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Contro la militarizzazione della scuola, una mobilitazione degli studenti per la pace
La mobilitazione studentesca contro la militarizzazione rappresenta un esempio significativo di partecipazione politica giovanile sui temi della pace, della spesa pubblica e del ruolo delle istituzioni educative nella società contemporanea. In particolare un’iniziativa organizzata dalla Rete degli Studenti Medi e dall’Unione degli Universitari si è svolta presso il Ponte dei Serpenti a Roma, dando avvio a una giornata di mobilitazione diffusa nelle scuole e nelle università di tutta Italia, in coordinamento con analoghe mobilitazioni in altri Paesi europei, tra cui la Germania. «La mobilitazione – affermano gli studenti – arriva mentre nel mondo cresce l’escalation bellica e l’incapacità del governo Meloni è sempre più evidente. Mentre continua il genocidio in Palestina e, dopo le varie aggressioni degli ultimi mesi, gli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno aperto un nuovo e pericoloso fronte di guerra in Medio Oriente, con bombardamenti, vittime civili e il rischio concreto di un conflitto regionale più ampio. Mentre miliardi di euro vengono destinati alle armi e alla militarizzazione, nelle scuole e nelle università mancano fondi, spazi, trasporti e diritti». La denuncia della militarizzazione coinvolge sempre più anche il mondo delle istituzioni educative, attraverso forme di propaganda, attività di addestramento e iniziative di reclutamento promosse da organizzazioni militari. Secondo gli studenti, si tratta di un processo che rischia di normalizzare la presenza della guerra nella vita quotidiana, penetrando nei linguaggi, nelle scuole, nei giochi, nelle mode e nei media. Diventa quindi necessario smascherare i meccanismi culturali che plasmano mentalità e desideri, sviluppando una coscienza critica vigile e consapevole. Solo attraverso un’educazione alla nonviolenza e una pratica quotidiana di dialogo e responsabilità è possibile coltivare quei “semi di disarmo culturale” che contribuiscono a costruire una reale cultura della pace. Critica al riarmo e alle politiche di difesa Alla base della protesta vi è una critica al piano di riarmo promosso dall’Unione Europea e alle proposte di introduzione di forme di leva militare volontaria. Secondo gli studenti, tali politiche rappresenterebbero una risposta inadeguata alle tensioni internazionali contemporanee e rischierebbero di sottrarre risorse economiche a settori fondamentali come l’istruzione, la sanità e il welfare. La mobilitazione si inserisce in un contesto globale segnato da conflitti e tensioni geopolitiche sempre più evidenti. Nel comunicato diffuso dagli organizzatori vengono citati, tra gli esempi più rilevanti, la guerra e la crisi umanitaria in Palestina e le tensioni militari che coinvolgono Iran, Stati Uniti e Israele, considerate segnali di un’escalation bellica sempre più preoccupante. Uno degli aspetti centrali della protesta riguarda proprio il rapporto tra politiche di difesa e investimenti pubblici. Gli studenti sostengono che l’aumento delle spese militari avvenga in un momento in cui scuole e università italiane continuano a soffrire di gravi carenze strutturali: mancanza di fondi, spazi insufficienti, servizi di trasporto inadeguati e limitate opportunità per gli studenti. In questa prospettiva, il riarmo non viene percepito come uno strumento di sicurezza, ma come una scelta politica che rischia di compromettere il futuro delle nuove generazioni. Difendere la funzione educativa di scuole e università Un ulteriore elemento di critica riguarda la possibile presenza di programmi o iniziative legate al mondo militare all’interno delle istituzioni educative. I manifestanti esprimono la preoccupazione che scuole e università possano trasformarsi in luoghi di propaganda bellica o in bacini di reclutamento, snaturando la loro funzione educativa e formativa. Al contrario, gli studenti rivendicano il diritto a un sistema educativo fondato su valori di pace, cooperazione internazionale e sviluppo sociale. In