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La destra e la Procura di Napoli a caccia di fantasmi
Nei giorni scorsi la Procura di Napoli ha disposto una serie di perquisizioni e sequestro di contenuti digitali contro alcuni iscritti ai Carc. Il reato ipotizzato è “associazione sovversiva e apologia di reato in favore delle Brigate Rosse e delle “nuove Brigate Rosse”. Una ipotesi, quella dei magistrati napoletani, che si […] L'articolo La destra e la Procura di Napoli a caccia di fantasmi su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
PERQUISIZIONI AI CARC TRA NAPOLI E FIRENZE. ACCUSE DI TERRORISMO E “BRIGATE ROSSE”.
All’alba del 21 aprile 2026, la Procura di Napoli ha disposto una serie di perquisizioni nei confronti di sei militanti del Partito dei CARC, tra Napoli e Firenze. Tra le persone coinvolte figurano anche dirigenti e membri della direzione nazionale del partito. Secondo quanto riportato nel decreto di perquisizione, le ipotesi di reato formulate dalla Procura riguardano la presunta costituzione di un’organizzazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, ai sensi dell’articolo 270-bis del codice penale. In particolare, agli indagati viene contestato di aver promosso o organizzato un’associazione che si richiamerebbe, nei contenuti e nelle finalità, all’esperienza delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse. Nel provvedimento si fa inoltre riferimento all’aggravante di aver coinvolto, nelle attività contestate, anche un minorenne. Una seconda ipotesi di reato riguarda invece l’apologia di terrorismo, richiamando gli articoli 110 e 414 del codice penale. In un comunicato diffuso dopo le perquisizioni, il Partito dei CARC contesta duramente l’impianto accusatorio, definendolo una costruzione pretestuosa. “Prima di procedere con le valutazioni politiche invitiamo gli interessati a leggere il mandato di perquisizione che riassume il teorema della Procura di Napoli, perché è istruttivo, da manuale, su come si costruisce una montatura. No, non è solo “ridicolo”, è soprattutto pretestuoso, strumentale e criminogeno, nel senso che inquadra nel novero dei reati anche condotte del tutto “normali”, come esprimere una visione politica per quanto essa possa essere, agli occhi di alcuni, scomoda, estremista e persino sbagliata. Una condotta tanto normale da essere sancita dalla Costituzione, nell’articolo 21”. Ne parliamo con Andrea del partito dei CARC, sezione Torino:
April 22, 2026
Radio Blackout - Info
Solidarietà al partito dei CARC
Cronaca di repressioni annunciate, stiamo parlando delle perquisizioni avvenute nella mattinata del 21 aprile nelle abitazioni di alcuni attivisti dei CARC tra Toscana e Campania, fra cui un minore, trattenuti poi in questura per molte ore. I capi di imputazione sono particolarmente pesanti e va colto il dato specificamente politico di una inchiesta che applica l’articolo 270-bis del codice penale italiano con cui si puniscono le «associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo» anche internazionale «o di eversione dell’ordine democratico». Si noti che si intende punire il proposito, non l’attuazione o la preparazione di una qualche azione. Ed è questo l’articolo in base al quale è stato condannato in primo grado il militante palestinese Anan Yaneesh che vivendo in Italia non avrebbe certo potuto compiere nessuna azione armata nella sua terra, in Cisgiordania. Se il 270-bis era da tempo utilizzato per reati di terrorismo, ora invece viene curvato sempre più in reato di opinione per essere applicato in procedimenti contro realtà sociali e politiche non terroristiche ma di lotta e di opposizione come appunto i CARC. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vede nell’utilizzo del reato associativo un’ autentica minaccia alla democrazia e alla partecipazione attiva in ambito sindacale, sociale e politico. All’occorrenza questo articolo potrebbe essere agitato per colpire molti altri attivisti, ed è ormai oggetto di forti critiche da parte di legali, giuristi e osservatori dei diritti civili. Non ci sono fatti violenti commessi dai militanti dei CARC, il 270-bis si presta invece per ridurre al silenzio le organizzazioni di opposizione, delegittimarle in ambito sociale alimentando la caccia alle streghe tipica di ogni clima emergenziale, quel clima che oggi indistintamente colpisce attivisti sindacali per gli scioperi di settembre ed ottobre, attivisti sociali e politici impegnati nei movimenti ambientalisti, dell’abitare e contro la guerra e il genocidio in Palestina. L’Osservatorio, esprimendo la propria solidarietà agli attivisti dei CARC, si fa quindi promotore di una campagna di solidarietà attiva contro l’emergenza delle legislazioni speciali. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bergamo, 27 novembre, Assemblea pubblica con Osservatorio contro la militarizzazione
GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2025, ORE 20.00 BERGAMO, CTE DEL VILLAGGIO DEGLI SPOSI, SALA FRATUS Per la prima volta l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà presente insieme agli studenti e alle studentesse universitari/e, ai collettivi palestinesi e alla cittadinanza a Bergamo all’incontro promosso dai Carc, che si terrà giovedì, 27 novembre 2025 presso il CTE del Villaggio degli Sposi, alla Sala Fratus alle ore 20.00. L’incontro approfondirà la relazione tra il mondo dell’istruzione e la filiera bellica. e alcuni rappresenttanti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università contribuiranno all’iniziativa relazionando sul proprio lavoro di monitoraggio e denuncia. 10-100-1000 Osservatori contro la militarizzazione delle scuole in ogni città! Qui il link del profilo del collettivo universitario, da cui si può scaricare con Q-code: https://www.instagram.com/p/DDxKUpoMLH1/?igsh=aW95cmRya3dqOXZz   
Pisa, 2 agosto 2025: Intervento Osservatorio tavolo sulla guerra alla Festa Nazionale CARC
In pochi minuti non riusciremo a costruire un intervento esaustivo e il rischio di toccare innumerevoli punti in maniera generica ci spinge alla sintesi scritta e forse un po’ schematica del nostro intervento. * Veniamo da un anno di mobilitazioni diffuse contro la guerra? Si e no, veniamo da un anno in cui il tema della guerra è particolarmente gettonato anche per fini elettorali. Non sta a noi esprimere giudizi trancianti, ma è innegabile che siamo arrivati a tanti appuntamenti con anni di ritardo, mentre decine di migliaia di civili morivano sotto i bombardamenti israeliani, vittime di un genocidio sostenuto da una parte dell’occidente che nasconde l’evidenza dei fatti e scambia l’antisionismo con l’antisemitismo. Ci dovremmo chiedere perché settori politici con una storia documentata di antisemitismo oggi difendano invece, a livello mondiale, l’operato del Governo di Israele. La nostra impressione è che sul tema della guerra si giochino innumerevoli equilibri politici e anche in questa festa abbiamo toccato con mano come alcuni schieramenti ampi a livello nazionale finiscano con il predisporre in fieri un cartello elettorale che alla fine svilirà la mobilitazione stessa contro la guerra. Per queste ragioni pensiamo di debba guardare alla realtà in maniera oggettiva e non pensare che esistano coscienze, sensibilità e mobilitazioni, quelle realizzate non sono all’altezza della situazione sempre che si voglia perseguire l’obiettivo della uscita della guerra dall’Italia inclusa la partecipazione attiva al riarmo, alla riconversione dell’industria, il sostegno ad Israele, l’impulso dato dal Governo e dalle parti datoriali allo sviluppo di tecnologie duali. * Il problema non è rappresentato dalle piazze, ma soprattutto dalla reiterata volontà di piegare la mobilitazione ai classici interessi di bottega. Ci verrebbe da chiedere all’area di USB la ragione per la quale separare le piazze a Roma o a Camp Darby, ma poi ritrovarsi d’amore e d’accordo con molti dei soggetti politici dai quali si erano divisi. Il problema non è l’unità ad ogni costo, ma lo diventano i contenuti e le prospettive ed è su queste che urge misurarci