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La ‘pace in Terra’ immaginata nelle tradizioni e rappresentata da antichi e nuovi rituali
Tante rappresentazioni, in particolare le scenografie, coreografie e sceneggiature del presepe ‘inventato’ da Francesco d’Assisi nel 1223 e il ‘copione’ del corteo dei re magi che il 6 gennaio sfila a Milano dal 1336, sono vivide espressioni dell’auspicio che nel mondo regnino la pace e la giustizia e che l’umanità riesca a debellare la guerra. L’anelito per la pace infatti è un’aspirazione umana infusa nelle fedi religiose che, oltre che nella volontà divina, confidano nella capacità delle persone a ripudiare la violenza ed ‘estromettere’ la guerra dalle civiltà. Ed è lo ‘spirito’ che ‘anima’ le celebrazioni del Natale, una festa cristiana e universale, che ha origini e analogie con i rituali di molti altri culti, in particolare nel Natale Sol Invictus degli antichi romani, e dell’Epifania indicate nella mappa di manifestazioni pacifiste periodicamente svolte in numerose città e località italiane. VERSO UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE Citando Isaia, che nell’VIII secolo a. C. “profetizzava un futuro in cui le armi fossero abolite e gli esseri umani abbandonassero la cultura della guerra, il preparare i giovani a combattere: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Isaia 2, 4)”, e il messaggio di Leone XIV per la LIX Giornata della Pace / La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, ieri – 21 dicembre – Pierpaolo Loi si è rivolto al capo dello Stato italiano per ricordare “i pronunciamenti della Chiesa, a partire dall’Enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII e da quando Papa Paolo VI indisse la Giornata della Pace (1968), da celebrare ogni 1° Gennaio” – Si vis pacem para pacem: non c’è altra via. Nella rilevazione elaborata quest’anno, online nel repertorio di produzioni di PRESSENZA dal giugno scorso e continuamente aggiornata con le informazioni man mano fornite e raccolte, da qualche giorno sono incluse due iniziative molto particolari.   CASALE MONFERRATO, AL La mezz’ora di silenzio per la pace che nel periodo dell’Avvento, nella data precedente la vigilia di Natale, coinvolge associazioni, gruppi e cittadini, persone di ogni età – adulti, giovani e bambini – e di varie appartenenze – comunità religiose, etniche,… e politiche – di Casale Monferrato e dintorni “tutti insieme, insieme a tutti” viene praticata dal 1987, il prossimo 23 dicembre per quasi 40 anni consecutivi. Il tema che la contrassegna nel 2025 è una frase emblematica del pacifismo teorico e pratico che i promotori dell’iniziativa interpretano affermando: > Come da quasi 40 anni, a Casale Monferrato prima di Natale ci raduniamo nel > ‘cuore’ della città addobbata a festa per fermarci per mezz’ora di silenzio. > Fermarci, fare silenzio non ferma le guerre, però indica chiaramente dove > vogliamo stare: NON C’È VIA PER LA PACE, LA PACE È LA VIA > Nel giardino della sede a New York delle Nazioni Unite c’è il monumento La > pace è la via dedicato al mahatma Gandhi (Mohāndās Karamchand Gāndhī, > 1869-1948) con incisa la frase Non esiste una via per la pace, la pace è la > via … pronunciata per la prima volta da un americano, A.J. Muste (Abraham > Johannes Muste, 1885–1967), la cui vita è stata documentata da Leilah > Danielson nel libro edito nel 2014 con un titolo emblematico: American Gandhi: > AJ Muste and the History of Radicalism in the Twentieth Century … Dal > reverendo Martin Luther King nel 1967 candidato all’assegnazione del Premio > Nobel per la pace, Thích Nhất Hạnh ha spesso citato e scritto la frase Non c’è > via per la pace, la pace è la via … il libro edito nel 2024, intitolato La > pace è l’unica strada, raccoglie una serie di saggi e articoli dell’israeliano > ebreo David Grossman [23 DICEMBRE 2025, come l’anno scorso e ogni anno dal > 1987]. MILANO Il corteo dei re magi che dal 1336, oltre sei secoli, il 6 gennaio attraversa il centro di Milano, da piazza Duomo fino alla basilica di Sant’Eustorgio, è una manifestazione a cui partecipano le rappresentanze della popolazione e di tutti i ‘popoli’ che abitano nella metropoli e una tradizione locale rievocativa delle