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Italia ancora prima in Europa per numero di azioni legali temerarie
Il rapporto del 2025 della Coalizione contro le SLAPP (ndr. insieme di azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica) in Europa (CASE) e della Fondazione Daphne Caruana Galizia rileva che il numero di cause legali abusive continua ad aumentare in tutta Europa, nonostante la nuova legge anti-SLAPP dell’UE, entrata in vigore nel maggio 2024 e che i Paesi hanno tempo fino a maggio 2026 per recepire nel diritto nazionale. Le SLAPP documentate hanno raggiunto quota 1.303 dal 2010, con 167 segnalazioni solo in 2.024 paesi, e il problema è ora identificato in 43 paesi, aggiungendo Montenegro e Andorra alla mappa. Ed è l’Italia, per il secondo anno consecutivo, ad aver registrato il numero più alto di SLAPP (21), seguita subito dopo dalla Germania (20), dati che riflettono un più ampio trend di contrazione dello spazio civico. Fra i casi italiani mappati, anche quello che vede protagonista la ministra del Turismo Daniela Santanchè che ha querelato l’Espresso per un articolo sulla sua storia imprenditoriale chiedendo 5 milioni di danni, e quello del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha intentato una causa contro i quotidiani Il Foglio e Il Riformista, chiedendo un risarcimento compreso tra 250.000 e 500.000 euro. “Per il secondo anno consecutivo, ha sottolineato Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di CASE. il report della coalizione europea contro le SLAPP sancisce il primato del nostro Paese per numero di azione vessatorie. Un abuso del sistema giudiziario che mette a tacere giornaliste e attivisti che osano criticare i potenti di turno, politici e uomini d’affari. Molestie legali che inibendo il dibattito pubblico e l’accesso all’informazione dei cittadini, costituiscono un attacco alla libertà di espressione, indebolendo il sistema democratico. Una trasposizione efficace della Direttiva Ue anti-SLAPP deve includere i casi di natura nazionale e applicarsi a tutti gli ambiti procedurali, assicurando inoltre compensazioni adeguate a chi viene colpito da SLAPP”. La minaccia si è evoluta, andando oltre la tradizionale diffamazione per sfruttare ambiti legali complessi come la protezione dei dati e la proprietà intellettuale. Questi risultati sottolineano l’urgente necessità di misure di protezione anti-SLAPP più solide e complete a livello nazionale e internazionale. I soggetti più influenti stanno diversificando strategicamente le loro azioni legali oltre la tradizionale diffamazione per sfruttare le complessità procedurali ed eludere le difese di interesse pubblico stabilite per la libertà di espressione. Sebbene la stragrande maggioranza delle SLAPP si basi sulle leggi nazionali sulla diffamazione, i dati confermano il crescente utilizzo di strumenti legali alternativi. I dati confermano che i contendenti più comuni sono coloro che ricoprono posizioni di potere, ovvero aziende e politici. La dimensione politica della minaccia SLAPP è in crescita, con casi avviati o sostenuti da enti parastatali o potenti fondazioni, comuni nei Paesi che stanno subendo un regresso nello stato di diritto. Questa strategia prevede l’uso di SLAPP per imporre una narrazione storica ufficiale e limitare il dibattito sulla memoria storica, come nei casi intentati contro accademici, soffocando così il dissenso intellettuale e politico. Il totale di 1.303 SLAPP documentate nel rapporto è riconosciuto come la “punta dell’iceberg”. Questo perché la maggior parte della censura viene attuata nella fase pre-contenziosa, attraverso l’uso di aggressive lettere di minaccia legale e richieste di cessazione e desistenza. Inoltre, la minaccia rimane acuta perché i bersagli delle SLAPP continuano a essere minacciati di pene detentive ai sensi delle leggi nazionali sulla diffamazione. Questo effetto paralizzante, unito al timore di ritorsioni, fa sì che molte minacce o casi non diventino mai di dominio pubblico. L’adozione della direttiva anti-SLAPP dell’UE rappresenta uno sviluppo positivo, in quanto prevede meccanismi di protezione fondamentali, come il meccanismo di licenziamento anticipato e il recupero integrale delle spese/sanzioni per i ricorrenti abusivi. Solo l’8,5% dei casi avviati nel periodo 2010-2024 era transfrontaliero, secondo la definizione più restrittiva. Questa realtà sottolinea il fatto che la stragrande maggioranza delle SLAPP è puramente nazionale, rendendo urgentemente necessaria una legislazione nazionale solida e obbligatoria in ogni Stato membro per colmare questa lacuna protettiva. Un’applicazione più estesa della definizione di transfrontaliero ai casi SLAPP potrebbe non essere così semplice e, di conseguenza, la percentuale di casi coperti dalla direttiva potrebbe non aumentare in modo significativo. Tra il 2010 e la fine del 2024, i ricorrenti più comuni nel caso SLAPP erano persone in posizioni di potere, ovvero aziende e politici. Corruzione, questioni legate alle imprese, azioni governative e ambiente restano gli argomenti sui quali la partecipazione pubblica più frequentemente porta alle SLAPP. La continua prevalenza e l’uso sofisticato delle SLAPP indicano che i paesi non dovrebbero