Tag - socialità

Gioco, corpi e politica nelle aura battle – di Francesco Demitry
Da qualche tempo, sui social e poi sempre più spesso nello spazio fisico, si parla di aura (aura points, aura farming, fino alle aura battle): due persone al centro di un cerchio cercano di imporsi attraverso pose, gesti, sguardi, movimenti, mentre il pubblico decide chi possiede più aura. È facile sorriderne. È quasi inevitabile [...]
October 13, 2026
Effimera
Spin Time, dalla vertenza romana alla costruzione di un progetto nazionale
Dopo il corteo di sabato, domenica 20 settembre la mobilitazione di Spin Time è continuata davanti all’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme con un’assemblea nazionale durata alcune ore. Questa volta niente corteo. La strada davanti a Spin Time, chiusa al traffico, è diventata il luogo nel quale sedersi, ascoltarsi e provare a capire che cosa fare dopo. Non era semplice, anche perché intorno a Spin Time nelle ultime settimane si sono incontrate storie molto diverse: realtà sociali, associazioni, studenti, sindacati, esperienze mutualistiche e persone arrivate da altre città. Una pluralità che si era vista chiaramente già il giorno precedente, insieme a una presenza molto forte di giovani e giovanissimi. Ed è proprio da qui che è partita una parte della discussione. La solidarietà nata dopo l’incendio e intorno alla vertenza di Spin Time è riuscita progressivamente ad andare oltre l’emergenza. Ha rimesso in comunicazione pezzi di città che da tempo faticavano a parlarsi e ha riportato dentro una stessa discussione questioni troppo spesso affrontate separatamente. Non sono state nascoste neppure le assenze del giorno prima. Alcune erano state molto visibili e nelle settimane precedenti non erano mancate polemiche e divisioni. Ma nell’assemblea è prevalsa soprattutto un’altra preoccupazione: provare a ricucire, nella convinzione che la frammentazione finisca per rendere tutti più deboli. La mattinata è stata divisa sostanzialmente in due momenti. Il primo è servito a guardare quello che sta succedendo nelle nostre città. Sono intervenute esperienze provenienti da territori diversi. Eppure, ascoltandole, le somiglianze erano molte. Cambiano le città e cambiano i problemi specifici, ma tornano alcune questioni: il costo delle case, gli sfratti, la rendita immobiliare, la precarietà, i bassi salari, la scomparsa degli spazi sociali e culturali. A Venezia il turismo ha assunto un peso particolare, altrove prevalgono altri fenomeni, ma il risultato spesso è lo stesso: pezzi di popolazione vengono progressivamente spinti fuori dai luoghi nei quali hanno vissuto. C’è poi una generazione che chiede luoghi nei quali incontrarsi, organizzarsi, produrre cultura e sperimentare forme diverse di socialità e che sempre più spesso non li trova. La presenza così numerosa di giovani nel corteo di sabato ha reso questa domanda ancora più evidente. Le esperienze raccontate durante l’assemblea hanno mostrato anche l’altra faccia di questa storia. In molte città ci sono comunità che hanno ripreso luoghi abbandonati o destinati ad altri usi e li hanno restituiti alla vita collettiva attraverso occupazioni, mutualismo, cooperazione, attività culturali, vertenze sul lavoro e sull’abitare. Sono stati definiti “argini”. Ma durante la discussione è tornata una domanda: può bastare continuare a fare argine? Probabilmente no. Ed è qui che è cominciata, di fatto, la seconda parte dell’assemblea. Se ci si limita a difendere ogni singolo luogo o ogni singola vertenza, si rischia di arrivare sempre dopo, quando le decisioni sono già state prese. Il problema diventa allora provare a intervenire prima, costruendo una forza capace di pesare sulle scelte che trasformano la città. Non è facile, perché significa mettere insieme mondi che hanno storie, linguaggi e anche idee diverse. Ma proprio questo è stato uno dei punti centrali della discussione: la somma delle singole battaglie non basta. Casa, urbanistica, ambiente, precarietà, salari, verde, cultura e spazi sociali sono parti di una questione comune: chi decide come deve essere una città e nell’interesse di chi viene trasformata? Da qui è tornata più volte una proposta: costruire un’alleanza nazionale per la città pubblica. Non un’altra sigla o una nuova organizzazione. Piuttosto uno spazio