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In nome della legge. Giù le armi, Leonardo
Mentre la guerra, con l’unilaterale attacco all’Iran da parte di Israele e Usa in totale violazione del diritto internazionale, fa un drammatico salto di qualità, diventando dimensione pervasiva delle nostre vite e della nostra società, un piccolo ma importante granello di sabbia prova a incepparne gli ingranaggi. Si terrà il prossimo 27 marzo, presso il Tribunale civile di Roma, la prima udienza relativa all’atto di citazione notificato a Leonardo spa e allo Stato italiano da una cittadina palestinese, che nei bombardamenti contro Gaza ha perso tutta la propria famiglia, e dalle associazioni A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPace-Palestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per. Leonardo spa è un’azienda controllata dallo Stato italiano, che detiene il 30,2% delle azioni, mentre tra i soci privati figurano gli onnipresenti grandi fondi finanziari come Blackrock e Vanguard. Si tratta di una multinazionale con oltre 60mila dipendenti che operano in Italia (60%), in Gran Bretagna (15%), negli Stati Uniti (13%), in Polonia (5%), mentre il restante 7% opera nel resto del mondo (fra cui Israele). Con questo atto – un inedito che potrebbe costituire un importante precedente – si chiede che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forze armate dello Stato d’Israele. Israele, da decenni, è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza dove quanto compiuto è stato qualificato come genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo è in contrasto: a) con l’articolo 11 della Costituzione, perché Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; b) con la legge n. 185 del 1990, nella parte in cui vieta la vendita “a paesi le cui politiche sono in contrasto con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” e “a paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani, accertate dagli organi competenti delle Nazioni Unite”; c) con il Trattato sul Commercio delle Armi dell’ONU (ATT); d) con quanto previsto nei Codici Etici e negli strumenti di due diligence della stessa Leonardo. Mentre la guerra imperversa e i listini di borsa delle industrie degli armamenti salgono alle stelle, questo atto, portato avanti da una semplice dottoressa palestinese e da alcune associazioni della società civile, può apparire velleitario. Ma è un atto che interroga non solo un giudice che darà le pertinenti risposte, ma un’intera classe politica, che oggi non solo collabora alle violazioni del diritto internazionale, bensì vuole cambiare la legge 185/90 sul commercio delle armi, e un’intera classe industriale che, nonostante le oceaniche piazze per Gaza dello scorso autunno, continua a riconoscersi nelle agghiaccianti parole di Roberto Cingolani, scienziato e Ceo di Leonardo spa, quando dice: “Il mercato risponde bene quando ci sono più di sessanta conflitti nel mondo. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per cogliere le opportunità”. “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” è una famosa frase di Albert Einstein, scienziato di ben altra levatura, non solo per gerarchia di meriti scientifici, ma per il suo profondo ancoraggio a quel “restiamo umani”, che accomuna quanti nelle piazze odierne combattono i re e le loro guerre. Attac Italia
March 7, 2026
Pressenza
FAZ3A, cioè “dare forza”, ricordando che “la solidarietà è la tenerezza dei popoli”
La campagna internazionale per la protezione della popolazione civile palestinese aggredita da coloni, esercito e polizia israeliana prevede la presenza di volontari in Cisgordania. In Italia, dove è promossa e coordinata in Italia da AssoPace Palestina, vi hanno aderito diverse associazioni e movimenti, tra cui Pax-Christi, Un Ponte per, Cospe e Cultura è libertà. «Dal 2024 vi hanno partecipato più di 60 volontari italiani, la cui esperienza deve essere conosciuta – spiega Luisa Morgantini – Con il loro corpo e con la loro mente hanno sentito cosa significa vivere sotto occupazione militare israeliana, hanno vissuto la violenza e la crudeltà dei coloni illegali e, soprattutto, hanno condiviso con le famiglie aggredite momenti di dolore, ansia, paura ma anche la gioia della solidarietà e della condivisione. Dal genocidio di Gaza alla pulizia etnica in Palestina, il piano di Israele è unico: cancellare la presenza del popolo palestinese dalla propria terra, portare a compimento il piano di insediamento coloniale. “Il mondo è grande e terribile” scriveva Antonio Gramsci, e non c’è niente di più vero, ma la solidarietà, che “è la tenerezza dei popoli”, e la condivisione lo rendono migliore». Con la presentazione della campagna FAZ3A  (DARE FORZA), i promotori invitano ad organizzare iniziative pubbliche con i volontari di ritorno dalla loro missione. Gli eventi possono articolarsi in vari modi. In specifico, mediante la proiezione di una sequenza di immagini – mappe, foto proprie scattate sul campo,… – che servono da spunto per raccontare ciò che i volontari hanno visto e vissuto, per testimoniare la vita quotidiana dei palestinesi sotto occupazione. Gli interessati ad organizzare