Arresti e perquisizioni contro giovani e giovanissimə
Durante lo sciopero generale del 22 settembre, si contano un milione di persone
per le strade d’Italia, un corteo di 80.000 persone ha percorso le strade
allagate di Milano, per arrivare alla Stazione Centrale. «Ma quando il corteo si
è avvicinato, ha trovato i cancelli chiusi e le forze dell’ordine in assetto
antisommossa […]. In molt*, a questo punto hanno cercato di capire se ci fossero
altri modi di entrare. È lì che le prime ragazze e ragazzi sono stati fermati» –
spiegano gli e le attiviste del CSOA Lambretta nella conferenza stampa dopo lo
sciopero.
Quel giorno sono state fermate undici persone, quattro del centro sociale
Lambretta, due maggiorenni sono state scarcerate dopo una notte in carcere con
l’obbligo di firma in attesa del processo.
> Le due minorenni hanno dovuto attendere nel carcere minorile per più di due
> giorni il processo, per poi ricevere una pena più dura di chi ha la maggiore
> età: arresti domiciliari restrittivi e senza la possibilità di andare a
> scuola.
Nell’ordinanza depositata dal giudice per le indagini preliminari Antonella De
Simone del Tribunale per i minorenni di Milano si legge che la ragazza e il
ragazzo si sono mossi «in un contesto di violenza assolutamente crescente»,
forti di essere «in gran moltitudine e in evidente superiorità numerica»
rispetto alle forze dell’ordine, e sono anche socialmente pericolosi. Serve,
dunque, una «risposta adeguata almeno fino a quando non si assisterà al
manifestarsi di sintomi di una crescita morale e di progressiva
responsabilizzazione».
A Brescia, domenica all’alba, sono avvenute perquisizioni a casa di studenti
delle superiori e universitari, «al termine dell’operazione repressiva sono
stati sequestrati alcuni indumenti e sono stati notificati ad alcuni compagni e
compagne “avvisi orali” del Questore Sartori e DASPO “fuori contesto”, cioè il
divieto di partecipare a manifestazioni sportive». E nuove perquisizioni e
denunce vengono minacciate da tutte le questure in giro per l’Italia. E nel
mirino ci sono sempre giovani e giovanissimə delle scuole e dei primi anni di
università.
Sono loro, infatti, che riempiono in questi giorni le piazze d’Italia, insieme
ai portuali, operai/e, docenti e tante persone adulte che hanno scioperato e
partecipato ai picchetti.
> Per molte persone giovani questa è la prima socializzazione alla politica e al
> conflitto con manifestazioni larghe e determinate che hanno l’obiettivo di
> bloccare il commercio e i flussi verso Israele.
In questi due anni, molti di questi ragazzi e ragazze non hanno nemmeno potuto
parlare di Gaza e della Palestina nelle proprie classi, perché la censura è
stata enorme, con insegnati sanzionati e l’anno scolastico iniziato con un
comunicato dell’USR Lazio che invita i e le dirigenti a non discutere o votare
mozioni che riguardano Gaza.
Il governo dopo lo sciopero del 22 settembre sa di trovarsi in una situazione
inedita che mette fortemente in crisi il suo consenso. Solo sabato scorso, il 27
settembre, in Italia c’è stata: una manifestazione contro gli armamenti a La
Spezia, una manifestazione a Brescia per Gaza, il blocco della tangenziale a
Padova, scontri a Torino al corteo che voleva bloccare l’aeroporto, a Taranto si
è tentato di bloccare la nave SeaSalvia che deve imbarcare greggio destinato a
Israele, e a Genova in serata si è bloccata la nave della compagnia israeliana
Zim. Tutte manifestazioni partecipatissime. Si è superata la soglia
dell’accettazione e il tappo è saltato.
> Reprimere giovani e giovanissimi che stanno partecipando ai cortei è, allora,
> un modo per tentare di controllare la loro esuberanza e voglia di cambiamento,
> instigare la paura e il dubbio. Restringere gli orizzonti e le possibilità.
Scendere in piazza per la Palestina e contro il genocidio a Gaza, sta diventando
un modo per guardare il nostro lato di mondo, il sistema economico che si
arricchisce con il commercio di armi, i governi pronti a tagliare la spesa
sanitaria e sociale per comprare armamenti, il sistema razzista che discrimina
sulla base della cittadinanza, religione e colore della pelle, le
discriminazioni sistemiche contro donne e persone trans.
Gaza sta funzionando da specchio. Non distogliere lo sguardo dagli orrori
commessi da Israele significa iniziare a guardare quello che succede accanto a
noi. E le giovani generazioni sono le prime a utilizzare questo sguardo sul
mondo. Per questo le si vuole punire. Educare all’obbedienza e non a
trasgredire. Addirittura negando loro di andare a scuola in attesa di processo.
Foto di copertina di Gianluca Rizzello
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