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Sigonella, tra militarizzazione e odierni scenari internazionali di guerra
IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE E DEL PRESIDIO PREVISTI PER OGGI, DOMENICA 18 GENNAIO 2026, A SIGONELLA, PUBBLICHIAMO UN INTERESSANTE REPORTAGE DI ANTONIO MAZZEO, DOCENTE PEACE RESEARCHER E PROMOTORE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SUGLI SCENARI DI GUERRA CHE PRENDONO LE MOSSE PROPRIO DALLA BASE MILITARE DI SIGONELLA IN SICILIA. LA BASE DI SIGONELLA NEGLI ODIERNI SCENARI DI GUERRA INTERNAZIONALI L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate USA di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-NATO), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran. Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni USA e NATO. I “GLOBAL HAWK” DI SIGONELLA IN FUNZIONE ANTI-RUSSIA L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRadar risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale. Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella. “Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”. “Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni precedenti, con assetti USA e NATO che mantengono una continua consapevolezza situazionale attorno ai confini di Ucraina, Bielorussia e dell’enclave russa di Kaliningrad”. ItaMilRadar sottolinea inoltre come l’impiego di NAS Sigonella quale base di partenza e arrivo di queste missioni evidenzia il ruolo di hub strategico assunto nell’ambito delle operazioni ISR dell’Alleanza Atlantica. “Dal sud Italia, piattaforme come il drone RQ-4B possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e la regione del Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre differenti location potrebbero ottenere. Il volo mette in risalto ancora una volta il ruolo centrale di Sigonella a sostegno della copertura ISR a notevoli altitudini e di lunga durata del fianco orientale della NATO”. (1) Il 6 gennaio 2026 era stato un altro RQ-4B “FORTE10” di US Air Force a svolgere una lunga missione ISR in Europa orientale e nel Mar Nero. “Il volo partito da Sigonella evidenzia ancora una volta l’attenzione di Washington su quanto sta accadendo in Europa dell’Est”, evidenzia ItaMilRadar. “La missione è importante non solo per il suo scopo geografico ma anche per la sua durata. Si tratta della prima missione svolta da “FORTE” quest’anno, e segue settimane di elevata attenzione sull’attività militare russa nella regione del Mar Nero e le numerose sortite dei velivoli USA e NATO dei giorni scorsi. L’apparizione odierna dell‘RQ-4B si inserisce in uno schema ben consolidato: sorveglianza persistente, a notevole altezza per assicurare una copertura di lunga durata di aree marittime e costiere sensibili senza entrare nello spazio aereo contestato”. Il drone decollato da Sigonella ha sorvolato per ore lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, dove i “Global Hawks” USA raccolgono di norma segnali radar, dati e immagini di intelligence. “Queste missioni sono particolarmente preziose date le restrizioni in atto sull’accesso navale e aereo in parti di questo bacino; consentono inoltre il monitoraggio costante dei movimenti militari, dei dislocamenti navali e delle attività di difesa aerea lungo il fianco meridionale della Russia”. “Non si è in possesso di fonti aperte su eventuali target di interesse specifico per questa missione, ma la presenza di “FORTE10” sul Mar Nero coincide di norma con periodi di accresciuta attività navale o aerea, esercitazioni, o più alti livelli di allerta lungo il fronte di guerra russo-ucraino e in Crimea”, rilevano gli analisti militari. (2) ESCALATION DEI VOLI USA NEL TEATRO DI GUERRA UCRAINO In verità nelle ultime settimane le attività nello scacchiere di guerra russo-ucraino dei “Global Hawk” di US Air Force di stanza nella base siciliana si sono fatte più numerose e più complesse. ItaMilRadar, in particolare, ha tracciato il 19 novembre 2025 la rotta di un drone RQ-4BSicilia-Grecia-Bulgaria fino allo spazio aereo della Slovacchia, della Polonia e, infine, del Baltico, dove il velivolo è rimasto in volo per oltre 24 ore “monitorando regioni di interesse strategico come Kaliningrad, la Russia occidentale e la Bielorussia”. (3) Ancora una prolungata attività di intelligence è stata svolta da un “Global Hawk” di Sigonella sullo spazio aereo dell’enclave russa di Kaliningrad il 4 dicembre 2025. La rotta ha coperto ancora una volta il corridoio aereo della regione a sud del Mar Baltico, “un’area che normalmente ospita l’attività ISR occidentale data l’alta concentrazione di unità militari russe a Kaliningrad”, riporta ItaMilRadar. “Il volo odierno di FORTE10 è stato più ampio e più lungo del normale, suggerendo una missione finalizzata a massimizzare la copertura del corridoio tra Polonia e Lituania (il cosiddetto Suwałki Gap) e degli approcci marittimi a Kaliningrad. Questa tipologia di intervento è coerente con la raccolta di segnali strategici di intelligence, particolarmente importanti in periodi di accresciuta attività militare nella regione”. (4) Una successiva missione nella regione baltica è stata effettuata da un RQ-4B “Global Hawk” di Sigonella la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2025. In questo caso il drone si è spinto molto più ad est, sorvolando il Golfo di Bothnia per poi spingersi ancora più in profondità nello spazio aereo della Svezia e della Finlandia orientale, assai vicino alla regione occidentale della Russia. (5) Ancora Kaliningrad è stata il target della missione del “Global Hawk” con codice di volo 11-2046, decollato da Sigonella l’11 dicembre 2025.“Il drone ha effettuato ripetute orbite lungo i confini della Lituania e della Polonia con l’enclave russa, con lo scopo di raccogliere dati strategici sui movimenti, le comunicazioni e le attività di difesa aerea delle unità russe”, spiegano gli analisti. “Dopo aver completato il lavoro attorno a Kaliningrad, FORTE10 ha continuato la sua rotta verso nord attraversando la Lettonia e l’Estonia, estendendo poi la missione ancora oltre prima di far ritorno in Sicilia dopo aver sorvolato i Balcani”. (6) Il 15 dicembre un altro “Global Hawk” di US Air Force ha raggiunto da Sigonella il Mar Nero e l’area prossima a Kaliningrad. “Il tracciato di volo indica chiaramente lo svolgimento di una missione finalizzata ad un’ampia raccolta di dati di intelligence, soprattutto focalizzata sull’attività di difesa aerea, sulle emissioni radar e i movimenti lungo le aree costiere controllate dalla Russia”, riporta ItaMilRadar. CONTRO MOSCA PURE I POSEIDON DI US NAVY Nelle stesse ore veniva tracciata la “prolungata” missione sul Mar Nero occidentale di un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, anch’esso decollato dalla base siciliana di Sigonella. “Il velivolo ha operato nello spazio aereo internazionale a largo delle coste di Romania e Bulgaria”, rilevano gli analisti. “Dopo aver completato le sue attività iniziali nel Mar Nero, il Boeing P-8A “Poseidon” si è riposizionato più ad est e ha svolto un prolungato periodo in orbita sullo spazio aereo internazionale a largo della città russa di Novorossijsk. Quest’area è di particolare interesse in quanto ospita una base chiave della Flotta della Marina Militare della Russia nel Mar Nero oltre ad una serie di importanti infrastrutture navali. Il transito prolungato su quest’area suggerisce lo sforzo per ottenere il maggior numero di dati sensibili sulle attività navali, i movimenti portuali e le possibili operazioni dei sottomarini russi”. Coincidenza vuole che proprio il 15 dicembre 2025 si sia registrato l’attacco da parte delle forze armate ucraine con un drone navale contro un sommergibile nucleare russo ormeggiato nel porto di Novorossijsk. Lo strike ha causato importanti danni alle infrastrutture logistiche portuali e ad una fiancata del sottomarino. “Non si sa se ci sia una connessione con la missione del pattugliatore P-8A osservata nel pomeriggio di oggi, ma la coincidenza temporale solleva più di una questione”, commenta ItaMilRadar. “I due assetti ISR di notevole importanza, attivi contemporaneamente sul Mar Nero, confermano ancora una volta l’importanza strategica dell’area per le operazioni