questa prospettiva, scuola e università dovrebbero essere spazi di formazione critica, di dialogo e di costruzione di una cittadinanza consapevole. In effetti, la mobilitazione studentesca non rappresenta soltanto una protesta contro specifiche politiche di difesa, ma si configura come una riflessione più ampia sul modello di società e sulle priorità della spesa pubblica. Attraverso la loro iniziativa, gli studenti chiedono che le risorse dello Stato e dell’Europa vengano indirizzate soprattutto verso istruzione, sanità e welfare, considerati strumenti fondamentali per costruire un futuro più equo, solidale e pacifico. L’osservatorio contro la militarizzazione della scuola «L’operazione che porta i militari nelle scuole e gli studenti nelle caserme – spiega su Avvenire Michele Lucivero, insegnante a Bisceglie e responsabile dell’Osservatorio – è diffusa da anni e riguarda tutte le fasce d’età: dalle scuole primarie alle superiori fino all’università. Si va dagli alunni di una scuola elementare di Trani ai quali sono state fatte maneggiare armi, agli studenti più grandi che possono svolgere i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) in aziende del comparto militare-industriale, nelle caserme o nelle basi militari. Succede, per esempio, nella ex base Nato di Sigonella. Lunga anche la lista delle classi in cui l’armamentario bellico entra nelle aule sotto forma di computer, droni e robot “dual use”: strumenti utilizzati a scuola per esperimenti e attività didattiche ma progettati, in altri contesti, per impieghi militari. A Palermo, recentemente, i vigili urbani hanno organizzato, alla presenza di una scuola della città, una simulazione dell’arresto di un criminale: durante la dimostrazione sono stati esplosi colpi a salve, che hanno spaventato diversi bambini». L’Osservatorio raccoglie segnalazioni e monitora attivamente la stampa locale per individuare e documentare episodi simili sul territorio. Grazie alla rete di lavoratori della scuola e alla collaborazione con associazioni pacifiste, cerca poi di intervenire dall’interno degli istituti per contrastare queste iniziative una per una. «Normalmente – racconta Lucivero – i progetti e le uscite didattiche seguono un iter di approvazione molto preciso: vengono presentati al collegio docenti e successivamente votati nei consigli di classe. Ci siamo accorti, però, che questa procedura partecipativa e democratica viene spesso aggirata quando si tratta di iniziative legate al mondo militare. Un comandante di caserma o un sindaco contatta direttamente il dirigente scolastico e annuncia una manifestazione istituzionale per la quale è richiesta la presenza di una rappresentanza della scuola. A quel punto la partecipazione avviene senza ulteriori passaggi. Per questo – conclude – è necessario formare e sensibilizzare il personale scolastico affinché queste iniziative possano essere valutate e, se necessario, fermate». Proprio con questo obiettivo l’Osservatorio ha elaborato anche un vademecum che illustra gli strumenti giuridici a disposizione di docenti e lavoratori della scuola per opporsi concretamente ad attività di carattere militare che possano violare la libertà d’insegnamento o le norme contrattuali. «Attraverso queste operazioni – conclude Lucivero – la cultura della guerra rischia di entrare nella testa dei più giovani. Diventa un modo per legittimare e diffondere consenso, tra le nuove generazioni, rispetto alla presenza delle forze armate in contesti sempre più ampi: dalle missioni internazionali all’estero fino a numerosi ambiti della vita interna del Paese, anche al di fuori delle loro competenze strettamente militari».   Laura Tussi
March 7, 2026
Pressenza
Liceo Vescovile di Pontremoli prende posizione contro la militarizzazione