eventi o a promuovere la campagna pubblicando sui propri social la locandina (sotto acclusa) sono pregati di rispondere all’email faz3a.italia@gmail.com FAZ3A CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ E PROTEZIONE CIVILE PER LA POPOLAZIONE PALESTINESE La campagna promossa in Palestina dal Popular Struggle Coordination Committee (PSCC) esiste da molti anni, ma è stata rilanciata nel 2024 vista la recrudescenza delle aggressioni di coloni, esercito e polizia israeliana della Cisgiordania. Il PSCC si è formato nella lotta popolare contro il muro di annessione coloniale, costruito a partire dal 2002 e condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2004 a partire dalle prime lotte di Budrus e di Bilin che avevano visto la loro terra confiscata. I pilastri del PSCC sono tre: * l’autonomia dalla forze politiche palestinesi, ed è quindi aperto a tutte le forze sociali; * l’alleanza con movimenti e singoli israeliani contrari all’occupazione militare e alla colonizzazione e che partecipano alla lotta comune; * la partecipazione internazionale. La finalità della campagna FAZ3A è di fornire protezione civile nonviolenta internazionale e sostegno organizzato alle comunità palestinesi sotto attacco continuo da parte di coloni esercito e polizia con l’intento di evacuare le comunità palestinesi nelle aree della Cisgiordania occupata. La campagna ha carattere internazionale e in Italia è stata promossa e coordinata da AssopacePalestina ed hanno aderito in modo attivo Un Ponte per.., Cospe, Cultura e Libertà e Pax-Christi Italia. 1. CONTESTO A partire dall’occupazione militare israeliana della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est del giugno 1967, Israele ha condotto una politica di colonizzazione illegale con la costruzione di insediamenti, di apartheid e di evacuazione forzata delle comunità palestinesi.   Dall’ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas in Israele,la scelta  di annientamento del popolo palestinese da parte di Israele si è mostrata apertamente, con il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme Est. La politica di insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati – in particolare nella Cisgiordania e Gerusalemme Est – è stata definita illegale dal diritto internazionale e da molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite. In particolare, la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2334 (23 dicembre 2016) afferma che «l’istituzione di insediamenti da parte di Israele nei territori palestinesi occupati dal 1967, incluso Gerusalemme Est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale» e richiede l’immediata cessazione di tali attività. Così come nel Giugno del 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato l’occupazione militare israeliana, illegale, ordinando lo smantellamento. 2. OBIETTIVO DEL PROGETTO L’iniziativa Faz3a nasce dalla necessità di organizzare e potenziare una risposta internazionale civile, nonviolenta e strutturata alle violenze su civili palestinesi, in particolare nelle comunità esposte ad attacchi diretti. Il progetto si propone di: 1. Costruire una rete internazionale di solidarietà efficace e attiva. 2. Mobilitare volontari internazionali per la protezione diretta dei civili palestinesi, sotto la      guida e le priorità delle comunità locali. 3. Rafforzare la capacità palestinese di sumud – resilienza, permanenza sulla terra e recupero dei propri spazi – tramite accompagnamento e documentazione delle violazioni. 4. Documentare e monitorare violazioni di diritti umani e illeciti internazionali, ai fini di advocacy, responsabilizzazione e processi futuri di accountability. Questa iniziativa è un movimento di costruzione e consolidamento dell’impegno internazionale in solidarietà con le comunità palestinesi al fine di far conoscere le reali condizioni di vita del popolo palestinese.. 3. STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE Il PSCC (Comitato di coordinamento della lotta popolare palestinese) ha l’obiettivo di organizzare sul campo la protezione della popolazione palestinese dalla violenza e dalle aggressioni israeliane.  Il PSCC ha fondato e dirige la campagna Faz3a, iniziativa basata e sostenuta dalla società civile palestinese in Cisgiordania, proveniente da ogni spettro politico. Il comitato è composto da attivisti palestinesi veterani, giovani, studenti e gruppi comunitari in tutta la Cisgiordania, con gruppi di coordinamento locale nelle aree in cui si svolgono attività di protezione. La struttura organizzativa si basa su: * Leadership palestinese come guida primaria nell’operatività e nell’identificazione e nella risposta ai bisogni. * Coordinamento in partnership  con associazioni, movimenti  internazionali * Formazione in intervento nonviolento, de-escalation, diritti legali, monitoraggio e documentazione. 4. ATTIVITÀ PRINCIPALI Le principali linee di intervento comprendono: 1. Orientamento e formazione * Orientamento preliminare e sessioni di formazione sul campo per i volontari palestinesi e  internazionali su contesto giuridico, diritti umani, sicurezza e tattiche di de-escalation. 