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Appalti etici nella sanità in Emilia-Romagna: un passo verso la fine delle complicità con le violazioni del diritti umani in Palestina e altrove
LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA APPROVA LE LINEE DI INDIRIZZO PER GLI APPALTI ETICI NELLA SANITÀ * Un grande risultato del movimento che chiede agli Enti Territoriali la fine delle complicità con Israele. * Uno strumento per escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. * Un esempio da seguire (e da migliorare) per tutti gli Enti Territoriali. BDS Bologna esprime soddisfazione per  l’approvazione delle Linee di indirizzo per le stazioni appaltanti e le centrali di committenza operanti nell'ambito del sistema sanitario regionale che introduce criteri etici nelle procedure di appalto. Questo è un grande risultato del movimento che per mesi ha chiesto l’attuazione dell’ordine del giorno approvato il 22/12/2025 dall’Assemblea Legislativa che impegnava la Giunta a emanare “un regolamento regionale contenente linee guida obbligatorie per le strutture del SSR e le centrali di committenza” che includesse  “criteri di valutazione dell’offerta che tengano conto dei profili di integrità, responsabilità sociale e sostenibilità etica degli operatori economici”. La delibera n. 1629 approvata dalla Giunta Regionale il 28/09/2026 va nella giusta direzione, introducendo misure che prevedono il rispetto dei diritti umani da parte delle aziende  che partecipano alle gare di appalto del Servizio Sanitario Regionale e dovrebbero permettere di escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Secondo il diritto internazionale Regioni, Comuni e altri enti pubblici, in quanto organi dello Stato,  hanno l’obbligo giuridico di non contribuire a gravi crimini internazionali e violazioni dei diritti umani. Il mancato rispetto di tali obblighi costituisce complicità. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con il diritto internazionale, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che gli enti pubblici acquistino solamente da fornitori che rispettano i diritti umani e i principi dello stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Le linee di indirizzo prevedono che le stazioni appaltanti dovranno integrare nelle procedure di gara clausole vincolanti di esecuzione contrattuale e strumenti di verifica, monitoraggio e sanzione e che le aziende partecipanti a gare d’appalto dovranno presentare una Dichiarazione di Conformità relativa a requisiti su standard sociali minimi e rispetto dei diritti umani, lungo tutta la catena di fornitura. La mancata sottoscrizione della dichiarazione sarà causa di esclusione dalla gara e, nella fase di esecuzione, il mancato rispetto di quanto dichiarato costituirà  grave inadempimento contrattuale, che comporterà applicazione di penali o risoluzione del contratto.  Saranno escluse dagli appalti aziende coinvolte in violazioni della Convenzione contro il genocidio, della Convenzione di Ginevra e altri trattati sui diritti umani, o i cui vertici siano stati condannati in via definitiva dalla Corte Penale Internazionale. Il coinvolgimento riguarda anche forme di partecipazione, controllo o diretta riconducibilità a entità di Stati nei confronti dei quali siano state accertate simili violazioni e prese misure da parte della Corte Internazionale di Giustizia o i cui vertici istituzionali siano stati condannati dalla Corte Penale Internazionale. Le stazioni appaltanti potranno effettuare verifiche autonome di ‘due diligence’ e integrità, utilizzando fonti e banche dati qualificate, assicurando una messa in opera efficace e un monitoraggio accurato delle aziende candidate nelle attuali e future gare d’appalto. Nonostante questi aspetti positivi, alcune parti delle linee guida avrebbero potuto essere affrontate in maniera più stringente. Per esempio, il possesso di certificazioni di responsabilità sociale ed etica non dovrebbe essere considerato un criterio premiante, ma un requisito minimo per la partecipazione a un appalto pubblico. Il rispetto dei diritti umani deve essere un criterio vincolante per l’ammissione alla procedura di appalto. La reale efficacia delle linee di indirizzo si vedrà nella loro attuazione pratica quando dovranno essere rinnovati appalti come quelli per le forniture di farmaci che hanno visto finora assegnare contratti per milioni di euro a un’azienda come l’israeliana Teva, che trae profitto dall’occupazione illegale dei territori palestinesi e sostiene le politiche genocidarie dello stato israeliano. Insieme alle associazioni solidali con la Palestina della nostra Regione, che hanno raccolto 11.000 firme per la petizione popolare Basta Complicità,  vigileremo sull’attuazione effettiva delle linee di indirizzo sugli appalti nel Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna. Ribadiamo la richiesta che una politica di appalti etici venga attuata dalla Regione in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, come previsto dalla risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa l’11 giugno 2024. Continueremo a fare pressione sulla Regione affinché prenda misure concrete per interrompere le complicità anche in altri ambiti: dal transito di armi nel porto di Ravenna, alla partecipazione nelle manifestazioni fieristiche di aziende implicate in violazioni, agli accordi con aziende belliche. Come movimento BDS in tutta Italia continuiamo a mobilitarci per fare interrompere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici ogni relazione con istituzioni israeliane e con aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina. Invitiamo movimenti e associazioni solidali con la lotta del popolo palestinese e organizzazioni impegnate nelle lotte per i diritti umani e la giustizia climatica,  sociale, economica, razziale e di genere ad attivarsi nella campagna “Enti Territoriali liberi dalla complicità” Informazioni al link: https://bdsitalia.org/index.php/campagne/entiterritoriali LIBERIAMO I NOSTRI COMUNI, REGIONI E ALTRI ENTI PUBBLICI DALLE COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO E CON IL SISTEMA ISRAELIANO DI COLONIALISMO, OCCUPAZIONE E APARTHEID! 
