Non si ferma il declino della partecipazione politica
Negli ultimi decenni, l’attenzione per la partecipazione politica nelle
democrazie consolidate è aumentata a livello internazionale, sia in ambito
politico che accademico. Gran parte di questo interesse nasce dalla
preoccupazione per la diminuita affluenza elettorale e per la crescente sfiducia
nelle istituzioni della democrazia rappresentativa e nei partiti politici.
L’ISTAT in un recente focus passa in rassegna alcuni dei principali indicatori
ed evidenzia il livello delle diverse forme di partecipazione politica nel
nostro Paese nel 2024, individuando i fattori che favoriscono il coinvolgimento
nelle varie forme partecipative e i segmenti di popolazione in cui indifferenza
e distacco dalla politica sono particolarmente diffusi.
Tra il 2003 e il 2024, si è osservato un calo generalizzato della partecipazione
invisibile (informarsi e discutere di politica). Questo trend riguarda uomini e
donne, ma con intensità diverse, contribuendo a ridurre le ampie differenze di
genere. Nel 2003, ad informarsi con regolarità di politica era il 66,7% degli
uomini a fronte del 48,2% delle donne. Nel 2024 questi valori calano di 12,6
punti percentuali per gli uomini e di 5,7 punti per le donne. La differenza tra
uomini e donne passa da 18,5 a 11,6 punti percentuali. Nonostante la progressiva
convergenza nelle forme di partecipazione politica invisibile di uomini e donne,
permangono evidenti differenze di genere che vedono gli uomini partecipare più
numerosi alla vita politica del Paese.
Nel 2024, poco più di due donne su cinque (42,5%), infatti, si informa
settimanalmente di politica, contro il 54,1% degli uomini. In particolare, è
sull’informazione quotidiana che il gap di genere è più evidente (27,6% degli
uomini e 19,0% delle donne). Ma i livelli più bassi di partecipazione politica
invisibile riguardano i giovani fino a 24 anni e, in particolare, i
giovanissimi: si informa di politica almeno una volta a settimana il 16,3% dei
ragazzi di 14-17 anni e poco più di un terzo (34,6%) dei 18-24enni. A non
informarsi mai, invece, sono rispettivamente il 60,2% e il 35,4%.
La disaffezione totale per l’informazione e la discussione politica è più
diffusa in presenza di titoli di studio più bassi: non si informa mai di
politica l’11,3% dei laureati, una percentuale più che doppia di diplomati
(24,4%), e quasi quadrupla per quanti hanno al più la licenza media (41,2%). Un
trend analogo si osserva in merito al parlare di politica.
La partecipazione politica è poi molto differenziata sul territorio: si informa
di politica almeno una volta a settimana la maggioranza della popolazione del
Centro-nord (con valori compresi tra il 52 e il 54%), contro il 40% circa del
Mezzogiorno. Sempre nelle regioni del Mezzogiorno una quota analoga (37,3%) non
si informa mai a fronte del 25,0% circa delle regioni del Nord. In particolare
Calabria, Sicilia e Campania presentano i livelli più bassi di partecipazione
collocandosi ai primi posti per numero di uomini e donne che non si informano e
non parlano mai di politica.
É la televisione il canale informativo più utilizzato, anche se rispetto al 2003
l’uso della Tv come fonte di informazione politica è diminuito di quasi 10 punti
percentuali (dal 94 all’84,7%). Si è invece dimezzata, passando dal 50,3 al
25,4%, la quota di cittadini che si informano tramite i quotidiani: la maggiore
intensità del calo tra gli uomini ha più che dimezzato il divario di genere
nell’utilizzo di questo canale informativo: nel 2003 a farvi ricorso era il
56,4% degli uomini e il 43,3% delle donne, percentuali calate rispettivamente al
28,5% e al 22,1% nel 2024.
Ad informarsi infine tramite Internet sono soprattutto gli adulti fino a 44
anni, tra i quali le percentuali superano il 60%. Considerando nell’insieme i
canali tradizionali e quelli accessibili tramite Internet, la radio e la tv
restano i mezzi principali, utilizzati dall’89,5% della popolazione. Al secondo
posto si collocano i quotidiani (cartacei oppure online): 41,7%, utilizzati dal
45,2% dei maschi e dal 38,0% delle donne. A seguire, senza particolari
differenze di genere, le fonti informali (amici, parenti, conoscenti, ecc.),
indicate da più di un terzo dei rispondenti, i social network, utilizzati da un
cittadino su cinque, e le riviste (12,4%).
Degli oltre 15 milioni di cittadini di 14 anni e più che non si informano mai di
politica, poco meno dei due terzi (63,0%) sono motivati dal disinteresse, più di
un quinto (22,8%) dalla sfiducia nella politica. Le differenze di genere sono
minime: le donne indicano un po’ più degli uomini il disinteresse (64,3 contro
61,1%) e la constatazione che si tratti di un argomento troppo complicato (9,7%
contro 7,5%); gli uomini più delle donne riferiscono di non aver tempo (8,1% a
fronte del 6,5%).
“In 4 milioni 679mila famiglie, sottolinea l’ISTAT, nessun componente ha parlato
o si è informato di politica (17,6% delle famiglie residenti in Italia)”. In
particolare, sono circa 7 milioni e mezzo le persone di 14 anni e più che vivono
in famiglie pluricomponenti in cui nessuno parla di politica, poco più di 6
milioni vivono in famiglie in cui nessuno se ne informa. In circa un terzo delle
famiglie calabresi e siciliane nessun componente di 14 anni e più si informa di
politica a fronte di un valore medio del 20,9% e di valori che si aggirano
intorno al 14% in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
Nel 2024, hanno partecipato ad un comizio o a un corteo rispettivamente il 2,5 e
il 3,3% dei cittadini di 14 anni e più a fronte del 5,7 e del 6,8% del 2003. Il
calo ha riguardato sia gli uomini che le donne, ma con intensità leggermente
maggiore per i primi: nella partecipazione a cortei si è passati per gli uomini
dall’8,2% al 3,1% e per le donne dal 5,6 al 3,4%. Ne è derivata anche in questo
caso una riduzione del gap di genere e una convergenza nei comportamenti di
uomini e donne.
Oltre 10 milioni e mezzo di cittadini hanno espresso invece opinioni su temi
sociali o politici attraverso siti web o social media (es. X/Twitter, Facebook,
Instagram, YouTube, ecc.): erano meno di sei milioni e mezzo nel 2014. Si tratta
di una persona ogni quattro utenti di Internet, senza significative differenze
di genere.
Ancora poco diffusa è, infine, la partecipazione a consultazioni o votazioni
online su temi sociali (civici) o politici (es. pianificazione urbana, firmare
una petizione), che riguarda l’11,2% degli utenti di Internet, senza rilevanti
differenze di genere.
Qui il Focus:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/Stat-Focus_Partecipaizone-politica_Anno-2024.pdf.
Giovanni Caprio