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Da tutta Europa verso Gerusalemme: il cammino come pratica di pace
Camminare è un atto originario, un gesto che appartiene alla storia profonda dell’umanità. Prima ancora delle parole, prima dei confini e delle istituzioni, l’essere umano ha camminato per conoscere, per incontrare, per sopravvivere. Oggi, in un mondo attraversato da conflitti armati, crisi umanitarie, violazioni dei diritti umani e crescenti disuguaglianze, il cammino riemerge come pratica consapevole di pace, come scelta etica e politica che si oppone alla logica della violenza e dell’indifferenza. Il Cammino di Pace verso Gerusalemme nasce da questa consapevolezza. Non è un’iniziativa episodica, né un gesto simbolico fine a sé stesso, ma un processo lungo, collettivo e partecipato, che attraversa territori geografici e interiori. Un pellegrinaggio laico e plurale che coinvolge persone di culture, religioni e provenienze diverse, unite dal desiderio di affermare la pace come diritto fondamentale e come responsabilità condivisa. Gerusalemme, Al-Quds, Yerushalayim: tre nomi per una stessa città, carica di significati storici, religiosi e politici. Una città ferita, contesa, sacra e profanata allo stesso tempo. Camminare verso Gerusalemme non significa appropriarsi di un luogo, né rivendicare un’appartenenza esclusiva, ma riconoscere la complessità, il dolore e la speranza che essa rappresenta. Significa affermare che la pace non può essere costruita attraverso la forza, l’occupazione o la negazione dell’altro, ma solo attraverso il dialogo, la giustizia e il riconoscimento reciproco. Il Cammino di Pace si configura come una vera e propria scuola di pace itinerante. Ogni tappa diventa occasione di apprendimento, di confronto, di ascolto. Si cammina lentamente, perché la pace non si impone e non si consuma in tempi rapidi. Richiede pazienza, cura, capacità di stare nel conflitto senza alimentarlo. Richiede anche di disarmare il linguaggio, di rifiutare le semplificazioni, di accettare la complessità della realtà. Lungo il percorso, il cammino si intreccia con le comunità locali, con le storie di chi vive i territori attraversati, con le lotte quotidiane per la dignità, il lavoro, l’ambiente, i diritti. Diventa così un festival itinerante di umanità, in cui la musica, l’arte, la danza, la parola e il silenzio contribuiscono a creare spazi di relazione e di condivisione. La pace non è solo assenza di guerra, ma presenza di legami, di giustizia sociale, di rispetto per la vita in tutte le sue forme. Un aspetto centrale del Cammino di Pace è la sua ispirazione alla nonviolenza attiva. Una nonviolenza che non è passività, ma scelta coraggiosa di resistenza civile. È la nonviolenza praticata da chi rifiuta l’odio come strumento politico, da chi si oppone all’oppressione senza riprodurne i meccanismi, da chi costruisce alternative concrete alla logica del nemico. In questo senso, il cammino si nutre delle esperienze di attivisti per la pace, israeliani e palestinesi, che da anni lavorano insieme per un futuro diverso, fondato sulla coesistenza e sulla pari dignità. Camminare insieme significa anche esporsi alla fatica, all’imprevisto, alla vulnerabilità. Il corpo che cammina diventa misura del tempo e dello spazio, rompe il ritmo accelerato della società contemporanea e restituisce centralità all’esperienza. In questa dimensione, la pace non è più un concetto astratto, ma un vissuto quotidiano fatto di gesti semplici: condividere l’acqua, sostenersi nei momenti di difficoltà, ascoltare una storia, accogliere una differenza. Il Cammino di Pace verso Gerusalemme è anche una campagna di sensibilizzazione e di responsabilità collettiva. Invita ciascuno a interrogarsi sul proprio ruolo nel mondo, sulle scelte quotidiane