Serve subito uno sciopero globale per fermare la guerra permanente
Stiamo attraversando un periodo buio dove la parola guerra, un tempo bandita dai
consessi pubblici, è stata sdoganata in modo spudorato divenendo il viatico
delle politiche di riarmo e militarizzazione che attraversano tutta la società.
Purtroppo la guerra è diventata sempre più un fatto concreto, e da fenomeno
locale si sta evolvendo in modo rapido fino ad assumere la dimensione del
conflitto generalizzato.
Già con le guerre contro la Jugoslavia, la Libia, l’Afghanistan, l’Iraq,
l’Ucraina gli accordi e i trattati che hanno regolato le relazioni
internazionali dopo la Seconda Guerra Mondiale sono divenuti carta straccia.
Oggi la nostra era viene caratterizzata dagli autocrati come Putin, Netanyahu,
Trump, gli Ayatollah e il cosiddetto diritto internazionale è stato
definitivamente accantonato. Per la risoluzione delle dispute internazionali è
stata abbandonata la diplomazia dando sempre più spazio all’uso continuo alla
prepotenza e alla forza armata.
Le potenze imperialiste e autocratiche stanno portando l’umanità verso il
baratro. Rifiutano ogni confronto e hanno il disprezzo per la democrazia.
Il ” nuovo ordine mondiale”, per questi criminali, è senza regole, armato,
instabile, genera guerre e conflitti. La stessa Europa muove le fila della
guerra essendo apertamente impegnata da quattro anni sul fronte russo-ucraino.
In Ucraina sono stati bruciati centinaia di miliardi di finanziamenti in armi e
sostegni al regime di Zelens’kyj, miliardi di euro sottratti alle politiche di
stato sociale, alla sanità e all’istruzione pubblica.
In questo clima incandescente l’economia di gran parte dei paesi industriali in
modo deciso vira verso l’industria bellica, accelerando il riarmo. Il riarmo e
la riconversione bellica vengono propagandati dai menestrelli di regime come
necessità ineluttabili, con lo spauracchio che bisogna prepararsi ad affrontare
direttamente il “nemico” che vuole invaderci e vuole porre fine alla nostra
civiltà. Nemico indicato senza pudore nella Russia. Un racconto demenziale che
in modo continuo viene propinato ai cittadini europei per rabbonirli e per
prepararli al peggio.
Mentre all’orizzonte non si vede via d’uscita alla guerra che da quattro anni
insanguina il centro dell’Europa con lo scontro fra la Russia e l’Ucraina,
Usa-Israele hanno nuovamente gettato benzina sul fuoco, mai domato, nel
quadrante del Medio Oriente.
La guerra israelo-statunitense è stata preparata da mesi. Una guerra di potenze
imperialiste che tende a consolidare il controllo totale nell’area
medio-orientale, ricca di fonti energetiche e snodo strategico dei traffici
internazionali. Nulla hanno a che fare le proteste popolari represse nel sangue
dal regime degli āyatollāh con l’intervento militare. Le donne, gli uomini, gli
studenti, scesi con tantissimo coraggio nelle strade delle città dell’Iran negli
ultimi mesi al grido di “donna vita libertà”, non hanno chiesto nessun
intervento militare esterno per il cambio di regime, anzi gli slogan gridati
nelle piazze iraniane sono stati lapidari e decisi: “NO Scià, No Ayatollah, No
Trump, No Netanyahu, autodeterminazione”.
E’ innegabile che l’eliminazione di numerosi despoti del regime teocratico
iraniano, in prima istanza il sanguinario ayatollah Khamenei, è stata accolta
con esultanza dall’opposizione iraniana, ma è altrettanto innegabile che la
stessa opposizione iraniana ha contemporaneamente e duramente condannato i
bombardamenti criminali e indiscriminati di statunitensi e israeliani che hanno
provocato centinaia di vittime civili e la distruzione di infrastrutture
sanitarie e pubbliche.
Il pericolo di un allargamento del conflitto è dato dalla naturale immediata
risposta militare iraniana con i bombardamenti alle basi Usa nel Golfo Persico,
a Cipro, su obbiettivi militari e civili. Anche il territorio israeliano è stato
colpito con centinaia di missili che hanno provocato distruzione e morte a Tel
Aviv, a Gerusalemme e in diverse località dello Stato sionista.
L’escalation di guerra vede da un lato Israele che attacca il Libano, dall’altro
l’Iran che attua il blocco dello Stretto di Hormuz, via obbligata per il
transito di petrolio e di gas naturale, mettendo in crisi tutto il mercato
mondiale dell’energia fossile.
Le ricadute politico-militari-economiche riguardano direttamente noi italiani.
La base aeronavale di Sigonella e il sistema MUOS di Niscemi sono basi operative
e strettamente impegnate nell’attuale intervento militare statunitense. La
presenza delle Basi Usa-Nato in Italia (Birgi, Aviano, Gedi, la Maddalena, tra
le altre) che potrebbero essere utilizzate per la guerra, e il più che certo
aumento dei prezzi di gas-petrolio-energia interessano direttamente il nostro
Paese.
In questo quadro sono a dir poco vergognose e irresponsabili le dichiarazioni di
Meloni, Tajani, Crosetto che, sebbene trattati come utili idioti dal despota
nordamericano, sostengono in modo incondizionato l’aggressione imperialista
contro l’Iran, esponendo il nostro Paese ad eventuali rappresaglie.
Attualissime sono le parole di Rosa Luxemburg che definiva la Prima Guerra
Mondiale “fratricida e revanscista”. Il movimento dei lavoratori già dal XIX
secolo è stato il portatore del messaggio di Pace e Cooperazione tra i popoli.
L’internazionalismo ha caratterizzato le mobilitazioni proletarie contro le
guerre coloniali e imperialiste. Boicottaggi, scioperi generali, sabotaggi hanno
segnato tanti anni di mobilitazioni operaie e contadine contro i propri governi,
le gerarchie militari, i “padroni del vapore” che nel fabbricare armi e nel
cercare nuovi territori di conquista non hanno esitato a mandare al massacro
intere generazioni di giovani.
Oggi questa nuova guerra “lampo”, che rischia di diventare permanente, va
contrastata subito scendendo in piazza, chiamando il mondo del lavoro allo
sciopero, chiedendo “il cessate il fuoco, il rispetto del diritto
internazionale, la fine di ogni potere autocratico”.
L’Europa dei cittadini, della solidarietà e della fratellanza, non può più
assistere a milioni di morti sul suo territorio e, ovunque, alla retorica
ipocrita dei sacrari e delle commemorazioni.
La Pace si difende con i lavoratori, i cittadini, le donne, i giovani, che si
contrappongono ai propri Governi guerrafondai e liberticidi, sostengono i
disertori di ogni guerra, organizzano il ripudio e il boicottaggio del
bellicismo, della leva obbligatoria, della produzione di armi, creando invece
condizioni di cooperazione e benessere tra i popoli.
Renato Franzitta