Tag - spari

Oltre l’ultima “linea rossa”
Sparare su imbarcazioni a vela, con a bordo soltanto civili, che trasportano medicinali e altro materiale sanitario per una popolazione sottoposta a genocidio, è ovviamente un crimine contro l’umanità. Farlo in acque internazionali significa che chi spara è certo dell’impunità grazie alla immonda complicità delle potenze che dovrebbero controllare il […] L'articolo Oltre l’ultima “linea rossa” su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
Sea-Watch 5, dopo gli spari dei libici indagine penale contro il capitano
All’arrivo al porto di Brindisi con 166 persone soccorse, è stata avviata un’indagine penale contro il capitano della nave di soccorso Sea-Watch 5, con l’accusa di «favoreggiamento dell’ingresso illegale». Verso mezzogiorno, agenti della Guardia Costiera italiana e della Polizia sono saliti a bordo della Sea-Watch 5. Sono rimasti sul ponte di comando della nave fino a ben oltre la mezzanotte, hanno sequestrato documenti e attrezzature e hanno condotto due membri dell’equipaggio alla stazione di polizia per un interrogatorio. Per oggi è previsto anche un interrogatorio del capitano della Sea-Watch 5. Siamo davanti a un’escalation paradossale, dopo che lunedì due motovedette e un’altra unità della cosiddetta Guardia Costiera libica avevano attaccato e sparato una raffica di colpi contro la nave e minacciato di dirottarla verso Tripoli. Motovedette donate alla Libia dall’Italia nel quadro dell’intesa tra i due Paesi. «L’indagine contro l’operato di Sea-Watch è un altro feroce attacco alla solidarietà in mare e un’aggressione allo stato di diritto. Invece di fare luce sulle responsabilità dell’attacco contro i civili sulla nostra nave, lo Stato prima manda i militari italiani a Tripoli a riparare i motori delle motovedette che compiono azioni criminali in mare e poi accusa chi ha soccorso vite in mare» dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch «La criminalizzazione della società civile è ormai prassi, ma anche davanti a questa escalation non ci lasceremo intimidire». In passato, l’Italia ha sistematicamente utilizzato le indagini penali per tenere lontane dal Mediterraneo centrale le navi di soccorso e criminalizzare il soccorso civile. Lo abbiamo vissuto con Carola Rackete nel 2019 e in oltre 20 casi di indagini per favoreggiamento e in alcuni casi, persino associazione a delinquere, ai danni di chi salva vite in mare. Nella grande maggioranza le indagini sono state archiviate e le accuse non hanno mai portato a nulla. Ma mentre il governo cerca a tutti i costi di etichettare la società civile come trafficanti, continua a finanziare e proteggere i veri responsabili della tratta di esseri umani, come i ricercati internazionali pluriomicidi Bija e Almasri, invitati in Italia a discutere accordi politici o rimpatriati con volo di Stato, alimentando un efferato ciclo di abusi con le tasse dei cittadini. L’11 maggio scorso la nave Sea-Watch 5, poco dopo aver soccorso 90 persone in pericolo in acque internazionali, è stata raggiunta da un’imbarcazione armata della cosiddetta Guardia Costiera libica, che ha aperto il fuoco contro la nave e ne ha minacciato l’abbordaggio e il dirottamento. Una seconda motovedetta ha in seguito intimato alla Sea-Watch di consegnarle le persone soccorse per rapirle e riportarle in Libia. Il nostro capitano ha agito anteponendo la protezione delle persone a bordo sotto la sua responsabilità, rifiutandosi di compiere una grave violazione del diritto internazionale se si fosse reso complice di un respingimento. Da anni siamo quotidianamente testimoni di episodi di violenza in mare perpetrati ai danni delle persone in fuga dai libici, spesso noti criminali ricercati e membri di milizie violente e denunciamo pubblicamente l’Italia e l’UE per il loro sostegno, che garantisce totale impunità. Nell’episodio di lunedì 11 maggio, l’unità coinvolta era scortata dalla Murzuq 662, una motovedetta donata dall’Italia alla cosiddetta Guardia Costiera libica nel giugno 2023, nell’ambito del quadro di cooperazione UE-Libia SIBMMIL. Più tardi quel giorno, la Sea-Watch 5 è stata inseguita anche dalla Ras Jadir 648, un’altra nave che l’Italia aveva già ceduto ad attori libici nel maggio 2017, coinvolta in diversi casi documentati di violenza in mare. Spari libici e criminalizzazione italiana sono due facce della stessa medaglia per attaccare la società civile e il soccorso in mare. Spiega Giorgia Linardi: «La società civile nel Mediterraneo è testimone scomoda delle ingiustizie commesse dal governo con i soldi dei contribuenti e per questo da eliminare. Non a caso a poche settimane dall’adozione della legge sul blocco navale, a cui abbiamo dichiarato opposizione nel nome del diritto.» «Il governo – conclude Linardi – ha perso dinanzi a ogni giudice, e si troverà a rispondere al giudizio della storia. Noi continuiamo fermamente a stare dalla parte del diritto, insieme al nostro capitano, che da civile ha onorato gli obblighi che lo Stato calpesta.» Sea Watch