vicende storiche narrate nei Vangeli in funzione della loro valenza come avvenimenti religiosi ed epocali e con esplicito riferimento alla storia e alla ‘identità’ della città, in particolare alla venerazione delle reliquie che vi sono custodite e anche all’Editto di tolleranza che nel 313 venne siglato nel palazzo imperiale (sito dove ora si ergono le colonne di San Lorenzo) di Milano, che allora era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Firmato da Costantino e Licinio, rispettivamente sovrani degli imperi romani d’Occidente e d’Oriente, l’Editto di tolleranza sancì la libertà di professione dei culti religiosi e, soprattutto, che in ogni territorio soggetto alla loro giurisdizione, cioè al diritto romano, i titoli dei cittadini riconosciuti validi erano inalienabili, quindi che i cristiani avevano diritto a disporre delle eredità e proprietà che gli erano state sottratte durante la loro persecuzione. E nella stessa epoca in cui Milano era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente, verso la metà del IV secolo, vescovo della diocesi ambrosiana venne nominato il greco Eustorgio, che si trasferì nella città portando con sé le reliquie dei re magi: > Nel corso del viaggio, a Villetta, nel cuore dell’Abruzzo, un lupo avrebbe > attaccato e ucciso uno dei buoi che trascinavano il pesante sarcofago. Il > santo vescovo, allora, riuscì ad aggiogare la belva al posto del bue, > giungendo a Milano alla testa di un così ben particolare corteo. Ma > all’altezza di Porta Ticinese, nei pressi del fonte detto di san Barnaba, > sacro ai milanesi per il battesimo dei primi cristiani, improvvisamente l’arca > divenne così pesante da non poter più essere rimossa. Eustorgio, scorgendo in > ciò un disegno della provvidenza, ordinò che sul posto venisse eretta la > Basilica dei Magi. > > Il 17 giugno 1164 le reliquie dei magi furono sottratte a Milano e portate in > Germania, a Colonia, dove sono state conservate per quasi un millennio, fino > all’inizio del XX secolo, “quando l’arcivescovo della città tedesca fece dono > al cardinal Ferrari [vescovo di Milano] di parte delle venerate reliquie, > subito ricollocate all’interno della basilica di Sant’Eustorgio, dove ancor > oggi le vediamo e veneriamo”. > > Museo di Sant’Eustorgio / Storia e curiosità Un emblema del Natale e dell’Epifania raffigurato anche nel presepe, la stella cometa è il simbolo apposto sul sarcofago dei tre magi e sul campanile della basilica. Nella basilica di Sant’Eustorgio sono conservate anche le spoglie di Pietro da Verona, il cataro veronese Pietro Rosini (1205-1252) convertito all’ortodossia che ‘militò’ nell’Ordine dei Predicatori a quell’epoca fondato e guidato da Domenico da Guzmán, nel convento domenicano di Sant’Eustorgio a Milano formò la Società della Fede o dei Fedeli, fu priore delle comunità della congregazione ad Asti e Piacenza, predicatore a Firenze, nella chiesa di Santa Maria Novella, paciere fra le città di Faenza, Cervia e Rimini e inquisitore a Piacenza, Como e Milano. Le spoglie sono custodite nell’arca sita al centro della cappella la cui cupola è decorata con lo spettacolare affresco che illustra il paradiso e l’armonia dei cori angelici mediante un simbolico arcobaleno che oggi è emblematico della bandiera della pace con cui nel 1961 Aldo Capitini ha ‘inaugurato’ la Marcia Perugia-Assisi. Nell’opuscolo dedicato alle gesta di Azzone Visconti, il cronista Galvano Fiamma descrive la rappresentazione messa in scena a Milano nel 1336 e documenta la prima celebrazione dell’Epifania e della festa dei tre Re: > In quel tempo fu introdotta la festa dei tre Re nel giorno dell’Epifania nel > convento dei frati Predicatori [la basilica di Sant’Eustorgio]… > > … tre re su grandi cavalli, circondati da scudieri, vestiti, con molti > svariati giumenti e con un seguito veramente grande … > > … una stella d’oro che percorreva l’aria e precedeva questi tre re. > > Giunsero alle colonne di San Lorenzo [vestigia del palazzo imperiale d’epoca > romana] … Il copione prevedeva che [i tre re] chiedessero a re Erode dove > fosse nato il Cristo … > > … tenendo in mano scrigni dorati con oro, incenso e mirra, con i giumenti e > uno straordinario seguito di servi, preceduti