nel quale realtà differenti possano ritrovarsi intorno ad alcuni punti comuni: il diritto alla casa, la difesa del patrimonio pubblico, il contrasto al consumo di suolo, il recupero degli immobili abbandonati, la tutela degli spazi sociali e culturali, il verde e la risposta a una crisi climatica che nelle nostre città significa anche estati sempre più difficili da sopportare. Tra le proposte discusse c’è anche quella di una legge di iniziativa popolare sul diritto all’abitare. L’idea è di non farne soltanto una raccolta di firme, ma una campagna da portare nei quartieri, utilizzandola per parlare con chi vive concretamente il problema della casa. C’è stato inevitabilmente anche un ragionamento politico. Roma e altre città si avvicinano a una nuova stagione elettorale e proprio per questo da più interventi è arrivato l’invito a non permettere che le elezioni diventino l’ennesimo motivo per dividersi. Prima vengono i contenuti. L’idea è provare a costruire una piattaforma comune, autonoma, nata dalle realtà e dalle vertenze emerse anche nel dibattito. Poi ognuno farà le proprie scelte politiche ed elettorali. Ma avere alcuni punti condivisi significherebbe presentarsi con più forza nel confronto con qualunque amministrazione. Un’altra preoccupazione ha attraversato l’assemblea: il restringimento degli spazi di partecipazione e di conflitto. Per questo la difesa degli spazi sociali è stata legata più volte al tema dell’antifascismo. Non soltanto come affermazione di principio, ma come pratica concreta: non lasciare sole le persone, difendere i luoghi nei quali si costruiscono relazioni e conquistarne di nuovi. Alla fine una parola è tornata più delle altre: convergenza. Una parola molto usata negli ultimi anni, che rischia anche di diventare vuota. Nell’assemblea si è provato a darle un significato concreto: far incontrare chi lotta per la casa con chi si occupa di ambiente, chi difende uno spazio culturale con chi combatte la precarietà, generazioni diverse e realtà che fino a ieri avevano poche occasioni per parlarsi. Nessuno, alla fine della mattinata, ha fatto finta che bastassero poche ore per risolvere tutto. La stessa restituzione conclusiva lo ha riconosciuto: il materiale emerso è molto e avrà bisogno di essere ordinato, discusso e trasformato in proposte più precise. Ma un punto è rimasto sul tavolo. Spin Time, in queste settimane, è riuscito a fare incontrare pezzi diversi di Roma e, con l’assemblea nazionale, esperienze arrivate da altre città. Adesso la questione è capire se quella solidarietà, nata intorno a un’emergenza, riuscirà a trasformarsi in qualcosa di più stabile. La sfida è tutta qui: capire se da una vertenza nata intorno a un edificio di Roma possa prendere forma un percorso più largo, capace di mettere in relazione esperienze, lotte e città diverse. Sarà questo uno dei terreni sui quali lavorare e misurarsi nei prossimi mesi. Giovanni Barbera
September 21, 2026
Pressenza
Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]
December 21, 2025
Effimera
Il 14% degli over 65 in Italia è a rischio isolamento e meno del 30% è una risorsa per la comunità
L’invecchiamento attivo è stato definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2002 come “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano“. Numerosi studi internazionali testimoniano infatti il legame positivo esistente tra l’invecchiare in maniera attiva e i benefici sulla salute fisica e psicologica, inclusa la percezione di una maggiore qualità e soddisfazione della vita. Eppure, il 14% degli over 65 in Italia è a rischio di isolamento sociale, non ha cioè nessun tipo di contatto con altre persone in una settimana normale, e appena il 29% degli anziani rappresenta una risorsa per i propri familiari o per la collettività. E’ quanto evidenziano i dati della sorveglianza Passi d’Argento pubblicati di recente. Come è noto, l’isolamento sociale può incidere notevolmente sulla qualità della vita e, oltre a condizionare gli aspetti della vita di relazione, può compromettere le attività quotidiane e il soddisfacimento delle principali necessità. Per stimare il rischio di isolamento sociale fra le persone ultra 65enni, la sorveglianza Passi d’Argento fa riferimento sia alla frequentazione di punti di incontro e aggregazione (come il centro anziani, la