1. Protezione diretta 365 giorni l’anno * Presenza civile internazionale durante tutto l’anno nei pressi delle comunità sotto attacco. * Accompagnamento quotidiano di civili, inclusi agricoltori e famiglie, nelle zone a rischio. * Protezione specifica durante il periodo di raccolta delle olive. 1. Monitoraggio e documentazione * Raccolta sistematica di testimonianze, prove e report su violazioni di diritti umani e crimini. * Condivisione di report con organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali. 4b. Attività stagionali: raccolta delle olive Ogni anno, la stagione della raccolta delle olive in Palestina è un momento critico di repressione e resistenza. Le comunità palestinesi affrontano spesso violenze di coloni durante la stagione agricola. Faz3a organizzerà gruppi di volontari internazionali per: * Accompagnare i raccoglitori di olive ogni giorno durante il periodo di raccolto e della semina * Rispondere in tempo reale a situazioni di violenza o minaccia, garantendo presenza, osservazione e supporto nonviolento. * Documentare sistematicamente gli eventi e le violazioni associate a tali momenti cruciali. 5. RISULTATI ATTESI Attraverso questo progetto si prevede di: * Ridurre incidenti di aggressioni e distruzioni proprieta’ contro civili grazie all’accompagnamento internazionale. * Migliorare la capacità di risposta nonviolenta delle comunità locali. * Produrre documentazione affidabile e continua sul terreno, utile per advocacy internazionale, tutela dei diritti umani e responsabilità legale futura. * Rafforzare legami e comprensione tra società civile internazionale e COMUNITA’ palestinese, creando reti di solidarietà sostenibili nel tempo. 6. FINANZIAMENTI E SOSTEGNO ECONOMICO Donazioni per * progetti in difesa dei diritti umani, * spese penali per gli attivisti arrestati, aiuto a contadini e pastori e altri che hanno avuto case demolite, razzie da parte dei coloni, * organizzazione dei volontari palestinesi e internazionali. In Italia AssopacePalestina si fa carico di raccogliere fondi che verranno inviati direttamente al PSCC. I versamenti con specificazione della causale CAMPAGNA FAZ3A possono venire effettuati su Iban : IT55G0501803200000020001143 BIC: ETICIT22XXX pay pal ASSOPACEPALESTINA Assopace Palestina
February 17, 2026
Pressenza
Caserta, si è spento il vescovo emerito Raffaele Nogaro: una voce libera per la pace, contro razzismo e discriminazione
Si è spento nella sua Caserta, che lo aveva visto vescovo per oltre 19 anni, mons. Raffaele Nogaro. Prete dell’accoglienza e del riscatto, uomo di pace e di fede impegnato nella lotta alla camorra, da sempre schierato contro la guerra. Non esitò a parlare di scomunica per i parlamentari che votarono a favore dell’ingresso dell’Italia nel conflitto in Afghanistan. Nel 2000 la Regione Campania gli conferì il Premio per la Pace e i Diritti Umani, accanto a figure come Nelson Mandela e Daisaku Ikeda. Tra le sue ultime iniziative, aveva aderito alla rete dei preti contro il genocidio in Palestina. Mons. Nogaro è stato una voce libera, radicale, una figura di riferimento per il pacifismo, contro ogni forma di razzismo e discriminazione. Esempio culturale ed etico per Un Ponte Per, per la promozione della giustizia, della pace, dei diritti umani e del dialogo tra i popoli. La sua testimonianza di vita resta per noi una preziosa eredità da preservare. 6 gennaio 2026, Un Ponte Per – Comitato Campano Redazione Italia
January 7, 2026
Pressenza
L’azione legale promossa da 6 associazioni italiane e una donna palestinese
Il ricorso presentato al Tribunale di Roma il 29 settembre scorso è stato dettagliatamente illustrato al ‘lancio’ della mobilitazione che, all’insegna del motto “In nome della legge: Giù le armi, Leonardo!”, coinvolge tutti i cittadini italiani nel sostegno all’iniziativa. A citare in giudizio il gruppo industriale Leonardo SpA, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze, e il governo italiano sono le associazioni A buon diritto, ACLI, ARCI, Attac Italia, Pax Christi Italia e Un ponte per e una giovane donna palestinese, Hala Abulebdeh, che risiede in Scozia, dove nel 2023 studiava farmacia e ha appreso della morte dei propri familiari, morti a Khan Younis assediata dalle forze armate israeliane. I ‘ricorrenti’ che hanno presentato l’esposto al Tribunale di Roma sono rappresentati dal team di avvocati – composto da Michele Carducci, Antonello Ciervo, Veronica Dini e Luca Saltalamacchia. In attesa degli sviluppi dell’iter procedurale, il 20 novembre le associazioni italiane hanno sollecitato l’attenzione degli italiani su questa loro azione legale, una delle prime di questo genere, mossa contro un’impresa e uno Stato membro dell’UE coinvolti nella fornitura di armi allo Stato israeliano mentre il suo governo conduce operazioni militari e interventi armati che fanno strage di civili nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e non solo, anche altre nazioni. PRINCIPI ETICI E NORMATIVI ALLA BASE DEL RICORSO L’azione legale è finalizzata a ottenere che siano dichiarati nulli i contratti commerciali stipulati tra Leonardo SpA e le imprese controllate dal gruppo o ad esso associate e collegate con