evitando di riproporre dinamiche da social forum che dopo il G8 di Genova hanno palesato innumerevoli contraddizioni travisando quello spirito unitario che su alcuni argomenti, come insegna la mobilitazione negli anni ottanta, dovrebbe essere il nostro faro guida * Per noi ci sono alcuni argomenti dirimenti, il primo riguarda la riconversione della ricerca e della produzione da fini civili e militari. Per decenni abbiamo abbandonato il tema e oggi, con i venti militaristi che soffiano impetuosamente, in ogni paese UE alcune aziende dell’indotto meccanico sono già ristrutturate per la produzione militare con l’assenso del sindacato. E quanto è accaduto in questi giorni con la Iveco dovrebbe indurci a considerare il problema come dirimente * Le mobilitazioni sindacali contro la guerra hanno raccolto pochissimi consensi, per mero realismo guardiamoci i dati delle adesioni agli scioperi e una volta tanto riflettiamoci perché la stragrande maggioranza del popolo italiano sarà anche contrario alla guerra ma fa ben poco per contrastarla a parte manifestazioni, lo stesso ragionamento vale per il boicottaggio dei prodotti israeliani e per la cultura di guerra che ritroviamo invece onnipresente nelle scuole di ogni ordine e grado * Ci sono fin troppe realtà che eludono la questione della NATO, anche in settori antagonisti si può essere contrari alla guerra, alla costruzione di nuove basi ma di fatto evitare ogni riferimento all’ampliamento delle basi e infrastrutture militari all’ombra della NATO e degli USA. Il caso Toscano è emblematico e per noi rappresenta non solo una contraddizione ma un limite oggettivo come dimostra alla fine il sostegno di tanti cittadini accordato alle opere di compensazione * Per il giorno 4 novembre l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha avanzato la proposta di sciopero perché questa data non è solo simbolica, ma emblematica della strisciante e perdurante presenza del militarismo nelle scuole, nell’università, di un coacervo di interessi scientifici ed economici a ruotare attorno a guerra, tecnologie duali, alla cultura della prontezza e della resilienza con cui ormai sviluppano quotidiane narrazioni unidirezionali. Il giorno 11 agosto una assemblea aperta con le realtà del sindacalismo di base affronterà il tema della mobilitazione del giorno 4 novembre noi siamo consapevoli che questo anno servirà una mobilitazione diffusa e non solo uno sciopero contro quella che si preannuncia la Finanziaria contro la guerra, abbiamo appreso che ci sarà anche una manifestazione nazionale il giorno 8 novembre promossa al campeggio in Valle. Poi avremo lo sciopero nazionale a cui il sindacalismo di base ha iniziato a lavorare. Ma sia ben chiaro, almeno per noi, che il problema non è rappresentato dalla fuga in avanti di date ma da un percorso, le realtà contro la militarizzazione di porti, aeroporti e ferrovie sono ancora troppo deboli, subiranno anche gli interventi legislativi atti a limitare, se non proprio ad impedire, il diritto di sciopero, hanno già risuscitato l’obbligo di segretezza attorno a tutto ciò che sia identificabile come militare obbligando i lavoratori e le lavoratrici alla riservatezza. Qui entrano in gioco i codici di fedeltà aziendali contro i quali poco è stato fatto nel recente passato. Eppure questi codici dovrebbero aiutarci a capire il loro legame con il pacchetto sicurezza contro il quale intere aree si sono mobilitate a poche settimane dalla approvazione in Parlamento dello stesso. E se la storia qualcosa insegna dovrebbe indurci a non ripetere gli stessi errori e a cercare sui temi reali una convergenza a partire dalla lettura che diamo della realtà con iniziative reali atte ad allargare la mobilitazione contro la guerra e a quella logica del nemico interno ed esterno che accompagna i processi di militarizzazione con un effettivo restringimento degli spazi di libertà, di democrazia e di partecipazione. Ed è con questo auspicio che vi salutiamo. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università