Tag - jihadisti

Il paradosso siriano: miliardi sauditi fra settarismi ed instabilità
Con la revoca del Caesar Act e l’entrata definitiva del regime qaedista sotto la tutela dell’Amministrazione USA, anche a scapito delle Forze Democratiche Siriane (FDS), i funzionari statunitensi – fra cui soprattutto l’ineffabile Barrack – dipingono il nuovo stato siriano con tratti fantasiosi: stato-nazione stabile, terra di opportunità, garanzia di […] L'articolo Il paradosso siriano: miliardi sauditi fra settarismi ed instabilità su Contropiano.
February 13, 2026
Contropiano
ROJAVA: SDF E YPJ RESISTONO, RESPINTI DIVERSI ASSALTI DELLE MILIZIE GOVERNATIVE. KOBANE SOTTO ASSEDIO SENZA ACQUA, LUCE E INTERNET
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze Siriane Democratiche e delle Ypj, poste ora a difesa delle aree a maggioranza curda dell’Amministrazione autonoma sui fronti di Hasake e soprattutto Kobane, città simbolo della resisteza a Daesh dieci anni fa, ora di nuovo sottoposta a un assedio. Damasco, con l’aiuto di Ankara, accerchia il cantone dell’Eufrate, al quale ha tagliato corrente, acqua e internet. Gli abitanti di Kobane e dintorni sono quindi senza servizi e senza cibo, poiché tutte le vie d’accesso sono bloccate. All’assedio governativo si aggiunge l’inverno: Kobane, infatti, è sotto una bufera di neve. Sotto la neve, però, Sdf, Ypg e Ypj resistono e rispondono al fuoco nemico. Nelle ultime ore hanno riferito di aver inflitto pesanti perdite alle bande di Hts e Daesh. Stamattina respinto un tentativo di avanzata sul fronte di Sarrin, sud di Kobane. All’artiglieria e ai droni di Damasco, le Sdf hanno risposto distruggendo vari mezzi militari delle milizie, uccidendo o ferendo diversi miliziani e sottraendo loro le armi. Sempre sotto la neve, dall’altra parte del confine con lo stato turco, nel Bakur (Kurdistan settentrionale), a Suruc, decine di migliaia di curdi continuano a riversarsi verso il confine per unirsi alla Resistenza. In corso duri scontri con la polizia turca. Stesse scene ai confini con la regione del Kurdistan iracheno, dove però le autorità dei partiti nazionalisti curdi al governo stanno facendo passare, al contrario dei soldati turchi che invece hanno sparato sulla folla in diverse occasioni. Proprio in Basur (Kurdistan meridionale), a Erbil, oggi ci sono stati movimenti diplomatici: Mazloum Abdi, comandante delle Sdf, e Ilham Ahmed, rappresentante degli Esteri dell’Amministrazione autonoma, hanno incontrato i leader della regione autonoma del Kurdistan iracheno e Tom Barrack, l’inviato speciale Usa, il quale però avrebbe  ribadito, in sostanza, la linea statunitense: le forze di autodifesa del Rojava devono sciogliersi e integrarsi come singoli nell’esercito siriano. C’è poi il fronte di Raqqa, dove gli jihadisti di Daesh, liberati dai loro compari governativi, sono tornati a sventolare le bandiere nere del sedicente Califfato, mettendo i video in rete. Poco distante, intanto, circondate da tutti i lati e sotto bombardamenti continui, unità anti-terrorismo delle Sdf e delle Ypj continuano a resistere asserragliate nella prigione di Al Aqatan, impedendo la fuga di altri 5mila militanti di Daesh che il governo di Damasco vuole liberare. Dentro tutto il Rojava prosegue la mobilitazione generale, con tutte le persone dai 7 ai 77 anni impegnate nelle strade – in armi o con altri compiti – per difendere la rivoluzione confederale. La chiamata, comunque, è a resistere in tutto il mondo. In Europa cresce la rabbia, a partire dai giovani della diaspora curda, arrivati ieri sotto il Parlamento europeo a Bruxelles, cercando di entrare all’interno contro le complicità dell’Ue con Damasco, visto il recente incontro tra Al Jolani e Von der Leyen, con 620 milioni di euro promessi all’ex esponente di Al Qaeda. La manifestazione è stata attaccata con gli idranti dalla polizia belga. Scene analoghe a Ginevra, in Svizzera, intorno alla sede delle Nazioni unite. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta, per aggiornamenti e un commento, Daniela Galiè, giornalista di Dinamo press che lo scorso autunno si è recata nei territori dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Ascolta o scarica.
