseguenze di questo scenario presentano un conto estremamente alto secondo il rapporto: innanzitutto, un’«impronta carbonica insostenibile», per cui l’uno percento più ricco del pianeta ha causato un quinto (il 20%) del riscaldamento globale registrato dal 1990 a oggi. In secondo luogo, «un aumento drammatico del numero di decessi», con il 78 percento di questi che si verificherà nei paesi a basso e medio-basso reddito, nonostante siano responsabili di appena l’otto percento delle emissioni globali. Infine, «un costo economico enorme», considerato che le emissioni dell’uno percento più ricco sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari di danni entro il 2050. Un aspetto importante è poi costituito dall’influenza che i “super ricchi” esercitano sul settore alimentare: i magnati internazionali, infatti, stanno estendendo il loro controllo su una quantità crescente di terreni agricoli in tutto il mondo. Questo gli consente di realizzare enormi profitti dall’impennata dei prezzi alimentari, dovuta anche ai danni climatici e alle catastrofi ambientali. Secondo il rapporto, «è possibile ridurre al minimo i danni umani derivanti dalla crisi climatica diminuendo le emissioni dei più ricchi». A tal fine, Oxfam Italia alla COP 31 sul clima chiederà ai governi di far pagare i grandi inquinatori, tassando i grandi patrimoni, le compagnie dei combustibili fossili e i beni di lusso ad alte emissioni; di aumentare la finanza climatica per il Sud globale; di rafforzare il welfare per ridurre le disuguaglianze e di fermare la speculazione sui disastri climatici, regolando maggiormente mercati e prezzi dell’energia e accelerando una transizione ecologica giusta. The post I super ricchi guadagnano dalle crisi climatiche che contribuiscono a creare appeared first on L'Indipendente.
October 30, 2026
L'INDIPENDENTE
Avvolta in teli termici la statua di Cavour a Torino
Extinction Rebellion ha ricoperto la statua di Camillo Cavour in piazza Carlina, a Torino, con teli termici e grandi cartelli che recitano “Tassare i ricchi, fermare il collasso climatico”. Alla vigilia della COP30, il movimento denuncia le responsabilità dei super-ricchi nell’aggravarsi della crisi climatica e il sostegno politico e fiscale che Governo e Regione continuano a offrire a chi inquina di più. Questa mattina, alla vigilia d’inizio della COP30 in Brasile, Extinction Rebellion ha interamente rivestito con teli termici il monumento a Camillo Benso di Cavour, in piazza Carlina. Teli che vengono solitamente utilizzati per soccorrere la popolazione in seguito a eventi catastrofici, come le alluvioni, o durante i soccorsi in mare. Alle altre statue del gruppo scultoreo sono stati appesi anche grandi cartelli con scritto “Tassare i ricchi, fermare il collasso climatico”. “Il pianeta continua a scaldarsi e le vittime e gli sfollati di catastrofi climatiche ad aumentare. Una crisi aggravata dalle crescenti diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, concentrata nelle mani di un élite sempre più ristretta” afferma Toni, una delle persone arrampicate sulla statua. “In questa piazza si trova uno degli alberghi più lussuosi di Torino, il Collection NH e la banca di affari Mediobanca. Un lusso che contrasta con le morti che queste diseguaglianze stanno causando, incidendo drammaticamente sull’aggravarsi della crisi ecoclimatica”. Nel solo 2025, in Europa, sono morte 16.500 persone per le ondate di calore e in tutto il mondo migliaia  hanno perso la vita in eventi climatici estremi causati dall’aumento delle temperatura globale:  più di 400 morti riconducibili agli incendi di Los Angeles dello scorso gennaio, oltre 200 morti nell’inondazione di Valencia dell’ottobre 2024, le isole di Jamaica e Cuba distrutte del tornado Melissa solo la settimana scorsa. Il contributo al riscaldamento del pianeta è legato agli investimenti e interessi economici della parte più ricca della popolazione mondiale. Secondo un recente rapporto pubblicato da Oxfam, infatti, quasi il 60% degli investimenti della frazione più ricca del pianeta sono in settori altamente inquinanti, come il settore dei combustibili fossili e minerario. Si stima inoltre che le emissioni del 1% più ricco del pianeta sono tali che causeranno 1,3 milioni di morti legate al caldo e 44 trilioni di dollari di danni nei paesi a medio e basso reddito entro il 2100. La scelta della statua, inoltre, non è casuale: il monumento a Cavour è il simbolo dell’Italia unita, laica e costruita sul diritto. “Un’Italia tradita da chi ora la governa, a livello nazionale e locale” secondo Extinction Rebellion, come evidenziato dai cartelli al collo delle statue ai piedi di Cavour. Slogan che riecheggiano alcuni frasi simbolo dello statista risorgimentale: “L’Italia è fatta, nessuno è salvo”, “Libera terra in Libero Stato”, “Abbiamo fatto l’Italia, adesso facciamo anche l’uguaglianza”, un modo per denunciare le responsabilità di Governo e Regione. “Solo in Piemonte i super ricchi detengono il 10% del patrimonio finanziario italiano, immobili