lo Stato di Israele per la fornitura di strumentazioni, apparecchi e ricambi di attrezzature che l’IDF / Israel Defense Forces (Forze Armate israeliane) e le milizie israeliane impiegano per compiere attività, azioni e interventi non conformi alle norme di diritto internazionale. Se il Tribunale civile di Roma riconoscerà la nullità dei contratti, Leonardo Spa dovrà interrompere ogni attività che coinvolge l’azienda, di riflesso il Governo e lo Stato italiani, nella fornitura allo Stato israeliano di materiali e servizi bellici. All’annullamento dei contratti conseguirà anche che dovrà cessare ogni collaborazione di Leonardo SpA con l’esercito israeliano e con le imprese italiane, israeliane e di qualsiasi altra nazionalità che producono o commercializzano armi e tecnologie militari usate dalle forze armate israeliane. Tali contratti commerciali infatti sono regolamentati dagli accordi bilaterali tra gli Stati, italiano e israeliano, ma devono essere conformi alle norme in materia sancite dalla Costituzione e dalle leggi italiane, che a loro volta sono conformi a quelle sancite nei trattati internazionali – come la Carta (Statuto) dell’ONU – ratificati nell’ordinamento italiano, che impongono divieti tassativi alla consegna di armi interamente o parzialmente fabbricate in Italia a nazioni ed eserciti stranieri che ne fanno un uso criminale. In specifico, l’art. 11 della Costituzione dichiara che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà dei popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali; riconosce, su un piano di uguaglianza con gli altri Stati, i limiti di sovranità necessari per un ordine che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali volte a questo scopo”. E in particolare a disciplinare l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiale militare è la legge 185/1990, il cui art. 1 stabilisce che: 1. L’esportazione, l’importazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiale militare, nonché il trasferimento delle relative licenze di produzione e il trasferimento della produzione, devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia. Tali operazioni sono regolate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. 2. L’esportazione, l’importazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali militari, di cui all’articolo 2, nonché il trasferimento delle relative licenze di produzione e il trasferimento della produzione, sono soggetti alle autorizzazioni e ai controlli dello Stato. 3. Il Governo predisporrà misure adeguate per sostenere la graduale differenziazione della produzione e la conversione delle industrie del settore della difesa a fini civili. 4. Le operazioni di esportazione, transito e intermediazione saranno consentite solo se effettuate con governi stranieri o con imprese autorizzate dal governo del paese destinatario. Le operazioni di trasferimento intracomunitario saranno consentite secondo le procedure di cui al capitolo IV, sezione I. 5. L’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali militari, nonché il trasferimento delle relative licenze di produzione e il trasferimento della produzione, sono vietati quando sono contrari alla Costituzione, agli impegni internazionali dell’Italia, agli accordi di non proliferazione e agli interessi fondamentali della sicurezza dello Stato, alla lotta contro il terrorismo e al mantenimento di buone relazioni con gli altri paesi, nonché quando non vi sono adeguate garanzie sulla destinazione definitiva dei materiali di armamento. 6. Sono inoltre vietati l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiale … b) verso paesi le cui politiche siano in contrasto con i principi dell’articolo 11 della Costituzione; d) verso paesi i cui governi siano responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani, accertate dagli organi competenti delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea o del Consiglio d’Europa…   I FATTI CHE INFICIANO I CONTRATTI Come accertato dagli “organi competenti delle Nazioni Unite”, il ‘cliente’ israeliano di Leonardo SpA, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze, è un paese il cui governo è responsabile, e colpevole, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. Il genocidio del popolo palestinese in particolare è stato accertato e condannato nel 2024 dalle sentenze di Corte di Giustizia Internazionale e Corte Penale Internazionale e nel 2025 dai rapporti di funzionari e relatori incaricati dall’ONU a riferire della situazione nei territori palestinesi e nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU. In specifico, “gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani” sono state riscontrate nell’assedio della Striscia di Gaza e negli attacchi alle comunità palestinesi in Cisgiordania compiuti nel periodo tra il 7 ottobre 2023 e il 29 settembre 2025 e sono documentate dalle notizie diffuse in questi giorni. Ieri, 23 novembre, ricordando che “Israele ha violato il cessate il fuoco 497 volte” e che nella Striscia di Gaza l’esercito israeliano fa esplodere gli edifici, INFOPAL informava che il sabato precedente un’ondata di attacchi aerei israeliani ha ucciso almeno 