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Libano: i primi passi di una fragile tregua
Dopo oltre un mese di quotidiani attacchi israeliani contro Beirut e soprattutto contro il sud del paese, si apre una nuova tregua tra Israele e il Libano. La tregua, mediata dagli Stati Uniti, ha visto per la prima volta in oltre 30 anni contatti diplomatici diretti tra Israele ed il governo libanese, ma resta estremamente fragile e reversibile poiché, ancora una volta, non scioglie i nodi politici e militari alla base del conflitto. Da un lato Israele mantiene la propria strategia di occupazione militare nel sud del Libano e si riserva il diritto di intervenire militarmente contro qualsiasi situazione definita unilateralmente come “minaccia” alla propria sicurezza; dall’altro Hezbollah conserva una capacità di fuoco notevole ed ha ancora una volta dimostrato di saper mettere in difficoltà il governo sionista. A pesare è anche la posizione del governo libanese, sempre più orientato a contenere il ruolo di Hezbollah, senza però avere la forza di imporre militarmente il disarmo o la marginalizzazione politica di un partito che rappresenta un terzo degli abitanti del paese. Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista freelance attualmente a Damasco:
April 19, 2026
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Pesanti condanne per la lotta contro il 41-bis
Giovedì sono arrivate le condanne in primo grado del processo che vedeva imputate 18 tra compagni e compagne per il corteo che aveva attraversato Torino il 3 marzo 2023 in solidarietà ad Alfredo Cospito e contro il 41-bis e le prigioni di guerra. Il corteo del 3 marzo, organizzato dopo oltre 50 giorni dall’inizio dello sciopero della fame del prigioniero anarchico, aveva portato in strada la rabbia di migliaia di persone in una città completamente militarizzata. Inizialmente l’imputazione per compagni e compagne era di concorso in devastazione e saccheggio: l’ipotesi di reato più grave è caduta, ma sono state comunque comminate pesanti condanne che vanno da 5 anni e 8 mesi a oltre 2 anni. Ne abbiamo parlato con Mitzi, imputata “Operazione City”.
April 19, 2026
Radio Blackout - Info
NUOVI VERTICI LEONARDO S.P.A. E RECORD VENDITE MILITARI ITALIANE
Nuovi vertici Leonardo S.p.A. e record di vendite militari italiane – con la giornalista Futura D’Aprile  Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di commercio di armi italiane, dopo la pubblicazione della Relazione annuale al Parlamento che segnala numeri in forte crescita e un nuovo record di vendite di armi per l’Italia. Un dato che riporta l’attenzione sul ruolo dell’Italia nel mercato globale della difesa, in una fase segnata da guerre e da una domanda in aumento. Ma non è solo una questione di numeri: sul tavolo c’è anche la proposta di modifica della Legge 185/1990, la legge che da oltre trent’anni regola controlli, limiti e trasparenza sul commercio di armamenti. E a questo si aggiunge il recente cambio ai vertici di Leonardo S.p.A., uno dei principali gruppi industriali europei della difesa, che potrebbe avere un impatto sulle strategie future del settore. Abbiamo chiesto alla giornalista Futura D’Aprile di inquadrare l’aumento dell’export, alla luce dei dati presentati nella relazione annuale al Parlamento, che parlano di oltre 9 miliardi di euro di export autorizzato nel 2025, +19% in un anno.  Dentro questo quadro in espansione si inserisce anche la proposta di modifica della Legge 185/1990. Futura D’Aprile ci ha raccontato quali sono i principali cambiamenti previsti e a che punto si trova l’iter parlamentare.  In chiusura, abbiamo commentato insieme il cambio di dirigenza di Leonardo S.p.A. e gli effetti nel breve e nel lungo periodo della sospensione del memorandum Italia-Israele. Ne abbiamo parlato con Futura D’Aprile, giornalista freelance:
April 15, 2026
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Stretto di Hormuz ,il pirata di Washington minaccia il blocco
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso. L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta cinese. Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo che invece aumenta. Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità di un accordo facendo fallire al momento i negoziati. La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran ,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano accuse di corruzione e nepotismo. Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15 abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.