dalla stella in aria, annunciati > dal suono squillante delle trombe, con scimmie, babbuini e diversi generi di > animali, con un meraviglioso tumultuare di popoli, giunsero alla chiesa di > Sant’Eustorgio, dove al lato dell’altare maggiore vi era un presepio con il > bue e l’asino e nel presepio vi era il piccolo Gesù fra le braccia della > Vergine Madre. > > E questi re offrirono a Cristo i loro doni; poi finsero di dormire e > un angelo alato disse loro di non tornare per la contrada di San Lorenzo ma > per Porta Romana: e così fecero. > > E vi fu così grande concorso di popolo, di soldati, di signore e di chierici > che uno simile quasi non lo si vide mai. > > E fu emanato l’ordine che ogni anno fosse celebrata questa festa.   Come il primo, ogni corteo dei re magi che da oltre sei secoli sfila a Milano il 6 gennaio è composto dai figuranti che interpretano i protagonisti delle cronache scritte nei Vangeli (Matteo / II, 1-16 e Luca / 2-17).   Ci sono i leggendari Gasparre, Melchiorre e Baldassarre che, giunti “da oriente a Gerusalemme, e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»”. Ci sono il re Erode, i sacerdoti e gli scribi (i dotti) che ai magi “risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scrittoper mezzo del profeta»” e chiesero di tornare a riferire se avessero lo trovato, ma “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, fecero ritorno al loro paese per un’altra strada”. Ci sono Gesù bambino, Maria e Giuseppe, a cui “un angelo del Signore apparve in sogno e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»” e lui, “destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode”. E ci sono i pastori delle tribù che a quell’epoca popolavano “quella regione”, la Palestina, e a cui un “esercito celeste che lodava Dio e diceva «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»”. Con riferimento alla persecuzione dei cristiani cessata con la promulgazione dell’Editto di tolleranza, la celebrazione milanese evoca anche l’aberrante strage degli innocenti a cui il piccolo Nazareno era scampato e oltre che dai figuranti, la moltitudine delle popolazioni umane è impersonata dai partecipanti all’evento: i milanesi che formano e seguono il corteo e, a rappresentanza dei popoli che abitano a Milano, i referenti delle associazioni etniche regionali italiane e nazionali e dei consolati e delle ambasciate che hanno nella città, nell’occasione un’ambiente urbano simbolicamente cosmopolita e le cui piazze e chiese rappresentano i luoghi della Terra Santa all’epoca e, precisamente, nell’anno ‘Zero’ dalla storiografia stabilito come quello della nascita di Gesù e convenzionalmente fissato a ‘spartiacque’ della storia umana.   Tra le rappresentazioni sacre e profane della Natività con cui, insieme alla memoria storica del passato, si sono tramandate la conoscenza delle idee, dei valori etici e dei principi morali condivisi da tanti popoli e molte generazioni, spicca la Divòta Cumedia il cui protagonista principale è il pastore Gelindo. Un racconto fantastico della tradizione popolare monferrina, la cui ‘narrazione’ mediante la sua costante messa in scena in sagrati e piazze delle città piemontesi ha permesso la scrittura del copione medievale in testi compilati dal XIX secolo, nella sua versione più autentica è lo spettacolo rappresentato al Teatro San Francesco di Alessandria da 101 anni e tra i cui interpreti ha annoverato Umberto Eco, che ha dedicato all’opera teatrale un saggio fondamentale dell’etnografia italiana: > Da bambino aveva conosciuto il Gelindo osservandolo dalle spalle del padre che > lo portava alle rappresentazioni in un teatro ancora antico, dove spesso le > persone si dovevano portare le sedie da casa per poter assistere… nel primo > dopoguerra è uno dei principali autori di rappresentazioni > goliardico-studentesche, in forma di teatro di rivista, che gli faranno anche > poi scrivere: “il teatro San Francesco è Broadway” … Egli stesso nella > prefazione del libro commemorativo del 75esimo anniversario della commedia > alessandrina, ci racconta il percorso tortuoso nella scelta dei ruoli da poter > ricoprire. [Umberto Eco e Gelindo] Analogamente al burbero e impacciato pastore monferrino che nel