Il 29 novembre 2025 si è svolto a Pontremoli in Lunigiana (Massa Carrara) all’interno del bel teatro del paese un incontro patrocinato dall’Amministrazione comunale in cui davanti ad alcune classi di un istituto superiore i rappresentanti e consulenti del settore tecno-militare, come Cluster Euro TEC Defence, Leonardo SpA, Olitec, Lunilettronik, Rivista Italiana Difesa, Mbda Italia magnificavano il nuovo percorso di studi che dal settembre 2026 sarebbe partito presso il Liceo Vescovile, una scuola privata a matrice religiosa. Nel corso dell’incontro veniva esaltato il settore militare come settore in grado di creare occupazione nel territorio e come necessità rispetto ad un nemico alle porte, visto che, come detto dal rappresentante di Olitec, non “tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri”. Un linguaggio e contenuti bellicisti proposti come antidoto all’emigrazione da lavoro che affligge il territorio della Lunigiana da decenni. La Fondazione Olitec – Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca “vende” la propria proposta formativa (definita come «addestramento») come percorso di alta tecnologia, robotica e IA; si tratta del percorso BRIA – Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale – con applicazioni varie (in primis il settore sanitario), ma che nell’ultimo step del percorso prevede l’«acquisizione di competenze per lo sviluppo di applicazioni ad uso militare»; e d’altra parte, quando si apre il loro sito, compare automaticamente l’invito ad arruolarsi nelle forze armate. Olitec è un vero e proprio spaccato di quella che da più parti viene definita “israelizzazione” della società: si tratta di una Fondazione che tiene insieme la matrice religiosa di impianto francescano con interessi economici a forte caratterizzazione militare, che oltre alle industrie belliche direttamente coinvolte, attraversa il comparto sanitario con il terzo settore e la sanità privata integrativa legata ai sindacati; un “grumo” di potere in cui non poteva mancare la nuova Fondazione di Luciano Violante (“Futuri probabili”), già fortemente compromesso con la Fondazione culturale di Leonardo SpA. I percorsi formativi che Olitec sta cercando di aprire in varie parti d’Italia si inseriscono perfettamente all’interno della militarizzazione totale della società, un percorso nel quale il segmento della formazione ricopre un ruolo centrale. Ma a Pontremoli avevano fatto i conti senza l’oste… infatti nel corso della manifestazione al teatro si dava per scontata l’apertura della sezione BRIA al liceo vescovile di Pontremoli a partire da settembre 2026; ma non ci sono luoghi sicuri per la cultura della guerra e la militarizzazione delle scuole e così anche in un piccolo paese della Lunigiana il mondo della pace si è organizzato: 16 associazioni del territorio, compreso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, hanno preso posizione pubblica e hanno chiesto al vescovo, responsabile del liceo in cui doveva partire il percorso di studi, di ritirare un progetto che di educativo sembrava avere ben poco. La risposta del vescovo è arrivata a stretto giro con un comunicato ufficiale della Diocesi in cui si dichiara «la netta distanza del Liceo vescovile e della diocesi apuana, di cui il vescovo monsignor Mario Vaccari è il titolare e legale rappresentante, da questa progettualità» (clicca qui). Sono seguite nella stampa alcune prese di posizione dirette e indirette da parte di Olitec (clicca qui) che, facendo volare un po’ di stracci in mezzo ai protagonisti della vicenda, si premura soprattutto di sminuire il valore “ideologico” della vicenda, si preoccupa cioè di derubricare il tutto a questioni di comunicazione e decisione tecnica; più chiaro invece l’articolo di Giancarlo Vincenzi (già apparso in eventi collegati alla Fondazione Olitec) (clicca qui per la notizia) che esprime compiutamente quella cultura della difesa che dovrebbe essere il nerbo dell’azione culturale dei guerrafondai nostrani. Certamente il successo ottenuto a Pontremoli dalla cultura della pace (unitamente a quanto è già successo per il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna, per l’esercitazione NATO alla scuola di Udine, per la conferenza del generale della Folgore nelle scuole di La Spezia) ci dice che la rottura che nel Paese si è prodotta con le imponenti mobilitazioni contro il genocidio di Gaza ha lasciato un segno importante; anche questa vittoria ottenuta