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Per 30 milioni di italiani la mobilità quotidiana è sistematica e per lo più in auto
La mobilità sistematica, ossia l’insieme degli spostamenti quotidiani e ripetitivi che le persone compiono per motivi di studio o lavoro, in Italia coinvolge oggi oltre 30 milioni di persone, pari al 51% della popolazione residente nazionale e oltre il 58% degli spostamenti quotidiani sono sistematici. Il dato delinea un Paese in costante movimento che segna una ripresa della mobilità, rispetto ai 28,8 milioni del 2011, caratterizzata da un marcato utilizzo del mezzo privato. È quanto emerge dall’Osservatorio MOBISCO, promosso da MOST-Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, un’iniziativa che si pone come una piattaforma avanzata di supporto alle decisioni, capace di integrare fonti informative eterogenee con l’obiettivo di produrre analisi integrate e poter contribuire ad orientare le politiche pubbliche verso modelli di trasporto più efficienti, efficaci e sostenibili (https://www.centronazionalemost.it/news/mobisco-protagonista-su-%C3%A8ureka-i-dati-che-raccontano-come-si-muove-l-italia). L’automobile resta la scelta predominante per circa 18 milioni di individui. Tra i lavoratori, il 73,7% utilizza esclusivamente mezzi privati, mentre solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. I mezzi pubblici trovano maggiore riscontro nel Nord e nelle grandi città, mentre la bicicletta si conferma una prerogativa quasi esclusiva del Nord-Est. Al Sud e nei centri urbani più densamente popolati si registra, invece, la quota più alta di mobilità a piedi. Le città del Sud di dimensione demografica inferiore, nelle quali verosimilmente è minore l’offerta di trasporto pubblico, sono il tipo di area con i più elevati tassi di uso delle autovetture private per andare a scuola e al lavoro. Sono circa 10 milioni gli studenti e oltre 24 milioni i lavoratori che ogni giorno si spostano dal proprio luogo di residenza. Quanto al tema degli infortuni in itinere, le denunce di infortuni in itinere  certificati da MOBISCO sono in aumento e pari nel 2025 a 99.939 (rispetto a 96.835 del 2024) e a 293 quelli mortali (rispetto ai 280 nel 2024). Aumentano anche le denunce di infortuni degli studenti in itinere, da 2.011 del 2024 a 2.181 del 2025 (+8,45%). Come sottolinea da tempo la Clean Cities Campaign, la coalizione europea di oltre 100 ONG, associazioni ambientaliste, movimenti di base e organizzazioni della società civile che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030, “ridurre il numero di automobili in circolazione, abbassare le velocità e ripensare lo spazio urbano partendo dalle esigenze delle persone. È questo il cambio di paradigma indicato da numerosi studi internazionali. La sicurezza stradale non può più essere affrontata esclusivamente attraverso interventi puntuali o campagne di sensibilizzazione. Occorre invece una trasformazione strutturale della mobilità urbana, capace di ridurre il traffico privato motorizzato e favorire trasporto pubblico, mobilità attiva e città a misura di pedoni e ciclisti. L’approccio del “Safe System”, sempre più adottato in Europa, parte da un principio chiave: l’errore umano è inevitabile, ma le strade devono essere progettate in modo da evitare che questi errori provochino morti o feriti gravi. In questo quadro assumono un ruolo centrale le “Città 30”, la moderazione del traffico, le infrastrutture ciclabili protette, gli attraversamenti sicuri e la redistribuzione dello spazio pubblico”. Intanto, continua a crescere il bilancio delle vittime tra i pedoni sulle strade italiane. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Pedoni ASAPS-Sapidata, dall’inizio del 2026 sono già 175 i decessi e 10 solo nell’ultima settimana. Nei primi 5 mesi del 2026 abbiamo avuto un +19% di morti rispetto al 2025, un aumento veramente preoccupante. La regione Lombardia è in testa con 25 decessi. “Gli investimenti mortali avvenuti sulle strisce pedonali, sottolinea l’Osservatorio Pedoni  ASAPS-Sapidata, sono stati complessivamente ben 83 su 175 dal 1° gennaio. Diciassette gli episodi di pirateria stradale da inizio anno, dove il conducente è fuggito lasciando a terra il pedone, senza prestare soccorso (…) dati che non tengono conto dei feriti