medioevo viene trasportato a Betlemme mentre Maria e Giuseppe cercano un riparo per la notte e, assistendo la coppia a cercare un rifugio, assiste ai prodigi della Natività, i maldestri diavoletti – evocativi dei tre spiriti protagonisti di A Christmas Carol scritto da Charles Dickens a Londra nel 1843 – nel 2002 inventati dal napoletano Enzo D’Alò si avventurano a Napoli, ‘capitale italiana’ del presepe, per tentare di impedire il miracolo conducendo due bambini del XXI secolo in Terra Santa nella notte di Natale [Opopomoz]. Nella ‘puntata’ della serie Robba archeloggica trasmessa ieri – 21 dicembre 2025 – Pubble (Paola Ceccantoni) spiega: «Come ogni anno è tradizione di Natale la polemica sul presepe, scandalo divisioni, quasi risse tutto al grido di ” tradizioneeee!”, ma più si scava e più ci si accorge che quasi nessuno conosce veramente i simboli di cui tanto qualcuno si riempie la bocca. Perchè tradizione significa tramandare e di conseguenza conoscere e preservare. E oggi parleremo di una figura specifica, quella degli zampognari, figure immancabili nel presepe che raccontano qualcosa di molto profondo e che pochissimi conoscono: un ponte tra sacro e profano, tra oriente e occidente, tra culto e mito…».   Maddalena Brunasti
Libreria IoCiSto riapre il Presidio Permanente di Pace
Martedì 11 novembre, alle ore 18:30, presso la libreria IoCiSto in piazzetta Aldo Masullo al Vomero, riprendono le attività del Presidio Permanente di Pace con la presentazione del libro “IN Rivolta. Manifesto dei corpi liberi”, a cura di Martina Albini, edito da Castelvecchi. In un tempo sospeso, segnato da tensioni e conflitti, si rinnova la necessità di mantenere viva una presenza costante che promuova la cultura della pace, del dialogo e della nonviolenza, ponendo al centro il tema del diritto, declinato nelle sue molteplici dimensioni. È il diritto del corpo – che trattiene memorie e ferite, che resiste, che si rivela – soprattutto il corpo delle donne abusate, manipolate, controllate, reinventate. È il rispetto per la prima terra che abitiamo: il nostro corpo. Un corpo che il libro invita a guardare non come oggetto da giudicare o possedere, ma come spazio di libertà e autodeterminazione. “In Rivolta” dà voce alle lotte per la giustizia sessuale e riproduttiva, ai diritti delle donne e alle battaglie per tutte le forme di autodeterminazione. Un testo che affronta temi cruciali: diritti delle donne, identità di genere, cura, invecchiamento, salute riproduttiva. La libertà corporea oggi è una questione quotidiana. Il libro afferma che nessun corpo è un’isola, ma trasformazione, relazione, alleanza. Un terreno nuovo su cui riflettere sul modo in cui la società costruisce norme e sul modo in cui possiamo agire per ampliarne gli spazi di libertà e inclusione. Il corpo normato e regolato; il corpo che infrange stereotipi; il corpo costretto alla maternità, non sempre scelta; il corpo che invecchia e subisce discriminazione; il corpo che diventa campo di battaglia per violenza e sfruttamento. Il corpo, insomma, come luogo di potere e di resistenza. Un libro corale che raccoglie più di venti voci tra attiviste, giornaliste, ricercatrici e scrittrici. Voci che intrecciano esperienze personali e professionali, riflessioni sulla giustizia sessuale e sulle disuguaglianze di genere. Voci che mostrano come il corpo femminile continui a essere spazio di controllo, ma anche terreno da liberare. Le autrici parlano di maternità, sessualità, desiderio, salute, lavoro, età. Parlano di come possiamo riprenderci i nostri corpi. Il volume si conclude con un Manifesto in dieci punti, che afferma che i corpi si liberano solo se vengono visti, ascoltati e riconosciuti nella loro pluralità. “In Rivolta” è un testo potente perché ricorda che nessun corpo è neutro: ogni corpo ha bisogno di spazio, ascolto, riconoscimento. La presentazione si svolgerà nella libreria IoCiSto, dove dal novembre 2023 è attivo il Presidio Permanente della Pace. IoCiSto è molto più di una libreria: è uno spazio accogliente, colorato, interamente autogestito da soci volontari che, con passione per il sapere, hanno deciso di essere protagonisti nella costruzione e diffusione della cultura. Dieci anni fa, quando a