in Lunigiana, tanto più importante a fronte della forza dell’avversario, ci dice che il movimento per la pace rappresenta oggi la maggioranza del paese, che per i guerrafondai è impossibile ignorarlo perché oggi sono molto più deboli di noi, e infatti battono in ritirata. Proprio per questi attuali rapporti di forza come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo a prendere posizioni il più possibili pubbliche (utilizzando soprattutto la stampa locale) ogniqualvolta si viene a conoscenza di attività di militari all’interno delle nostre scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Fai una donazione Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
December 29, 2025
Pressenza
“La militarizzazione della scuola e della società”, conferenza a Casale Monferrato
Mercoledì 8 ottobre 2025 alle 16 nell’Aula Magna del Liceo Balbo di Casale Monferrato si svolgerà la prima di 6 conferenze tenute a cadenza quindicinale fino a dicembre 2025 e svolte nell’ambito del programma intitolato PACIF-I-CARE: costruire percorsi di soluzione dei conflitti. L’argomento, indicato nel titolo, “La militarizzazione della scuola e della società”, è svolto da due relatrici, entrambe torinesi: Alessandra Alberti, referente della Rete Università per la Pace e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e rappresentante del sindacato di base CUB Scuola Università e Ricerca, e Maria Teresa Silvestrini, laureata in storia moderna e specializzata in storia della società europea che ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso le Università di Torino e del Piemonte Orientale, collaboratrice di istituti culturali e case editrici e dal 2012 insegnante di scienze umane e filosofia all’Istituto Einstein di Torino. Insieme illustreranno l’esperienza della Scuola per la Pace e anticipano: «Nel 2022, quando il conflitto russo-ucraino, ha riportato la guerra in Europa, con un gruppo di insegnanti torinesi è stata creata la Scuola per la Pace, una rete informale e spontanea che si è attivata per promuovere l’educazione alla pace nelle scuole. L’indignazione e il dolore per il genocidio dei palestinesi hanno fatto espandere la rete, che sta diventando un vero e proprio movimento. Con gli strumenti della cultura e con la presenza nelle piazze la scuola vuole essere lievito di pace interpretando, nel mondo della scuola, gli intenti di quella parte di popolazione che non ha dimenticato la comune appartenenza al genere umano ed è consapevole dell’importanza di saper costruire coesistenza e convivenza per assicurare un futuro di benessere per le nuove generazioni. Dal 2023 la rete opera in stretto contatto con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per contrastare la cultura bellicista che, anche mediante la sempre più insistente presenza di militari nelle scuole, alimenta la propaganda di guerra per costruire consenso e per arruolare giovani sulla base del programma Rearm Europe e delle politiche di riarmo europee e italiane. In questi processi si riconosce una forma di irrigidimento della società che, attraverso il “militarismo cognitivo”, le parole d’ordine “sicurezza” e “difesa”, la sorveglianza e il controllo e l’espulsione dei soggetti non conformi, acuisce le diseguaglianze sociali, sostiene il dominio economico della finanza globale, annienta la partecipazione democratica e reprime il dissenso. Ma i giochi non sono ancora fatti e, come docenti, intendiamo farci protagonisti della critica e del contrasto alla assimilazione delle coscienze che tali processi richiedono». La redazione del blog del gruppo di praticanti la settimanale MEZZORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE ha presentato l’iniziativa in due pagine pubblicate in date emblematiche: * 5 ottobre / Giornata mondiale degli Insegnanti – Debellare la guerra educando alla pace  * 7 ottobre / ricorrenza dell’attacco di Hamas e dell’eccidio di 1˙200 israeliani e dell’inizio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza – L’unica vittoria che vale è quella contro la guerra   PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI Una mostra