May 16, 2026
Pressenza
Spari sulla Sea-Watch 5
Abbiamo ricevuto questo messaggio: > Ci sparano addosso. > Poco fa la nave di una milizia libica ha aperto il fuoco sparando 15 colpi > contro la nostra Sea-Watch 5. Il nostro equipaggio aveva appena terminato il > soccorso di 90 persone. Ora le milizie libiche ci stanno seguendo e > minacciando. Seguiranno aggiornamenti Se arrivano altre informazioni le pubblicheremo Sea Watch
May 11, 2026
Pressenza
E’ già ai domiciliari l’aspirante cecchino sionista
L’unica cosa “normale”, nelle indagini sullo sparatore di Parco Schuster, è stata la rapidità dell’identificazione del colpevole: 48 ore per acquisire le immagini dalle telecamere di sorveglianza nella zona (un’infinità, private e pubbliche, non presenti invece – come dicono – nel luogo in cui Chef Rubio venne pestato dalla “Brigata […] L'articolo E’ già ai domiciliari l’aspirante cecchino sionista su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
Niente da perdonare
Lette le parole di rivendicazione di Mr Definisci Bambino, direi che la provocazione e il tentato blocco della manifestazione di Milano e gli spari ai manifestanti di Roma sono della stessa pasta. Se gli perdoni Gaza, giustifichi il genocidio, continui a comprargli e venderli merci, li aiuti con le armi, […] L'articolo Niente da perdonare su Contropiano.
April 29, 2026
Contropiano
Roma. Individuato lo sparatore del 25 aprile. E’ un giovane della comunità ebraica
Le indagini sull’uomo che ha sparato a pallini contro due manifestanti dell’Anpi a Roma lo scorso 25 aprile hanno portato ad un fermo. Il sospettato è un ragazzo di 21 anni legato alla Comunità ebraica di Roma. Il giovane, Eithan Bondi, avrebbe ammesso la propria responsabilità, è stato fermato nella […] L'articolo Roma. Individuato lo sparatore del 25 aprile. E’ un giovane della comunità ebraica su Contropiano.
April 29, 2026
Contropiano
25 aprile 2026: a Roma si spara alla Memoria
La primavera romana non era mai sembrata così luminosa come questa mattina. Da Piazzale Ostiense, sotto l’ombra austera della Piramide Cestia, una marea umana ha risposto all’appello della Memoria. Bandiere e striscioni dell’ANPI e di varie organizzazioni, fazzoletti tricolori, famiglie, giovani e anziani hanno trasformato il cuore della capitale in un fiume di speranza. Un corteo che è arrivato al Parco Schuster, accanto alla Basilica di San Paolo, in un clima di gioia civile, tra canti partigiani e slogan che parlavano di futuro, Costituzione e libertà. Ma l’idillio è stato spezzato. In un pomeriggio che avrebbe dovuto consegnare alla storia un’immagine di unità, è tornato il rumore sinistro di uno sparo. Per fortuna, non era un’arma da fuoco, ma solo una pistola ad aria compressa. Ma il simbolo, quello sì, è di piombo. Colpire due iscritti all’ANPI — uno al viso e al collo, l’altra alla spalla — nel giorno della Festa della Liberazione, non è solo un gravissimo atto di violenza, ma è anche un segnale politico chiaro. È il ritorno della violenza fascista che alza il tiro, forte di un clima che non nasce nel vuoto. Questi colpi non sono stati esplosi da dita isolate. Esiste un “grilletto morale” che viene premuto ogni volta che un esponente delle istituzioni, magari seduto sulle poltrone più alte dello Stato, decide di sporcare il valore universale del 25 aprile. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a uno spettacolo indegno: alte cariche che hanno definito questa data “divisiva”, che hanno cercato di equiparare vittime e carnefici o che hanno scelto un silenzio ostinato pur di non pronunciarsi sulla parola “antifascismo”. Quando chi dovrebbe rappresentare la democrazia sceglie di strizzare l’occhio a nostalgismi o di declassare la Resistenza a “festa di parte”, sta di fatto dando il permesso ai violenti di uscire allo scoperto. La delegittimazione istituzionale è il concime su cui cresce l’aggressione fisica. Se lo Stato non riconosce i propri padri fondatori, chi si sente orfano della democrazia si sente autorizzato a colpire. Mentre al Parco Schuster si concludevano i comizi e l’eco di “Bella Ciao” risuonava ancora tra gli alberi, l’agguato ha riportato Roma indietro di tanti decenni. La gravità del fatto è inaudita proprio per la sua apparente “leggerezza” tecnica: usare un’arma ad aria compressa significa voler umiliare oltre che ferire; significa trattare la Memoria come un bersaglio