La Polonia scivola verso la guerra: procedure semplificate per colpire i droni russi
«La Polonia sta modificando le procedure per l’impiego di armamenti da parte
dell’aviazione nei casi di contrasto ad aeromobili stranieri». Così il
viceministro della Difesa polacco, Cezary Tomczyk, ha annunciato un cambio nel
processo di identificazione e ingaggio dei velivoli e degli oggetti che entrano
nello spazio aereo polacco. Di preciso, Varsavia «supererà» l’obbligo di aprire
il fuoco solo dopo una Identificazione Visiva (VID) del bersaglio, rendendo
sufficiente la cosiddetta Identificazione Positiva (PID). La PID ruota attorno
alla rilevazione radar dell’oggetto, incrociando diversi dati, tra cui quelli
relativi alla sua provenienza e alla traiettoria. Si tratta, spiega Tomczyk, «di
una risposta alla crescente minaccia rappresentata dalla Russia, alle lezioni
apprese dalla guerra in Ucraina e alla comparsa di nuovi mezzi di attacco aereo,
in particolare droni a reazione ad alta velocità e missili da crociera».
L’implementazione della PID, si legge nel post pubblicato dal viceministro sui
social, «deve basarsi su una serie di elementi informativi che, nel loro
insieme, garantiscano un grado di certezza sufficientemente elevato nel
determinare la natura del bersaglio». Tra di essi, Tomczyk ha elencato la
direzione da cui proviene l’oggetto una volta violato lo spazio aereo, la sua
traiettoria, la sua velocità, la sua altitudine, l’analisi dei parametri di volo
per inquadrarne la tipologia, la rilevazione del bersaglio da più radar e la
risposta alle richieste di identificazione. Tomczyk ha definito i vincoli per
l’identificazione «complessi», perché «siamo in tempo di pace», ma al tempo
stesso più snelli ed efficienti nel caso in cui si rivelasse necessario aprire
il fuoco: «L’Esercito polacco mantiene il dito sul polso della situazione e sul
grilletto», ha dichiarato.
Restano ancora da chiarire il modo con cui tali modifiche verranno tradotte in
criteri e regole operativi. Non è inoltre chiaro quando le nuove regole di
ingaggio degli aerei polacchi entreranno in vigore. Nel suo annuncio, Tomczyk si
è limitato a dichiarare che la Polonia sta modificando le procedure e che la
scelta di implementare la PID è arrivata dopo consultazioni con il Comandante
operativo delle Forze armate polacche, il generale Ireneusz Nowak. Nei casi di
invasione da parte di droni, «i tempi di reazione sono estremamente ridotti», ha
affermato Tomczyk. L’esigenza di modificare le procedure di identificazione e
ingaggio sarebbe dunque emersa per semplificare e velocizzare i tempi di
reazione, considerando in primo luogo la presunta minaccia rappresentata dalla
Russia.
Negli ultimi anni sono stati tanti i casi di rilevazioni di presunti missili,
droni o aerei russi che avrebbero violato lo spazio aereo degli Stati europei.
Alcuni di essi hanno coinvolto proprio la Polonia. Uno degli ultimi casi risale
al luglio di quest’anno, quando un missile si è schiantato nell’area di
Tarnawa-Kolonia, nella regione di Lublino. Le autorità polacche ed europee hanno
sin da subito dichiarato che si trattava di un armamento russo e le indagini
hanno poi confermato che il relitto apparteneva a un Kh-101 prodotto in Russia
nel secondo trimestre del 2026; la Russia non si è espressa sulla vicenda. Nel
settembre del 2025, invece, un armamento è esploso nell’area di Wyryki-Wola,
sempre a Lublino; l’ordigno era stato originariamente identificato come un drone
russo, ma le indagini hanno successivamente attestato che si trattava di un
missile polacco difettoso.
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