esperienziale, in esposizione a marzo prossimo, e il ciclo di 6 conferenze, in svolgimento da ottobre a dicembre, compongono il programma di attività formative e didattiche rivolto trasversalmente ad adulti e giovani e a docenti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado della città e del comprensorio e della provincia alessandrina e delle province limitrofe (astigiana, novarese, pavese e vercellese) che è stato pianificato e viene organizzato dai coordinatori della settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, una manifestazione svolta a Casale Monferrato continuativamente ogni venerdì pomeriggio dal gennaio 2024, ora quasi due anni. Con il patrocinio del Comune di Casale Monferrato, nel Salone Tartara della città dal 14 al 29 marzo 2026 verrà esposta la mostra POLVERE DI GUERRA. DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE, progettata e realizzata da Caritas Diocesiana Piacenza-Bobbio insieme ad Amnesty International ed Emergency in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica di ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza. In prospettiva della sua esposizione, il programma PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI propone un ciclo di 6 conferenze su argomenti inerenti alle stesse questioni che il pubblico della mostra tanto suggestiva affronterà facendo impressionanti esperienze sensoriali ed emotive. Le conferenze, che si terranno nell’Aula Magna del Liceo Balbo di Casale Monferrato (via Galeotto del Carretto) a cadenza quindicinale, il mercoledì pomeriggio dalle 16 alle 18, sono aperte a tutti, fino a esaurimento posti. A coloro che ne faranno domanda, verrà rilasciato l’attestato di frequenza, che convalida il corrispondente accredito erogato sulla piattaforma ministeriale SOFIA ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado. La partecipazione agli incontri e la visita della mostra sono gratuite e informazioni sul programma delle iniziative e sulle modalità di iscrizione, non necessaria ma suggerita, possono venire richieste inviando un email al recapito mezzoraperlapace@gmail.com Il programma è stato pianificato e viene realizzato dai coordinatori della MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, la manifestazione settimanale a Casale Monferrato svolta ogni venerdì pomeriggio, dal primo di gennaio dell’anno scorso ora continuativamente da quasi due anni, in collaborazione con l’associazione E-FORUM (Educational Forum) di Casale Monferrato e delle aggregazioni locali che sostengono e promuovono l’iniziativa – la sezione A.N.P.I. / Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, il collettivo DONNE INSIEME, il circolo LEGAMBIENTE VERDEBLU, la comunità M.A.S.C.I. / Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, il gruppo di pratica meditativa dharma zen PICCOLE RADICI DI PACE, il network RETE DELLE ALTERNATIVE, le associazioni IL PANIERE, MAMME IN CERCHIO e SLOW FOOD MONFERRATO CASALESE E MONCALVO e la rete di solidarietà internazionale RETE RADIÉ RESCH  – e con il contributo del laboratorio artigianale PORTINARO & C., che fornisce in omaggio le confezioni di krumiri (biscotti tradizionali di Casale Monferrato) donate ai relatori delle conferenze. Redazione Piemonte Orientale
October 7, 2025
Pressenza
Un’altra scuola per Gaza
Mozione del Collegio del Docenti del Liceo Classico Statale “Vittorio Emanuele II” di Palermo approvata ieri Col presente documento, il Collegio dei docenti del “Liceo Classico Vittorio Emanuele II” intende esprimersi pubblicamente e con fermezza contro il genocidio in atto nella Striscia di Gaza e le sistematiche violenze perpetrate dai coloni in Cisgiordania. Abbiamo la certezza che il dramma del popolo palestinese non possa costituire solo un settore della riflessione pedagogica e didattica, ma che debba rappresentare il cardine del nostro percorso progettuale di docenti connessi alla realtà storica contemporanea, sia su un piano strettamente professionale che su quello morale e più ampiamente umano. Come è noto, le scelte di Israele soddisfano la definizione di genocidio dell’art. II della