di massima allerta della NATO (..) La presenza concorrente di un P-8A “Poseidon” e di un RQ-4B “Global Hawk” evidenzia un approccio ISR stratificato su più livelli, mettendo insieme le capacità di pattugliamento marittimo con la sorveglianza da grandi altitudini. Questo tipo di coordinamento è divenuto sempre più comune a partire dell’inizio della guerra in Ucraina, così come le operazioni dei “Global Hawk” sul Mar Nero sono divenute meno frequenti in comparazione con le prime fasi del conflitto, mentre è cresciuta l’attenzione sul teatro baltico”. (7) Realizzati dal colosso industriale Boeing modificando i velivoli 737/800 impiegati nel settore commerciale, i “Poseidon” sono equipaggiati con sofisticati radar APY-10 che possono mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Gli aerei possono essere impiegati contro “target” di superficie e in immersione lanciando missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sempre relativamente alle più recenti attività dei pattugliatori P-8A di US Navy di stanza a Sigonella, vanno segnalate le missioni nel settore centrale ed orientale del Mar Nero effettuate il 13, 18 e 20 dicembre 2025. In particolare, giorno 20 il pattugliatore ha operato per diverse ore in prossimità della penisola della Crimea e dell’area portuale di Novorossijsk. “Considerate la durata e la profondità di questa missione è ipotizzabile lo svolgimento di un attento monitoraggio dei corridoi marittimi e dell’area costiera utilizzati dalle unità della Marina militare russa che operano dalla base navale di Novorossijsk”, scrive ItaMilRadar. (8) Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il porto di Novorossijsk è divenuto sede della Flotta russa nel Mar Nero, anche a seguito del minore utilizzo e della maggiore vulnerabilità della base di Sebastopoli. Quest’ultima località è stata sottoposta in passato a ripetuti strike da parte delle forze armate ucraine. In particolare il 23 giugno 2024 alle 12 ora locale, l’Ucraina ha attaccato la Crimea lanciando 5 missili “Atacms” di produzione statunitense. Secondo quanto ufficialmente dichiarato da Mosca, quattro missili sarebbero stati neutralizzati dalla contraerea mentre il quinto è caduto su una spiaggia di Sebastopoli causando la morte di cinque persone tra cui tre bambini, mentre altre 120 persone sarebbero rimaste ferite. Nelle stesse ore dell’attacco missilistico in Crimea, diversi analisti internazionali hanno tracciato il volo di un drone “Global Hawk” di US Air Force: dopo il decollo dalla base siciliana di Sigonella esso ha raggiunto il Mar Nero; a circa 200 Km a sud della città di Yalta (Crimea) il velivolo ha spento il transponder rendendosi invisibile agli apparati radar. Il drone è poi rientrato nella mattinata del 24 giugno a Sigonella. (9) I PATTUGLIATORI USA DI SIGONELLA NON MOLLANO. ANZI RADDOPPIANO Il 22 dicembre 2025 sono stati tracciati i voli contemporanei sul Mar Nero di un P-8A “Poseidon” di US Navy e di un aereo-spia Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare italiana, in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. Il velivolo italiano ha ripetutamente sorvolato lo spazio aereo nei pressi della città di Costanza, Romania. “Da questa posizione, l’aereo ha fornito una sorveglianza aerea e terrestre a largo raggio, operando come centro di comando e controllo aereo lungo il fianco orientale della NATO”, spiega ItaMilRadar. “Allo stesso tempo un P-8A Poseidon di US Navy ha condotto una missione di lunga durata coprendo una grande porzione del Mar Nero. Inizialmente esso ha operato nel settore occidentale per poi estendere la sua attività più ad est, fino all’interno del bacino. L’intero profilo di volo è coerente con un’ampia missione ISR finalizzata ad ottenere consapevolezza sullo scenario marittimo complessivo più che ad attenzionare una singola aerea”. “Questa ampia copertura è particolarmente rilevante nell’odierna fase del conflitto”, aggiungono gli analisti. “Nei giorni scorsi, l’attività navale russa è apparsa più cauta, specialmente nel Mar Nero orientale, a seguito degli attacchi ucraini contro infrastrutture militari e obiettivi navali. Operando sia nei settori occidentali che in quelli orientali, il P-8A è stato incaricato probabilmente di monitorare i movimenti delle unità di superficie, i cambiamenti di postura e gli eventuali ridislocamenti”. “Ciò che risalta nell’attività odierna è la contemporaneità delle due missioni: mentre il P-8A si focalizza sulla sorveglianza marittima del bacino, il CAEW italiano assicura un comando aereo più vicino al territorio NATO, rafforzando il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le forze armate alleate”, concludono gli analisti. “L’Italia continua a impiegare la propria flotta CAEW nella regione del Mar Nero inviando un chiaro segnale di impegno nel fianco est della NATO, mentre la persistente presenza dei “Poseidon” di US Navy confermano il loro ruolo centrale nel monitoraggio dell’attività navale della Russia. In un teatro dove l’intelligence e il pronto allarme sono decisivi, missioni come quella di oggi influenzano moderatamente l’equilibrio, assicurando una costante visibilità e pressione, anche senza un’aperta escalation”. (10) Il pomeriggio del 23 dicembre 2025, il fronte nord-orientale è stato teatro di due contemporanee missioni ISR di due pattugliatori Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, entrambe con lo scopo di monitorare due importanti hub navali militari russi.Anche se indipendenti l’una dall’altra, le due operazioni hanno condiviso la loro logica strategica: mettere sotto stretta osservazione le maggiori basi della Marina militare della Russia nell’Artico e nel Mar Nero. “La prima missione ha avuto luogo sul nord dell’Atlantico e nel Mare di Barents”, riporta ItaMilRadar. “Da questa posizione, il velivolo ha monitorato l’area legata a Murmansk, sede della Flotta del Nord della Russia. Murmansk rimane una pietra angolare della potenza navale di Mosca, ospitando infrastrutture strategiche per i sottomarini, compresi gli assetti legati alla deterrenza nucleare. L’attività di sorveglianza in questa regione è perciò una costante priorità per l’aviazione navale della NATO”. “Successivamente, un altro pattugliatore “Poseidon” ha svolto una missione sul Mar Nero, principalmente rivolta a monitorare le acque a largo di Novorossijsk, uno dei più importanti hub navali russi nella regione”, aggiungono gli analisti. “A seguito dei ripetuti attacchi dell’Ucraina e della riduzione progressiva dell’operatività marittima della Russia registratasi un po’ ovunque, Novorossijsk è divenuta ancora più centrale per le unità di superficie e per i sottomarini che operano nel Mar Nero”. Grazie alla duplice missione contemporanea, i pattugliatori di US Navy hanno assicurato la “copertura” dei due pilastri centrali della postura militare della Russia: la Flotta settentrionale nell’Artico e quella del Mar Nero a sud. “Le due sortite evidenziano ancora una volta la flessibilità dei pattugliatori P-8A e l’abilità di US Navy nel sostenere una persistente sorveglianza marittima attraverso ampi spazi”, aggiunge ItaMilRadar. “Dalle acque ghiacciate del Mar di Barents al contrastato bacino del Mar Nero, le principali basi navali russe rimangono sotto costante osservazione”. (11) La pressione dei P-8A “Poseidon” di stanza a Sigonella sulle flotte russe schierate nell’Artico e nel Mar Nero è proseguita con intensità fino ad oggi. Una missione di intelligence e sorveglianza è stata effettuata il 31 dicembrea sud di Novorossijsk; un’altra il 3 gennaio 2026 nel Mar Baltico e nelle regioni più a nord, principalmente nell’area prossima alla città di San Pietroburgo e nella regione di Murmansk. La sortita, in quest’ultimo caso, è stata tracciata dalla sua partenza dall’Islanda, fino all’attraversamento dello spazio aereo della Norvegia. Nei giorni precedenti, l’area prossima a San Pietroburgo era stato un obiettivo centrale delle operazioni di monitoraggio dei velivoli NATO, data la sua rilevanza per la movimentazione delle unità navali e dei sottomarini russi e per la difesa delle infrastrutture navali più sensibili. “La cosa più importante è però quanto avvenuto dopo”, riportano gli analisti. “Dopo aver