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Agricoltori e autotrasportatori campani: i blocchi e presidi continuano
Come viene riportato da questo articolo su Altra Agricoltura, l’obiettivo della giornata di oggi per gli agricoltori campani era quello di portare la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi all’attenzione della Regione: “I due Coordinamenti territoriali della Campania della Confederazione Sindacale Altragricoltura, quelli di Campania Nord (Caserta, Napoli e Benevento) e quelli di Campania Sud (Salerno e Avellino) si mobilitano con due prime manifestazioni contro la crisi da giovedì 22 ottobre con due obiettivi: reiterare la richiesta fin qui inascoltata al Governo Nazionale e al Parlamento di dichiarare lo Stato di Crisi delle piccole e medie imprese dell’agroalimentare e del diritto al cibo per adottare un pacchetto di emergenza che scongiuri la chiusura delle aziende e quello di avviare un confronto con la Regione per istruire la declaratoria sullo stato di crisi dell’agroalimentare della Campania da inviare al Governo e attivare misure urgenti e un tavolo di confronto partecipato sulla crisi”. Il governo intanto mostra il pugno duro, tramite identificazioni di massa ai blocchi in autostrada e procedimenti di indagine per verificare le supposizioni portate da Lollobrigida e Urso in merito a infiltrazioni mafiose nella protesta per screditarla. Nonostante questo i blocchi e i presidi vanno avanti e si allargano i settori coinvolti, come i panificatori e i pescatori. Oggi al vaglio del governo anche un decreto apposito. Gli scaffali dei supermercati sono vuoti e inizia a scarseggiare il diesel alla pompa, l’appello che giunge dagli agricoltori campani è quello di unire le lotte da Sud a Nord e continuare a mobilitarsi. Ne abbiamo parlato con Gabriele, agricoltore campano membro di Agricoltori Italiani
October 22, 2026
Radio Blackout - Info
Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@0
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e il presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@1
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e il presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Gli Stati Uniti si preparano ufficialmente ad abbandonare l’Ucraina
Dopo anni di serrato sostegno all’Ucraina, la speranza iniziale USA di arrivare ad un indebolimento definitivo della Russia si va affievolendo: le controffensive ucraine stentano a guadagnare terreno, l’economia russa si ristruttura in senso bellico evadendo le sanzioni e gli stessi Stati Uniti si trovano confrontati con l’aumento globale delle materie prime energetiche. In questo scenario, il desiderio di uscire dal conflitto limitando le perdite economiche e massimizzando i guadagni inizia a prevalere, tra l’establishment USA, sulla coerenza politica e sulla solidarietà con l’alleato ucraino mandato al massacro. Ad inizio della scorsa settimana, il presidente Donald Trump ha firmato la sospensione di alcune sanzioni contro la Russia e autorizzato l’importazione di Diesel. Allo stesso tempo, crescono le tensioni tra Trump e il suo omologo ucraino Zelensky, considerato un ostacolo alla risoluzione del conflitto perché troppo intransigente ed indisposto a qualsiasi trattativa con la Russia. Si delinea uno scenario in cui l’unica forza politica a rimanere saldamente favorevole al sostegno allo sforzo bellico ucraino è l’Unione Europea – una scelta dalle conseguenze sempre più evidentemente disastrose per l’economia ed il costo della vita, eppure ciecamente sostenuta dall’establishment politico europeo e dalla stampa. Ne abbiamo parlato con Francesco Dall’Aglio, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria)
October 17, 2026
Radio Blackout - Info
Francia: continua la mobilitazione studentesca e si unisce al corteo del 17 ottobre
Questa settimana in Francia alla protesta studentesca si sono unite diverse università con la partecipazione di istituti che nella storia non hanno mai scioperato. Le caratteristiche di questo movimento sembrano piuttosto inedite, così come lo attesta una possibile convergenza di cui si avrà un primo riscontro sabato 17 ottobre, tra componente studentesca, lavoratori e dimensione legata al movimento dei Gilet Jaunes. Ne parliamo con Luna, docente e ricercatrice a Paris VIII
October 15, 2026
Radio Blackout - Info
Cuba, tra bloqueo e nuove sanzioni
Da gennaio Washington ha imposto un blocco petrolifero che di fatto sta cercando di strangolare l’isola, lasciandola senza carburante: in nove mesi è arrivata una sola petroliera, russa, il cui carico è bastato per un mese. La rete elettrica è al collasso, con sei blackout nazionali nel 2026 e quartieri dell’Avana senza corrente anche per ventiquattro ore di fila. Il Paese è quasi fermo, gli ospedali vanno avanti a stento e mancano farmaci e beni essenziali. Dal 30 settembre pesano anche le nuove sanzioni: le banche USA non possono più gestire pagamenti in dollari legati a Cuba, nemmeno fuori dagli Stati Uniti, e devono congelare i conti anche di privati, con effetti a catena su rimesse e commercio. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi riesce ad accedere ai beni, a comprarli e rivenderli sul mercato nero, e chi no, in una situazione complessa e tutt’altro che omogenea. Intanto, a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre e dopo le sconfitte in Medio Oriente, Trump prova a rivendere le decisioni prese su Cuba come terreno di successo. Ne abbiamo parlato con Andrea Cegna, giornalista freelance ed esperto di America Latina.
