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La cura come pratica trasformativa
IN UN CONTESTO GLOBALE SEGNATO DA DISUGUAGLIANZE, CONFLITTI E CRISI SISTEMICHE, SOLIDALIA 2026 METTE AL CENTRO LA CURA COME SCELTA POLITICA E QUOTIDIANA. NON UN GESTO ISOLATO, MA UN MODO DI ABITARE RELAZIONI, TERRITORI ED ECONOMIA. DALLA DEMOCRAZIA ALLE FILIERE SOLIDALI, LA CURA DIVENTA LEVA DI TRASFORMAZIONE CONCRETA. DUE GIORNI PER INTERROGARSI, PRATICARLA E COSTRUIRE ALTERNATIVE INSIEME Già durante Solidalia 2025, dedicata alla pace, Francesca Marconi, Presidente del DES di Parma, ha suggerito questo tema da sviluppare nell’edizione 2026, idea accolta subito da tutti. Perché la cura? Lo scorso anno giustificavamo la scelta di dedicare Solidalia alla pace con la necessità che l’Economia Solidale (ES) si interroghi su quale possa essere il proprio ruolo in un mondo in cui le guerre si moltiplicano. Dicevamo che “la pace è una costruzione quotidiana di relazioni di fiducia, di accoglienza, di non sopraffazione, di accettazione dei propri limiti e di quelli altrui” e di queste pratiche l’ES cerca quotidianamente di essere testimone. Certo le preoccupazioni da cui prendeva forma nel 2025 la scelta di parlare di pace hanno trovato ampia ragion d’essere nel 2026. E’ sotto gli occhi di tutti che si sta riaffermando, con arroganza e con annullamento totale del diritto internazionale, la logica del più forte: chi ha i soldi ha ragione, chi ha le armi ha ragione e può fare tutto, tutto ciò che lo fa arricchire di più, costi quel che costi al mondo. E’ così che vediamo ogni giorno bombardare bambini, affamare intere popolazioni, mettere a rischio l’intero pianeta. E’ così che tutti i giorni assistiamo a interviste a potenti bellicisti che sembrano protagonisti di commedie satiriche, a elenchi di morti che paiono non essere mai stati vivi, senza un nome, un viso, una famiglia… E’ così che vediamo ogni giorno milioni di persone senza più una casa, senza più un oggetto proprio, dei muri da riconoscere, una vita con un senso. E ancora, come lo scorso anno, ci interroghiamo su cosa possiamo fare noi, noi che proviamo a scegliere sempre, comunque, la solidarietà come metro delle relazioni. E cos’è la solidarietà se non CURA? Cura delle relazioni, cura delle persone, cura del pianeta, cura dei diritti, cura della salute, cura del benessere…la cura non è un’azione specifica, ma è il modo in cui affrontiamo le scelte, le azioni, i progetti. La cura è farsi carico, è condividere le responsabilità, è non fuggire davanti ai bisogni. Così la cura è trasformativa, è rivoluzione.  A SOLIDALIA 2026 non trasformeremo in attività tutte le declinazioni della cura, ma proveremo, insieme a tutti gli amici che camminano con noi, a mettere l’accento su ciò che le nostre convinzioni, le nostre pratiche, le nostre relazioni possono testimoniare in questa direzione. Ci ospiterà un’altra volta la Fattoria MARIO TOMMASINI di Vigheffio, luogo in cui quotidianamente le relazioni curano. L’evento centrale dell’edizione 2026 sarà LA CURA DELLA DEMOCRAZIA, LA DEMOCRAZIA DELLA CURA, incontro che si svilupperà nella mattinata di domenica 24. L’evento sarà condotto da Marco Deriu che aiuterà a comporre una riflessione che unirà alle voci dei 4 relatori le voci di rappresentanti di realtà che coniugano la parola CURA nelle loro azioni quotidiane. La giornata di sabato 23 si aprirà con l’inaugurazione di SOLIDALIA 2026 alla presenza dell’AUSL di Parma, responsabile della gestione della fattoria (degli spazi abitativi, degli spazi di incontro e del rapporto con le cooperative sociali EMC2 e Avalon che lì hanno attivato percorsi lavorativi per soggetti con fragilità) e dei comuni di Parma, Collecchio e Fidenza che patrocinano l’evento. Sempre nella giornata di sabato Solidalia ospiterà l’incontro conclusivo del lungo percorso di EFFETTO GAS che dal 2023 promuove confronti tra GAS sulle buone pratiche che animano e “curano” i territori e ospiterà anche l’assemblea del CRESER, il Coordinamento Regionale dell’ES dell’Emila Romagna che promuove, in un dialogo permanente con la Regione, iniziative a sostegno dell’ES e di gestione dal basso di comunità territoriali. Altri incontri, tra cui il racconto della bellissima esperienza del FURGONCINO SOLIDALE che sta unendo territori sempre più vasti e GAS del centro e del Nord Italia (quest’anno si è aggiunta anche la Sardegna), proporranno temi e racconti di percorsi. Saranno anche esperienze “di nicchia”, ma sempre e comunque imprese epiche di chi continua a pedalare controvento per tenere alto il valore della relazione, della nonviolenza, della cura dell’altro in un mondo che sembra sempre più andare in tutt’altra direzione. E queste esperienze saranno testimoniate anche dai numerosi stands occupati da chi si prende cura di diritti delle persone, di finanza etica, della salute nelle zone di guerra, di migrazioni. Anche la musica e il teatro che proporremo declineranno il tema della cura, usando i propri strumenti di riflessione, ma anche di liberazione e gioia. Come ogni anno anche a SOLIDALIA 2026 ci sarà un mercato di circa 80 produttori agricoli biologici e artigiani che venderanno i loro prodotti e proporranno laboratori di auto-produzione, riuso e conoscenza della natura. E’ un appuntamento importante per ribadire la relazione tra chi produce e chi, come i GAS, riconosce che ogni prodotto proposto nasce dalla volontà di non adeguarsi ad un sistema economico che non si prende cura del futuro dei nostri figli. Dal 2023 abbiamo visto SOLIDALIA crescere e consolidarsi e ogni anno acquisiamo nuovi compagni di viaggio. E ci si rende conto che il mondo dell’ES è solo una parte di un mondo piccolo, ma bellissimo, un mondo che sperimenta linguaggi nuovi, che prova a non sopraffare, a propagare idee, non ad imporre modelli, che sperimenta la cura come modo di approcciare l’altro e la terra. Il nostro mondo piccolo non è esente da narcisismi, aggressività, giochi di potere, ma non assume queste caratteristiche come metodo di relazione, prova percorsi per star meglio e far star meglio. Se non è cura questa… SOLIDALIA 2026 – LA CURA: Fattoria MARIO TOMMASINI di Vigheffio- 23-24 MAGGIO L'articolo La cura come pratica trasformativa proviene da Comune-info.
May 5, 2026
Comune-info
Quando le filiere diventano inclusive
LAVORO AGRICOLO MIGRANTE E FILIERE GIUSTE SONO AL CENTRO DEL DOSSIER DEL PROGETTO MIGRERETE, UNO STRUMENTO PENSATO PER CAMBIARE IL MODO DI PRODURRE E CONSUMARE. CITTADINI E MIGRANTI DIVENTANO PROTAGONISTI DI FILIERE ALIMENTARI SOLIDALI E SOSTENIBILI: UN’INIZIATIVA CHE DÀ VOCE ALLE ESPERIENZE DI PICCOLE AZIENDE AGROALIMENTARI FONDATE E/O GESTITE DA MIGRANTI. IL DOSSIER NASCE DA UNA RICOGNIZIONE TERRITORIALE DELLE REALTÀ CHE OPERANO NEL SOLCO DELL’AGROECOLOGIA, DELLA GIUSTIZIA SOCIALE E DELL’ECONOMIA SOLIDALE, CON L’OBIETTIVO DI METTERE IN RETE PRODUTTORI MIGRANTI E CITTADINI RESPONSABILI, IN PARTICOLARE QUELLI ORGANIZZATI IN GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE (GAS), EMPORI SOLIDALI E DI COMUNITÀ, NONCHÉ PIATTAFORME ETICHE DI ACQUISTO. Cooperative e imprese sociali nate da migranti e braccianti che, grazie alla produzione di cibo biologica e agroecologica, e a condizioni di lavoro legali e dignitose, contribuiscono a economie locali più giuste e costruiscono intorno a se’ comunità più solidali e  più accoglienti. Non sono un’utopia ma concrete storie di successo al centro del dossier Cittadini Protagonisti di Filiere Agroalimentari Solidali e Sostenibili di MigreRETE, progetto promosso da ARCS – Arci Culture Solidali APS in collaborazione con ReOrient, FairWatch, Nonna Roma e Slow Food Roma, con il sostegno dell’8×1000 della Chiesa Valdese. Il dossier, curato da Giulio Iocco di ReOrient-Fair Watch con la collaborazione e supervisione scientifica di Riccardo Troisi(Università di Roma Tor Vergata), realizzato