24 palestinesi e nella stessa giornata (domenica 23 novembre) una nave da guerra israeliana ha bombardato la città di Rafah uccidendo un bambino e ferendone molti altri, nell’area a sud-est del campo profughi di Al-Bureij i droni israeliani hanno sganciato bombe e aperto il fuoco, nei pressi della moschea al-Abbas un missile israeliano ha bersagliato un’auto civile e ucciso 5 persone, nel quartiere an-Nasr della città di Gaza in una casa bombardata da un aereo da guerra israeliano sono state uccise 4 persone e negli assalti alle case nel campo profughi di an-Nuseirat e nei pressi di Deir al-Balah sono stati uccisi 11 loro abitanti. Contemporaneamente, il 23 novembre 5 persone venivano uccise da un raid israeliano a Beirut dopo che numerose altre lo erano state nelle incursioni israeliane in campi profughi e territori libanesi dei giorni precedenti, in cui inoltre i militari israeliani hanno aggredito i caschi blu della missione UNIFIL che il 14 novembre scorso avevano denunciato l’invasione del Libano. Questi ‘bollettini di guerra’ e molti altri più dettagliati resoconti delle recenti e attuali ‘operazioni’ dell’esercito israeliano riferiscono dell’uso di aerei, cannoni, bombe, missili, proiettili, droni, carri armati e mezzi d’assalto e distruzione fabbricati in molti impianti industriali, anche italiani. Hala Abulebdeh / Israel Killed My Entire Family E come in interviste e reportage pubblicati da Palestine Deep Dive, anche nel ricorso presentato al Tribunale di Roma insieme alle associazioni italiane la giovane palestinese Hala Abulebdeh testimonia l’uccisione dei propri genitori, entrambi insegnanti, e dei suoi cinque fratelli, due ingegneri, due medici e una fisioterapista che collaborava con MSF / Medici Senza Frontiere, colpiti da armi e tecnologie militari ‘made in Italy’. Evidenziando che, in base alle norme della Costituzione italiana e delle leggi nazionali e internazionali che disciplinano le transazioni di materiali e servizi bellici, “il 7 ottobre 2023 è la data ufficialmente conclamata come sospensiva delle forniture di armamenti e di apparecchi, strumenti e mezzi dual use (civile e militare) allo Stato di Israele“, le 6 associazioni italiane hanno presentato al Tribunale di Roma la richiesta di annullamento dei contratti tra Leonardo SpA e lo Stato di Israele documentando il nesso tra le cause di morte dei civili palestinesi con la feralità dei materiali e delle collaborazioni che il gruppo produttore di armi classificato primo nell’UE e 13° al mondo il cui maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze, quindi lo Stato italiano, ha recentemente fornito ed è in procinto di consegnare all’esercito israeliano. In sintesi, il dossier dimostra che: * componenti per velivoli F-35 – prodotti forniti principalmente attraverso la filiale britannica di Leonardo; * velivoli Aermacchi M-346 – Leonardo effettua riparazioni e fornisce pezzi di ricambio per la flotta; * radar di difesa a corto raggio e anti-drone – nel luglio 2022 Leonardo ha acquisito la società israeliana RADA Electronic Industries, che ha partecipato allo sviluppo di Iron Fist, un sistema di protezione attiva montato sui nuovi veicoli corazzati da combattimento (AFV) dell’IDF, gli Eitan a otto ruote; * autocarri a due assi – il Gruppo Leonardo, attraverso le sue controllate con sede negli Stati Uniti, supporta la mobilità dei veicoli pesanti dell’IDF fornendo speciali autocarri a due assi, un nuovo modello di rimorchio per cisterne pesanti (HDTT) prodotto dalla DRS Sustainment Systems Inc., con sede a Bridgeton, nel Missouri, una società del Gruppo Leonardo; * cannoni navali 76/62 Super Rapido MF – sono prodotti negli stabilimenti dell’azienda controllata da Leonardo SpA, OTO Melara che ha sede a La Spezia, e vengono utilizzati per armare le nuove corvette della classe Sa’ar 6; * elicotteri AW119K – Leonardo ha iniziato a inviare gli elicotteri Agusta Westland AW119Kx Koala-Ofer di ultima generazione per addestrare i piloti dell’Aeronautica Militare Israeliana (IAF) presso la base aerea di Hatzerim nel deserto del Negev; * componenti per bombe GBU-39 – il consorzio MBDA (leader in Europa nella costruzione di missili e tecnologie di difesa per i settori aeronautico, navale e terrestre, di cui Leonardo SpA fa parte e al quale contribuisce con una quota del 25%) vende allo Stato di Israele alcuni componenti chiave per le bombe GBU-39, ovvero le ali che si dispiegano dopo il lancio, consentendo alla bomba GBU-39 di essere guidata con estrema precisione verso il suo obiettivo. IL DOSSIER SU LEONARDO SPA COMPONENTI DEGLI F-35 Gli “F-35” sono modernissimi aerei da combattimento prodotti principalmente dall’azienda americana Lockheed Martin; alcuni dei suoi componenti vengono, tuttavia, realizzati da altre aziende dislocate in altri paesi, come il Regno Unito e l’Italia. Israele dispone di 39 F-35 e ne ha ordinati altri 36. Questi aerei sono stati massicciamente utilizzati da Israele per bombardare Gaza con bombe di varia potenza, incluse quelle da 2000 libbre, responsabili di alcune delle peggiori atrocità commesse negli ultimi mesi. Nel giugno 2024, un rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato come le bombe sganciate da questa tipologie di aerei sono state utilizzate in diversi casi di attacchi indiscriminati che “hanno portato a un alto numero di vittime civili e a una diffusa distruzione di oggetti civili” a Gaza. L’Italia è un partner chiave nel programma di fabbricazione e produzione degli F-35 (https://www.sldinfo.com/wp-content/uploads/2014/10/Program_F35_Italian_perspective1.pdf). Come accertato dal General Accounting Office (Ragioneria Generale) del Governo degli Stati Uniti, agli inizi degli anni 2000 per entrare nel mercato della produzione di componenti degli F-35 l’Italia ha pagato la somma di $ 1,028 miliardi di dollari (https://www.gao.gov/assets/gao04-554.pdf). Secondo il report Global Production of the Israeli F-35I Joint Strike Fighter (fol. H-63) pubblicato nel gennaio 2025 dall’Istituto di ricerca sulla pace canadese “Project Ploughshares” che si occupa di disarmo e sicurezza internazionale, Leonardo ha incassato quasi tre miliardi e mezzo di dollari per le commesse legate alla produzione dei componenti degli F-35. AEREI M-346 Per effetto del contratto stipulato in data 19.07.2012 (ed autorizzato dall’UAMA con nota 25708 del 1.10.2012), la Alenia Aermacchi – poi divenuta Leonardo – ha prodotto e consegnato all’Aeronautica militare israeliana 30 velivoli di addestramento M-346 e relativi simulatori di volo; gli aerei sono quelli sui cui si sono esercitati i piloti dei caccia F-16 e F-35 che dall’ottobre 2023 stanno bombardando la Striscia di Gaza. Questo accordo assume le forme di una triangolazione: da un lato, Leonardo ha venduto ad Israele i velivoli in oggetto, dall’altro lo Stato italiano si è impegnato ad acquistare velivoli da ricognizione e satelliti spia per la stessa cifra dalle industrie israeliane della difesa Elbit e Rafael; nel giugno 2023, Leonardo ha annunciato che avrebbe trasformato i velivoli da addestramento M-346 dell’aeronautica militare israeliana in aerei da combattimento – con la sigla M-346FA (Fighter Attack) –, installando un cannone “NEXTER” da 20 mm sull’aereo, molto utilizzato dall’IDF per la sua efficacia in contesti bellici.   ELICOTTERI AW119K Nel mese di febbraio 2019 Israele ha acquistato sette elicotteri AW119KX “Koala” d’addestramento avanzato dalla Agusta-Westland del valore di 350 milioni di dollari: anche in questo caso, l’operazione è stata realizzata attraverso una triangolazione in base alla quale l’Italia si è impegnata ad effettuare acquisti di valore equivalente di tecnologia militare israeliana; l’ambito della transazione comprende il supporto e la manutenzione per 20 anni. Nel mese di settembre del 2020, Israele ne ha ordinati altri cinque, per un totale di dodici elicotteri e due simulatori destinati alla Air Force Flight School, presso la base di Hatzerim, più il supporto logistico e manutentivo dei velivoli da parte italiana per vari anni. Nel mese di aprile 2022, Leonardo si è aggiudicata un contratto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per la fornitura ad Israele di velivoli AW119Kx per 29 milioni di dollari nell’ambito delle vendite militari all’estero. Nel mese di settembre 2020 l’IMOD (Israel Ministry of Defense) ha siglato un accordo integrativo per l’acquisto di un pacchetto di addestramento avanzato da Leonardo che includerà cinque ulteriori elicotteri da addestramento AW119KX e due addestratori per la scuola di volo dell’Aeronautica Militare; parte di questi veicoli, utilizzati nelle recenti azioni militare dell’IDF sulla Striscia di Gaza, sono stati consegnati anche successivamente al 7.10.2023.   CANNONI NAVALI 76/62 “SUPER RAPIDO-MF” Il gruppo Leonardo (attraverso la controllata OTO Melara) ha prodotto e consegnato in data 13.09.2022 alla Marina militare israeliana i cannoni navali 76/62 “Super Rapido-MF” (Multi-Feeding), in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto: la commessa ha un valore di 450 milioni di dollari. I cannoni armano le nuove corvette della classe “Sa’ar 6” realizzate dalla società tedesca ThyssenKrupp Marine Systems, impiegate in questi mesi per attaccare via mare la Striscia di Gaza: la Marina israeliana è stata tra le prime al mondo a utilizzare i cannoni OTO Melara da 76 mm che hanno una cadenza di fuoco di 120 colpi al minuto e un sistema di caricamento ad alimentazione multipla, grazie alle differenti tipologie di munizioni utilizzate (perforanti, incendiarie, a frammentazione, ecc.), contro sistemi missilistici a corto raggio, aerei, navi e obiettivi terrestri. Le navi che dal 9.10.2023 hanno utilizzato i cannoni Leonardo nelle azioni contro la Striscia di Gaza sono le corvette Ins Magen ed Ins Oz, le unità navali più grandi e più moderne della Marina militare israeliana. Diverse testate giornalistiche e le stesse IDF hanno confermato l’impiego delle nuove corvette nei bombardamenti sulla Striscia di Gaza.   