sottovalutare la minaccia che rappresentano per i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. I risultati del rapporto CASE 2025 sostengono fermamente la necessità non solo di recepire pienamente la Direttiva UE e le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, ma anche di abrogare o riformare le leggi nazionali sulla diffamazione penale, che continuano a rappresentare la minaccia ultima di reclusione per attivisti e giornalisti. CASE Italia è un gruppo di lavoro informale costituitosi nel 2021, coordinato da Osservatorio dei Balcani Caucaso Transeuropa. che affianca la Coalition Against SLAPPs in Europe nella lotta al contrasto delle SLAPP in Europa, a sostegno di giornalisti, attivisti, whistleblowers, difensori dei diritti e altri soggetti bersaglio di azioni temerarie. Fanno parte di CASE Italia: Amnesty International Italia, ARTICLE 19 Europe, Articolo 21, Certi Diritti, Environmental Paper Network, FADA Collective, Giulia Giornaliste, Greenpeace Italia, IrpiMedia, Meglio Legale, OBC Transeuropa, ReCommon, Rete No Bavaglio, STRALI, The Good Lobby Italia, Transparency International Italia, Wikimedia Italia. Le proposte di CASE Italia per contrastare efficacemente il fenomeno delle azioni legali temerarie in Italia possono essere consultate a questo link. Il recepimento e l’attuazione a livello nazionale degli standard europei in materia di SLAPP si possono monitorare attraverso la piattaforma European Anti-SLAPP Monitor. Qui il Rapporto in inglese Giovanni Caprio
February 6, 2026
Pressenza
Italia-informazione: democrazia loquace ma in gabbia
Mario Sommella (*) ragiona sul 49° posto nella classifica di RSF sulla libertà di stampa. Questo titolo – il 49° posto – fa notizia, ma soprattutto mi fa male. Mi fa male perché somiglia a un paradosso: accendo la tv, scorro i giornali, sento qua e là domande anche dure, e per un attimo mi verrebbe da pensare “ma allora
January 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Inizia domani la causa temeraria di ENI contro le organizzazioni ecologiste
> Inizierà domani 23 settembre l’iter giudiziario relativo alla  causa per > diffamazione che il colosso petrolifero ENI ha intentato, nell’autunno 2024, > contro Greenpeace Italia, Greenpeace Paesi Bassi e ReCommon. Per le > organizzazioni questo procedimento promosso da ENI è una SLAPP (Strategic > Lawsuit Against Public Participation), una causa strategica mirata a > intimidire, silenziare e ostacolare chiunque osi criticare pubblicamente le > attività dell’azienda, in particolare le sue responsabilità nella crisi > climatica. Malgrado l’azienda sostenga che non siamo di fronte a una causa > temeraria, lo scorso aprile la coalizione anti SLAPP europea CASE ha > certificato questa azione civile come una SLAPP a tutti gli effetti. > > ENI ha citato in giudizio le tre organizzazioni perché, a suo dire, avrebbero > messo in piedi “una campagna d’odio” nei confronti dell’azienda. Le > organizzazioni stigmatizzano l’attacco giudiziario di ENI come un tentativo > per spostare l’attenzione dalla Giusta Causa da loro intentata contro > l’azienda nel maggio 2023, contenzioso che riprenderà a gennaio dopo il via > libera delle Sezioni Unite della corte di Cassazione che, lo scorso luglio, ha > accettato il ricorso dei Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e > cittadini italiani, riconoscendo che in Italia spetta al giudice ordinario > decidere su queste cause, respingendo così tutte le eccezioni sollevate da ENI > sul presunto difetto di giurisdizione. > > L’azienda, recentemente insignita del “premio” SLAPP Addict of the Year 2025 , > sta cercando ancora una volta di utilizzare il suo enorme potere economico e > la sua influenza per zittire le voci critiche rispetto al suo operato. Non è > infatti la prima volta che l’azienda porta in tribunale rappresentanti della > società civile o del giornalismo, come racconta il report “ENI e le SLAPP” > diffuso oggi dalle organizzazioni ambientaliste. > > Questo genere di cause  non è però di certo ascrivibile solo a ENI, ma è > purtroppo molto diffuso tra le compagnie fossili globali. Di recente, infatti, > la statunitense Energy Transfer (ET), con un’altra azione giudiziaria > strumentale, è riuscita a far emettere un primo verdetto contro Greenpeace > negli USA e Greenpeace International, che potrebbero essere costrette a pagare > una multa di 660 milioni di dollari. > > “L’obiettivo di queste cause” – dichiarano le organizzazioni – “non è vincere > in tribunale, ma intimidire, logorare economicamente organizzazioni non > profit, giornalisti o attivisti costringendoli a spendere risorse preziose per > difendersi in lunghe battaglie legali. Ma non ci faremo intimidire, questo > tentativo disperato di ENI di distogliere l’attenzione dalle sue > responsabilità nella crisi climatica, e dalla Giusta Causa intentata da noi, > ReCommon e da 12 cittadini, non sarà efficace. Continueremo a denunciare con > determinazione l’operato di ENI, tutte le volte che lo riterremo illecito, in > particolare in materia climatica, perché la libertà di espressione e il > diritto a un ambiente salubre sono pilastri fondamentali della nostra > democrazia.” Re: Common
September 22, 2025
Pressenza