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Torino, assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti
pubblichiamo il resoconto di  Angelo Zaccaria sul dibattito dell’assemblea di sabato scorso dove è stata decisa la convocazione di una manifestazione nazionale per il prossimo 31 gennaio in quel di Torino: Concentramento a Palazzo Nuovo alle ore 14.30_   Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel 1993. Il bilancio di questa assemblea quindi è nettamente positivo. Anzitutto il fatto stesso di esserci stata, dopo anni di frammentazione generata sia da oggettive divergenze di culture e prospettive politiche, che da qualche rigidità e settarismo di troppo. Qualcun@ potrebbe dire che un ricompattamento era scontato visto l’attacco frontale sferrato dal governo Meloni verso le realtà autogestite, ma io ritengo che di scontato non ci sia mai nulla, e quindi la stessa tenuta di questa assemblea è un importante risultato per cui dobbiamo ringraziare Askatasuna e le realtà di base torinesi. Inoltre la grande partecipazione, oltre mille persone provenienti da tutta Italia, forse un po’ meno dalle zone più distanti del sud, ma questo è comprensibile. Oltre 60 interventi, la gran maggior parte fatti da giovani, e con un buon equilibrio di partecipazione di genere. Altro dato fondamentale, la diffusa e prevalente volontà di girare pagina rispetto al passato polemico recente e meno recente, e praticare una attitudine alla unità ed alle convergenze, dove conti più quello che unisce che quello che divide. Questo risponde ad una domanda che sicuramente viene dai settori di base che partecipano alle lotte ed alle loro scadenze, ma son meno coinvolti nella militanza organizzata, il mondo dei cosiddetti “cani sciolti”, ma riflette anche una nuova tensione e nuove scelte maturate in questi anni, da parte dei collettivi e delle realtà più organizzate. Prova di quanto scritto sopra è il silenzio assoluto interrotto da vari applausi, col quale le svariate centinaia di presenti han ascoltato gli interventi di realtà che pure negli anni erano state al centro di critiche sulla annosa questione della “istituzionalizzazione” dei centri sociali. Infine, aggiungerei una cosa che va al di là della contabilità dei e delle partecipanti o della analisi razionale dello svolgimento del dibattito. Il clima della assemblea, soprattutto nelle prime due ore, due ore e mezza. Un clima appassionato, molto partecipe, a tratti entusiasta, poca sindrome della sfiga e della sconfitta. Anzi la percezione di un qualche senso di potenza non più solo latente, che va crescendo e si va sviluppando. Cruciale in questo senso il lascito ed il riferimento, presente in tanti interventi, alle lotte ed agli scioperi di inizio autunno su Gaza e Palestina. Anzi, proprio l’assemblea del 17 Gennaio conferma che quelle lotte, forse non hanno rappresentato la netta rottura in avanti del tempo della storia, ma di certo han segnalato l’avvio di una nuova fase di attivazione sociale e politica  e di disponibilità alla mobilitazione. Quanto su questo influiscano non solo le miserande vicende della politica di governo italiana, ma anche se non più i sinistri scenari della politica globale ed i bagliori di guerra, in questa sede non ha bisogno di essere sottolineato. Quindi allora tutto bene, Madama la Marchesa…? …certo che no. Permangono a mio avviso limiti e punti interrogativi. Ad un occhio “maturo” taluni interventi potrebbero esser apparsi un poco generici o ingenui se non velleitari, ma se si è all’inizio di un processo di attivazione e politicizzazione, che investe anche ma non solo alcuni settori giovanili, autoctoni e non, questo non dovrebbe stupire. Del resto che un processo del genere seppure coi suoi limiti esista, lo attestano gli stessi cosiddetti “decreti sicurezza” nelle loro corpose parti dedicate alla repressione del dissenso, i quali mirano anzitutto a prevenire o impedire o ridurre questi processi di politicizzazione. Su questo molto preoccupanti ed emblematici risultano, sempre a Torino, i recenti arresti di studenti ai quali l’assemblea ha espresso totale solidarietà. Poi ci sta il punto delle alleanze e convergenze. Alcuni interventi han riproposto in vari modi il tema della critica a campo largo e centrosinistra, e non solo da parte di organizzazioni politiche o partiti a loro volta in competizione elettorale con “l’ala sinistra del centrosinistra”. Non sta certo a me occultare le molte e giuste ragioni per criticare PD, CGIL, AVS, M5S etc… ma questi interventi lasciavano intravedere un nodo che questa prima assemblea non poteva sciogliere: cosa si intende per spirito unitario, ricomposizione, alleanze e convergenze? Tutt@ ovviamente declinano questi principi riferendosi a tutti i soggetti sociali allargati, proletari e popolari, colpiti dalle politiche di guerra, austerità ed autoritarismo. Talun@ però estendono la convergenza possibile anche a quei soggetti organizzati, politici, partitici, associativi e sindacali, che seppure spesso in forma critica nella orbita del centrosinistra in qualche modo si muovono. Per intendersi parliamo del vecchio cartello dei Social Forum, forse orbato della componente cattolica di base: Fiom, Arci, sinistra del centrosinistra etc… Il riaffiorare di una potenziale divergenza su quali sono i confini e limiti della tanto citata convergenza, non poteva esser sciolto nella assemblea di Torino e solo i fatti ci diranno quali saranno questi confini, e fra i fatti ci sta anche