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L’attacco all’Iran è anche un attacco all’ONU
Il 16 febbraio, uno di noi (Jeffrey Sachs) ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avvertendo che gli Stati Uniti erano sul punto di stracciare la Carta delle Nazioni Unite. Quell’avvertimento si è ora avverato. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra non provocata contro l’Iran, in flagrante violazione dell’articolo 2(4) della Carta, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza e senza alcuna legittima rivendicazione di autodifesa ai sensi dell’articolo 51. Stanno cercando di uccidere la Carta delle Nazioni Unite e lo Stato di diritto internazionale, ma falliranno. Il 28 febbraio, al Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno rivolto la loro condanna non all’aggressione americana e israeliana, ma all’Iran. Uno dopo l’altro, gli alleati degli Stati Uniti hanno condannato l’Iran per i suoi attacchi di rappresaglia, ma assurdamente non hanno condannato l’attacco illegale e non provocato degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. Il comportamento di questi paesi è stato vergognoso e ha capovolto completamente la realtà. Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele sono stati descritti da Trump come necessari perché l’Iran “ha rifiutato ogni opportunità di rinunciare alle proprie ambizioni nucleari e non possiamo più tollerarlo”. Si tratta ovviamente di una bugia bell’e buona. Come riportato nella lettera del 16 febbraio, dieci anni fa l’Iran ha accettato un accordo nucleare, il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), adottato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2231. È stato Trump a strappare l’accordo nel 2018. Nel giugno 2025, Israele ha bombardato l’Iran nel bel mezzo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Anche questa volta, i piani di guerra di Israele e Stati Uniti erano stati definiti settimane fa, quando Netanyahu ha incontrato Trump, e i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran erano una farsa. Questo sembra essere il nuovo modus operandi degli Stati Uniti: avviare negoziati e poi mirare ad assassinare le controparti. È facile capire perché gli alleati degli Stati Uniti si comportino in modo imbarazzante e umiliante come hanno fatto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre agli Stati Uniti, otto degli altri 14 membri del Consiglio ospitano basi militari statunitensi o concedono all’esercito americano l’accesso alle basi locali: Bahrein, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia, Panama e Regno Unito. Questi paesi non sono completamente sovrani. Sono parzialmente governati dagli Stati Uniti. Le basi militari statunitensi ospitano operazioni della Cia e i paesi ospitanti sono costantemente all’erta per cercare di evitare la sovversione degli Stati Uniti nei propri paesi. Come disse Henry Kissinger nella famosa espressione “Essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale”. A questo possiamo aggiungere che ospitare basi militari statunitensi e operazioni della Cia significa trasformare il proprio paese in uno Stato vassallo. Come esempio assurdo, ma significativo, l’ambasciatrice danese ha ripetuto pappagallescamente ogni argomento degli Stati Uniti, puntando il dito contro l’Iran per la sua aggressività, come se l’Iran non fosse stato attaccato dagli Stati Uniti e da Israele. Ha completamente dimenticato che un vassallaggio così umiliante nei confronti degli Stati Uniti non gioverà alla Danimarca se gli Stati Uniti dovessero occupare la Groenlandia. Le voci sincere al Consiglio di Sicurezza provenivano dai paesi non occupati dagli Stati Uniti. La Russia ha spiegato correttamente che il cosiddetto Occidente (cioè i paesi occupati dagli Stati Uniti) sta incolpando la vittima quando punta il dito contro l’Iran. La Cina ha ricordato al Consiglio che la crisi è iniziata con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, non con la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciatore della Somalia, parlando a nome di diversi Stati membri africani, ha descritto in modo veritiero la causa di questa recente escalation. Il rappresentante presso le Nazioni Unite della Lega degli Stati Arabi ha parlato in modo brillante della causa principale della folle aggressione di Israele: la negazione dei diritti al popolo palestinese e il ricorso da parte di Israele a omicidi di massa e guerre regionali per impedire la nascita di uno Stato palestinese. Quando l’Iran reagisce contro le basi militari statunitensi nel Golfo, esercita il suo diritto intrinseco di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta. Dobbiamo ricordare che gli Stati Uniti e Israele stanno apertamente e ripetutamente assassinando i leader iraniani, con l’obiettivo di rovesciare il suo governo. Quando gli