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
BDS Italia sostiene la mozione per sospendere la vendita dei prodotti Teva nelle farmacie comunali di Arese
BDS Italia dichiara il proprio convinto sostegno alla mozione elaborata dall’associazione Prospettiva 2023, nata come laboratorio di promozione culturale politica a partecipazione civica. L’ associazione chiede la sospensione della vendita nelle farmacie comunali di Arese dei prodotti farmaceutici della multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. La mozione nasce dalla vocazione pacifista di Prospettiva 2023, che si è fatta interprete della crescente consapevolezza della società civile locale sulla necessità di opporsi in modo efficace al genocidio in corso a Gaza ed alla violenza sistematica esercitata da parte del regime israeliano nel Territorio Palestinese Occupato (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza).  Con questa iniziativa l'associazione esercita una legittima pressione sulle istituzioni locali, affinché vengano adottate misure che interrompano la collaborazione con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario, recependo in tal modo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel suo pronunciamento del 19 luglio 2024. La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, presentata dai gruppi consiliari di minoranza del centro-destra. Campagna già adottata da altri Comuni La mozione si inserisce nella campagna nazionale di boicottaggio promossa da BDS Italia, dalla Rete Sanitari per Gaza e da Digiuno Gaza, che ha già portato diversi Consigli e/o Giunte comunali a deliberare di richiedere alle farmacie comunali la sospensione degli approvvigionamenti di farmaci prodotti da aziende che sostengono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. In particolare hanno deliberato in tal senso i Comuni di Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Corinaldo, Rosignano Marittimo, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, San Gimignano, Livorno, Carrara, Pesaro, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Monza. Questa forma di boicottaggio resterà in vigore fino al ripristino del rispetto del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato. Le misure adottate tengono comunque conto del diritto alla cura dei malati: le delibere chiedono ai farmacisti che tutti i farmaci essenziali rimangano disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso per i pazienti.  Le ragioni del boicottaggio Teva, insieme alle sue controllate (Cephalon, Ratiofarm e Dorom), è stata individuata come complice del regime israeliano dal Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, che coordina a livello globale il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Secondo dati raccolti dal Centro di ricerca indipendente WhoProfit, l'azienda trae vantaggio dal regime di occupazione nel Territorio Palestinese Occupato. In base al Protocollo di Parigi del 1994, Israele controlla frontiere, dogane e commercio dei Territori, impedendo l'ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi e imponendo o favorendo la distribuzione dei prodotti commercializzati in Israele, tra cui molti di Teva. Le aziende farmaceutiche palestinesi, nel contempo, subiscono pesanti limitazioni nella produzione e nella vendita. Fonti pubbliche, raccolte in un dossier pubblicato sul sito Bdsitalia.org, segnalano inoltre che Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF), con donazioni, e con la partecipazione a programmi di supporto ai suoi soldati come "Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers" (quest’ultimo sponsorizzato da Teva almeno fino al febbraio 2026), senza mai condannare le violazioni dei diritti umani commesse a Gaza e altrove. Teva pratica pertanto politiche discriminatorie dal punto di vista sanitario, in totale contraddizione con quanto proclamato nel suo codice etico, in cui afferma “Ci prendiamo cura del benessere dei pazienti, dei caregivers e delle comunità. Le nostre famiglie possono essere estremamente orgogliose della differenza che facciamo nella vita delle persone di tutto il mondo. (…) Sosteniamo e rispettiamo la tutela dei diritti (…) e ci impegniamo a non essere complici di abusi”. Tutto questo, evidentemente, non vale per i Palestinesi.  Per questi motivi, la campagna italiana "TEVA? No grazie!", promossa da BDS Italia, Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza, invita cittadini, operatori sanitari e istituzioni locali a cercare alternative ai prodotti Teva, quando ciò sia possibile senza ledere il diritto alla salute dei pazienti, e a proseguire il boicottaggio finché l'azienda continuerà a sostenere il regime israeliano.