TECNOLOGIE PER CARRI ARMATI Nel 2018 Leonardo DRS (la controllata di Leonardo con sede ad Arlington, Virginia) ha sottoscritto con Rafael Defense Systems un accordo per fornire all’Esercito e al Corpo dei Marines USA le tecnologie avanzate da installare nei carri armati Abrams M1A1/A2 MBT (contratto del valore di 80 milioni di dollari). Nello specifico, Rafael Defense Systems si è impegnata a produrre il sistema Trophy APS per la protezione del veicolo terrestre da eventuali attacchi, mentre Leonardo DRS si è impegnata a produrre i caricatori automatici per il sistema Trophy. Il sistema Trophy, sviluppato anche grazie a Leonardo, è stato installato in tutti i carri armati delle forze armate israeliane, come ad esempio i Merkava 3 e 4 ed i Namer; e sin dall’autunno del 2023, proprio i tank Merkava 4, dotati per l’appunto del sistema Trophy, sono stati impiegati nelle azioni militari perpetrate dall’IDF nella Striscia di Gaza.   RADAR Nel giugno 2022, è stato firmato un accordo di fusione tra la controllata americana di Leonardo (Leonardo DRS) e la società israeliana RADA Electronic Industries Ltd. con sede a Netanya, nei pressi di Tel Aviv, il cui sito ora è reperibile all’interno di quello della stessa Leonardo: la RADA è una azienda specializzata nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di sorveglianza delle frontiere, sistemi di difesa anti-aerea e anti-drone. Il successo dei prodotti RADA è intrecciato alle azioni militari che l’IDF ha ripetutamente condotto nella Striscia di Gaza tant’è che – come riportato sul sito della Leonardo – “è stata premiata dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) per la sua rete Sense & Warn di radar Counter-Mortars, Artillery and Rockets (C-RAM) subito dopo l’operazione Protective Edge nel 2014”. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) l’operazione “Margine Protettivo” (Protective Edge) avrebbe provocato la morte di migliaia di palestinesi, dei quali la gran parte civili (tra di loro centinaia di bambini). I sistemi di protezione attiva e i radar tattici prodotti da Leonardo DRSRADA sono da anni in dotazione anche dei vari blindati quali i Caterpillar D9 – dai soldati israeliani soprannominati Doobi – che sistematicamente accompagnano le operazioni militari e che hanno provocato la morte per schiacciamento di diversi palestinesi (nonché della militante nonviolenta americana Rachel Corrie) e la distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture palestinesi. Attraverso le forniture di RADA, di fatto, il Caterpillar D9 è dunque diventato una vera e propria “arma automatizzata e comandata a distanza”, fondamentale per l’esercito israeliano, impiegata in quasi tutte le attività militari dal 2000, per liberare le linee di incursione, neutralizzare il territorio e uccidere i palestinesi. Dall’ottobre 2023, è stato documentato l’uso di attrezzature Caterpillar per eseguire demolizioni di massa – tra cui case, moschee e infrastrutture di sostentamento – raid negli ospedali e schiacciare a morte i palestinesi”, come accertato (al par. 45) dal Rapporto della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 “From economy of occupation to economy of genocide”.   DRONI MIRACH 100/5 «L’M-40 è l’ultimo arrivato nella famiglia di droni “Mirach” di Leonardo, progettata per simulare minacce nemiche e consentire alle forze aeree, navali e terrestri di addestrarsi con missili aria-aria e terra-aria come Stinger, Aster e Aspide. Osservando, tramite sensori, gli stessi bersagli di un aereo o di un missile guidato, l’M-40 consente agli operatori di armi e radar di addestrarsi contro un bersaglio realistico». Questo si legge nel comunicato di Leonardo del 16.04.2018. Questi droni bersaglio, come ammesso da Leonardo, sono stati venduti anche ad Israele, in relazione ai quali le forze armate israeliane hanno ricevuto anche il relativo training.   COMPONENTI PER LE BOMBE GBU-39 Leonardo è parte del consorzio MBDA che vende allo Stato di Israele alcuni componenti chiave per le bombe tipo “GBU-39”, prodotte dalla Boeing. Nel dettaglio, il consorzio produce in una fabbrica situata in Alabama (USA) le ali che si dispiegano dopo il lancio, consentendo alla bomba GBU-39 di essere guidata con estrema precisione verso il bersaglio. Secondo un’inchiesta svolta dal giornale britannico The Guardian, poi riportata da diverse testate giornalistiche, Israele, che ha ricevuto migliaia di queste bombe dal consorzio MBDA, in 24 casi le ha impiegate in attacchi che hanno causato la morte di civili, tra cui molti bambini. Gli attacchi in questione sono avvenuti di notte, senza preavviso, in edifici scolastici e campi tendati, dove si erano rifugiate famiglie sfollate, provocando vasti incendi in cui i civili sono arsi vivi o sono stati mutilati. In particolare, merita menzione l’attacco lanciato alle 2 del mattino del 26.05.2025, che squarciò il tetto della scuola Fahmi al-Jarjawi a Gaza mentre decine di famiglie, che vi avevano trovato rifugio, dormivano, provocando la morte di 36 persone, metà delle quali bambini. In un video diventato virale, si vede la figura della piccola Hanin al-Wadie, di soli 5 anni, che cerca di uscire dalla stanza in fiamme. Ma non meno disumano è stato l’attacco sferzato la notte del 26.05.2024, quando le bombe furono lanciate contro il Kuwait Peace Camp 1 a Rafah, innescando un incendio che ha incenerito decine di tende, provocando 45 morti e 249 feriti e dove un bambino e una donna furono decapitati dai frammenti dell’esplosivo.   