nell’ambito del progetto, raccoglie esperienze e buone pratiche da diverse regioni italiane: piccole cooperative, imprese sociali e reti locali che uniscono sostenibilità ambientale, diritti dei lavoratori e solidarietà. Realtà che dimostrano come sia possibile costruire economie più giuste e partecipative, in cui cittadini e produttori diventano protagonisti di un cambiamento culturale ed economico. Tra le esperienze raccontate nel dossier troviamo quella della cooperativa sociale Barikamà, nata a Roma nel 2014. La sua storia inizia qualche anno prima, dopo la rivolta di Rosarno del 2010, quando molti braccianti africani fuggirono dalla Calabria per cercare condizioni di vita migliori. Alcuni di loro arrivarono nella capitale senza un tetto né un lavoro, trovando però il sostegno di reti solidali e attivisti locali. Da quella esperienza di accoglienza nacque l’idea di un’attività autonoma: produrre yogurt artigianale da vendere nei mercati contadini. Un progetto semplice, ma capace di trasformare la fragilità in opportunità. Nel giro di poco tempo la produzione crebbe e il gruppo decise di fondare una cooperativa. Oggi Barikamà conta una decina di soci, tra cui giovani migranti provenienti da Mali, Senegal e Guinea, e due lavoratori italiani con sindrome di Asperger. Accanto allo yogurt, la cooperativa coltiva verdure e gestisce un chiosco-bar nel Parco Nemorense di Roma, diventando un punto di riferimento per chi sceglie il consumo critico e solidale. Barikamà non è soltanto un’impresa agricola: è un laboratorio sociale che unisce esperienze di migrazione, inclusione e resilienza. Dimostra come sia possibile costruire comunità partendo dal cibo, generando lavoro dignitoso e creando relazioni tra persone diverse. La sua forza sta proprio nell’essere una realtà ibrida: produttiva e sociale, locale e internazionale, capace di mettere insieme pratiche agricole sostenibili e percorsi di cittadinanza attiva. La cooperativa Dokulaa, invece, è nata poco dopo la pandemia. In quel periodo difficile Manuela, Saikou, Mamadou e Karuna, i quattro soci fondatori, si trovarono tutti a Catania senza lavoro. Decisero di cercare un nuovo impiego in campagna, ma tutto ciò che riuscivano a trovare era lavoro a cottimo, in condizioni di grande precarietà e con una paga bassissima. Così hanno unito risorse e competenze e hanno fondato la cooperativa che inizialmente si occupava principalmente della raccolta su terreni di proprietà altrui, spesso amici. Grazie anche a un servizio trasmesso dalla televisione regionale, la cooperativa ha iniziato a ricevere proposte per gestire terreni incolti in comodato d’uso. Nell’ultimo anno, la cooperativa ha investito nella creazione di orti con l’obiettivo di partecipare ai mercati locali e avviare un’attività di distribuzione settimanale di ceste di prodotti nella città di Catania. Le storie raccolte da MigreRETE – da Barikamà a Dokulaa – raccontano percorsi diversi ma accomunati dalla stessa visione: il cibo non come semplice merce, ma come strumento di relazione, dignità e comunità. Sono esperienze che mostrano un’Italia capace di reagire allo sfruttamento nei campi, scegliendo la strada di un’agricoltura giusta e inclusiva. Non mancano le sfide: trovare terreni propri, rafforzare la sostenibilità economica, ampliare le reti di consumo responsabile. Eppure, queste esperienze mostrano che una filiera agroalimentare inclusiva è non solo necessaria, ma già possibile. Per conoscere meglio queste realtà e scoprire tutte le storie raccolte, è disponibile il report completo di MigreRETE, uno strumento utile per chi vuole approfondire e magari contribuire in prima persona a costruire un’economia più solidale e sostenibile. > Filiere giuste e protagonismo migrante MigreRETE-Dossier-completoDownload L'articolo Quando le filiere diventano inclusive proviene da Comune-info.
September 26, 2025
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