esclusi. Il Governo Meloni e la Regione Piemonte nel frattempo perseguono politiche che avvantaggiano chi già possiede molto a discapito del ceto medio e delle fasce più povere della popolazione” afferma Leonora di Extinction Rebellion. Il Governo italiano, infatti,  ha aumentato il prelievo fiscale sui redditi medio bassi, mentre per i super milionari si applicherà una tassa piatta di 300mila euro,  senza alcun obbligo di investimento. In Piemonte nel 2026 la Regione dovrà fare a meno di 117 milioni di euro di trasferimenti da Roma e per questo la giunta Cirio ha approvato l’aumento dell’addizionale regionale Irpef che colpirà i redditi tra i 15 e i 50 mila euro, con un aggravio che va dai 33 ai 106 euro l’anno a seconda dello scaglione. Un tradimento che pagano prima di tutto le persone e le popolazioni più fragili e più esposte a inquinamento e disastri climatici: i bambini, gli anziani, le fasce di popolazione più povere e di aree geografiche vulnerabili. Foto e Video: https://drive.google.com/drive/folders/1byoKikn5IEmCLJRYnvwsQLTePphgfYQ1?usp=sharing Contatti Stampa: +393272955995 – stampa@extinctionrebellion.it Fonti * Avvenire, https://www.avvenire.it/attualita/il-caldo-estremo-ha-provocato-16500-morti-in-854-citta-europee_97407 * BBC, https://www.bbc.com/news/articles/cx29wjg3vz2o * RAI News, https://www.rainews.it/maratona/2024/10/inondazioni-a-valencia-50-morti-le-strade-come-fiumi-arriva-lesercito-aumentano-i-dispersi-spagna-e3da5af3-413a-4015-96d8-e71178368928.html * RAI News, https://www.rainews.it/maratona/2025/10/luragano-melissa-riprende-forza-nel-percorso-e-fa-ancora-paura-allagamenti-a-cuba-2e5eba1f-dc29-4d31-805e-1d4ad200cb74.html * Oxfam, https://www.oxfamitalia.org/emissioni-super-ricchi-futuro-del-pianeta/ * Fanpage, https://www.fanpage.it/politica/cambia-la-tassa-sui-paperoni-quanto-dovranno-pagare-i-super-ricchi-in-italia-dopo-la-manovra-2026/ * Giornale La Voce, https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/644619/stangata-irpef-il-piemonte-paga-due-volte-roma-taglia-e-cirio-tassa.html Extinction Rebellion
November 8, 2025
Pressenza
L’Ordine dei Geologi di Sicilia sulla tragedia di Favara: mettere in sicurezza il territorio sia priorità
L’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia si stringe al dolore della famiglia di Marianna Bello, giovane madre travolta dal nubifragio che ha colpito Favara (AG), ed alla comunità tutta, ancora in apprensione per l’esito delle ricerche. L’ennesima tragedia avvenuta nel nostro territorio a seguito di una violenta alluvione, ci ricorda con forza come il tema del dissesto idrogeologico rimanga drammaticamente irrisolto. Da decenni, infatti, dopo ogni disastro, assistiamo a dichiarazioni e promesse che, puntualmente, si spengono nell’oblio fino al successivo evento calamitoso. Si continua a intervenire solo a posteriori, mentre la prevenzione – pur dimostratasi molto meno onerosa rispetto alla riparazione dei danni – resta colpevolmente trascurata. Questo dramma, invero, non è purtroppo un evento isolato: fa parte di un quadro nazionale allarmante. Secondo la quarta edizione del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia, il 94,5% dei comuni italiani è esposto al rischio di frane, alluvioni, erosione o valanghe. In questi ultimi anni, la superficie colpita dal rischio frane è aumentata del 15%, passando da 55.400 a 69.500 km², ovvero circa il 23% del territorio nazionale. Le aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata (P3-P4) sono cresciute, passando dall’ 8,7% al 9,5%. Nel complesso, sono censite oltre 636.000 frane sul territorio italiano, di cui circa il 28% caratterizzate da dinamiche rapide e potenziale distruttivo rilevante. Questi numeri raccontano una verità scomoda: il dissesto idrogeologico non è un’emergenza futura, ma una condizione attuale e diffusa. La Commissione De Marchi — cinquant’anni fa — formulò un programma dettagliato di interventi strutturali per la difesa del suolo: mappe, priorità, risorse, tempistiche. La sua latenza è il motivo per cui continuiamo ad assistere, anno dopo anno, a vite spezzate, case distrutte, paesi feriti. Oggi, come geologi e come cittadini, rinnoviamo la richiesta alla classe dirigente: basta parole; serve coraggio, visione e strategie di lungo termine. Occorre approccio integrato che contemperi più efficacemente reti di monitoraggio, sistemi di allertamento e tecnologia aperta (mappe, open data), una cultura della prevenzione nelle comunità, con trasparenza e impegno costante, pianificazione sostenibile del territorio, interventi strutturali mirati, manutenzione diffusa e continua. Solo così potremo sperare che non si debba più piangere un’altra vita travolta dall’acqua, ma che il territorio possa finalmente essere difeso davvero. 3/10/2025                                                                                                                                                                          il Presidente Paolo Mozzicato Redazione Sicilia
October 4, 2025
Pressenza