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L’Italia è al di sopra della media europea… sul rischio di povertà
Quasi un cittadino italiano su cinque è a rischio povertà. Nel 2026 sulla base dei redditi del 2025 si stima che la percentuale delle persone a rischio di povertà in Italia si sia “stabilizzato” al 18,6%. Si tratta di più di 11 milioni di persone. A rivelarlo è un rapporto […] L'articolo L’Italia è al di sopra della media europea… sul rischio di povertà su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
I saperi e il mercato del lavoro
L’ultimo rapporto Ocse “Fondamenti della crescita e della competitività” richiama l’Italia a rafforzare il capitale umano, denunciando l’elevato numero di giovani Neet e il basso tasso di laureati. L’organizzazione sottolinea come il debole livello di istruzione e la scarsa qualità dell’insegnamento compromettano le competenze della forza lavoro, in particolare quelle digitali, accentuando gli effetti dell’invecchiamento demografico. L’Ocse propone di migliorare la qualità e la diffusione degli Istituti Tecnici Superiori, potenziare la ricerca universitaria e rendere la formazione più aderente ai bisogni del mercato sollecitando maggiori investimenti. In Italia solo il 22% della popolazione è laureata, contro una media Ue del 33,5%; nella fascia tra i giovani 25-34 anni la quota scende al 31,6%, con forti divari territoriali e di genere (38,5% donne contro 25% uomini). Negli ultimi dieci anni circa 100.000 laureati hanno lasciato il Paese, 21.000 solo nel 2023. Dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha abbandonato il Sud, oltre un terzo con una laurea. Solo il 66,7% dei 25-65enni possiede un diploma superiore (media Ue 80,5%) e i Neet tra 15 e 29 anni sono il 15,2%, con incidenza doppia nel Mezzogiorno. L’Italia è terzultima in Ue per spesa pubblica in istruzione, pari al 4% del Pil contro il 4,7% europeo. Nell’attuale fase di sviluppo del capitalismo finanziario e digitale, fondato sul controllo dell’informazione e sull’estrazione e aggregazione dei dati, le reti informatiche sono sia uno strumento essenziale che una forza trainante al servizio della produttività e della trasformazione digitale ed economica. Le piattaforme Hi-Tech e i grandi Data Center sono diventati strumenti di controllo sociale e infrastrutture strategiche per la competitività economica, accelerate e alimentate dal settore militare che investe risorse massicce nella ricerca e nelle sue applicazioni. Oggi circa l’80% delle infrastrutture digitali globali fa capo a società USA, e lo 0,7% degli azionisti detiene l’88% del capitale globale. La profittabilità maggiore si concentra nel settore militare e Dual-use, sostenuta e trainata da finanziamenti pubblici e privati che esercitano una forte pressione sui debiti nazionali, riducendo gli spazi per la spesa sociale, ambientale e infrastrutturale. Il capitale umano della conoscenza risulta essenziale per la produttività e la competitività economica centrata sullo sviluppo delle tecnologie innovative. Tuttavia l’attuale fase del capitalismo digitale è caratterizzata da una crescente concentrazione di ricchezza e determina drammaticamente un crescente ed inedito sistema di disuguaglianze economiche e sociali. Circa 3.000 individui detengono il 50% della ricchezza globale, mentre la metà più povera possiede appena l’1%. Dal 2000 al 2024 l’1% più ricco si è appropriato del 41% della nuova ricchezza mondiale, mentre al 50% più povero è andato solo l’1%. La ricchezza media dell’élite è aumentata di 1,3 milioni di dollari contro i soli 585 dollari della metà più povera. La disuguaglianza alimenta precarietà, genera salari di sussistenza e accresce l’insicurezza alimentare (2,3 miliardi di persone colpite). Il rapporto Oxfam 2025 rileva che la ricchezza dei miliardari è cresciuta dell’81% in cinque anni, mentre la metà della popolazione mondiale vive in condizioni indegne, in contesti di erosione democratica e rafforzamento di dinamiche autoritarie. Inoltre, negli ultimi anni la eccezionale capacità di elaborazione di dati, e la potenza delle infrastrutture tecnologiche dirette dalla piattaforma Palantir, è stata utilizzata anche per la elaborazione di sistemi di controllo sociale e