January 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Il sole tramonta sulla ribellione curda siriana
L’accordo che ha messo fine all’enclave curda siriana è stato presentato dai firmatari come un accordo pragmatico. Ma, in realtà, l’accordo rappresenta una grande sconfitta politica per le formazioni politiche curde siriane. Certamente, l’avanzata rapida dei gruppi armati siriani fedeli al presidente Ahmad al-Sharaa ha spezzato la resistenza delle Forze […] L'articolo Il sole tramonta sulla ribellione curda siriana su Contropiano.
January 22, 2026
Contropiano
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese. Quello appena trascorso è stato un fine settimana di durissimi scontri su tutta la linea di contatto tra le Forze siriane democratiche – l’esercito rivoluzionario del Rojava – e le truppe del governo di transizione di Al-Jolani/Al-Sharaa. “Questa guerra ci è stata imposta. È stata pianificata da molte forze”, ha dichiarato la sera di domenica 18 gennaio Mazloum Abdi, il comandante in capo delle Sdf. Il riferimento è all’evidente intesa tra i sostenitori di Damasco – dagli Usa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele – per dare il via libera alle milizie filoturche e liquidare l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Dopo l’avanzata, i bombardamenti indiscriminati sui civili, i massacri e le torture nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo tra il 6 e l’11 gennaio, le milizie salafite di Damasco hanno ammassato per giorni uomini e mezzi su vari punti del confine tra i territori controllati dal governo autoproclamato e quelli dell’Amministrazione autonoma settentrionale e orientale. Nel fine settimana è iniziata l’escalation. Sabato 17 gennaio, i miliziani dell’esercito siriano hanno teso un’imboscata alla colonna delle Forze siriane democratiche che abbandonava la città di Deir Hafer, a ovest del fiume Eufrate, come concordato per raggiungere un cessate il fuoco. Contemporaneamente, decine di migliaia di uomini delle milizie hanno attaccato le città a maggioranza araba di Tabqa, Raqqa e Deirezzor, entrate a far parte dell’Amministrazione autonoma tra il 2017 e il 2019 nell’ambito della guerra di liberazione dall’occupazione degli jihadisti di Isis. Dopo ore di combattimenti intensi – con pesanti perdite per le Forze siriane democratiche ma anche per l’esercito di Damasco – le forze di autodifesa del Rojava hanno lasciato Tabqa, Deirezzor e una parte del territorio di Raqqa per, ha spiegato Mazloum Abdi, “evitare la guerra civile, con ulteriori uccisioni, in particolare tra i civili, fermare le morti prive di senso e un conflitto i cui esiti non sarebbero stati positivi”. Proprio dall’area di Raqqa ancora sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma, la mattina di lunedì 19 gennaio le Forze siriane democratiche e le Ypj (le Unità di protezione delle donne) hanno riferito di attacchi delle milizie governative alle postazioni di guardia della prigione di al-Aqtan, dove sono detenuti miliziani jihadisti dell’organizzazione Isis. Grazie al riposizionamento delle Sdf è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Da qui, il presidente siriano Al Sharaa ha annunciato la firma di un accordo per l’integrazione delle Forze siriane democratiche non come battaglioni, ma come singoli combattenti, oltre all’acquisizione del controllo, da parte di Damasco, sulle istituzioni del nord-est, sulle risorse idriche e petrolifere, sui confini. Nessuna conferma, sui termini dell’accordo, dall’Amministrazione autonoma. Sempre Mazloum Abdi ha chiarito ieri sera che si recherà oggi a Damasco proprio per discutere le condizioni del cessate il fuoco e dell’integrazione nello stato siriano. “Questa è una lotta a lungo termine – ha aggiunto Abdi – credo che il nostro popolo, la nostra organizzazione e i nostri compagni vinceranno questa guerra e questa sfida, proprio come hanno trionfato in altre negli ultimi 14 anni”. Gli fa eco l’Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello del confederalismo democratico: “Lo spirito della resistenza di Kobane deve sollevarsi!” “Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la pace e una società democratica”, ha commentato dall’isola-carcere di Imrali, in Turchia, il leader e cofondatore del Pkk Abdullah Öcalan, raggiunto domenica 18 gennaio da una delegazione di parlamentari del Partito Dem. “L’esistenza stessa dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est, un’opzione politica fondata sull’autogoverno, su idee di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come un’alternativa per tutti i popoli della regione superando le divisioni storiche imposte dalle potenze coloniali, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste – globali e regionali – rappresentati invece dal governo di transizione siriano di Al-Sharaa“, commenta Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Sul piano della solidarietà internazionale, Rise up 4 Rojava chiama alla mobilitazione, non soltanto a supporto della resistenza nella Siria del nord-est, ma per colpire, con azioni e manifestazioni, tutto l’apparato, militare, politico, informativo, della guerra globale voluta dalle potenze imperialiste e coloniali per i loro interessi. Gli aggiornamenti e l’analisi su Radio Onda d’Urto di Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