April 13, 2026
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Prosegue l’offensiva israeliana in Libano: un aggiornamento da Beirut
Inizialmente il Libano pareva essere incluso nella fragile tregua tra Iran, USA e Israele mediata dal Pakistan, ma l’esercito ed il governo israeliani hanno fatto capire che intendono proseguire le operazioni militari con un pesantissimo attacco aereo. Da mercoledì, bombardamenti violentissimi colpiscono soprattutto i quartieri popolari del sud di Beirut. Il governo libanese, attraversato da forti tensioni interne e da una linea sempre più critica verso Hezbollah, tenta di trattare una pace direttamente con Israele facendosi garante del disarmo della resistenza. Nel frattempo, la popolazione libanese – principalmente quella sciita, ma anche i rifugiati siriani e palestinesi – deve far fronte ai durissimi bombardamenti israeliani, ma anche ad una totale mancanza di sostegno da parte delle istituzioni statali. Ne abbiamo parlato con Camilla, una compagna che vive e lavora a Beirut: Segnaliamo la pagina instagram di Anti-Racist Movement Lebanon, organizzazione citata nell’intervista che si sta occupando di coordinare la solidarietà in tempo di guerra.
April 10, 2026
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Quale tregua tra Stati Uniti e Iran?
In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di tregua si può parlare. Hormuz rimane bloccato. Ma sopratutto Israele fa sentire il suo disappunto colpendo più forte. Gli attacchi durante la giornata di ieri in Libano sono senza precedenti: più di 250 morti e 1165 feriti. Insieme al giornalista Marco Santopadre facciamo il punto della situazione, andando a commentare, tra le altre cose, la tenuta iraniana, malgrado l’aggravarsi della situazione economica nel paese. Situazione economica che si preannuncia complicata anche in occidente, come tanto viene ripetuto in relazione allo stretto di Hormuz. I negoziati di questi prossimi giorni che si terranno in Pakistan si preannunciano ovviamente molto complessi.
Anarchici e Antifascisti nel mirino
Non è ancora una legge. Ma è già un segnale chiarissimo. La Lega ha annunciato la volontà di introdurre in Italia una normativa ispirata al modello statunitense per colpire movimenti antifascisti e anarchici, con pene fino a 15 anni di carcere per organizzazione, reclutamento o partecipazione a gruppi ritenuti “eversivi”. A rilanciare la proposta è stato il deputato Eugenio Zoffili, che ha esplicitamente richiamato l’esperienza americana e la linea adottata durante la presidenza Trump contro gli “Antifa”. Ciò che viene messo in discussione non è solo un insieme di pratiche o comportamenti, ma una categoria politica: l’antifascismo. La proposta si inserisce nella traiettoria già tracciata dai decreti sicurezza: non colpire più solo i reati, ma l’appartenenza. Non punire ciò che si fa, ma ciò che si è o si rappresenta. È questo il salto. Non più singole condotte, ma interi ambiti politici e sociali classificati come “pericolosi”. Non più responsabilità individuale, ma costruzione di un nemico collettivo. L’ultima tappa di un diritto penale del nemico, in cui si frantuma ogni tassello dell’impianto liberale. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco Ascolta la diretta:
Il nuovo piano regolatore di Torino
il 16 marzo è stato approvato il progetto preliminare del nuovo piano regolatore di Torino che introduce un cambiamento radicale: riduce il potere decisionale del consiglio comunale sull’uso del suolo, favorendo accordi diretti tra giunta comunale e privati. Alessandro Mancuso, insegnante e studioso di urbanistica, ci aiuta a ragionare su questi cambiamenti rispondendo ad alcune domande. Trovate qui sotto la diretta e la trascrizione dell’intervista. 1) A che punto si è della approvazione del nuovo Piano regolatore della città e che spazio viene dato per la coprogettazione civica? E le osservazioni? Quali sono le direttrici attorno cui si sviluppa il piano? Il 16 marzo 2026 è stato approvato il progetto preliminare del nuovo piano regolatore di Torino che introduce un cambiamento radicale: riduce il potere decisionale del consiglio comunale sull’uso del suolo, favorendo accordi diretti tra giunta comunale e privati. Questo rischia di limitare la trasparenza e la partecipazione dei cittadini, che potrebbero essere esclusi dalle decisioni.  