Anziani: sempre più fragili e bisognosi di aiuto nella vita di tutti i giorni
Il 36,6% degli anziani dichiara che, seppure autosufficiente, ha comunque
bisogno di qualche aiuto nella vita quotidiana. In vent’anni la percentuale di
persone con 65 anni e oltre che si sente fragile e chiede un supporto è
raddoppiata: nel 2006 era pari al 18,3%. Oggi al 31,7% capita di tanto in tanto
di avere bisogno di aiuto, al 4,9% capita spesso perché sperimenta parecchie
difficoltà nelle attività ordinarie. Si dichiara totalmente non autosufficiente
l’1,4% degli intervistati e totalmente autosufficiente il 62,0%. Però nel 2006
si definiva totalmente autosufficiente il 78,8%: 16,8 punti percentuali in più
rispetto ad oggi. È quanto emerge dal Rapporto “Invecchiare nell’Italia della
longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani” realizzato dal Censis.
L’89,6% dei longevi dichiara che, per quanto ci si possa prendere cura di sé
stessi, il declino fisico non si può fermare. Il 79,3% dei longevi si è
rassegnato al fatto che certi cambiamenti legati al tempo che trascorre sono
irreversibili, definitivi. C’è una nuova consapevolezza della fragilità legata
all’età che avanza. Un approccio diverso dalle retoriche della longevità attiva,
della performance anche in età avanzata. Inoltre, per il 79,8% dei longevi
accettare la vecchiaia come condizione permanente aiuta a dare più valore al
presente.
Il Rapporto evidenzia come ci sia un rischio alto per il Paese più vecchio
d’Europa. I fabbisogni legati alla vecchiaia rappresentano una sfida decisiva
per l’Italia, visto che già oggi le persone con almeno 65 anni costituiscono il
25,1% della popolazione totale, dato che rende l’Italia il Paese più longevo
dell’Unione europea. Un’onda grigia potente che può diventare un problema perché
si affianca al crollo della natalità e al rarefarsi dei giovani. Nel periodo
1951-2025 i minori fino a 17 anni sono diminuiti del 38,8% e i giovani tra i 18
e i 34 anni del 18,9%. Le persone di età tra 35 e 64 anni sono invece aumentate
del 53,7% e quelle con almeno 65 anni del 248,6%. Le proiezioni demografiche al
2050 indicano che gli anziani saranno oltre 18,9 milioni, il 34,6% del totale:
più di un italiano su tre. Ma quando si diventa anziani? Secondo gli attuali
over 65, si diventa anziani in media a 76,7 anni. Infatti, pensa che si diventi
anziano a 65 anni il 5,7% degli attuali anziani intervistati, a 70 anni il
16,6%, a 75 anni il 24,5%, a 80 anni il 28,7%, a 85 anni il 14,5%, mentre il
9,5% non ritiene che ci sia un’età precisa e il 10,0% non esprime un’opinione.
In sintesi, il 41,0% degli intervistati fissa l’età di accesso alla vecchiaia
tra i 70 e i 75 anni, e oltre il 43% al di là dell’80° anno di vita. In ogni
caso, al di là dell’età, per il 69,4% dei longevi si diventa anziani se si perde
l’autosufficienza, per il 24,9% in caso di morte di amici e coetanei, per il
22,3% in caso di morte del coniuge, per l’8,0% al momento del pensionamento e
per il 4,2% quando si diventa nonni. Per la stragrande maggioranza è però la
qualità a prevalere sulla quantità: vivere bene, piuttosto che vivere a lungo.
L’82,8% degli anziani indica come sua maggiore paura di dover dipendere dagli
altri in futuro, il 33,5% teme la morte. Solo il 16,5% degli intervistati è
interessato a vivere fino a 120 anni. Per gli anziani non conta tanto la durata
della vita, quanto la sua qualità e soprattutto preservare l’autonomia, per non
dipendere dagli altri.
Anche il CENSIS conferma come sia la famiglia il perno dell’assistenza, il
fulcro del sistema di cura per gli anziani. In caso di necessità, il 52,7% conta
sui figli, il 49,6% su coniugi e conviventi, il 16,0% su altri parenti, il 10,8%
su amici e conoscenti, il 7,0% sulle badanti e l’1,9% su infermieri o assistenti
domiciliari delle strutture pubbliche. Il 7,8% non ha alcuno su cui contare,
deve affrontare da solo ogni difficoltà. E’ forte, quindi, il rischio
solitudine: al 62,3% degli anziani capita di sentirsi solo, all’8,9% capita
sempre o spesso, al 22,8% qualche volta, al 30,6% raramente. Al 37,7% invece non
capita mai di sentirsi solo. In concreto, vive solo il 29,5% degli anziani,
quota che sale al 37,0% tra chi ha 75 anni e oltre e al 49,9% tra chi ha almeno
85 anni. “Il dilatarsi delle classi di età longeve, che le previsioni
demografiche annunciano, farà emergere in modo inequivocabile, si legge nelle
conclusioni del Rapporto, la caducità del modello attuale di gestione degli
effetti dell’invecchiamento. Occorre infatti accettare di misurarsi con
l’intreccio tra le leggi bronzee della demografia regressiva, il rattrappirsi
del soggetto famiglia perno del welfare informale e la crisi strutturale e
irreversibile del welfare formalizzato tradizionale. L’esito diretto consiste
nell’urgenza di dedicare un elevato investimento di intenzionalità e risorse al
necessario adattamento della società alle esigenze dei longevi. Costruire un
Paese a misura di anziano non è una scelta regressiva, non è un modo per
rinunciare allo sviluppo, ma una necessità per continuare a fare dell’Italia uno
dei paesi più avanzati al mondo”.
Qui il Rapporto:
https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/06/Rapporto-Longevita.pdf.
Giovanni Caprio