January 19, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. “NON LASCIAMOLI SOLI”. L’APPELLO DI ALESSANDRO ORSETTI
In Siria, nel silenzio della comunità internazionale e della maggior parte dei media, gli jihadisti al potere a Damasco hanno dichiarato guerra all’Amministrazione autonoma democratica del Rojava, quindi alla rivoluzione del confederalismo democratico nei territori del nord-est siriano. Il cosiddetto esercito siriano – un mix di bande jihadiste e salafite, eterodirette dalla Turchia – prepara l’attacco massiccio contro le forze curde-siriane tra Aleppo e l’ovest dell’Eufrate, nelle località di Deir Hafer e Maskana, dove affluiscono mezzi e uomini spediti da Damasco. Nella serata di martedì 13 gennaio le forze di autodifesa del Rojava hanno respinto un tentativo di avanzata da parte delle milizie di Damasco e Ankara sull’asse del villaggio di Zubaida, nella campagna a sud di Deir Hafer, mentre si segnalano raid aerei effettuati da droni turchi Bayraktar, prodotti anche in Italia dalla Piaggio Aerospace, acquistata l’estate scorsa proprio dal gruppo turco Baykar. Attacchi, con droni e artiglieria, anche sulla Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane. “Non lasciamoli soli. Come diceva Lorenzo e come si diceva per Afrin: facciamo sentir loro la nostra presenza, manifestiamo e parliamone!”. È l’appello ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo “Tekosher” Orsetti, internazionalista italiano che nel 2019 ha dato la propria vita per difendere la rivoluzione e il confederalismo democratico in Rojava dagli attacchi dell’organizzazione jihadista Isis. Ascolta o scarica l’intervista.
January 14, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: DAMASCO ANNUNCIA L’INVASIONE DEL ROJAVA. LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE È SOTTO ATTACCO. “RISE UP FOR ROJAVA” CHIAMA LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
Gli jihadisti al potere a Damasco annunciano di voler invadere l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). Dichiarata “zona militare chiusa” l’area di Deir Hafer, non distante da Aleppo ma che fa parte dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale. Un attacco sarebbe l’inizio della guerra su larga scala di Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale. Nella sua dichiarazione, il Governo di transizione siriano adotta il linguaggio dello Stato turco, affermando che le Forze siriane democratiche “combattono al fianco del Pkk e persino dei resti di Assad e delle forze…iraniane”. Si trata di un tentativo di legittimare gli attacchi dopo i movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo in seguito all’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della grande città siriana. Allo stesso tempo si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria in diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, fondamentale per l’approvvigionamento elettrico del Rojava. “Chiediamo – denuncia la campagna internazionale Rise Up For Rojava – a tutti di mobilitarsi contro la guerra e i suoi sostenitori in Siria”. A Brescia raccolgono la chiamata Magazzino 47, Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca, che hanno lanciato un presidio per le 18.30 di oggi, martedì 13 gennaio, in Piazza Rovetta/Largo Formentone. Su Radio Onda d’Urto, per spiegare le ragioni del presidio a Brescia è intervenuto Giuseppe, compagno del centro sociale Magazzino 47. Ascolta o scarica.
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Terroristi e criminali jihadisti stranieri, designati membri del governo nella “nuova Siria”
Ecco i risultati della sporca guerra, durata 14 anni, contro il popolo siriano. Le nuove autorità jihadiste siriane hanno nominato anche combattenti stranieri, tra cui un noto criminale albanese, ad alte posizioni nelle forze armate del paese: Abdul Jashari, un combattente di etnia albanese noto anche come Abu Qatada al-Albani, […] L'articolo Terroristi e criminali jihadisti stranieri, designati membri del governo nella “nuova Siria” su Contropiano.
September 2, 2025
Contropiano