October 12, 2026
Radio Blackout
Il settore agricolo in crisi: voci da Campania e Piemonte
Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di ricambio intergenerazionale. Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in corso. Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali  e di autocisterne di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi (in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi)  e sit-in a Roma, in piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate insufficienti.  Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del 2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e lavoratrici ad unirsi. Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori Italiani, e Ivo Pittorini, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
October 8, 2026
Radio Blackout - Info
Spagna: morte di Maricarmen, verso lo sciopero generale dell’11 novembre
In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare. Ieri sera è giunta la tragica notizia della morte di Maricarmen, la donna che a seguito dello sfratto a Madrid ha avuto complicazioni di salute ed era stata ricoverata. Questo evento ha scatenato un’ondata di proteste molto significative in Spagna e alla notizia della sua morte la prima reazione è stata quella di una donna uccisa dalla violenza di un sistema. In questo contesto si prepara lo sciopero generale dell’11 novembre. Questo scenario ha delle ripercussioni importanti anche sul piano della politica istituzionale: a partire dalle elezioni anticipate e dalla crisi di governo per Sanchez si apre una prospettiva di incertezza. A fare saltare il tavolo sono stati i voti che hanno bocciato i due decreti sulla casa, redatti proprio a seguito delle proteste. I voti che hanno determinato questo risultato sono stati quelli del Partito Popolare di estrema destra Vox e di Juntos, partito indipendentista catalano. Gli sviluppi di questo tornante avranno ricadute anche su un piano più generale in merito alla politica europea e al ruolo del governo spagnolo in questa fase di riarmo e guerra. Ne parliamo con Victor Serri, giornalista in Spagna e curatore dello spazio informativo “Barcellona chiama Italia“ Di seguito un testo di Cronache Ribelli in ricordo di Maricarmen Maricarmen Abascal è morta oggi, 7 ottobre 2026, nell’ospedale Gregorio Marañón di Madrid. Aveva 87 anni. Dal 1956 viveva nella stessa casa, nel quartiere madrileno di Retiro. Aveva 17 anni quando suo padre aveva preso in affitto quell’appartamento. Lì aveva vissuto tutta la sua vita, li erano morti i suoi genitori, lì sarebbe voluta morire anche lei. Ma non glielo hanno permesso. La sua storia ormai la conosciamo tutti. Per decenni Maricarmen aveva abitato quella casa con un contratto di affitto a canone storico, pagando regolarmente. Nel 2018 l’edificio passò a un fondo d’investimento. In seguito la proprietà dell’appartamento è arrivata a Urbagestión, che alla fine di un lungo contenzioso legale le ha imposto un affitto pari a 1650 euro al mese, più di quanto percepiva con la sua pensione. Per mesi i movimenti per il diritto alla casa, avvocati, amici hanno cercato di difenderla, portando la vicenda fino all’ONU, che aveva chiesto di bloccare lo sfratto. Ma il 23 settembre arrivò il giorno dell’esecuzione. Maricarmen uscì su una barella, espulsa da casa sua come fosse una criminale. Le immense proteste dei giorni successivi avevano cambiato tutto. Il 29 settembre Maricarmen aveva riacquisito la possibilità di tornare nella sua casa con un affitto compatibile col suo reddito. Ma non ce l’ha fatta, è morta prima. Di fatto sfrattandola l’hanno uccisa. Perché quando una persona di 87 anni, con una disabilità, che ha pagato per settant’anni il proprio affitto, viene espulsa dalla casa nella quale ha trascorso tutta la sua vita per permettere alla proprietà di perseguire un profitto sproporzionato, siamo davanti a un omicidio. Quante altre Maricarmen dovranno morire prima che si possa dire che la casa è un diritto? Perché ciò non accada dobbiamo seguire le sue parole: “Luchad. Seguid luchando por lo que es vuestro”. Lottiamo per ciò che è nostro, lottiamo per tutte le Maricarmen del mondo.
October 8, 2026
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COSENZA: LA POPOLAZIONE E GLI AGRICOLTORI SI MOBILITANO CONTRO IL CAROVITA E IL CARO CARBURANTE@1
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio. Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei “trattori”. La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno giornaliero di una macchina agricola ora costa 1.500 euro.  I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori brutti”, sono già fermi e il danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.  Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione, che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del 2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i 20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.  Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi sporchi affari!” Ne parliamo con Federico de La Base di Cosenza: E con Gianluca del gruppo Agricoltori Brutti:
October 7, 2026
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COSENZA: LA POPOLAZIONE E GLI AGRICOLTORI SI MOBILITANO CONTRO IL CAROVITA E IL CARO CARBURANTE@0
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio. Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei “trattori”. La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno giornaliero di una macchina agricola ora costa 1.500 euro.  I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori brutti”, sono già fermi e il danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.  Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione, che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del 2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i 20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.  Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi sporchi affari!” Ne parliamo con Federico de La Base di Cosenza: E con Gianluca del gruppo Agricoltori Brutti:
October 7, 2026
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