completato il segmento baltico, il “Poseidon” non è rientrato subito alla base. Al contrario si è spostato verso l’Alto Nord e la regione del Mar di Barents, con la traiettoria di volo puntata in direzione di Murmansk, area che ospita la Flotta settentrionale russa, con i suoi più importanti assetti navali strategici (…) L’abilità nel trasferimento, in un paio d’ore, dal Mar Baltico alla vasta area militarmente sensibile di Barents invia un chiaro messaggio sulle capacità di pronto intervento e ricerca USA”. “Strategicamente – conclude ItaMilRadar – più che considerare separatamente il Baltico e l’Artico, la NATO sembra essere intenzionata a rinforzare una visione più integrata dello scenario marittimo settentrionale. La postura marittima russa nel Baltico non può essere pienamente compresa senza considerare gli sviluppi attorno alla penisola di Kola e, viceversa. Un singolo aereo che lega entrambe le aree in una sola missione rafforza questo messaggio”. (12) PATTUGLIATORI DA SIGONELLA PER IL GENOCIDIO DI GAZA I pattugliatori P-8A “Poseidon” schierati a Sigonella hanno assunto un ruolo chiave anche nell’ambito delle operazioni USA a supporto delle campagne belliche di Israele contro i territori palestinesi e contro alcuni paesi confinanti. La sera del 9 dicembre 2025 è stata tracciata una missione “inusuale” di un pattugliatore di US Navy nel Mediterraneo orientale: invece delle normali attività di sorveglianza in quest’area di mare, il velivolo ha effettuato una rotta “irregolare ed atipica” a sud di Cipro, con tanto di differenti tracciati orbitali sulle zone vicine. In particolare il “Poseidon” ha svolto attività ISR nello spazio aereo prossimo alla Siria e al Libano. “La missione si è svolta a metà bacino, tra Cipro e la costa egiziana, un’area dove raramente sono state osservate missioni di questo genere da parte di un Poseidon”, riferiscono gli analisti di ItaMilRadar. “Data la natura del velivolo e l’inusuale geometria del tracciato, è possibile che il P-8A si sia concentrato su una specifica unità navale di interesse in transito nella regione. Mentre ciò non può essere confermato da informazioni pubbliche, le ripetute orbite suggeriscono un’operazione ben finalizzata e non a un monitoraggio di routine”. (13) Il pomeriggio del 2 gennaio 2026 è stata tracciata una nuova “prolungata” incursione del pattugliatore di US Navy sullo spazio aereo del Mediterraneo orientale, dopo che il velivolo ha atteso a sud-est dell’isola di Creta un aereo cisterna KC-135T “Stratotanker” dell’Aeronautica militare statunitense. “Si è trattato di un evento degno di nota sia per il coordinamento tra i due assetti aerei e sia per la decisione di condurre il rifornimento in volo durante una missione notturna in una particolare area critica del bacino”, annota ItaMilRadar. “Il coinvolgimento di un KC-135T aggiunge un importante livello alla missione”, spiegano gli analisti. “Anche se il P-8A è in grado di rifornirsi di carburante in volo, questa opzione non è ancora relativamente comune per le missioni di pattugliamento marittimo nel Mediterraneo, dove la relativa lunghezza delle attività non lo rende necessario. La scelta di rifornire in volo e di farlo durante la notte, indica la necessità di poter svolgere molto a più lungo le operazioni, ben aldilà di un pattugliamento di routine”. (14) Centrale è stato il ruolo dell’installazione siciliana anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. ItaMilRadar, nei giorni 13, 15 e 16 giugno, ha documentato lunghe evoluzioni nello spazio aereo prossimo ad Israele, Libano e alla Striscia di Gaza da parte di un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. “L’aereo ha svolto missioni di sorveglianza particolarmente inusuali a largo della costa israeliana”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “Il Poseidon ha volato a basse quote — a volte scendendo sotto gli 800 piedi (243 metri d’altitudine, nda) — suggerendo la possibile ricerca di qualcosa che navigasse sotto la superficie del mare”. È preferibile mantenere comunque una certa cautela su questi voli di riconoscimento”, aggiungono gli analisti. “Negli ultimi due giorni, i Poseidon sono tornati a volare ad altitudini maggiori, continuando a monitorare la regione — possibilmente tenendo un occhio puntato su navi di superficie sospette, comprese le unità cargo che potrebbero potenzialmente trasportare armi per tentare di attaccare Israele”. (15) ANCHE I DRONI “TRITON” PER L’AVVENTURISMO BELLICO ISRAELIANO Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar. “L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti – ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”. Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e di arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Anche nella mattinata del 23 giugno 2025 è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose attività dei pattugliatori P-8APoseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio Oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione USA, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”. (16) Alle operazioni ISR del Mediterraneo orientale, delle coste di Israele, Siria, Libano e della Striscia di Gaza partecipano con sempre più frequenza i droni di nuova generazione MQ-4C “Triton” che la Marina USA ha trasferito da un paio di anni a Sigonella. L’MQ-4C “Triton” è la variante navale del “Global Hawk”, specificatamente progettato per missioni di sorveglianza marittima di lunga durata. “Con oltre 24 ore di autonomia e una quota operativa di volo di oltre 54.000 piedi, il Triton può monitorare vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente”, riportano gli analisti di ItaMilradar. “Il drone fornisce dati di intelligence critici a supporto delle operazioni navali USA e dei paesi alleati”. L’escalation quantitativa e qualitativa delle operazioni dei “Triton” si è resa evidente il 20 agosto 2025. Dopo il decollo dalla base di Sigonella, un drone MQ-4C ha effettuato una lunga missione ISR nello spazio aereo del Mediterraneo orientale. Il “Triton” (reg. 169804, c/s BLACKCAT6) ha sorvolato per diverse ore le coste di Israele e del Libano per poi spostarsi verso l’isola di Cipro e l’Egitto. “La missione di oggi evidenzia la crescente rilevanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale”, ha commentato ItaMilRadar. “L’area è attualmente di particolare interesse non solo per il conflitto in corso in Medio Oriente e per le crescenti tensioni che coinvolgono Israele, Hezbollah e Siria, ma anche a causa della presenza di unità da guerra della Russia che operano nella regione”. (17) L’operazione del velivolo USA ha coinciso tuttavia con l’avvio della completa occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza finalizzata alla “soluzione finale” con la deportazione da Gaza City di oltre un milione di palestinesi. (18) Il 20 agosto 2025, un MQ-4C di US Navy, dopo il decollo dalla base siciliana, ha effettuato un’“intensa” attività ISR sorvolando le coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Il “Triton” ha operato congiuntamente ad un pattugliatore P-8A “Poseidon”, anch’esso decollato da Sigonella e posizionatosi a largo delle coste siriane e libanesi.