Stati uccidono un capo di Stato straniero e tentano di distruggere il governo, il bersaglio di tali minacce ha il diritto, secondo il diritto internazionale, di difendersi. Il bombardamento statunitense-israeliano ha ucciso non solo la Guida Suprema dell’Iran e diversi alti funzionari governativi, ma anche più di 140 (il New York Times ora ne riporta almeno 175) ragazze nella loro scuola a Minab. Queste bambine sono vittime di un orribile crimine di guerra. I paesi che oggi hanno dato il via libera agli Stati Uniti e a Israele per questi omicidi – in particolare Danimarca, Francia, Lettonia, Regno Unito e, naturalmente, gli Stati Uniti – sono anch’essi complici di questo crimine di guerra. Questa riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sarà probabilmente ricordata come il giorno in cui le Nazioni Unite hanno cessato di funzionare dalla loro sede sul suolo americano. Un’organizzazione internazionale dedicata alla risoluzione pacifica delle controversie non può operare in modo credibile da un paese che intraprende guerre illegali, minaccia di annientare gli Stati membri e tratta le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come strumenti usa e getta di convenienza. Affinché le Nazioni Unite possano sopravvivere, e abbiamo bisogno che sopravvivano, avranno bisogno di diverse sedi in tutto il mondo – in Brasile, Cina, India, Sudafrica e altri paesi – che onorino la vera multipolarità del nostro mondo. Siamo chiari su ciò che gli Stati Uniti e Israele stanno perseguendo. L’obiettivo degli Stati Uniti non è la sicurezza del popolo americano. L’obiettivo è l’egemonia globale. Il tentativo è quello di distruggere l’Onu e lo Stato di diritto internazionale – un tentativo che fallirà. L’obiettivo di Israele è quello di creare una Grande Israele, distruggere il popolo palestinese e affermare la propria egemonia su centinaia di milioni di arabi in tutto il Medio Oriente (dal Nilo all’Eufrate, come ha recentemente affermato l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee). Gli sforzi deliranti degli Stati Uniti per ottenere l’egemonia globale stanno procedendo regione per regione. Gli Stati Uniti hanno recentemente affermato, in una presunta rivisitazione completamente distorta della Dottrina Monroe, di controllare l’emisfero occidentale e di poter dettare ai paesi latinoamericani come condurre i propri affari economici e politici. Gli Stati Uniti hanno rapito il presidente venezuelano in carica per dimostrare la loro tesi e ora minacciano di rovesciare anche il governo cubano. L’attuale guerra contro l’Iran mira a dimostrare che gli Stati Uniti possiedono anche il Medio Oriente. La guerra fa parte di una campagna trentennale, avviata dalla dottrina Clean Break (“taglio netto”,s’intende non avere remore) per rovesciare tutti i governi che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti e di Israele nella regione. Queste guerre congiunte tra Israele e Stati Uniti hanno incluso il genocidio a Gaza, l’occupazione della Cisgiordania e decenni di guerre e operazioni di cambio di regime in Iran, Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Una parte del piano globale degli Stati Uniti consiste nel requisire le esportazioni mondiali di petrolio e indebolire così la Cina e la Russia. La conquista del Venezuela da parte degli Stati Uniti era finalizzata ad assicurare il controllo americano sulle esportazioni petrolifere di quel Paese, in particolare per controllare il flusso di petrolio verso la Cina. Le sanzioni statunitensi contro la Russia mirano a impedire che il petrolio russo raggiunga l’India e la Cina. Ora gli Stati Uniti mirano a fermare il flusso di petrolio iraniano verso la Cina. Più in generale, gli Stati Uniti mirano a controllare l’intera regione del Golfo più l’Iran per mantenere il loro dominio imperiale. L’ordine internazionale che Franklin ed Eleanor Roosevelt hanno contribuito a costruire dopo la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale si basava su un’idea semplice e profonda: che la legge e il rispetto, non la forza, dovessero governare le relazioni tra gli Stati. Quell’idea viene ora distrutta proprio dalla nazione che ha fatto di più per promuoverla fondando l’ONU. L’ironia è amara oltre ogni misura. La verità è che la devastazione della guerra non colpirà direttamente il cosiddetto Occidente: i loro figli non subiranno traumi o morte e i loro paesi non saranno incendiati. Le vittime di questo attacco sono i popoli del Medio Oriente. Sono loro i sacrificabili che soffrono per l’arroganza occidentale, l’abuso di potere e la dipendenza dalla guerra. In secondo luogo, se Israele continuerà la sua dipendenza dalla guerra e dall’occupazione, anch’esso non sopravviverà. Tale dipendenza rappresenta un misto di teocrazia e stress post-traumatico. Una parte di Israele crede di essere il regno