Il governo israeliano ha classificato movimenti e attivisti italiani che manifestano per Gaza
Il ministero per la Diaspora del governo israeliano ha pubblicato un rapporto in
cui classifica le manifestazioni italiane per lo sciopero generale del 22
settembre per livelli di rischio. Il documento, apparso prima dello svolgersi
delle proteste, indica i dati precisi su diffusione sui social, luogo e orario
di diversi dei concentramenti che erano previsti, ed elenca i principali gruppi
che li hanno promossi. I criteri usati per classificare il livello di
rischio non sono esplicitati, ma visti i nomi dei promotori e i luoghi indicati,
esso sembra basarsi tra le altre cose proprio sugli organizzatori delle
proteste. Il monitoraggio dei movimenti per Gaza da parte di Israele è una
pratica passata indisturbata, ma che a quanto pare sta impegnando Tel Aviv
sempre di più: nell’ultimo anno, il medesimo ministero ha classificato decine di
eventi sul tema, mentre a partire dal 2020 fino al 7 ottobre del 2023 non ha
pubblicato un solo documento a riguardo.
Il rapporto del governo israeliano è apparso sulla pagina del sito
dell’esecutivo dedicata alle pubblicazioni del ministero per la Diaspora e la
lotta all’antisemitismo alla vigilia dello sciopero generale. Esso elenca, in
ordine di orario, 18 delle manifestazioni che si sarebbero svolte il giorno
seguente, indicandone il luogo preciso – con tanto di coordinate geografiche –
in cui sarebbero iniziate, l’eventuale vicinanza a luoghi legati a Israele, post
sui social dei principali promotori e interazioni ricevute dagli stessi post.
Ciascuna manifestazione è classificata su tre distinti livelli di rischio:
basso, medio e alto, indicati graficamente dai colori verde, giallo e rosso. «La
mobilitazione è incentrata sull’opposizione a quello che gli organizzatori
descrivono come il “genocidio a Gaza” e come risposta al silenzio e
all’ipocrisia percepiti dai governi occidentali. Lo sciopero e le manifestazioni
sono presentati come atti di solidarietà con Gaza e il popolo palestinese, con
inviti a “cambiare la storia” e a resistere all’inazione del governo», si legge
in testa al rapporto.
I criteri utilizzati da ministero per la Diaspora per classificare i livelli di
rischio dei singoli presidi non sono chiari, né esplicitati direttamente. Il
documento recita che «le informazioni fornite nel rapporto si basano su
segnalazioni e informazioni ricevute tramite il monitoraggio della rete con
l’ausilio di un sistema tecnologico», senza specificare di cosa si tratti. Da
quanto emerge esaminando il documento con attenzione è che nessuno dei singoli
elementi tra luogo (risultano assenti manifestazioni che si sono svolte in
luoghi strategici, come quella presso il porto di Livorno), città (quella presso
il campus Einaudi di Torino, città in cui le proteste sono generalmente più
intense e partecipate, è classificata in verde), o interazioni sui social (la
più cliccata risulta a rischio medio) ha svolto un ruolo primario nella
definizione dei livelli di rischio, che piuttosto paiono sembrano essere stati
valutati combinando tutti i fattori. In questo senso, anche l’identità degli
organizzatori sembra svolgere un ruolo: le manifestazioni promosse dal Global
Movement to Gaza, per esempio, sono tutte rosse o gialle.
Il monitoraggio di manifestazioni contro lo Stato ebraico e dei movimenti di
attivisti da parte di Israele è una pratica che il ministero per la Diaspora
porta avanti da anni, ma che nell’ultimo periodo ha svolto con maggiore
intensità. La pagina del sito dedicata alle pubblicazioni del ministero è
infatti colma di documenti analoghi a quello sullo sciopero generale del 22
settembre, che spesso interessano singole manifestazioni. L’Italia compare
quattro volte, tutte nel 2025: oltre allo sciopero, vengono inseriti due casi
mediatici che hanno interessato turisti israeliani (tra cui il presunto
“assalto” all’autogrill di Lainate) e una contestazione all’ex primo ministro
Ehud Olmert svoltasi a Parma il 21 settembre. Anche in quest’ultimo caso, il
documento riporta dettagliatamente informazioni sulle pagine social dei
promotori e sulle interazioni ai loro post sulla protesta.
L'Indipendente