“Le rotte del velivolo senza pilota tracciate ripetutamente accanto a quelle del “Poseidon” confermano l’alto livello dell’interesse per i movimenti delle unità navali e delle forze militari nella regione”, spiegano gli analisti. (19) ARMI USA E ITALIANE DA SIGONELLA AD ISRAELE E ALL’UCRAINA La base siciliana di Sigonella non ha svolto solo un ruolo chiave nelle operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza USA a supporto dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Sigonella è stata utilizzata infatti dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster lll” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d’America e/o dalla Germania fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi km dalla città di Beersheba. Il primo scalo “tecnico” di un C-17A a Sigonella è stato registrato il 13 ottobre 2023. Il “Globemaster lll” è stato identificato con il codice di volo “RCH794” assegnato ai velivoli in forza all’Air Mobility Command (Comando Mobilità Aerea) delle forze aeree degli Stati Uniti d’America, responsabile per tutti gli aerei da trasporto strategico, tattico e da rifornimento in volo, con quartier generale presso la Scott Air Force Base, Illinois. È stato accertato che il grande aereo cargo era decollato la sera del 12 ottobre dall’aeroporto internazionale civile-militare di Tucson (Arizona) con destinazione la grande base aerea di Ramstein (Germania). Il C-17A “Globemaster lll” ha poi lasciato la base tedesca alle ore 12,39 del 13 ottobre per atterrare due ore e dodici minuti dopo a NAS Sigonella. Dalla base siciliana il velivolo è decollato meno di due ore dopo verso Israele per atterrare alle 22.08 locali. Alle prime ore del 14 ottobre il C-17A di US Air Force ha fatto rientro a Sigonella. (20) Dopo il 7 ottobre 2023, l’installazione siciliana è stata utilizzata perlomeno una volta pure per la sosta “tecnico-operativa” di un velivolo in dotazione alle forze armate di Israele, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il 2 settembre 2025, intorno alle ore 18.40, un aereo cargo dell’esercito israeliano è atterrato a Sigonella. Identificato con la sigla IAF (Israeli Air Force) 292, il volo era partito dalla base israeliana di Nevatim, alle 15.10 del pomeriggio. Il velivolo è poi ripartito dalla base siciliana alle 22.15, per arrivare a Nevatim alle 3.09 ora locale. Si sarebbe trattato nello specifico di un aereo KC-130H “Karnaf”, impiegato dall’esercito israeliano per il trasporto pesante. Il transito del mezzo è avvenuto proprio mentre da Catania e Siracusa si preparavano a partire le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle missioni navali nonviolente internazionali finalizzate a rompere il blocco navale illegale della Striscia di Gaza da parte della Marina di Israele. (21) Va infine segnalato che da Sigonella sono decollati pure i voli cargo dell’Aeronautica Militare italiana impiegati per il trasferimento di armi e munizioni che il nostro paese ha donato all’Ucraina. Il 19 novembre 2024 è stato tracciato il volo di un aereo da trasporto Boeing KC-767A dell’Aeronautica italiana che dopo aver lasciato le piste della base siciliana è atterrato nello scalo di Rzeszów (Polonia orientale) dove gli alleati NATO hanno allestito un grande hub per gli “aiuti” militari (sistemi d’arma, munizioni, automezzi, ecc.) destinati alle forze armate di Kiev. ItaMilradar ha sottolineato come questa sia stata la seconda volta che un velivolo cargo italiano ha effettuato la rotta Sigonella-Rzeszów da quando è scoppiato il sanguinoso conflitto russo-ucraino. L’Italia è l’unico Paese della NATO che ha sottoposto a segreto militare ogni informazione sulla quantità, la tipologia e il valore dei sistemi d’arma inviati alle forze armate ucraine. (22) Note 1. https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/ 2. https://www.itamilradar.com/2026/01/06/us-rq-4b-forte10-flies-its-first-2026-mission-across-the-mediterranean-and-black-sea-confirming-persistent-us-isr-pressure-on-natos-eastern-flank/ 3. https://www.itamilradar.com/2025/11/19/a-long-night-for-forte-2/ 4. https://www.itamilradar.com/2025/12/04/usaf-rq-4b-conducts-extended-isr-mission-over-the-baltic-and-around-kaliningrad/ 5. https://www.itamilradar.com/2025/12/09/another-extensive-forte10-mission-across-northern-europe/ 6. https://www.itamilradar.com/2025/12/11/usaf-global-hawk-focuses-intense-surveillance-on-kaliningrad/ 7. https://www.itamilradar.com/2025/12/15/monitoring-russian-activity-over-the-black-se/ 8. https://www.itamilradar.com/2025/12/20/another-extended-us-navy-p-8a-mission-highlights-sustained-surveillance-over-the-black-sea/ 9. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2024/06/le-forze-armate-ucraine-bombardano.html 10. https://www.itamilradar.com/2025/12/22/italian-caew-and-us-navy-p-8a-operate-together-over-the-black-sea/ 11. https://www.itamilradar.com/2025/12/23/us-navy-p-8a-conducts-two-separate-isr-missions-today-monitoring-russias-main-naval-bases-in-the-arctic-and-black-sea/ 12. https://www.itamilradar.com/2026/01/03/us-navy-p-8a-links-baltic-and-barents-in-a-single-patrol-why-connecting-st-petersburg-and-murmansk-matters/ 13. https://www.itamilradar.com/2025/12/09/unusual-mid-mediterranean-patrol-for-us-navy-p-8a-poseidon/ 14. https://www.itamilradar.com/2026/01/02/us-navy-p-8a-awaits-kc-135r-refuelling-south-of-crete-signalling-extended-night-time-surveillance-in-the-eastern-mediterranean/ 15. https://pagineesteri.it/2025/06/17/mondo/lombra-di-sigonella-sui-bombardamenti-israeliani-alliran/?fbclid=IwY2xjawK-f4RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR4eqxiqR5pM9ed93w3euGW1GGdvpUHLalgXUsG5obuK5jOocnJkm7yWzguygQ_aem_B4AW9NwWSRGYN1YFEc4qrw 16. https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/?fbclid=IwY2xjawLOWkNleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR7DOiq2xc1thE4bqFGrnJJ_wSI_GBLR5qAux8oWagUm-K4oo856ZXfOQpqT7w_aem_lCWfLibNDtGTzNKpt5MZqQ 17. https://www.itamilradar.com/2025/08/20/new-surveillance-mission-for-a-us-navy-mq-4c-triton-drone-over-the-eastern-mediterranean/ 18. https://www.stampalibera.it/2025/08/23/gaza-italia-e-sigonella-complici-del-genocidio-israeliano/ 19. https://www.itamilradar.com/2025/09/12/intense-us-isr-activity-over-the-mediterranean-and-the-black-sea/ 20. https://www.osservatoriorepressione.info/pentagono-utilizza-sigonella-armare-israele/?fbclid=IwAR3fpTDH_k1m5IiSvvFeGGKyf30QNlat2NijnCrej7xIYiI93LNxbgBI3ZE 21. https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/ 22. https://www.stampalibera.it/2024/11/19/da-sigonella-pure-i-voli-cargo-dellaeronautica-militare-italiana-per-armare-lucraina /   Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Scarica il documento in pdf. Mazzeo, Sigonella nello scenario internazionale di guerraDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Prenota la tua copia: Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra, Atti II Convegno Nazionale Osservatorio
Tra pochi giorni sarà disponibile in tutte le librerie fisiche e online il volume che raccoglie gli Atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra, Aracne, Roma 2025. Indice Revisionismo, controllo e militarizzazione: sulla progressiva fascistizzazione e israelizzazione della scuola italiana Michele Lucivero La scuola del ReArm Europe: insegnare le competenze di guerra Anna Angelucci Il sistema guerra. Ideologia e pratica dello sterminio nell’età del turbocapitalismo Angelo d’Orsi L’industria della difesa italiana tra mito occupazionale ed export Futura D’Aprile La nostra posizione teorica e politica su anticapitalismo e anticolonialismo Lorenzo Perrona La mia esperienza con la Freedom Flotilla. Tra israelizzazione e militarizzazione Antonio Mazzeo Decolonizzare la scuola Antonino De Cristofaro Per una pace disarmata e disarmante Roberta De Monticelli La fanfara del neoliberismo. Il ritorno della leva in Europa e in Italia Serena Tusini Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Marco Meotto Il Disegno di Legge Gasparri: Hasbara e israelizzazione per l’assimilazione delle coscienze e la repressione del dissenso Maria Teresa Silvestrini Bilancio e prospettive per rilanciare l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Roberta Leoni Prenota la tua copia e sostieni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con una donazione a partire da 16 euro (libro+spese di spedizione) e ti invieremo direttamente a casa la tua copia oppure 20 euro (libro+vademecum+spese di spedizione). Invia il tuo contributo sul Conto Corrente di Banca Etica intestato all’Osservatorio oppure fai una donazione sul format in basso con causale “Libro Comprendere i conflitti. Educare alla pace” e poi scrivi i tuoi dati alla mail stampa.osservatorionoms@gmail.com e provvederemo a inviarti direttamente a casa la copia. IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure dona ora nel modulo in basso. Se come associazione o scuola vuoi organizzare una presentazione del libro con gli autori e le autrici sul tuo territorio per sensibilizzare al tema della militarizzazione delle scuole e delle università, scrivi a stampa.osservatorionoms@gmail.com e proveremo ad organizzare l’evento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Reggio Calabria, 20 dicembre: La scuola sotto assedio. Militarizzazione e censura