cosa concretamente faranno, o non faranno, queste aree diversamente collaterali alla sinistra di governo. Spetta anche a loro “l’onere della prova”, cioè dimostrare nei fatti e non a chiacchiere che sono al fianco dei CSA e dei movimenti di base, soprattutto sul terreno cruciale della lotta contro l’autoritarismo e la repressione, e per la difesa del diritto di associazione, espressione, dei diritti sindacali e del diritto di manifestare… Mentre noi ci ricomponiamo, convergiamo ed incrementiamo le nostre potenze latenti, questo governo di “fascisti del terzo millennio” (altro che Casa Pound…), non starà certo a guardare. Né va mai dimenticato del tutto cosa è stato storicamente capace di fare lo Stato italiano, anche quando al potere c’erano altri soggetti diversi dai fascisti del terzo millennio, per contrastare precedenti cicli di lotta. Un altro punto che l’assemblea non poteva sciogliere, e che non è del tutto scollegato da quello precedente, è quello della concreta articolazione delle pratiche politiche e di quelle di piazza. È un punto giustamente toccato da un paio di interventi verso la fine della assemblea, peraltro fatti a titolo personale, e correttamente ripreso nelle conclusioni da chi la assemblea la presiedeva. Si è opportunamente replicato che su questo punto si è già iniziato a discutere negli ambiti politici e sociali torinesi allargati, che esistevano prima dello sgombero di Askatasuna e che dopo lo sgombero si sono attivati ed estesi. Il tutto, si può immaginare, secondo il molte volte citato “spirito del movimento NO TAV della Val Susa”, col suo carattere popolare ed inclusivo di tutte le differenze, e basato anche sul noto principio: “Si parte e si torna tutt@ insieme”. Meno rilevante ora invece la problematica di quale forma organizzativa dare a questo percorso nazionale, pure affiorata qua e là in alcuni interventi: in una fase ancora iniziale di confluenza fra realtà eterogenee, è molto probabile che la forma organizzativa resti snella e si proceda per campagne di iniziativa. A questo punto non resta che dire una ultima cosa… TUTT@ ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TORINO DEL 31 GENNAIO 2026, H 14,30! Concentramento a Palazzo Nuovo, FS Porta Susa e FS Porta Nuova.   Redazione Italia
Sabato 25 ottobre mobilitazione nazionale a Roma
Sabato 25 ottobre 2025 Concentramento ore 13:30 in Piazza della Repubblica, corteo fino a Piazza San Giovanni, Roma Il Global Movement to Gaza Italia aderisce alla giornata di mobilitazione nazionale del 25 ottobre, convocata dalla CGIL contro le politiche economiche e sociali del governo. Nel 2025 il governo Meloni ha destinato 45 miliardi di euro alle spese militari, e punta a 146 miliardi entro il 2035: più di quanto si spende oggi per la sanità pubblica (137 miliardi). Noi vogliamo un’altra direzione: più fondi per sanità, istruzione, casa e welfare, una tassazione equa sulle grandi ricchezze, la lotta all’evasione, salari dignitosi, pensioni giuste, diritti sul lavoro e una vera transizione ecologica e sociale, non la riconversione bellica mascherata da “difesa”. Contro la guerra, la precarietà e l’ingiustizia sociale. Vogliamo molto di più. Redazione Italia
“La musica contro il silenzio”, manifestazione nazionale in Piazza Santi Apostoli a Roma
“La musica contro il silenzio” è una manifestazione musicale svoltasi ieri, domenica 28 settembre, in Piazza Santi Apostoli a Roma, con grande partecipazione umana contro il genocidio, il peggior crimine, il più atroce, ma attualmente impunito a Gaza. Musica contro il silenzio è un movimento di artisti che si sono uniti per protestare contro il silenzio e la complicità delle istituzioni e dei media di fronte al genocidio in Palestina, in particolare alla situazione inaccettabile nella Striscia di Gaza. L’obiettivo è rompere questo silenzio, esprimendo solidarietà al popolo palestinese attraverso la musica e sostenere la sua lotta per la sopravvivenza. La manifestazione nasce come risposta alla frustrazione e al senso di impotenza di fronte al genocidio e all’apartheid compiuti contro il popolo palestinese. I partecipanti vedono il silenzio come una forma di complicità attiva e passiva di alcuni governi occidentali e della copertura mediatica. I musicisti sono al centro della manifestazione, non stanno su un palco, perché prendono parte attiva alla protesta; sia amatori che professionisti, utilizzano i loro strumenti come forma di ribellione e per far sentire la  voce degli oppressi, sostenendo la lotta del popolo palestinese. Il movimento si è diffuso rapidamente in diverse città italiane, coinvolgendo musicisti attraverso passaparola e gruppi di comunicazione.  I musicisti organizzano maratone musicali e altri eventi pubblici nelle piazze per sensibilizzare l’opinione pubblica e lanciare un messaggio forte e chiaro. Durante la manifestazione si suonano brani che simboleggiano la resistenza (come “Bella Ciao”), ma anche musiche classiche (Mozart, Puccini) e brani palestinesi, a volte accompagnati da letture di poesia o brani come “La morte di AS” per restituire dignità alle vittime. L’iniziativa non si limita a singoli eventi, ma mira a proseguire nel tempo, continuando a sostenere la causa palestinese e a contrastare più che il silenzio, la negazione del genocidio da parte del governo Meloni, complice di Netanyahu. La comunità palestinese ha espresso gratitudine per questo sostegno musicale e per tutte le manifestazioni di solidarietà ricevute in questi giorni oscuri. Rayman