Napoli – e non solo – chiudevano librerie e aprivano paninerie, un gruppo di persone scelse di lanciare una sfida: “E se la facessimo noi una libreria?” IoCiSto fu la risposta. E il sogno continua: oggi è un luogo di accoglienza, inclusione, confronto. È anche Presidio Permanente di Pace perché la pace non è un concetto astratto, né un’assenza di guerra: è costruzione, è cultura, è impegno quotidiano. Il Presidio nasce come reazione allo scoramento per l’incapacità di incidere sulle decisioni dei potenti del mondo, in un tempo segnato dalla guerra in Ucraina e dal genocidio in Medio Oriente. Reagisce con la forza del dialogo, della cultura, del pensiero critico. Usa ogni forma d’arte e di sapere: filosofia, letteratura, poesia, scienza. Il suo obiettivo è chiaro: “La Pace impariamo a costruirla tutti, in un percorso impegnativo, lungo e pieno di ostacoli, che deve radicarsi nel cuore di ognuno. ”Ognuno può contribuire a gettare piccoli semi di Pace. Il simbolo scelto dal Presidio è il melograno, frutto di prosperità: i chicchi separati ma uniti rappresentano l’unità nella diversità. Tra i temi affrontati: pace, superamento dei conflitti, guerre dimenticate, obiezione di coscienza, diritti umani negati, arte e bellezza come strumenti di riconciliazione, lessico della pace, consapevolezza del diritto. Il Presidio ha ospitato docenti universitari, filosofi, scrittori, testimoni, giornalisti, poeti, portando riflessioni capaci di aprire prospettive nuove e di far crescere la speranza: la speranza che la pace si possa costruire attraverso cultura, partecipazione e impegno collettivo. Gina Esposito
A Napoli il Capability Festival: La forza di essere fragili
IV EDIZIONE 15 – 19 OTTOBRE 2025 NAPOLI | Maschio Angioino e altri luoghi della città Si apre il countdown per la quarta edizione del Capability Festival, un importante evento che accende i riflettori sulle disabilità per parlarne in chiave contemporanea e fuori dagli stereotipi. Dal 15 al 19 ottobre 2025, il festival si svolgerà a Napoli, al Maschio Angioino, quartier generale della manifestazione, e in altri luoghi emblematici della città. La tematica principale selezionata per questa quarta edizione è la fragilità psicologica, in particolare modo degli adolescenti. L’Assessorato alle Politiche sociali è stato in questi anni un osservatorio privilegiato dell’universo giovanile e non ha potuto non constatare quanto questa specifica difficoltà sia diventata una vera e propria disabilità che investe i ragazzi, le famiglie, la scuola, i servizi sociali e sociosanitari, la comunità tutta. Il formato è ormai collaudato. Influencer e personalità del mondo della cultura, esperti, giornalisti, artisti che partecipano a incontri nelle scuole ( Serra ,  Casanova ,  Caccioppoli ) per agganciare espressamente i più giovani e conducono talk pomeridiani aperti alla cittadinanza. Quest’anno saranno ospiti del Capability  Lorenzo Tosa,  giornalista professionista, da anni si occupa di comunicazione politica e social. Nel gennaio del 2019 ha lanciato il suo blog, “Generazione Antigone”: una piazza virtuale in cui racconta le vite di donne e uomini noti e meno noti che, con atti di eroismo o piccoli gesti quotidiani, contribuiscono a costruire un’Italia e un mondo antirazzista, antifascista, antisessista, in difesa dei diritti umani e civili. Con oltre 350mila follower e 18 milioni di persone raggiunte ogni mese, la sua è la terza pagina Facebook personale più seguita in Italia e la prima per trend di crescita, il che lo rende uno degli influencer più seguiti, apprezzati e discussi del web; il professore  Adolfo Ferraro , psichiatra e docente universitario, primo premio con l’opera “Materiali dispersi – Storie dal Manicomio Criminale” per la Sezione Racconti;  Matteo Grimaldi , maestro, influencer, scrittore. Il suo ultimo romanzo Alias si rivolge agli adolescenti, raccontando le vicende di Ian. Gea, Chloe e Pietro, delle loro fragilità nell’affrontare semplicemente quello che sono, da cui non possono sottrarsi, che a volte può voler dire dover scalare una montagna sotto gli occhi giudicanti di tutti;  Alessandro Coppola , content creator, fotomodello, divulgatore, autore del libro “Le mie orecchie parlano”;  Sophie