gravi, che molto spesso perderanno la vita negli ospedali anche a distanza di mesi. Istat infatti conta solo i decessi nei primi trenta giorni dal sinistro. Altri pedoni sono stati investiti addirittura mentre camminavano tranquilli sul marciapiede”. Per fortuna iniziative positive non mancano, come l’edizione primaverile delle “Streets for Kids Action Days” (https://italy.cleancitiescampaign.org/streetsforkids/), che ha registrato nel nostro Paese 241 iniziative, più del doppio rispetto allo scorso anno e il numero più alto a livello internazionale, su un totale di 584 azioni censite nel mondo. Le iniziative si sono svolte in 108 città italiane. Tra le collaborazioni più rilevanti vengono segnalate quelle con FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), che ha contribuito alla diffusione degli eventi Bimbimbici, e con ARPA Emilia-Romagna, che ha supportato numerose iniziative organizzate dalle amministrazioni locali. Qui i dati sui decessi da inizio anno dell’Osservatorio Pedoni ASAPS-Sapidata: https://www.asaps.it/83622-osservatorio_pedoni_asaps-sapidata_2026__sono_175_i_decessi_da_inizio_anno_10_ne.html Giovanni Caprio
June 8, 2026
Pressenza
Modena. L’auto sulla folla e la storia che non sentirete mai
I fatti sono ormai sulla bocca di tutti e la paura ha percorso la vita dei cittadini modenesi che, in uno dei tanti tranquilli sabati pomeriggi, percorrevano il centro della città. Per una volta purtroppo la realtà violenta ed aggressiva, quella esaltata anche dalla guerra, della sopraffazione sociale e della […] L'articolo Modena. L’auto sulla folla e la storia che non sentirete mai su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Dare il voto alle auto?
Riprendiamo un intervento di Guido Viale su Pressenza Dare il voto alle auto? “La tua auto voterebbe per noi”. Così, alla vigilia delle elezioni in Baden Wurttemberg, il partito nazista Afd (perché poi “neo”?) della Repubblica Federale Tedesca ha trasformato le automobili in elettori e i cittadini in delegati dei rispettivi veicoli (in Italia dobbiamo quindi aspettarci che le nostre
Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro
Europa tra Cina e Usa La dipendenza tedesca nei confronti della Cina è stata paragonata a quella che aveva verso il gas russo prima della guerra in Ucraina. Per la Germania allontanarsi dalla Cina sarà difficile e doloroso, sempre che sia possibile, insiste il Post. Merz in Cina con una […] L'articolo Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Oggi, 24 ottobre, tutti in strada per le bambine e i bambini con #StreetsForKids!
Oggi, 24 ottobre, le nostre strade si riempiranno di energia e sorrisi! Con 130 azioni in più di 20 città italiane (450 in tutta Europa), si lancia un segnale fortissimo: vogliamo città più sicure, verdi e felici per bambine e bambini: https://italy.cleancitiescampaign.org/streets-for-kids-primavera-2025/. E una delle istanze che le nostre bambine e i nostri bambini avanzano con forza riguarda le strade/zone scolastiche, ovvero spazi accessibili intorno alle scuole per limitare il traffico motorizzato, attraverso la creazione di zone pedonali.  Le strade scolastiche permanenti sono un angolo di città più sicuro in cui bambine e bambini possono sperimentare e giocare in autonomia al di fuori della loro casa e/o scuola. Possono diventare occasioni per tutto il quartiere per svolgere attività culturali e ricreative e per passare del tempo all’aria aperta. Spesso incoraggiano l’interazione sociale e la cittadinanza attiva, accogliendo per esempio cinema all’aperto, pranzi sociali, tornei di carte e scacchi. Lavorare per strade scolastiche nelle nostre città significa intervenire per limitare sempre più l’invadenza dell’auto, che resta purtroppo ancora il mezzo dominante per il 77% degli italiani, che la utilizza per i propri spostamenti quotidiani, con una dipendenza dichiarata dal mezzo privato che coinvolge quasi 4 cittadini su 10. A dircelo è un’indagine dell’Istituto Piepoli per l’Osservatorio Eco Festival (https://ecofest.net/). Secondo tale indagine, il trasporto pubblico è utilizzato quotidianamente soltanto dal 5% (il 44% vi ricorre però almeno una volta alla settimana), anche se camminare (42%) resta una pratica diffusa, mentre i cittadini che usano la bici e i monopattini si fermano