parrocchia, i circoli o le associazioni culturali o politiche) sia al solo fare “quattro chiacchiere” con altre persone, considerando a rischio di isolamento sociale la persona che in una settimana normale non ha svolto nessuna di queste attività. Nel biennio 2023-2024, il 73% degli intervistati riferisce di non aver frequentato alcun punto di aggregazione, mentre il 15% dichiara che, nel corso di una settimana normale, non ha avuto contatti, neppure telefonici, con altre persone e complessivamente il 14% degli intervistati riferisce di non aver fatto né l’una né l’altra cosa e di fatto ha vissuto in una condizione a rischio di isolamento sociale. La condizione di isolamento sociale mostra poche differenze di genere (15% fra le donne vs 13% fra gli uomini), ma molte differenze per età (32% fra gli ultra 85enni vs 10% fra i 65-74enni), per istruzione  (23% tra chi ha un basso livello di istruzione vs 9% fra persone più istruite) e condizioni economiche (27% fra chi ha molte difficoltà economiche vs 10% fra chi non ne ha). Tale condizione sembra più frequente fra i residenti nelle Regioni meridionali che nel resto del Paese (19% vs 11% nel Centro e 10% nel Nord).  Passi d’Argento “misura” anche il contributo che le persone ultra 65enni offrono alla società fornendo sostegno all’interno del proprio contesto familiare e della comunità, attraverso due domande che indagano se l’intervistato nei 12 mesi precedenti abbia accudito o fornito aiuto a parenti o amici, conviventi o non conviventi. Una terza domanda raccoglie informazioni su eventuali attività di volontariato svolte a favore di anziani, bambini, persone con disabilità, presso ospedali, parrocchie, scuole o altro. Accanto a queste domande, ve ne sono altre inerenti la partecipazione a eventi sociali, come gite o soggiorni organizzati, o corsi di formazione. Dai dati di Passi d’Argento 2023-2024 emerge che il 29% degli anziani intervistati rappresenta una risorsa per i propri familiari o per la collettività: il 17% si prende cura di congiunti, il 15% di familiari o amici con cui non vive e il 6% partecipa ad attività di volontariato. Questa capacità/volontà di essere risorsa è una prerogativa femminile (32% fra le donne vs 25% negli uomini), si riduce notevolmente con l’avanzare dell’età (coinvolge il 36% dei 65-74enni, ma solo il 14% degli ultra 85enni) ed è minore fra le persone con un basso livello di istruzione (21% fra chi ha al più la licenza elementare vs 38% fra i laureati) e tra chi ha difficoltà economiche (24% fra chi ne ha molte vs 32% fra chi non ne ha). Nelle Regioni del Sud la quota di “anziani risorsa” è mediamente più bassa che nel resto del Paese (25% nel Sud vs 32-33% nel Centro-Nord). La partecipazione a eventi sociali coinvolge il 23% degli ultra 65enni: il 19% dichiara di aver partecipato a gite o soggiorni organizzati, il 5% frequenta un corso di formazione (lingua inglese, cucina, uso del computer o percorsi presso università della terza età). La partecipazione a questi eventi sociali si riduce con l’età (coinvolge il 28% dei 64-75enni, ma appena l’8% degli ultra 85enni) ed è decisamente inferiore fra le persone con un basso livello d’istruzione (10% fra chi ha al più la licenza elementare vs 38% fra i laureati) e tra chi ha difficoltà economiche (13% vs 26%), fra i cittadini stranieri rispetto agli italiani (17% vs 22%) ed è anche leggermente minore e fra le donne rispetto agli uomini (21% vs 23% L’analisi geografica non evidenzia differenze statisticamente significative. Svolgere un’attività lavorativa retribuita è poco frequente (7%) ed è prerogativa di persone con un più alto titolo di studio (26% vs 2% tra chi al più ha la licenza elementare). Qui per approfondire le ricerche della sorveglianza Passi d’ Argento: https://www.epicentro.iss.it/passi-argento/dati/partecipazione; https://www.epicentro.iss.it/passi-argento/dati/isolamento:   Giovanni Caprio
October 28, 2025
Pressenza
La risposta giusta – di Effimera
La giornata di manifestazioni che ha attraversato Milano il 6 settembre 2025, in risposta allo sgombero del centro sociale Leoncavallo, è stata un avvenimento di grande valore che ha spezzato, almeno per un attimo, la narrazione negativa che ci circonda da ogni lato con i suoi corollari di impotenza e di paura. A nostro [...]
September 7, 2025
Effimera