biblico del V secolo a. C. L’altra parte vive nel ricordo traumatico dell’Olocausto ed è quindi determinata a uccidere qualsiasi avversario percepito piuttosto che imparare a convivere con esso in pace. La contorta difesa dell’ambasciatore israeliano dell’attacco sfrontato di Israele all’Iran, come al solito, ha citato la Bibbia e Auschwitz come le due giustificazioni. Questi sono i due riferimenti perenni di Israele, ma non il mondo reale di oggi. Uno Stato che dipende dalla guerra permanente, dall’occupazione permanente e dal massacro dei palestinesi, nonché dalla sottomissione indefinita di milioni di persone, non ha un futuro praticabile, e le politiche che gli Stati Uniti stanno attualmente perseguendo per conto di Israele accelereranno piuttosto che impedire tale esito. La soluzione dei due Stati, che il Consiglio ha ripetutamente approvato, offre a Israele una via verso la pace. Tragicamente, Israele la rifiuta. Il risultato, alla fine, sarà la fine dello stesso Israele nella sua forma attuale, soprattutto perché la popolazione statunitense si sta rapidamente rivoltando contro la violenta teocrazia israeliana e si sta schierando a favore della causa palestinese. Forse ci sarà un unico Stato democratico in cui arabi ed ebrei vivranno insieme in pace, ponendo fine al regime di apartheid. Sono verità dure, ma le emergenze richiedono onestà. L’Onu sta venendo uccisa da Israele e dagli Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza deve risvegliarsi dall’occupazione militare degli Stati Uniti e ricordare che è custode della promessa della Carta delle Nazioni Unite di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Jeffrey Sachs (economista statunitense, consulente dell’Onu in varie occasioni) e Sybil Fares (consulente dell’Onu sullo sviluppo sostenibile) (traduzione di Giorgio Riolo)   ANBAMED
March 7, 2026
Pressenza
Le Nazioni Unite compiono 80 anni: un punto di svolta per l’umanità
Pressenza e il Movimento Umanista hanno sempre riconosciuto le Nazioni Unite come un passo storico verso l’umanizzazione del mondo. Nel novembre 2025, l’ONU celebrerà il suo 80° anniversario, una pietra miliare che ci invita a riflettere sui suoi successi, sui suoi limiti e sulle trasformazioni urgenti che deve intraprendere per riuscire a fronteggiare le necessità del nostro tempo. Per commemorare questa occasione, Pressenza pubblicherà una serie di analisi, testimonianze e interviste da tutto il mondo. Vogliamo capire come l’ONU abbia influenzato la vita delle persone, cosa rappresenti oggi e come debba evolversi per rimanere rilevante. Invitiamo a inviarci proposte e riflessioni su come l’ONU possa amplificare il proprio potere ed efficienza nell’affrontare le grandi sfide di questo secolo. Fondata nel 1945 come organizzazione per la pace, l’ONU ha ricevuto il nobile mandato di prevenire la guerra, ma con mezzi limitati per far rispettare la pace. Tuttavia, il suo contributo è stato significativo: dall’adozione del Trattato di non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP) nel 1968 al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) nel 2017. Ha coordinato la solidarietà globale in molti settori: istruzione, sanità, aiuti umanitari, diritti degli indigeni, diritti delle donne e, più recentemente, cambiamenti climatici, acqua potabile e protezione delle specie in via di estinzione. Eppure, l’ONU non è mai riuscita a superare completamente il controllo degli Stati nazionali, né il dominio del suo Consiglio di Sicurezza, (composto da 5 membri permanenti con diritto di veto: Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, N.d.R.) che riduce il resto del mondo a una sorta di appartenenza di “seconda classe”. Questo limite strutturale ha spesso paralizzato l’istituzione di fronte a crisi come quelle di Gaza, Palestina e Ucraina, portando molti a chiedersi: il mondo sarebbe davvero migliore senza l’ONU? Nonostante i suoi difetti, l’ONU è stata una piattaforma dove il Sud del mondo ha potuto far sentire la propria voce, dove si è organizzata la solidarietà oltre i confini nazionali e dove si è alimentata la speranza di un mondo più cooperativo e umano. La sua storia è lontana dall’essere perfetta, ma la sua assenza sarebbe catastrofica. In occasione di questo 80° anniversario, non solo guardiamo indietro a ciò che è stato realizzato, ma anche avanti a ciò che deve venire. Stiamo raccogliendo testimonianze, opinioni e proposte da ogni angolo del pianeta con l’hashtag #UNat80. Pressenza, in qualità di Agenzia Stampa internazionale, si impegna ad amplificare queste voci. Ogni contributo è importante in questa sinfonia umana che invoca la pace, la dignità e l’umanizzazione del nostro futuro comune. Traduzione dall’inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Pressenza IPA
August 29, 2025
Pressenza
Ma davvero sta cambiando qualcosa?
