Free Marwan Barghouti, un incontro a PalermoSabato 14 febbraio 2026, presso la Casa della Cooperazione a Palermo si è tenuto
l’incontro “Free Marwan”, organizzato dal Comitato palermitano per la
liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.
Palermo, peraltro gemellata anche con Khan Younis e con Betlemme, è una città
significativa per la causa di Barghouti: unica città d’Italia a rispondere (nel
2014) ad un appello internazionale e a conferirgli la cittadinanza onoraria
(sotto la sindacatura di Leoluca Orlando).
L’incontro di giorno 14 si inserisce all’interno della campagna nazionale che
richiede la liberazione del leader Barghouti e delle prigioniere e prigionieri
politici palestinesi, moltissimi dei quali – peraltro – in detenzione
amministrativa, cioè senza alcuna accusa formale né condanna (detenzione che
Israele può applicare senza fornire motivazioni e che può rinnovare
continuamente).
Marwan Barghouti (nato nei pressi di Ramallah e attivista di Fatah) è uno dei
più noti dirigenti politici palestinesi, considerato generalmente figura
simbolica della causa nazionale palestinese e capace di essere un riferimento
unitario per diverse fazioni. Si trova in carcere in Israele da più di due
decenni, condannato da un tribunale israeliano (la cui giurisdizione Barghouti
non ha mai riconosciuto) a cinque ergastoli.
All’incontro, coordinato dall’attivista Mimma Grillo, hanno partecipato diversi
esponenti politici e dell’associazionismo.
Giusto Catania, che era assessore comunale nel 2014, ha ripercorso il processo
che ha portato all’assegnazione della cittadinanza onoraria a Barghouti e il
clima politico di allora, con la “diplomazia dal basso in grado di modificare in
positivo i rapporti internazionali” e capace anche di resistere alle pressioni e
alle polemiche innescatesi da quell’atto formale.
Luisa Morgantini (già vicepresidente del Parlamento Europeo, fondatrice e
presidente di Assopace Palestina, attiva nei movimenti pacifisti, nelle reti
internazionali di solidarietà e punto di riferimento sui temi dei diritti umani
e della pace in Palestina) ha presentato la Campagna per Barghouti e ha
descritto le condizioni di vita della popolazione palestinese in West Bank e in
tutto il territorio occupato palestinese, inclusa Gerusalemme Est, specificando
come quello israeliano sia un regime di occupazione, colonialismo e apartheid e
come sempre più i coloni agiscano con violenza verso la popolazione palestinese,
anche col supporto diretto dell’esercito.
Dopo Luisa Morgantini, è intervenuto – in collegamento – Arab Barghouti, figlio
minore di Marwan. Arab Barghouti ha parlato della sua famiglia e ha ribadito
come la figura del padre sia un simbolo per l’intera popolazione palestinese.
Un paio di passaggi politici durante il collegamento hanno riguardato la
speranza, che noi forse sentiamo mortificata e umiliata forse dal contesto
internazionale attuale, ma che Arab rivendica con forza: “la mancanza di
speranza è un privilegio che i palestinesi non possono permettersi” ha detto,
per poi proseguire affermando che “la speranza è l’arma più potente contro i
dominatori”.
Arab Barghouti ha infine anche ringraziato per la solidarietà internazionale:
“sentiamo moltissimo la vostra vicinanza e il vostro sostegno”.
A seguire, Fateh Hamdan – noto attivista palestinese di Palermo – ha portato la
sua esperienza diretta dei viaggi in Palestina, evidenziando la criticità e il
rapido deterioramento delle condizioni di vita della popolazione palestinese.
Fateh, ribadendo la necessità di continuare a lottare in solidarietà con la
Palestina, ha voluto evidenziare come il popolo palestinese abbia tutto il
diritto all’autodeterminazione, come tutti i popoli della Terra.
Sergio Cipolla, parlando a nome del CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud),
ha inizialmente ripercorso l’evoluzione (involuzione) politica a livello
nazionale ma soprattutto locale, dal gemellaggio con Khan Younis al silenzio
attuale, per poi approfondire il tema della solidarietà (termine che preferisce
a cooperazione) internazionale: “la solidarietà dal basso è uno strumento di
fondamentale importanza per porre fine al genocidio dei palestinesi”.
A seguire Armando Sorrentino (ANPI Palermo) è intervenuto denunciando come,
popolazione palestinese a parte, una vittima del genocidio in Palestina sia il
diritto internazionale: “siamo al punto in cui il diritto internazionale sta
morendo”, ha affermato, aggiungendo che “quando muore il diritto internazionale,
resta solo la forza”.
Dopo Barbara Evola (Rifondazione Comunista), che ha tra l’altro lanciato la
proposta di chiedere il riconoscimento della cittadinanza onoraria a tutte le
bambine e i bambini palestinesi, sono intervenuti i consiglieri comunali Alberto
Mangano e Mariangela Di Gangi, che hanno espresso la ferma volontà
dell’opposizione di continuare a sostenere, con la causa palestinese, anche
quella della giustizia sociale e del diritto al dissenso.
Redazione Palermo