LA SCUOLA SOTTO ASSEDIO. MILITARIZZAZIONE, CENSURA E DIRITTO ALL’INSEGNAMENTO SABATO 20 DICEMBRE, ORE 18:30 REGGIO CALABRIA, CASA DEL POPOLO “RUGGERO CONDÒ” Mentre il governo italiano continua a sostenere il genocidio in Palestina e approva una manovra economica che destina cifre enormi all’apparato bellico, scuole e università sono sottoposte a una progressiva restrizione degli spazi critici e a una crescente militarizzazione. Accordi con le Forze Armate, iniziative che incentivano l’arruolamento, linguaggi e pratiche che normalizzano la guerra – rendendola “comprensibile”, “necessaria”, persino legittima – attraversano quotidianamente i luoghi di formazione, nel tentativo di “educare alla guerra” per legittimare i crescenti investimenti in armamenti, mentre si tagliano risorse proprio a scuola, sanità e servizi essenziali. La censura e il controllo che limitano la libertà d’insegnamento sono parte integrante di questo dispositivo. Convegni che proponevano un confronto sulla militarizzazione dei luoghi di formazione vengono annullati, mentre vengono diffuse circolari ministeriali che, dietro il linguaggio apparentemente neutro dell’istituzione, sopprimono di fatto la possibilità di discutere ciò che accade oggi in Palestina. Provvedimenti come il DDL Gasparri e il DDL Del Rio rafforzano questo quadro, configurando nuovi strumenti repressivi per comprimere il dibattito e colpire i docenti che provano ad agire secondo gli obiettivi educativi della scuola e dell’università: costruire una società più giusta e discutere criticamente il presente. INTERVENGONO: Antonio Mazzeo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Maria Stelitano – Docenti per Gaza Alessandra Liccardo – USB Scuola Laura Marchetti – Prof.ssa di Pedagogia interculturale, Università Mediterranea (RC) -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gioia del Colle, 13 dicembre: Fermare il Riarmo. Economia di guerra, militarizzazione
SABATO 13 DICEMBRE, ORE 18:30 CHIOSTRO COMUNALE DI GIOIA DEL COLLE (BA) “FERMARE IL RIARMO: economia di guerra, militarizzazione e servitù militari” è il titolo del secondo incontro pubblico organizzato dal neo costituito Forum “Disarma Terra” di Gioia del Colle, previsto per sabato 13 dicembre, alle ore 18:30, presso il chiostro comunale della città. “Disarma Terra” nasce dal rifiuto di alcuni cittadini di rimanere silenti e immobili dinanzi all’imporsi, a tutti i livelli, di una pericolosa e pervasiva retorica bellicista, e dinanzi alla militarizzazione della società ad essa connessa. È una proposta di mobilitazione territoriale intorno ai temi del disarmo, della nonviolenza, della cultura della pace e dei diritti, della smilitarizzazione dei territori e della tutela dell’ambiente. Il Forum si propone come spazio aperto di discussione e come laboratorio permanente di approfondimento delle tematiche suddette, rivolgendosi sia ai singoli cittadini che alle associazioni locali e non. Dopo il primo appuntamento, dal titolo “Arche di pace: la disobbedienza civile nell’epoca dei conflitti e delle crisi ambientali”, organizzato lo scorso 2 dicembre in collaborazione con l’associazione “Lavori in Corso”, “Disarma Terra” propone un secondo incontro pubblico dedicato all’approfondimento del tema dell’incremento della spesa militare e delle sue conseguenze a livello internazionale e nazionale; del ruolo dell’Italia nel mercato globale delle armi da guerra e, infine, dell’impatto delle servitù militari sulla vita delle comunità ospitanti, con un focus particolare sulla Puglia e su Gioia del Colle. Relatori della serata saranno: * Antonio Mazzeo – docente, giornalista, membro dell’equipaggio della Handala Flottilla e attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; * Michele Capriati – professore di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari; * Futura D’Aprile – giornalista esperta di affari internazionali e autrice del saggio “Crisi globali e affari di piombo”; * Ivan Ingravallo – professore di Diritto Internazionale del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari; * Rosario Milano – professore di Storia dei conflitti internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari. La cittadinanza é invitata. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Recensione: “La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra”
«Il Ministero di Valditara da un lato è un fedele continuatore della pluridecennale controriforma, dall’altro prova a trasformare il MIM nel vero centro ideologico della destra al potere». Così Luca Cangemi, nell’introduzione de: La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra (MarxVentuno). Il volume rimette al centro le riflessioni sul mondo dell’istruzione (particolarmente presente nelle mobilitazioni per la pace e contro il genocidio in Palestina), proponendo sette interventi, di altrettanti docenti, che spaziano dalle riflessioni pedagogiche a quelle di genere, dall’autonomia differenziata alla militarizzazione dei processi e degli spazi educativi. Cangemi, che è pure il curatore del volume, ragiona su: La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra. L’autore, con un’analisi puntuale e articolata, riassume il percorso della scuola italiana, a partire dalla cosiddetta “autonomia scolastica”, mettendo innanzitutto in luce il fatto che sull’istruzione i governi che si sono succeduti (da Berlusconi a Prodi) hanno garantito una sostanziale continuità politica, puntando sull’addestramento di studentesse e studenti e non sullo sviluppo del pensiero critico, tagliando le risorse, mantenendo un numero abnorme di lavoratori precari (quasi un quarto rispetto al numero totale di dipendenti), non investendo sull’edilizia scolastica, imponendo una svolta pseudo-manageriale e, conseguentemente, gerarchizzando la struttura. Emergono, in questa ricostruzione personaggi conosciuti (da Berlinguer a De Mauro, da Moratti a Gelmini), ma anche ministri come Patrizio Bianchi, meno noto al grande pubblico, che, anche grazie ai fondi del PNRR (che, peraltro, come era ampiamente prevedibile, non ha ridotto i divari territoriali), ha tentato di «trasformare una scuola ritenuta responsabile della scarsa crescita economica del Paese», subordinandola alle esigenze del mercato. Non a caso si parla di offerta formativa e della necessità di soddisfare gli utenti, come fossero semplici clienti. Non mancano, ovviamente, i riferimenti all’impianto organicamente neoliberale della “buona scuola” di Renzi. Caratterizzata, quest’ultima, dalla «gerarchizzazione autoritaria (con il ruolo del dirigente e dello staff); dal rapporto con il sistema delle imprese (attraverso l’alternanza scuola-lavoro); dalla centralità dell’INVALSI», un sistema binario di valutazione, che esclude, utilizzando esclusivamente la logica del vero-falso, il ragionamento divergente. Valditara, infine, ha confermato il ruolo fondamentale svolto dalla digitalizzazione, con l’obiettivo di completare, si pensi agli istituti tecnici del cosiddetto 4 + 2 (una nuova articolazione della secondaria di secondo grado), la subordinazione del sistema dell’istruzione a quello delle imprese in ogni sua parte: programmi, didattica, reclutamento del personale. Il tutto all’interno di un quadro generale, le Nuove Indicazioni Nazionali, che esprime: «un’architettura esplicitamente permeata dall’ideologia di un “campo occidentale” contrapposto al resto del mondo, a cui il nostro Paese sembra giurare fedeltà eterna». In sostanza, «La lunga controriforma ha sfibrato la scuola, ha reso l’incertezza e la precarietà tratti essenziali e permanenti, sta progressivamente assottigliando la dimensione culturale dell’insegnamento, ha ristretto drammaticamente gli spazi di democrazia all’interno della scuola». Un’analisi tanto cruda, quanto realistica, ma non si (ri)parte da zero, come dimostra la mobilitazione di questi ultimi mesi, è possibile, e necessaria, una nuova stagione di lotte. Antonio Mazzeo (Lezioni di guerra: il militarismo nella scuola italiana) si è soffermato sulla militarizzazione dell’istruzione, che sempre più, in Italia, ha assunto come punto di riferimento il modello israeliano. Diversi protocolli di intesa permettono, infatti, agli esponenti dei vari