Made in Italy per l’industria del genocidio: dossier dei Giovani Palestinesi sul commercio energetico e militare tra Italia e Israele
> Da Il Rovescio, 21.04.26
Segnaliamo questo interessante dossier sulle ditte italiane (suddivise per
regione) che collaborano attivamente col genocidio in Palestina, affinché se ne
faccia buon uso. Di seguito un estratto dalle conclusioni.
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[…] Sulla base dei dati, emerge chiaramente che il commercio militare con
Israele è rimasto attivo, strutturato e politicamente protetto. Dall’ottobre
2023, almeno 416 spedizioni legate all’ambito militare e oltre 224
chilotonnellate di carburante originarie dell’Italia sono state inviate a
Israele. Questi trasferimenti includevano spedizioni dirette legate allo Stato,
avionica specializzata per aerei da combattimento, componenti per droni e
sistemi di guerra elettronica, armi, sistemi idraulici e il carburante
necessario a sostenere la mobilità e le operazioni militari. Non si tratta di
casi isolati, ma di anelli di una catena di
approvvigionamento continua e strutturata.
Le prove presentate dimostrano almeno due elementi. In primo luogo, il governo
italiano ha raggirato l’opinione pubblica, rifiutando al contempo di chiarire le
modalità con cui venivano condotte queste valutazioni “caso per caso”. In
secondo luogo, l’Italia non è estranea all’industria genocidaria di Israele.
Imprese italiane, enti legati allo Stato, porti, aeroporti, vettori logistici e
infrastrutture energetiche hanno contribuito a sostenerla.
La portata e la frequenza delle spedizioni elencate in questa ricerca dimostrano
che non si tratta di un’anomalia, bensì di una politica consolidata dell’attuale
governo e di un’eredità dei precedenti. Da quasi tre decenni, le relazioni tra
Italia e Israele si sono consolidate, almeno dagli Accordi di Oslo e dalla fine
della Prima Repubblica italiana. Tali relazioni sono state caratterizzate da un
elevato sostegno politico a Israele, inclusi recenti disegni di legge
sull’antisemitismo che, in linea con la definizione IHRA, puniscono le critiche
a Israele e al suo genocidio in Palestina.
Questo sostegno non è né isolato né casuale. Sebbene l’Italia intrattenga
relazioni con Israele sin dagli anni ’50, è con l’ascesa delle politiche
neoliberali a partire dagli anni ’90 che l’Italia ha perseguito un legame più
diretto con gli Stati Uniti e si è cristallizzato un sostegno definitivo a
Israele. Gli Accordi di Oslo hanno segnato un punto di svolta non solo nella
storia della rivoluzione palestinese, ma anche nel modo in cui la Palestina è
stata ridefinita a livello internazionale e in Italia: privata del suo contenuto
politico e anti-imperialista, ridotta a questione umanitaria e quindi resa più
facilmente gestibile, depoliticizzabile e liquidabile.
La più profonda integrazione tra Italia e Israele deve essere compresa
all’interno di una più ampia storia politica.
Oggi l’Italia agisce come un hub logistico all’interno di un più vasto sistema
militare ed economico che arma, rifornisce e protegge l’economia di guerra
israeliana. Ciò avviene evidentemente sia attraverso spedizioni dirette, sia
attraverso trasferimenti verso piattaforme d’arma straniere, come l’Apache, che
vengono comunque consegnate alle forze armate israeliane e favoriscono crimini
di guerra. Questi flussi contribuiscono a sostenere il mercato militare
israeliano, mentre la produzione militare israeliana supporta il riarmo italiano
e la più ampia militarizzazione dell’Europa.
Il sostegno dell’Italia non è né accidentale né neutrale. È un sostegno
materiale al genocidio e a una più ampia guerra regionale. Continuare questi
traffici significa rimanere complici nell’eliminazione sistematica del popolo
palestinese e negli attacchi aggressivi di Israele in Cisgiordania, in Iran e in
tutta la regione.
Contro questa complicità vanno intraprese azioni concrete. […]