Fame A Gaza si continua a morire di fame. Ieri sono morte 11 persone e stamattina, fino al momento in cui scriviamo (ore 10:00) ne sono morte negli ospedali altri 5. Non sappiamo quanti siano quelli morti di fame prima di arrivare negli ospedali. Si muore anche nel tentativo di sfamarsi. Oltre ai centri trappola della GHF, alcuni paesi per lavarsi la coscienza e farsi un po’ di propaganda umanitaria hanno iniziato a lanciare gli aiuti dal cielo, in accordo certamente e dopo le ispezioni dell’esercito di occupazione. Sono fumo negli occhi e soprattutto lanci pericolosi o inutili. Oggi è stata uccisa una persona sotto il peso di un pacco di aiuti, per il funzionamento difettoso del paracadute. Ieri ne erano state uccise tre. Secondo un rapporto della protezione civile, il 50% dei lanci finiscono in zone occupate dalle truppe israeliane e li rubano i soldati. L’unica via per evitare la morte lenta di due milioni di essersi umani (ricordiamolo ai complici del genocidio che i palestinesi sono esseri umani) è l’apertura dei valichi all’ingresso degli aiuti dell’Onu che sono in attesa da mesi ai confini con l’Egitto e la Giordania. Siria Truppe corazzate israeliane sono penetrate nel territorio siriano meridionale nella provincia di Quneitra. L’agenzia stampa SANA riporta che i soldati israeliani hanno sparato contro un convoglio della Mezzaluna Rossa che trasportava malati; per fortuna senza vittime. La resa incondizionata del nuovo regime siriano degli ex jihadisti, votati all’obbedienza ai regimi reazionari arabi e ad Erdogan, ha fatto sì che non abbiano nulla con cui rispondere alle aggressioni e interferenze di Tel Aviv. Gli incontri bilaterali diretti a livello militare prima e politico poi, consigliati da USA e Turchia, non hanno portato al ristabilimento della situazione alla fase antecedente l’8 dicembre 2024, data della caduta della dittatura degli Assad. Israele col pretesto di difendere i drusi sta occupando tutto il sud siriano. Il ministro israeliano Katz è arrivato a dire: “A sud di Damasco non vogliamo vedere un solo cannone”. Intanto lo IDF continua l’aggressione e l’invasione del Libano meridionale col pretesto di colpire gli hezbollah. Espansionismo e dominio, come nella Germania prima della II guerra mondiale. ONU Mentre è ancora in corso la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, i Ministri degli Esteri di Italia, Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza hanno respinto con forza la decisione di Israele, dell’8 agosto, di lanciare un’ulteriore operazione militare su larga scala a Gaza. “Ciò aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili. I piani annunciati dal governo israeliano rischiano di violare il diritto internazionale umanitario. Qualsiasi tentativo di annessione o espansione degli insediamenti viola il diritto internazionale”. “Siamo uniti nel nostro impegno a favore dell’attuazione di una soluzione a due Stati negoziata, quale unico modo per garantire che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco in pace, sicurezza e dignità”. Va notata l’ipocrisia espressa surrettiziamente nel comunicato: si parla di mettere in pericolo la vita degli ostaggi israeliani, ma non si citano le migliaia di civili palestinesi uccisi. Israele Migliaia di cittadini israeliani solidali con le famiglie degli ostaggi sono scesi in piazza ieri sera, sabato, come tutti i giorni passati, per chiedere un accordo di scambio prigionieri e mettere fine all’aggressione contro Gaza. È stata chiusa un’importante arteria stradale della capitale israeliana Tel Aviv e invasi gli studi tv Canale 13. La manifestazione è stata repressa duramente dalla polizia, che ha tratto in arresto circa 50 persone. Tra i manifestanti sono apparsi anche sostenitori di Netanyahu che hanno minacciato con le armi, visibilmente mostrate, i familiari. Tunisia Si inasprisce la repressione del regime di Saied contro il sindacato dei lavoratori. Le bande di sostenitori di Saied hanno inscenato una protesta davanti alla sede centrale a Tunisi del principale sindacato, l’UGTT. Chiedevano al governo di sciogliere l’organizzazione dei lavoratori. In un discorso pubblico, il presidente della repubblica non ha condannato il gesto fascistoide, ma ha dato una copertura legale sostenendo che la vicenda riguarda il diritto di espressione. La colpa del sindacato è di aver organizzato nei giorni scorsi degli scioperi nel settore dei trasporti pubblici. ANBAMED
August 10, 2025
Pressenza