La cosiddetta “regia pubblica” è evocata, ma senza strumenti chiari, e soprattutto il baricentro del processo sembra spostato verso la negoziazione tra amministrazione e operatori privati piuttosto che verso forme di partecipazione ampia dei cittadini. Anche il tema delle osservazioni non è trattato, e questo rafforza l’impressione che il piano, pur dichiarandosi inclusivo, sia costruito più come dispositivo tecnico-strategico che come processo realmente aperto, dove la partecipazione incide in modo sostanziale sulle scelte. Il piano si sviluppa attorno a una serie di direttrici che non sono più quelle tradizionali della zonizzazione rigida, ma piuttosto sistemi strategici e narrativi che organizzano la città per ambiti e vocazioni. Emergono chiaramente alcune linee forti: da un lato il ruolo dell’accessibilità come criterio guida della densificazione, dall’altro la costruzione di grandi sistemi urbani tematici-ambientali, sportivi, produttivi e dell’innovazione  che si appoggiano a infrastrutture e polarità già esistenti o previste. A queste si affianca l’uso delle Figure di Ricomposizione Urbana e delle aree di trasformazione, che funzionano come dispositivi flessibili per attivare processi di rigenerazione selettiva, insieme a un forte richiamo al mix funzionale e alla produzione di valore pubblico. 2)Molti commenti indicano il nuovo piano regolatore come necessario dopo il precedente che ha guidato la città nella transizione post-industriale. Possiamo parlare di questo processo come qualcosa di davvero concluso? Il piano mostra chiaramente che quel processo è ancora in corso, ma si è trasformato. Non siamo più nella fase in cui la città deve semplicemente riconvertire aree dismesse o uscire dalla crisi industriale; siamo piuttosto in una fase successiva, in cui la città viene riorganizzata attraverso logiche di valorizzazione, attrattività e competizione. Le grandi strategie su Mirafiori, Porta Susa o corso Marche indicano che la riconversione produttiva non è finita, ma continua sotto nuove forme legate all’innovazione, alla tecnologia e ai servizi avanzati, come quello legato alla società dell’”Aerospace” di Leonardo. Inoltre, la transizione appare tutt’altro che omogenea. Alcune parti della città sono fortemente investite da processi di trasformazione e valorizzazione, mentre altre restano ai margini, con il rischio di una crescente polarizzazione. In questo senso, più che conclusa, la transizione post-industriale sembra essersi evoluta in una nuova fase in cui la questione centrale non è più solo il riuso degli spazi, ma la distribuzione dei benefici e dei valori generati da queste trasformazioni. Ed è proprio su questo punto che il piano appare più debole. 3) La questione dell’uso transitorio sembra centrale e sembra preannunciare continui processi di rivalorizzazione dello spazio pubblico. Ci spieghi nel dettaglio cosa significa? L’uso transitorio, pur non essendo esplicitamente tematizzato nel testo, è implicito nell’impostazione generale del piano e diventa quasi una conseguenza naturale della sua flessibilità. Si tratta, in sostanza, della possibilità di utilizzare temporaneamente spazi e aree in attesa della loro trasformazione definitiva. In un sistema in cui le trasformazioni non sono rigidamente determinate a priori ma si costruiscono nel tempo attraverso negoziazioni e progetti, l’uso transitorio diventa uno strumento per attivare questi spazi, renderli produttivi e inserirli in circuiti urbani anche prima che si definisca il loro assetto finale. Questa logica prefigura una città in continuo divenire, in cui lo spazio pubblico non è più una condizione stabile ma qualcosa che può essere ridefinito progressivamente. Tuttavia, proprio questa dimensione processuale introduce alcune criticità. Gli usi temporanei possono essere precari, reversibili e non garantiti nel lungo periodo, e spesso funzionano come strumenti di valorizzazione anticipata: rendono attrattive aree che poi vengono trasformate in modo più strutturato, talvolta con effetti di aumento dei valori immobiliari e di selezione sociale. In questo senso, l’uso transitorio non è solo una pratica innovativa, ma anche un dispositivo che può accompagnare processi di gentrificazione e di progressiva trasformazione economica e sociale degli spazi urbani. 