corpi militari di presentarsi nelle scuole di ogni ordine e grado nella qualità di esperti sui problemi più disparati. Al centro la promozione della cosiddetta cultura della difesa per «facilitare i cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi e equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica». Viene così sottratto tempo prezioso alla didattica e, soprattutto, si utilizzano linguaggi e strumenti pedagogici che non appartengono al mondo della scuola. Ancora, «non c’è giornata in cui intere scolaresche non effettuino gite in caserme […] Gli studenti assistono a cerimonie e parate militari». Così come, in tanti casi, la ex alternanza scuola-lavoro si svolge all’interno delle basi militari. Si tratta di interventi avviati dalla fine degli anni Novanta, con l’obiettivo «estendere a tutte le fasce sociali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di guerra internazionali, il sempre più asfissiante intervento dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico». Un progetto che ha tra gli altri obiettivi quello della cosiddetta guerra cognitiva, «una guerra contro i cittadini considerati come territori contesi da conquistare […] ipotetici nemici nel momento in cui non aderiscono al progetto bellico». «Paradossalmente – conclude Mazzeo – di guerre a scuola è sempre più difficile parlare soprattutto se si rifiuta la narrazione mainstream che esalta le logiche binarie buoni-cattivi, belli-brutti, aggrediti ed aggressori. Ignobili esemplificazioni che cancellano volutamente storia e paradigmi della complessità per stigmatizzare il “nemico” e annientare ogni possibilità di comprensione delle ragioni dell’altro. Riproducendo le guerre e i genocidi all’infinito». La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra A cura di: Luca Cangemi Testi di: Luca Cangemi, Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Catania -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione e oppressione: voci dal Convegno di Verona del 23 novembre
Il 23 novembre l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Verona ha organizzato l’evento pubblico “Dalla Global Sumud Flotilla alla “tregua”. Quale futuro per la Palestina?”, svoltosi al Centro Tommasoli, stipato per l’occasione oltre ogni immaginazione, a tal punto che si è reso necessario allestire un impianto acustico anche all’esterno. L’iniziativa ha visto la partecipazione di Roberta Leoni (presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università), Donia Raafat (scienziata politica e attivista palestinese), Antonio Mazzeo (giornalista e scrittore impegnato nei temi della pace e del disarmo), Moni Ovadia (attore, artista, co-sceneggiatore, musicista), Triestino Mariniello (docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool e parte del team della Corte penale internazionale per le vittime di Gaza), Greta Thunberg e Simone Zambrin (attivisti della Global Sumud Flotilla). Dopo il saluto di Miria Pericolosi, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Verona, Patrizia Buffa, moderatrice dell’incontro, ha aperto i lavori illustrando il significato del convegno e riportando alla memoria della platea quanto accaduto nei mesi scorsi: la nascita di un gigantesco movimento per la Palestina, imponente equipaggio di terra che ha accompagnato l’equipaggio di mare, segno tangibile dell’emersione di una coscienza planetaria. La mobilitazione non è stata motivata solo dall’empatia verso la Palestina, ma si è espressa in una vera e propria rivolta contro il potere delle oligarchie finanziarie e militari che hanno supportato e supportano il genocidio. In tutto il pianeta si è palesata la volontà di andare in direzione opposta a quella voluta dalle classi dirigenti. Purtroppo, la cosiddetta tregua ha avuto un’unica finalità: arginare questo movimento planetario. Ora più che mai, conclude Buffa, è il momento di perseverare nella resistenza all’oppressione, nella pratica del Sumud. Roberta Leoni ha messo in luce la militarizzazione totale della società israeliana che mobilita e disciplina l’intera popolazione mediante la leva obbligatoria lunga, instillando in tal modo nelle coscienze un senso d’insicurezza permanente. Un’organizzazione statuale e sociale che si regge su tali presupposti non può che condurre a forme di sorveglianza di massa, apartheid, pulizia etnica e pratiche genocidarie. Per quanto riguarda l’Italia, Leoni aggiunge come le capillari e continue iniziative di militarizzazione avviate dai governi degli ultimi lustri per valorizzare la cosiddetta “cultura della difesa” nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università, sembrano replicare in modo inquietante il modello guerrafondaio e securitario proprio dello Stato sionista. Donia Raafat sostiene che la cosiddetta tregua imposta da Trump non è per nulla una cessazione delle ostilità, bensì il passaggio da una fase di genocidio aperto e massiccio del popolo palestinese a una forma di genocidio incrementale. Ciò che vediamo ora non è un processo di trasformazione o di giustizia, è semplicemente il consolidamento delle stesse dinamiche che da decenni negano l’autodeterminazione del popolo palestinese. Pertanto, non bisogna fermarsi: le mobilitazioni e la rabbia popolare devono farsi sentire con una forza ancora maggiore, anche perché l’oppressione del popolo palestinese è l’emblema di tutte le forme di oppressione. Lottare per una Palestina libera significa lottare per un mondo più giusto. Antonio Mazzeo è intervenuto ricordando e analizzando le varie complicità del nostro governo e del nostro sistema economico col genocidio in atto. Come ha dimostrato nel suo ultimo report Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori palestinesi occupati, il genocidio in corso è un crimine collettivo che, come ricorda Mazzeo, coinvolge tutti i settori dell’economia italiana, da quello militare a quello finanziario, passando per quello energetico. Moni Ovadia si è invece soffermato sulla fondamentale distinzione tra ebraismo e sionismo, ricordando come ci siano in tutto il mondo moltissimi ebrei antisionisti e definendo il sionismo un’ideologia criminale e genocidaria. L’artista ha poi stigmatizzato il tentativo d’imbavagliare ogni forma di critica a Israele mediante strumenti repressivi come il DDL Gasparri che pretenderebbe di definire che cosa sia l’ebraicità e di equiparare antisionismo e antisemitismo. Secondo Moni Ovadia i veri antisemiti sono coloro che ritengono di poter definire a priori l’identità ebraica. Simone Zambrin ha spiegato il significato eminentemente politico dell’azione della Global Sumud Flotilla che non va confusa con una semplice missione di tipo umanitario proprio perché mirava a riaffermare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Greta Thunberg ha analizzato il rapporto tra genocidio ed ecocidio, evidenziando come ciò che accade in Palestina sia il risultato di un sistema che ha come unico fine il profitto di pochi a danno dei molti. La deumanizzazione del popolo palestinese affonda le radici in questa logica di oppressione che va tutta a vantaggio di un’élite privilegiata che accumula sempre maggiori profitti sulla pelle di tutti. Triestino Mariniello ha confermato come quello in corso a Gaza sia un vero e proprio genocidio, sostenendo come, dai tempi dello sterminio attuato in Ruanda, non esistano altri casi così ampiamente documentati e per i quali vi sia una tale abbondanza di prove. Una delle vie giuridiche indicate dal professore della John Moores University per uscire dall’inerzia potrebbe consistere in un’iniziativa da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU che sconfessi il piano Trump e l’operato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, aprendo la via ad azioni contro Israele. Il convegno organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha dunque rilanciato la necessità di una mobilitazione permanente contro il genocidio, contro la militarizzazione delle coscienze e contro la censura che del genocidio sono potenti catalizzatori. Qui alcuni scatti della serata del 23 novembre a Verona. Giorgio Lonardi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Verona, 23 novembre: Convegno “Dalla Flotilla alla tregua. Quale futuro per la Palestina?”