a fini di “repressione preventiva” e mostrando una disponibilità di interconnessione e funzionalità alle attività di militari nelle guerre. Il sistema produttivo tradizionale, privo di autonomia tecnologica, resta ai margini del processo produttivo. Le politiche europee oscillano tra l’adesione alla “dottrina tecnocratica” dettata dagli oligopoli finanziari e il tentativo di differenziarsi dagli Stati Uniti, oggi in declino per la perdita di supremazia nel mercato globale e con un forte e crescente debito pubblico, ma con un’alta concentrazione di capitale finanziario privato ancora dominante sul piano economico. Il Rapporto Draghi sulla competitività europea (2024) punta a un mercato unico dei paesi UE fondato su sovranità energetica, autonomia digitale e difesa comune europea, con un investimento previsto di 500 miliardi in dieci anni oltre al 2% del Pil per la Nato. Tuttavia persistono tensioni geopolitiche e militari con gli Usa e interessi divergenti tra Paesi membri. L’Italia, con un debito pubblico tra i più alti dell’area Ocse e una struttura industriale arretrata e poco competitiva rimane ancorata e subalterna al sistema politico-militare degli USA. Il Paese importa la gran parte dell’energia che consuma e registra salari reali tra i più bassi d’Europa. L’occupazione cresce quasi esclusivamente negli over 50 e nei servizi a bassa produttività, in particolare turismo e commercio, dove i redditi sfiorano la soglia di sussistenza. Aumenta la povertà, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne, segnate da spopolamento e invecchiamento. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo restano scarsi e concentrati in progetti legati alla difesa e alla sicurezza, spesso condizionati da interessi privati e militari (come nel caso di Leonardo). La formazione secondaria e tecnica è indirizzata a sostenere un’industria di supporto a basso valore aggiunto, legata soprattutto alla manifattura del Nord e all’indotto tedesco. Nella formazione la cultura umanistica è stata progressivamente marginalizzata a favore di competenze tecniche standardizzate, riducendo la capacità critica e logico-analitica delle nuove generazioni. L’Italia, appesantita e resa vulnerabile dal forte debito pubblico si trova in una posizione fragile: dipendenza energetica, incapacità di affrontare i dissesti ambientali, bassa qualità dei servizi sociali, scarsa qualità dell’istruzione e della ricerca pubblica, bassa capacità di innovazione, una distribuzione diseguale delle opportunità costituiscono meccanismi strutturali profondi che non consentono l’accesso alle nuove frontiere della geoeconomia della conoscenza e del potere digitale. Il sistema politico nazionale non riesce ad individuare alcuna via di uscita. Impaurito dalla crescente pressione sociale, generata dalla perdita della capacità di acquisto dei redditi, dalla richiesta di migliori servizi sociali e sanitari, per le recenti scelte politiche complici delle guerre in atto, sia in Ucraina come in quelle genocide in Palestina, il Governo risponde con leggi finanziarie da economie di guerra e provvedimenti securitari e repressivi, senza riuscire ad affrontare i problemi reali delle persone. La soluzione di riserva sembra presentarsi nella possibilità di convergere verso la proposta della ricomposizione degli interessi dei diversi paesi in uno Stato-Sovrano UE. Una sovranità economica federata finalizzata alla affermazione di una geopolitica alternativa agli USA e della Cina. Una riorganizzazione dell’imperialismo europeo che resta ancorato alla supremazia del capitale finanziario delle Big-Tech e si affida al rilancio settore bellico come strategia per lo sviluppo tecnologico, con una previsione di investimento per il riarmo di circa 500 MLD nei primi 10 anni, a gravare sul debito pubblico, già alto, degli stati membri e con scarsissima attenzione verso il sociale Una proposta alternativa è possibile se si riesce ad organizzare e far crescere il movimento antagonista al sistema dell’autocrazia finanziaria a partire dalla ricomposizione degli interessi sociali e di classe, un movimento che definisce chiaramente come obiettivi la riduzione del divario sociale e ambientale e che riesce a fare rete con tutti i movimenti e