da luna park, trasformando il dissenso politico in un atto di caccia all’uomo. I militanti dell’ANPI feriti sono il simbolo di un’Italia che ancora oggi deve proteggersi per il solo fatto di esistere e di ricordare. Non si può derubricare l’accaduto al gesto di uno squilibrato. Lo squilibrio è nel sistema, in un discorso pubblico che ha smesso di erigere barriere invalicabili contro il fascismo, permettendo che esso rientri sotto mentite spoglie – o peggio, sotto forma di proiettili sparati da un’arma ad aria compressa che però pesano come macigni sulla nostra democrazia. La Roma che stamattina ha sfilato dalla Piramide è la risposta più forte che si possa dare. Migliaia di corpi, sorrisi e voci che non si faranno intimidire da vigliacchi che colpiscono nell’ombra delle strade laterali. Tuttavia, l’indignazione non basta. È necessario che la politica faccia un passo indietro dall’abisso. È necessario che chi ricopre ruoli istituzionali chieda scusa per le dichiarazioni vergognose di questi giorni e riconosca che, senza il sangue dei partigiani, non avrebbe il diritto di sedere in quei palazzi. Oggi a Roma non sono stati solo feriti vigliaccamente due militanti dell’ANPI, ma è stata presa di mira la Costituzione stessa. Se permettiamo che il 25 aprile diventi un giorno in cui aver paura di indossare un fazzoletto rosso, avremo già perso un pezzo di quella libertà che oggi celebravamo. Per fortuna, la marea di Piazzale Ostiense dice ben altro: dice che la Resistenza continua e che la memoria è un’arma molto più potente di qualsiasi pistola. Anche di quelle che, purtroppo, hanno ricominciato a ferire. Foto di Mauro Zanella Giovanni Barbera
April 25, 2026
Pressenza
Una motovedetta donata dall’Italia alle milizie libiche ha aperto il fuoco sulla Sea-Watch 5 impegnata in un’operazione di soccorso
Una motovedetta della cosiddetta Guardia Costiera libica ha sparato contro la nave di soccorso Sea-Watch 5. L’attacco è avvenuto poco dopo che l’equipaggio aveva soccorso 66 persone in pericolo. È la seconda volta in poco tempo che la cosiddetta Guardia Costiera libica spara contro soccorritori civili in mare. Solo un mese fa, milizie libiche hanno aperto il fuoco sulla nave di soccorso Ocean Viking, gestita dall’organizzazione SOS Méditerranée. A sparare è stata la motovedetta libica Corrubia Class 660, ceduta dall’Italia nel 2018. Chiediamo indagini immediate e serie conseguenze da parte dell’Italia e dell’Unione Europea. L’attacco è avvenuto nella notte del 26 settembre, mentre l’equipaggio della Sea-Watch 5 era impegnato nell’operazione di soccorso; la motovedetta libica Corrubia Class 660 aveva già chiesto via radio alla Sea-Watch 5 di virare verso nord. Poiché ciò avrebbe comportato l’interruzione del salvataggio, l’equipaggio non ha ottemperato alle richieste. La milizia si è quindi avvicinata alla nave di soccorso e alla fine ha aperto il fuoco. L’equipaggio e le persone salvate sono rimasti illesi. Anche durante il salvataggio si è verificato un incidente che ha coinvolto presunte milizie libiche: quando l’equipaggio della Sea-Watch ha avviato il salvataggio, ha notato due uomini con il passamontagna, che alla fine hanno rifiutato l’assistenza e si sono allontanati. Si può presumere che si trattasse di milizie affiliate allo Stato libico. Proprio di recente, l’ONG Mediterranea Saving Humans ha dimostrato per la prima volta che dietro questo fenomeno ci sono milizie direttamente collegate allo Stato libico. Dopo gli spari, l’equipaggio della Sea-Watch 5 ha lanciato un segnale di soccorso e informato le autorità tedesche e italiane competenti e la polizia federale. Alle 02:30 UTC, l’aereo Frontex Eagle2 è arrivato sul posto e ha confermato che la motovedetta libica si trovava a 8 miglia nautiche dietro la Sea-Watch 5. Dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: “Nel Mediterraneo si stanno raggiungendo livelli di violenza inauditi contro la società civile. Si tratta del secondo episodio in sole poche settimane di attacco nei confronti della flotta civile di soccorso. A due giorni dall’attacco nei confronti della Global Summit Flotilla diretta verso Gaza. Gli attacchi libici sono una diretta conseguenza delle politiche europee. È inaccettabile che il governo italiano e l’Unione Europea lascino che milizie criminali sparino contro i civili utilizzando le ex motovedette della Guardia di Finanza italiana. L’Italia dovrebbe immediatamente interrompere il memorandum con la Libia e revocare gli accordi che stanno fomentando violenza e mettendo in pericolo l’incolumità dei cittadini, come ricordato oggi stesso dal Presidente Mattarella riferendosi alla Global Sumud Flotilla.” Sea Watch
September 26, 2025
Pressenza