DOMENICA, 23 NOVEMBRE, ORE 17:00 SALA CONFERENZE CENTRO TOMMASOLI, VIA L. PERINI, 7, VERONA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università organizza a Verona un evento pubblico sulla drammatica situazione della Palestina dal titolo: Dalla Global Sumud Flotilla alla “tregua”. Quale futuro per la Palestina? L’iniziativa avrà luogo domenica 23 novembre, alle ore 17:00, presso la Sala Conferenze Centro Tommasoli, via L. Perini 7. L’incontro vuol essere un’occasione di confronto sulla grave situazione della Palestina e sulla drammatica congiuntura storica nella quale il diritto internazionale e quello umanitario si stanno rivelando gravemente insufficienti di fronte alle palesi violazioni perpetrate contro la popolazione palestinese. È fondamentale continuare a parlare della Palestina: non possiamo permettere che le sue sofferenze siano dimenticate. Durante l’incontro interverranno: Miria Pericolosi (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Verona) Roberta Leoni (Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) Donia Raafat (scienziata politica e attivista per i diritti umani) Antonio Mazzeo (giornalista e scrittore impegnato nei temi della pace e del disarmo, dell’ambiente e della lotta alle criminalità mafiose) Simone Zambrin (attivista della Global Sumud Flotilla) Triestino Mariniello (docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool, già nel team legale delle vittime di Gaza di fronte alla Corte penale internazionale) Greta Thunberg (attivista della Global Sumud Flotilla) Moni Ovadia (attore, regista, co-sceneggiatore, musicista) Modera Patrizia Buffa. L’evento è libero e aperto a tutte le persone interessate.
Catania, 10 novembre, presentazione inchiesta e dossier sul riarmo accademico di Altrəconomia
LUNEDÌ, 10 NOVEMBRE ALLE ORE 17:30 CATANIA, MONASTERO DEI BENEDETTINI, UNIVERSITÀ DI CATANIA Pubblichiamo la sintesi che l’Osservatorio DIGA di Catania (formato da docenti universitari, che hanno raccolto circa 500 firme per bloccare le relazioni accademiche con Israele) ha prodotto relativamente ad un dossier ben articolato sul coinvolgimento dell’Università di Catania con la filiera bellica. Proprio l’Osservatorio DIGA, insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, sarà protagonista di un incontro il 10 novembre a Catania. Mentre a Gaza continuano le violenze, altri morti e aiuti umanitari bloccati arbitrariamente, le nostre attività di protesta e la richiesta di azioni concrete non si sono fermate. A metà del mese di ottobre abbiamo completato il dossier sulle relazioni tra UNICT, enti e università israeliane e l’industria bellica, contenente una mappatura dei rapporti e delle conseguenze nei territori colpiti direttamente dalla guerra e che evidenzia i  rischi concreti  della stessa libertà di ricerca. Il report è stato consegnato al rettore Enrico Foti e alla commissione d’Ateneo già incaricata di verificare l’esistenza di connessione diretta o indiretta tra Unict e attività belliche come previsto dall’ art.28 c.4 dello Statuto d’Ateneo. Di seguito una sintesi. RAPPORTO DIGA (DISUGUAGLIANZE, INFORMAZIONE, GUERRA, AMBIENTE) SULLE RELAZIONI TRA UNICT, ENTI E UNIVERSITÀ ISRAELIANE E L’INDUSTRIA BELLICA Contesto e motivazione Negli ultimi anni si è acuita la pressione internazionale sulle istituzioni israeliane per il loro ruolo nei territori palestinesi occupati: dal pronunciamento della Corte di Giustizia Internazionale (19 luglio 2024) sulla illiceità del sistema di occupazione, al riconoscimento da parte dell’International Association of Genocide Scholars (31 agosto 2025) della sussistenza di elementi di genocidio a Gaza, fino alle conclusioni della Commissione d’inchiesta ONU (16 settembre 2025). In tale quadro, la Campagna palestinese per il Boicottaggio Accademico (PACBI) e il movimento BDS hanno rinnovato l’appello a sospendere relazioni istituzionali con università e enti accademici ritenuti complici delle politiche di occupazione e repressione. Il dossier DIGA analizza le relazioni tra l’Università di Catania (UNICT), università ed enti israeliani e l’industria bellica (in particolare Leonardo S.p.A.), verificandone la coerenza con la missione pubblica dell’ateneo e con l’art. 28 c.4 dello Statuto. Ambito e principali relazioni esaminate Tra gennaio 2021 e giugno 2025 UNICT ha stipulato almeno otto accordi/partenariati con istituzioni israeliane (coinvolgendo 6 dipartimenti: DEI, DICAR, DSFS, DMI, BIOLMG e la Scuola di Medicina). Molti sono progetti Horizon o equivalenti; alcuni esempi rilevanti: • Progetti H2020/Horizon: RESTCOAST (BIOMLG + INPA), SOB4ES (BIOMLG + ARO), progetti DICAR con The Hebrew University, progetti DEI con BenGurion University, e iniziative di AI/semiconduttori (NeAIxt, HiConnects). • Accordi di mobilità/coop.: Scuola di Medicina + Hebrew University (2021–2026). Parallelamente, UNICT intrattiene rapporti con Leonardo S.p.A.: progetti di ricerca applicata, borse di dottorato, tirocini, “Exploit my Patent”, talent programmes e partnership su AI e semiconduttori (es. FAIR, GENESIS). Risultanze critiche principali Rapporti con università e enti israeliani 1. Evidenze critiche sulla Hebrew University: documentazione storica e recente (espropri territoriali, espansione del campus a Monte Scopus su aree oltre la Green Line, collaborazioni con l’apparato militare, repressione del dissenso accademico) pone questioni di incompatibilità politica e morale con la missione dell’ateneo. Recenti sospensioni/istanze da altri atenei rafforzano il fondamento delle preoccupazioni. 2. Progetti ambientali e agricoli (RESTCOAST, SOB4ES): la cooperazione con INPA (Autorità israeliana parchi e natura) e ARO solleva problemi peculiari. INPA è descritta come agente di “sionismo verde” che usa strumenti di conservazione per finalità di controlloterritoriale e di esproprio; ARO è organo governativo con legami a pratiche agricole e territoriali che coinvolgono territori occupati. L’attività congiunta rischia di risultare complice di processi di ecocidio e di esclusione delle comunità locali. Rapporti con Leonardo spa 3. 