che contribuiscono a sostenere o a contrastare i sistemi di violenza e di esclusione. La pace non è delegabile, non è compito esclusivo delle istituzioni o dei governi, ma nasce dal basso, dalla partecipazione attiva delle persone e delle comunità. In un’epoca segnata dal riarmo, dalla militarizzazione dei territori e dalla normalizzazione della guerra, questo cammino rappresenta una contro-narrazione potente. Afferma che un altro mondo è possibile, non come slogan, ma come pratica concreta. Ogni passo diventa una presa di posizione, ogni incontro un atto politico nel senso più alto del termine: prendersi cura della polis, della comunità umana. Camminare verso Gerusalemme, dunque, non significa solo andare verso una meta geografica, ma intraprendere un percorso di trasformazione personale e collettiva. È un invito a rallentare, a guardare, a sentire. È un richiamo alla responsabilità e alla speranza. In un mondo che costruisce muri, il Cammino di Pace costruisce ponti. In un mondo che divide, sceglie di unire. In un mondo che arma, decide di camminare disarmato, affidandosi alla forza fragile e rivoluzionaria della pace.   Laura Tussi
February 7, 2026
Pressenza
Le Local March for Gaza si moltiplicano
12 agosto, Biella – Sulla scia del successo della prima “Local March for Gaza” sul Cammino di Oropa, che ha visto oltre 160 pellegrini marciare fino a Milano per chiedere il cessate il fuoco immediato, il movimento si espande in tutta Italia con nuove marce locali. Queste iniziative, descritte come “lacrime che si uniscono per creare una pioggia benefica di speranza,” rappresentano un invito all’azione per trasformare il dolore in movimento pacifico. Il successo della marcia iniziale, che si è conclusa con la consegna in Prefettura di una petizione firmata da oltre 500 persone, ha ispirato la creazione di un kit di mobilitazione, un “vademecum” che fornisce le linee guida per organizzare marce locali. Il documento sottolinea i valori fondamentali di nonviolenza, multiculturalità e autonomia che caratterizzano il movimento. Nel prossimo futuro, diverse nuove marce sono già in programma, a testimonianza della crescente solidarietà: * Liguria: Dal 23 al 25 agosto, una marcia si snoderà da Albenga a Cervo, con Marina Pissarello e Marina Manieristi come referenti. * Cammino dei Briganti (Abruzzo): Dal 24 al 27 agosto 2025, la marcia partirà da Sante Marie e terminerà ad Avezzano, guidata da Luca Gianotti e Fabiana Mapelli. * Area Metropolitana di Torino: Dal 30 agosto al 27 settembre, il cammino “Passi oltre il silenzio” si svolgerà sulla Corona delle Delizie, con tappe in diverse città e conclusione in Piazza Castello. * Val Maira: Dal 30 al 31 agosto 2025, una staffetta a piedi di 24 ore seguirà il fiume dalle sue sorgenti. Il referente è Marta Campostano. * Modena: Il 30 e 31 agosto, il “Cammino di pace per Gaza” attraverserà Vignola e Spilamberto, con Claudio Ansaloni come referente. Il movimento, che si basa sul camminare come atto di solidarietà, culminerà a fine ottobre a Roma, dove le firme raccolte sulla petizione verranno consegnate alle autorità competenti, in un gesto concreto per richiamare l’attenzione sulla necessità di pace e giustizia. In parallelo, il 16 agosto, l’ecomuseo della Trappa ospiterà l’evento “Parole per Gaza,” un’iniziativa che si collega idealmente al movimento, mettendo in evidenza il potere della parola unito a quello del cammino. Per ulteriori informazioni e per scoprire come partecipare, si invita a visitare il sito web del comitato e a consultare il vademecum. Contatti: adesioni@localmarchforgaza.it QUI la petizione per il cessate il fuoco immediato, la sospensione delle armi e l’accesso umanitario a Gaza. https://www.localmarchforgaza.it Redazione Piemonte Orientale
August 12, 2025
Pressenza