4) Come si realizza la perequazione urbanistica in questo piano e come i privati entrano nella gestione dei servizi? La perequazione urbanistica, o meglio detta urbanistica convenzionata/contrattata è uno dei pilastri del piano e si basa sul principio di separare i diritti edificatori dalla proprietà fondiaria, redistribuendoli tra i proprietari in modo formalmente equo. Questo consente di trasferire e concentrare i diritti edificatori all’interno di determinati ambiti, entro i limiti della capienza urbanistica, introducendo un sistema molto più flessibile rispetto alla pianificazione tradizionale. Tuttavia, questa equità è soprattutto procedurale: garantisce una certa indifferenza tra proprietari, ma non affronta in modo efficace la questione della redistribuzione del valore generato dalle trasformazioni. È proprio qui che si inserisce il ruolo dei privati nella gestione dei servizi. Il piano affida in larga misura ai meccanismi perequativi e negoziali la realizzazione delle dotazioni pubbliche. I privati partecipano costruendo servizi, cedendo aree o contribuendo economicamente attraverso la monetizzazione, ma tutto ciò avviene all’interno di operazioni che devono essere economicamente sostenibili per loro. Inoltre, una parte dei servizi può essere realizzata su aree private ma assoggettate all’uso pubblico tramite convenzioni, introducendo una forma di ibridazione tra pubblico e privato. Questo sistema ha il vantaggio di ridurre il ricorso all’esproprio e di attivare risorse private, ma comporta anche rischi significativi. La produzione dei servizi diventa dipendente dalle dinamiche di mercato, con possibili squilibri tra le diverse parti della città, e lo spazio pubblico può assumere caratteri sempre più condizionati da logiche privatistiche. In assenza di meccanismi forti di controllo e di redistribuzione della rendita, la perequazione rischia quindi di funzionare più come strumento di legittimazione della valorizzazione immobiliare che come reale dispositivo di equità urbana.
I Sud si organizzano: 11 e 12 aprile assemblea a Cosenza
L’11 e 12 aprile a Cosenza si terrà un’assemblea nazionale per mettere al centro la critica al modello di sviluppo e organizzare i percorsi di lotta presenti nei territori del Sud. L’appuntamento nasce dall’idea che non esista un unico Sud, ma una pluralità di territori attraversati da problemi strutturali: spopolamento, precarietà, devastazione ambientale e smantellamento dei servizi essenziali. Al centro del confronto c’è il rifiuto della narrazione del “sottosviluppo”, vista come una lente coloniale che nasconde un modello estrattivo costruito altrove e imposto ai territori. Dalle grandi opere alle piattaforme logistiche, fino alla riconversione bellica, il Sud viene sempre più trasformato in spazio di sfruttamento, corridoio energetico e infrastruttura funzionale agli interessi del Capitale. L’assemblea vuole quindi essere un momento di coordinamento contro l’estrattivismo, la precarietà e la guerra, ma anche per rivendicare diritti concreti e risposte alle condizioni materiali degli e delle abitanti dei Sud, dalla sanità alle infrastrutture, alla possibilità di restare e vivere nei propri territori. Ne abbiamo parlato con Simone, de La Base di Cosenza.
March 31, 2026
Radio Blackout - Info
Sul sud del Libano si allunga l’ombra dell’annessione.
In Libano continuano i bombardamenti a tappeto e così l’invasione di terra, l’esercito israeliano occupa il sud fino quasi al fiume Litani, impadronendosi di sempre più terreno, con il chiaro obiettivo di creare quella che definiscono una zona cuscinetto che da sempre vogliono sotto il loro controllo mentre Netananyahu ha dato ordine all’esercito di allargare la cosidetta zona di sicurezza. Oltre 1100 persone sono state uccise in Libano, un milione di sfollati e continuano attacchi su ospedali e giornalisti, in piena dottrina Gaza. Proprio sabato Israele ha colpito e ucciso tre giornalisti nel distretto di Jezzine, nel sud del Libano, mentre si trovavano a bordo di un veicolo chiaramente contrassegnato con la scritta “Press”. Le truppe di terra israeliane proseguono la demolizione di abitazioni nei villaggi di confine con l’obiettivo di stabilire una “zona cuscinetto” fino al fiume Litani. Un’area sotto occupazione permanente. Hezbollah risponde sul terreno, tentando di fermare l’avanzata ma Israele sta attaccando su un arco operativo che delinea un unico spazio strategico continuo, che travalica il confine internazionale e ridisegna di fatto la geografia militare dell’area siro-libanese . Ne parliamo con Michele Giorgio direttore di Pagine esteri
March 30, 2026
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