4. Dualuse e trasferimento tecnologico: progetti su AI, cybersecurity e semiconduttori, oltre a partnership con aziende della difesa (attraverso Leonardo), implicano rischi concreti di riutilizzo militare e di sorveglianza delle competenze e dei risultati scientifici prodotti. Opacità contrattuale e insufficienza di garanzie etiche: numerose convenzioni prevedono NDAs, clausole di esclusività IP e formulazioni generiche di finalità, ostacolando verifiche pubbliche e duediligence etiche. Mancano clausole automatiche di sospensione o divieti di destinazione a usi militari. Valutazione giuridicoetica Lo Statuto UNICT (art. 28 c.4), i codici internazionali sull’integrità della ricerca (ALLEA, UNESCO) e il principio di precauzione forniscono una base normativa ed etica per intervenire. L’obiettivo non è la censura di singoli accademici, ma la sospensione e la revisione di relazioni istituzionali che legittimino o favoriscano pratiche contrarie ai diritti umani e alla sostenibilità ambientale, come nel caso del genocidio a Gaza. Proposta cautelare e raccomandazioni operative DIGA propone una linea d’azione urgente, proporzionata e trasparente: Misure immediate (entro 7 giorni) • Sospensione cautelare: blocco immediato e temporaneo (periodo iniziale proposto: 90 giorni) di ogni nuovo avvio e, per componenti sensibili, delle relazioni istituzionali formali con i soggetti più critici (in particolare: Hebrew University of Jerusalem; Israel Nature and Parks Authority – INPA; Agricultural Research Organization – ARO; altri enti/aziende identificati). La sospensione riguarda i rapporti istituzionali, non l’attività individuale non vincolata da accordi formali. • Nomina Commissione indipendente: istituzione entro 7 giorni di una Commissione mista (docenti, rappresentanti studenteschi, esperti esterni in diritto internazionale/diritti umani/etica) con mandato scritto e termine massimo (es. 60 giorni) per acquisire documenti, valutare destinazioni d’uso e proporre raccomandazioni puntuali (mantenimento, rinegoziazione, cessazione). Misure a breve/medio termine (entro 3 mesi) • Pubblicazione: registro pubblico dei rapporti (ultimi 5 anni) e pubblicazione di estratti contrattuali non sensibili. • Clausole etiche obbligatorie: inserimento di valutazioni d’impatto, limitazioni di destinazione d’uso, obbligo di open publication e clausole risolutive in tutti i nuovi accordi. • Garanzie per studenti e personale: piani di tutela per completamento dei percorsi e opzioni alternative di ricerca.Misure strutturali (6–12 mesi) • Aggiornamento regolamentare per tradurre art. 28 c.4 in procedure operative chiare (criteri di incompatibilità, tempi, organo decisionale). • Programmi permanenti di formazione su “dual use”, etica della ricerca e impatti socioambientali. Conclusione Alla luce delle evidenze raccolte, la sospensione cautelare e l’istruttoria pubblica e indipendente sono misure proporzionate e necessarie per tutelare la coerenza statutaria dell’Ateneo e prevenire responsabilità etiche e reputazionali. L’adozione rapida di trasparenza, clausole etiche vincolanti e procedure partecipate costituisce la via per conciliare libertà accademica individuale e responsabilità istituzionale pubblica. In questa direzione, un approccio critico e coerente con la missione pubblica dell’università rappresenta la condizione necessaria per evitare che la formazione e la ricerca diventino strumenti di legittimazione del complesso militare-industriale e del genocidio in Palestina, preservando così il ruolo dell’istituzione come spazio di conoscenza libera, giustizia e responsabile. Clicca in basso per scaricare il rapporto completo. rapportocompletoDownload
Registrazione video del Convegno 4 novembre “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
PUBBLICHIAMO DI SEGUITO LA REGISTRAZIONE VIDEO DEL CONVEGNO ANDATO IN ONDA QUESTA MATTINA, 4 NOVEMBRE 2025, SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE, DOPO CHE IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO HA ANNULLATO IL PRECEDETE EROGATO COME CORSO DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PER IL PERSONALE SCOLASTICO DAL CESTES (ENTE ACCREDITATO PRESSO LO STESSO MIM). Il Convegno è stato seguito da un numero costante di circa 500 utenti, ma già al momento siamo in grado di affermare che si sono registrate circa 3000 utenze diverse che si sono avvicendate durante le 4 ore di interventi di una estrema lucidità teorica e pratica, anche in relazione alle iniziative da intraprendere nelle prossime giornate, cominciando dall’affollare le piazze questo pomeriggio (qui l’elenco delle 38 piazze in cui manifestare).
Convegno 4 novembre: “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
Come anticipato, dopo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso di formazione e aggiornamento che il CESTES-PROTEO (ente di formazione accreditato presso il MIM) insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva organizzato per il 4 novembre 2025 con il titolo “4 novembre, la scuola non si arruola”, abbiamo deciso, come atto di dissenso e di disobbedienza, di confermare ugualmente la data dell’evento con un nuovo Convegno che, però, non potrà godere dell’accreditamento presso il MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico. Di seguito il programma e tutte le indicazioni per seguire il Convegno dal titolo: “LA SCUOLA NON VA ALLA GUERRA. L’EDUCAZIONE ALLA PACE RISPONDE ALLA REPRESSIONE”. PROGRAMMA CONVEGNO ONLINE 4 NOVEMBRE 9.00 -13.00 Modera Serena Tusini Roberta Leoni, Militarizzazione e repressione nella scuola Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Marco Meotto, Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Docente e ricercatore Antonio Mazzeo, Genocidio crimine collettivo. Verso l’israelizzazione della società italiana? Insegnante e giornalista Mjriam Abu Samra, Critica decoloniale dell’accademia neoliberale: La Conoscenza non marcia Ricercatrice e attivista italopalestinese Caterina Donattini, La scuola per la Palestina: il racconto degli ultimi mesi di lotta BDS Italia Don Andrea Bigalli,  La libertà delle coscienze e il significato della disobbedienza Facoltà Teologica dell’Italia Centrale Tommaso Marcon, La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Studente OSA Leonardo Cusmai, L’Università ai tempi della crisi tra militarizzazione, repressione e riforme Studente universitario – Cambiare Rotta Conclusioni: Roberta Leoni,  Il 4 novembre non è la nostra festa! LINK DEL CONVEGNO CLICCA QUI PER LE PIAZZE DEL 4 NOVEMBRE CLICCA QUI INVITIAMO TUTTI E TUTTE, PERSONALE DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ, STUDENTI E STUDENTESSE, GENITORI E GENITRICI A SEGUIRE IL CONVEGNO. RICORDIAMO A TUTTI I E A TUTTE LE DOCENTI CHE IL CORSO DI FORMAZIONE NON È COPERTO DALL’ESONERO.