Bertocchi,  divulgatrice e attivista sul tema della salute mentale, autrice del libro  Sempre a un passo da te. La storia di rinascita di una ragazza grazie al suo cane , dove condivide in modo narrativo la storia del suo rapporto con Rose, il primo cane specializzato in assistenza psichiatrica in Italia certificato ADI (assistance Dog International); e con tanti rappresentanti di realtà associative importanti, che con le loro esperienze e buone pratiche amplieranno i dibattiti e il confronto: Luciana Cappabianca per  Telefono Amico Napoli , Rosetta Cappelluccio per la  Fondazione Figli degli Altri , Rita Mastrullo per  AppBenessere Proben-Unina , Alessandra Bocchino per il  Progetto Itaca . «L’idea del Capability Festival – ha spiegato l’assessore Luca Trapanese, questa mattina nel corso della presentazione a Palazzo San Giacomo – è trasformare la disabilità da tema sociosanitario a tema culturale. Quest’anno abbiamo scelto di soffermarci sul disagio mentale: ansia, depressione, schizofrenia, bipolarismo e tutte quelle fatiche dell’essere umano che colpiscono in particolare i giovani devono essere visti in modo completamente diverso. Troppi ragazzi, di fronte a piccoli fallimenti, compiono scelte estreme, come quella di immaginare di porre fine alla propria vita. Di questi temi dobbiamo parlare, per adottare un approccio nuovo anche dal punto di vista culturale: non dobbiamo partire dalle fragilità, ma imparare a comprendere e aiutare». «La conoscenza e la cultura dell’integrazione – ha evidenziato il presidente della Commissione consiliare Politiche Sociali, Massimo Cilenti – fanno sì che la disabilità non sia più qualcosa che fa paura. Su questo tema, l’assessore trapanese e il Consiglio Comunale stanno lavorando molto bene. Abbiamo bisogno di una rappresentazione diversa, anche con il sorriso, della disabilità, e il Capability Festival serve proprio a questo. Saranno giorni molto intensi, con il coinvolgimento delle scuole, incontri e dibattiti, proiezioni cinematografiche e tante occasioni per coinvolgere tutti coloro che vogliono contribuire a questa visione nuova». «Porteremo scena il Pinocchio, uno spettacolo con 32 tra ragazzi e ragazze ed i loro genitori e caregiver per riprendere la favola dal punto in cui Geppetto e Pinocchio sono dentro la pancia della Balena, la candela si sta per spegnere e Pinocchio chiede al padre “e ora cosa succede?”. Questa è la domanda che tutti noi genitori di figli extra-ordinari ci facciamo ogni giorno – ha affermato il drammaturgo e regista Davide Iodice –. Il nostro Pinocchio vuole affermare con forza che il “dopo” deve essere collettivo, che la responsabilità delle fasce più fragili è di tutta la società». «Presenteremo  Ugualmente diversi , un film che racconta di tre adolescenti autistici che, grazie ad un progetto, lavorano come camerieri in una pizzeria. Il film – ha spiegato il presidente di Arci Movie, Roberto D’Avascio – ribalta il punto di vista tradizionale sull’autismo e sui ragazzi che vivono questa condizione perché i protagonisti diventano a loro volta insegnanti degli studenti delle scuole superiori, ai quali insegnano a servire ai tavoli ea lavorare in pizzeria. Arci Movie ha scelto questo film perché parla con molta delicatezza, attenzione e puntualità di questi temi e ha dimostrato come con le immagini si possa raccontare una storia difficile, ma dal lieto fine». Le giornate del Capability Festival saranno arricchite da aperitivi preparati e serviti da enti che lavorano con persone con disabilità (Argo, A Ruota libera, La bottega dei semplici pensieri) e si chiuderanno con performance artistiche di altissimo valore culturale e inclusivo. Al Maschio Angioino,  dal 15 al 17 , ogni pomeriggio sono previsti, inoltre, per la sezione  Capability Kids , attività ludico e laboratoriali per i bambini curate dalla  Ludoteca CittadiNA  del  Servizio Politiche per l’infanzia e l’adolescenza e sostegno alla genitorialità del Comune di Napoli – Assessorato alle Politiche Sociali . Il programma sarà aggiornato in tempo reale sul sito  comune.napoli.it . Su  comune.napoli.it  saranno esplicitate altresì le modalità di prenotazione per gli eventi gratuiti dove è obbligatoria la prenotazione. Redazione Napoli