La fine dell’anomalia italiana
Viviamo tempi interessanti. Perché è cessata con il 22 settembre la lunga
anomalia italiana per cui in buona parte d’Europa le nuove generazioni si
muovevano per la causa palestinese e per rivendicazioni sociali, mentre
l’Italia, che pure era stato un laboratorio di lotte fino al 2008-2011,
annaspava sotto la coltre dei bassi salari e delle restrizioni di una
legislazione autoritaria. Almeno da questa estate le cose avevano ripreso a
muoversi e poi tutto si è addensato, come spesso avviene per il concorso di un
paziente lavoro soggettivo e di un mutamento nell’aria del tempo. Appuntiamo
allora qualche note di lavoro, in una situazione che cambia di ora in ora (il
che è buon segno).
Mettiamo subito le mani avanti nell’euforia di manifestazioni diventate marea e
del succedersi tumultuoso degli eventi. Per ora è scattato un gigantesco
movimento di solidarietà umana che ha coinvolto buona parte di una generazione,
minoritaria nel Paese a causa dell’inverno demografico (non stiamo più negli
anni ’60 e ’70), che è intersezionale ma su una gamma per ora limitata di
obiettivi, non si riflette automaticamente (e neppure la sta cercando) in una
ricaduta istituzionale – per esempio potrebbe non alterare a breve la
composizione elettorale e la sfera della politica politicante, di per sé torpida
e con bassa livello di rappresentatività. Del resto questo non era avvenuto
neppure nel ’68 o nelle recenti lotte francesi.
> Tuttavia il cambiamento c’è ed è enorme quanto subitaneo e adesso cominciano i
> contraccolpi anche a livelli istituzionali e della società civile in senso
> esteso. Un’autentica disruption ovvero una sconvolgente interruzione nel corso
> degli eventi, come ha ricordato un nostro editoriale con un termine del
> “Guardian”… Un blocco sociale inizia a sfaldarsi e le povere egemonie che si
> fronteggiavano vanno in crisi.
La Cgil, che aveva mancato clamorosamente la scadenza del 22 settembre, prova a
rilanciare sentendosi scoperta a sinistra sul fronte dei sindacati di base e
minaccia non solo di fare uno sciopero generale ma di farlo senza preavviso,
trincerandosi dietro l’emergenza costituzionale – sarebbe un bello strappo e
aspettiamo di vedere. Nella stessa (non infeconda sebbene miserevole) logica di
competizione intestina una parte della sinistra parlamentare alza i toni in
concorrenza con un Pd tuttora paralizzato (sull’Ucraina) e tiepido su Gaza.
Carichiamo all’attivo anche il penoso flop dell’operazione “anti-odio” lanciata
da Meloni e FdI sull’uccisione di Kirk e sugli incidenti alla stazione Centrale
di Milano, che chiaramente sono rimbalzati sul movimento e sull’opinione
pubblica, al netto della stampa di regime allucinata da vetrine e maranza.
E soprattutto la riuscita dello sciopero sta scombussolando gli equilibri di
governo, al punto che il ministro della Difesa (e re di Leonardo) Crosetto, uomo
forte e unica testa pensante oltre la leader di FdI, consultata Meloni
(ovviamente), i militari e l’ambasciatore di Israele (ma non l’ineffabile
Tajani) ha spedito in tutta fretta una fregata a coprire la Sumud Flotilla
attaccata dai droni israeliani per evitare guai peggiori (a bordo viaggiano
quattro parlamentari) e per prevenire imbarazzanti soccorsi spagnoli o turchi.
Non che abbia commissariato Meloni, ma un certo riposizionamento anche a fini
elettorali l’ha fatto, non senza spiazzare le timidezze dell’opposizione – non
del movimento che un intervento del genere l’aveva chiesto subito e a gran voce,
come del resto qualsiasi forma di interposizione per bloccare il genocidio.
Anche in questo caso, vediamo come va per pronunciarci, ma per ora incassiamo un
successo dell’equipaggio di mare e dell’equipaggio di terra.
> Per la prima volta un sommovimento dal basso ha incrinato la tenuta meloniana
> – ciò che non era riuscito ad altre iniziative partitiche e referendarie.
Tutto questo alza l’asticella dell’intervento politico, lo rende più complesso e
pone il problema di una capacità strategica e tattica da cui siamo tuttora
lontane e lontani. Ma ci sbrigheremo in fretta a saltare più in alto, liquidando
settarismi identitari e ingenuità di vario tipo, migliorando le convergenze e
accettando i suggerimenti che vengono dai soggetti coinvolti, tanto più numerosi
dalle cifre modeste con cui eravamo abituate e abituati a discutere e scendere
in piazza.
Buon vento a noi e alla Sumud Flotilla, e a risentirci presto!
L’immagine di copertina è di Gianluca Rizzello
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