le popolazioni già in rivolta a livello globale che rivendicano i propri diritti all’autodeterminazione. Una rete solidale basata sui diritti civili e sull’eguaglianza economica e sociale, contro ogni forma di autocrazia politica o religiosa. In questo contesto, il controllo pubblico e la condivisione delle infrastrutture digitali a livello globale che combinano innovazione, riduzione dei costi dei beni di consumo, il potenziamento dei servizi pubblici e l’autonomia energetica delle comunità locali, possono svolgere un ruolo fondamentale per l’eguaglianza economica, sociale ed ambientale. I lavoratori digitali e cognitivi sono i soggetti centrali nell’attuale fase dell’economia digitale, in quanto attore sociale in grado di coagulare e dare sviluppo ai processi di antagonismo sociale, ma soprattutto come soggetto politico (“proletariato instabile o nomade”) con un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie innovative e con un portato di conoscenze e competenze in grado di avviare un processo per contrastare il dominio delle autocrazie finanziarie. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E STATISTICI RAPPORTO OXFAM 2026 RAPPORTO “G20 EXTRAORDINARY COMMITTEE OF INDIPENDENT EXPERTS ON GLOBAL INEQUALITY”2025 RAPPORTO DRAGHI SUL FUTURO DELLA COMPETITIVITÀ EUROPEA 2024 FONDAZIONE OPENPOLIS OCSE EUROSTAT ISTAT E,BRANCACCIO, LIBERALCOMUNISMO, FELTRINELLI 2025 ZHAO ZICHEN E LIU HAIJUN, IL PROLETARIATO DIGITALE, RIVISTA CONTROPIANO, GENNAIO 2026   CARLO SIMONETTI È ARCHITETTO, HA COORDINANDO IN QUALITÀ DI RICERCATORE SENIOR ATTIVITÀ DI REPORTING AMBIENTALE, AGENDA 21 LOCALE, PIANI DI AZIONE LOCALE E ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI LABORATORI PARTECIPATI. HA SVOLTO ATTIVITÀ DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E PAESAGGISTICA ED HA COORDINATO LA REDAZIONE DI PROGRAMMI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA E COLLABORATO ALLA REDAZIONE DI NUMEROSI PIANI STRATEGICI DI CITTÀ E DI AREA VASTA   Redazione Italia
May 7, 2026
Pressenza
I giovani e la politica
Nel 2025, il 24,3% dei giovani europei di età compresa tra i 16 e i 29 anni si è impegnato online in questioni civiche o politiche. Ciò include esprimere la propria opinione su temi civici o politici, partecipare a consultazioni online o votare. In confronto, questo tipo di impegno si attestava solo al 20,2% nell’intera popolazione. E’ quanto  certificano i dati dell’istituto Eurostat, aggiornati ad aprile 2026 e riferiti all’anno 2025. La partecipazione civica o politica online tra i giovani è risultata più elevata in Slovenia (49,4%), Lettonia (33,3%) e Paesi Bassi (31,3%). Le percentuali più basse si sono registrate in Belgio (12,3%), Repubblica Ceca (14,3%), Svezia e Grecia (entrambe al 16,1%). In 23 dei 27 paesi dell’UE, i giovani hanno mostrato una maggiore propensione a utilizzare internet per la partecipazione civica o politica rispetto alla popolazione nel suo complesso. Le differenze più marcate sono state registrate in Slovenia (49,4% dei giovani contro il 33,5% della popolazione totale), Lettonia (33,3% contro il 24,2%) e Italia (30,9% contro il 24,5%). Per quanto riguarda l’Italia, tale valore (30,9%) risulta considerevolmente superiore alla media europea dei coetanei (24,93%). Un dato questo che assume un significato ancora più profondo se accostato a quello della popolazione complessiva della Penisola, che si ferma al 24,25%. Il divario supera i sei punti percentuali, dimostrando come le ragazze e i ragazzi italiani trovino nella rete lo spazio ideale per esprimere le proprie idee e rivendicazioni. Si tratta di numeri che evidenziano  una distanza generazionale tra le più alte registrate nel continente. L’Italia si posiziona tra i Paesi con la maggiore differenza percentuale tra l’attivismo dei ragazzi e quello degli adulti, collocandosi subito dopo la Slovenia e la Lettonia. E’ la rete, in buona sostanza, lo strumento per le istanze civiche delle nuove generazioni.  Per quanto riguarda, invece, l’impegno dei giovani nelle istituzioni, in particolare nei Comuni, secondo un recente dossier ANCI, sono 18.006 i giovani amministratori comunali in Italia, pari al 14,3 per cento del totale ma in calo rispetto ai 19.483 del 2025. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta  di una presenza significativa, ma in progressiva contrazione. E alquanto disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta di una presenza più marcata nei piccoli Comuni, che però diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3.000 abitanti rappresentano circa il 16% degli amministratori, mentre nei comuni sopra i 50mila abitanti la quota scende al 10%. Il dossier mette in luce le difficoltà che incontrano i giovani a raggiungere i ruoli apicali, restando sostanzialmente fermi al ruolo di Consiglieri comunali. I sindaci under 35 sono oggi appena 252, in flessione negli ultimi anni. E mentre gli over 60 sono passati dall’8% nel 2001 a quasi il 26% nel 2026, gli under 36 sono scesi dal 23% al 14%. Gli amministratori locali giovani sono però maggiormente qualificati: il 44% possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con sola licenza media (15%). Anche in questo caso si registra però una disparita di genere, con la prevalenza della componente maschile, anche se tra gli assessori si registra un’inversione con le donne al 51%. Non si riscontrano particolari differenze nell’assegnazione delle deleghe tra giovani e meno giovani, ad eccezione di Casa, Famiglia, Scuola e Politiche sociali e Attività produttive e Sviluppo Economico, che vedono una maggiore concentrazione di giovani assessori. Non manca nel dossier ANCI qualche curiosità: l’Amministrazione Comunale più giovane è quella del comune di Buttrio (3.878 abitanti) in provincia di Udine, ove 14 tra Assessori e Consiglieri hanno meno di 35 anni; tra i Comuni maggiori, l’Amministrazione Comunale più giovane è quella di Castel Maggior (18.500 abitanti) nella città metropolitana di Bologna. In questo Comune il sindaco Luca Vignoli, il vicesindaco  Maria Vittoria Cassanelli, il Presidente del Consiglio Comunale Matteo Frezzotti ed altri 9 tra Assessori e Consiglieri hanno tutti meno di 35 anni; in generale, sono 68 i Comuni nei quali la metà degli amministratori sono giovani. I dati Eurostat analizzati in precedenza trovano conferma anche da una ricerca Ipsos, che per conto dell’ANCI  ha fatto invece una fotografia sociologica sui giovani. L’indagine evidenzia come resti forte il senso civico dei giovani italiani: otto giovani su dieci vogliono contribuire al bene comune. Tra le priorità indicate dai giovani vi sono la riduzione delle tasse (38%), incentivi al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25%). Nel loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra aspettative e realtà. Qui per scaricare il dossier ANCI e l’indagine IPSOS: https://www.anci.it/ricerche-anci-e-ipsos-giovani-amministratori-in-calo-ma-piu-qualificati/.    Giovanni Caprio
May 6, 2026
Pressenza
Italia a piedi: la mobilità negata come…
… come strumento di dominio sociale di Mario Sommella (*). E abbiamo rubato due vignette a Mauro Biani.   Non è la pigrizia a fermare milioni di italiani. È un sistema che ha deciso chi può muoversi e chi deve restare fermo. Esiste una povertà che nessuno misura, che nessun governo inserisce nelle sue slide trionfali sulla crescita, che nessun editorialista
Dati Eurostat: la questione meridionale è la questione della periferia UE
Avere i dati è fondamentale, ma perché abbiamo un qualche valore è necessario che siano analizzati come risultati di processi, non come semplici fotografie dell’oggi. È così che emerge che i dati Eurostat sul rischio di povertà nella UE reinscrivono la tradizionale questione meridionale italiana nella dinamica centro produttivo-periferia sfruttata […] L'articolo Dati Eurostat: la questione meridionale è la questione della periferia UE su Contropiano.
November 27, 2025
Contropiano
L’inflazione alimentare ormai mette in allarme anche la BCE
Sul nostro giornale abbiamo seguito almeno mese per mese l’andamento dell’inflazione, e soprattutto di alcune sue componenti, quelle che insistono con più pesantezza sulle classi popolari: il cosiddetto carrello della spese, i generi alimentari, i beni consumati ogni giorno. Ormai la loro dinamica più ‘calda’ rispetto al rincaro generale dei […] L'articolo L’inflazione alimentare ormai mette in allarme anche la BCE su Contropiano.
September 26, 2025
Contropiano