RIFERIMENTI INFORMATIVI : * Genocidio nella Striscia di Gaza, giorno 779: decine di vittime in una serie di attacchi aerei israeliani. Israele ha violato il cessate il fuoco 497 volte / INFOPAL – 23.11.2025 * L’allarme di Unifil: Israele sta occupando i territori del Libano / CITTA’ NUOVA – 19.11.2025 * Le associazioni per la pace trascinano il governo italiano in tribunale / PRESSENZA – 22.11.2025 * In nome della legge, giù le armi: azione legale della società civile contro Leonardo e lo Stato italiano / ACLI – 20.11.2025 * “In nome della legge: Ricorso della società civile contro Leonardo e lo Stato Italiano”  (il video della presentazione del ricorso e dell’iniziativa)/ ASSOPACE PALESTINA – 21.11.2025 * In nome della legge giù le mani, Leonardo / ATTAC ITALIA – 20.11.2025 * “ In nome della legge! – Giù le armi, Leonardo!” / PAX CHRISTI – 21.11.2025 * Le associazioni della società civile portano Leonardo spa e lo Stato italiano in tribunale e chiedono di dichiarare nulli i contratti stipulati per la vendita e la fornitura di armi ad Israele / UN PONTE PER – 20.11.2025 Maddalena Brunasti
November 24, 2025
Pressenza
Presentata a New York la “Dichiarazione dei giovani per la Pace nel Mediterraneo”
L’articolo che vi propongo oggi nasce da una conversazione con Giovanna Gagliardi, attivista/militante (come si diceva una volta) di “Un ponte per… “, Ong nata durante la prima guerra in Iraq per dare solidarietà umana e materiale alla martoriata popolazione civile, vittima dei bombardamenti su Baghdad degli USA e dei suoi Stati vassalli. Ho conosciuto Giovanna nel dicembre scorso a Mikolaïv, vicino alla linea del fronte nella guerra tra Russia e Ucraina, dove stava con un altro volontario di Operazione Colomba, che forma dei veri e propri corpi di pace in zone di conflitto. Questo articolo ha una curiosa particolarità: come già detto, è scritto grazie a una conversazione tra me, che in questo momento sto a Kiev, in Ucraina e Giovanna, che lunedì scorso era ad Amman, in Giordania, in attesa del volo per la capitale del Libano, Beirut e da lì per una vera e propria “missione di pace” in Siria per conto della sua organizzazione e riguarda un evento avvenuto a New York alla fine di giugno. E’ trascorso un certo tempo, è vero, ma nessuno ne ha parlato ed è importante diffondere l’importante messaggio scaturito dall’incontro. Il 26 giugno Giovanna Gagliardi ha fatto da moderatrice all’incontro di presentazione della “Dichiarazione dei giovani per la Pace nel Mediterraneo”, nell’ambito di un evento collaterale all’80esima Assemblea Generale dell’ONU a New York. Un evento promosso dalla Delegazione Permanente di Malta e dalla Convenzione per i Diritti nel Mediterraneo, con la co-sponsorizzazione, che ha sostenuto le spese della missione italiana, della Fondazione Sardegna e della Regione Sicilia e con la collaborazione dell’Associazione Ponti non muri. Erano presenti e parte attiva del progetto delegazioni provenienti da Palestina, Egitto, Tunisia, Marocco, Turchia, Libano, Iraq, Italia, Spagna, Bosnia, Albania e Malta. A New York è stata presentata ufficialmente la “Dichiarazione dei giovani per la Pace nel Mediterraneo” elaborata da 250 ragazze e ragazzi di 11 Paesi del Mediterraneo, attraverso una modalità partecipativa on line durata 12 mesi, durante la quale si sono confrontati e confrontate sulle cause delle guerre che hanno insanguinato e che insanguinano il Mediterraneo. I giovani hanno individuando 11 cause che in modo diverso causano o alimentano i conflitti e 8 richieste urgenti rivolte a tutti gli Stati dell’area. Come cause vengono individuate: l’occupazione territoriale, la scarsità di risorse, le divisioni etniche e religiose, la violenza, il terrorismo e la proliferazione delle armi, la mancanza di dialogo e cooperazione, le sfide dovute alle disparità economiche, il problema dei rifugiati, il lavoro minorile, il reclutamento dei bambini nelle varie milizie armate, gli ostacoli posti alla libertà di parola e il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Le ragazze e i ragazzi chiedono ai governi di agire urgentemente per il cessate il fuoco immediato la dove ci sono conflitti in corso e quindi, ovviamente per la fine del genocidio in atto a Gaza, il dialogo politico e la mediazione per trovare soluzioni ai conflitti, la promozione e il coinvolgimento dei giovani nei processi di costruzione della pace, investimenti nello sviluppo sostenibile, il potenziamento della cooperazione regionale, il disarmo e il controllo delle armi, lo sviluppo economico, la riforma democratica delle forze di sicurezza, che devono difendere i diritti umani e non reprimere le sacrosante lotte dei popoli, e in generale la promozione dei diritti umani. I giovani del Mediterraneo, che hanno partecipato a questo laboratorio di pace e democrazia, hanno dichiarato di volersi impegnare instancabilmente per la Pace, la Solidarietà e la Cooperazione. Rifiutano di accettare lo status quo di conflitto e divisioni e ribadiscono di voler fare del Mediterraneo una regione di pace, prosperità economica e comprensione reciproca. Mauro Carlo Zanella
August 14, 2025
Pressenza