al 16%. Anche la sharing mobility (car, bike e scooter sharing) appare ancora residuale (2%). La maggioranza degli italiani, il 60%, afferma che nel proprio territorio vi siano alternative all’auto privata, una percentuale che cresce nei grandi Comuni – arrivando al 72 – e al Nord, ma calando nei piccoli centri e nel Sud. Tuttavia, quasi la metà degli intervistati non ha mai provato a rinunciare all’auto per una settimana o a sperimentare soluzioni come bici elettriche o auto elettriche condivise. Un dato che mostra tutta la distanza che intercorre tra la percezione teorica e le pratiche concrete di mobilità sostenibile. Soltanto l’8% possiede poi un veicolo elettrico e il 10% pensa di acquistarlo entro un anno. I principali motivi dell’ancora scarsa diffusione di tali mezzi vanno rinvenuti nel prezzo e nell’autonomia, citati rispettivamente dal 55% e dal 43%. Inoltre, solo il 20% considera le colonnine di ricarica sufficienti e facilmente accessibili, con grandi differenze territoriali tra Nord e Sud. In merito al trasporto merci e all’intermodalità, quasi 9 italiani su 10 riconoscono l’impatto ambientale del trasporto merci e l’intermodalità ferroviaria è ritenuta la soluzione più sostenibile (71%). I treni regionali giocano un ruolo chiave: il 57% degli italiani li utilizza e il 44% giudica positivamente la loro integrazione con altri mezzi, chiedendo però orari coordinati, biglietti integrati e stazioni più accessibili. Il 70% degli italiani chiede comunque di cambiare con urgenza i modelli di mobilità e gli incentivi economici (36%) e una maggiore copertura del trasporto pubblico locale (32%), che possono incentivare – a loro dire –  a cambiare mezzo. Il 38% poi pensa che tra 10 anni l’auto elettrica sarà il mezzo più diffuso, davanti all’auto tradizionale (23%) e al trasporto pubblico (13%). Insomma, l’indagine dell’Istituto Piepoli evidenzia come ci sia un’Italia ancora troppo dipendente dall’auto, ma con una domanda sempre più crescente d’innovazione, di infrastrutture e di politiche pubbliche in grado di trasformare la voglia di mobilità sostenibile in pratiche quotidiane. Mobilità sostenibile necessaria innanzitutto per i bambine e bambine, che sono i soggetti particolarmente vulnerabili all’inquinamento atmosferico e a rischio per gli incidenti in auto. Per questo, l’appello di oggi affinché ogni scuola sia circondata soltanto da strade scolastiche rappresenta un modo per dare subito concretezza alla domanda di sostenibilità diffusa. Le Strade scolastiche ridistribuiscono lo spazio pubblico e producono benefici immediati alla salute, migliorando la qualità dell’aria nelle vicinanze della scuola e incoraggiando l’attività fisica; inoltre favoriscono il cambiamento nelle abitudini di spostamento delle famiglie dall’automobile al trasporto a piedi, in bici e col bus. Non dimentichiamo che il traffico da accompagnamento a scuola contribuisce in modo significativo ad aumentare il traffico motorizzato nelle ore di punta, come risulta evidente con il caos mattutino. Le strade scolastiche riducono – tra le altre – le emissioni di CO2 e portano quindi benefici per il clima. Scriviamo ai nostri sindaci e chiediamo con insistenza un loro impegno concreto a fare tante strade scolastiche, e a farle presto (https://italy.cleancitiescampaign.org/wp-content/uploads/2023/03/Email-your-mayor-text-IT.pdf). Qui per scaricare la ricerca effettuata dall’Istituto Piepoli per conto dell’Osservatorio Eco Festival: https://www.dropbox.com/scl/fi/qa8neblmfudz7006pzgar/Istituto_Piepoli_per_ECO_Indagine_mobilita_sostenibile_16_9_2025.pdf?rlkey=26wn7majttamf3193kyi0lv4a&e=1&st=rpl6ueou&dl=0 Giovanni Caprio
October 24, 2025
Pressenza
Storici “in trasferta”: il sangue della scorta di Moro scambiato con quello di un brigatista immaginario
Davvero la mattina del 16 marzo 1978 a dare l’assalto alla scorta che trasportava il presidente del consiglio nazionale della Democrazia cristiana Aldo Moro c’era un undicesimo brigatista dall’identità tuttora ignota, rimasto ferito nello scontro a fuoco, e non i dieci accertati storicamente (le ricostruzioni giudiziarie si fermano a nove)? […] L'articolo Storici “in trasferta”: il sangue della scorta di Moro scambiato con quello di un brigatista immaginario su Contropiano.
August 30, 2025
Contropiano