Convenzione delle Nazioni Unite: pertanto sono state condannate come pratiche genocidarie dalla Corte Internazionale dell’Aja e dalla commissione della IAGS, che ha votato una risoluzione contro “la normalizzazione dell’impensabile”, secondo le parole di Melanie O’Brien, presidentessa dell’associazione. Lo “scolasticidio” è certamente parte di questa normalizzazione, se la quasi totalità delle scuole della Striscia e la totalità delle sue università sono state distrutte dai bombardamenti israeliani. Per il secondo anno consecutivo centinaia di migliaia di studenti non avranno accesso ad alcun tipo di istruzione, fatta salva la resistenza pacifica da parte di docenti gazawi nell’allestire precari spazi di apprendimento e condivisione nonostante la fame, la disperazione, le condizioni critiche, la devastazione di ospedali, musei, archivi. Colpire l’istruzione e la cultura di un popolo per distruggerne memoria e identità: è questo il progetto radicale su cui non possiamo più tacere, pena l’esserne complici. Le istituzioni politiche e gli organi di stampa sono oggi pienamente coinvolti nella responsabilità del silenzio assordante, dell’indifferenza e della connivenza che si manifesta, oltre che nella scelta di sostegno a politiche sanguinarie, anche nel contributo alle narrazioni falsanti e, in ultima analisi, alla deformazione della realtà. L’Europa dei diritti, dell’accoglienza e del pluralismo sembra aver lasciato il posto a un progetto geopolitico, economico e civile radicato con determinazione sui valori della forza e della violenza, nell’intento di metabolizzarli e renderli digeribili tanto sul piano informativo quanto su quello istituzionale e sociale. Come istituzione scolastica, riteniamo che una nostra accettazione passiva o silenziosa di questo stato di cose sia pericolosa quanto la stessa violenza istituzionale esplicita. La nostra funzione di docenti è primariamente quella promuovere la costruzione di paradigmi nuovi, incoraggiando il vaglio attento dei fatti e delle loro fonti in una dimensione multidisciplinare e non settoriale del sapere, inteso come esperienza di crescita culturale e civile. Il nostro ruolo nella formazione degli studenti trova un suo presupposto fondamentale nell’idea che i diritti non siano un orizzonte perenne e immutabile, ma il frutto di lotte e conquiste politiche, sociali, scientifiche. Formare dei buoni cittadini significa per noi formare persone dotate di senso critico e di umanità: due valori, questi, che insieme al pacifismo e alla coscienza ecologica sembrano essere divenuti oggi oggetto di un dibattito surreale. Per tutte queste ragioni, il Collegio dei Docenti: – Esprime la sua solidarietà con le iniziative della rete Scuola per la Pace Torino e Piemonte, con il lavoro sulle fonti dell’associazione Docenti per Gaza, con le associazioni che studiano e denunciano atti e iniziative di militarizzazione interne al mondo della scuola e dell’università, con le ONG nazionali e internazionali che lavorano per la pace e la tutela dei diritti umani, con i medici che operano in condizioni disperate, con gli organi di stampa e i giornalisti che tentano di informare a costo della loro stessa vita, e infine con la Global Sumud Flotilla, che proprio in questi giorni è coraggiosamente impegnata a contrastare il blocco imposto da Israele nel tentativo pacifico, concreto e simbolico di aiutare la popolazione palestinese; – Aderisce all’iniziativa simbolica di osservare un minuto di silenzio per le vittime del genocidio il giorno 17 settembre alle 9.30; – Propone di affiancare la bandiera della pace alle bandiere istituzionali esposte sulla facciata principale dell’Istituto; – Si impegna nella promozione e costruzione di percorsi didattici e iniziative di formazione e confronto critico sui temi della pace e delle guerre in atto, che coinvolgano i docenti del Collegio, gli studenti e le loro famiglie in una esperienza condivisa di solidarietà, conoscenza e riflessione sul presente. Palermo, 15 settembre 2025 Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” Redazione Palermo
September 16, 2025
Pressenza