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
I sindacati palestinesi sostengono l'appello all'azione dei sindacati portuali per il 30 ottobre
Il movimento sindacale palestinese sostiene l'appello a una giornata di lotta il 30 ottobre contro la militarizzazione e il genocidio, organizzata da un collettivo di sindacati dei lavoratori portuali, e invita tutti i sindacati portuali, dei trasporti e affini del mondo a unirsi ad essa. Invitiamo inoltre le organizzazioni dal basso e della società civile che possono sostenere questa mobilitazione a farlo seguendo la leadership dei sindacati e le indicazioni specifiche dei contesti locali.  Nel segnare il terrificante terzo anniversario del genocidio di Israele contro il nostro popolo a Gaza, ancora in corso e trasmesso in diretta, il movimento sindacale palestinese saluta il collettivo di sindacati di sette paesi che rappresentano i lavoratori portuali di 45 porti in Europa e nel Mediterraneo, che hanno annunciato una giornata di scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio il 30 ottobre. Invitiamo tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori portuali, i lavoratori dei porti e gli altri lavoratori marittimi e dei trasporti di tutto il mondo a unirsi e sostenere questa mobilitazione. Ricordiamo a tutti i sindacati a livello globale, che si uniscano o meno alle mobilitazioni del 30 ottobre, che abbiamo anche chiesto di organizzare azioni di solidarietà in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre. Questo prossimo 30 ottobre, noi sindacati e federazioni palestinesi firmatari rinnoviamo il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo affinché: * Difendano e facciano rispettare i diritti inalienabili del popolo autoctono della Palestina, come stabilito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere riparazioni, e * Intensifichino la pressione del BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell'occupazione illegale, nell'apartheid e nel genocidio di Israele.
Militari israeliani dell’IDF in “vacanze di decompressione” in Trentino: la denuncia di BDS
TRENTINO / VAL DI FASSA — Soggiorni di “decompressione” post-combattimento per reparti attivi dell’esercito israeliano e grandi eventi turistici con forti impronte identitarie militari: il Trentino finisce al centro del dibattito politico e istituzionale sulla complicità indiretta e l’etica dell’accoglienza. L'inchiesta del quotidiano ilT Un'inchiesta del 10 Settembre del quotidiano trentino ilT ha rivelato che 22 soldati della Brigata Golani dell'esercito israeliano, reparto operativo a Gaza e in Libano, hanno trascorso una vacanza di «decompressione» a Canazei. Ricordiamo che la Brigata Golani è la stessa che si è resa responsabile di crimini efferati nella striscia di Gaza, tra cui l’uccisione a sangue freddo di 15 medici e paramedici palestinesi in servizio su ambulanze con lampeggianti accesi, massacrati e sotterrati in fosse comuni nel Marzo 2025. L’inchiesta ha ora rivelato che la vacanza in Trentino durante l’estate 2025 è stata finanziata dall'organizzazione israeliana Peace of Mind, il cui budget è triplicato dal 2022 e che riceve, per le attività organizzate all'estero, anche fondi diretti dal Ministero della Difesa israeliano. Poiché si tratta di un programma istituzionale di recupero psicofisico per militari in servizio, e non di semplici vacanze private, esperti di diritto internazionale evidenziano come la loro presenza sollevi importanti interrogativi sugli obblighi di prevenzione e sicurezza dello Stato italiano. Per questo motivo, sulla vicenda è stata depositata un’interrogazione nel Consiglio della Provincia Autonoma di Trento a firma dei consiglieri del Partito Democratico Francesca Parolari e Paolo Zanella per chiedere chiarimenti alla Giunta. Skidealweek e il turismo post-servizio sulle Dolomiti Accanto ai soggiorni curati da Peace of Mind, il caso accende i riflettori anche su eventi di più larga scala come la Skidealweek, organizzata dal tour operator israeliano Skideal, che con questo festival sciistico porta da anni in Val di Fassa (in particolare Campitello e Canazei) centinaia di partecipanti ad un evento chiuso e dedicato ad un pubblico proveniente da Israele, come denunciava il gruppo BDS Trentino e come riportava anche l’emittente televisiva locale RTTR già a marzo 2026. Data la leva obbligatoria e il sistema di riservisti in Israele, la presenza di personale militare tra i partecipanti è strutturale.  L'evento ha sollevato forti perplessità sia a livello locale — con segnalazioni di residenti e raccolte firme contro le intemperanze e gli eccessi degli utenti del pacchetto-vacanza — sia sul piano etico e politico. Ad esempio, la line-up artistica della manifestazione, prevista e confermata anche per la stagione invernale 2026-2027, include figure controverse come DJ Skazi, noto per il suo esplicito e continuo sostegno all’esercito israeliano e protagonista di messaggi di incitamento alla distruzione a Gaza, oltre ad altri artisti esibitisi in contesti promozionali con simboli delle brigate dell'IDF. Nonostante i tentativi passati di presentare l’evento in sinergia con la promozione turistica locale, il movimento BDS e diverse realtà territoriali chiedono la massima trasparenza sull'assenza di patronati, contributi o collaborazioni dirette e indirette tra il sistema pubblico (Aziende di Promozione Turistica, Trentino Marketing, amministrazioni comunali) e gli operatori coinvolti in questo tipo di turismo post-servizio o "decompressione militare". La campagna "No room for genocide" e la petizione per lo stop all'esenzione del visto: In questo contesto, BDS richiama con forza la campagna internazionale "No room for genocide". La campagna invita l'intera filiera dell'ospitalità — dagli albergatori alle comunità locali, fino ai viaggiatori e alle istituzioni — a rifiutare qualsiasi forma di complicità con chi partecipa o sostiene crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale.  "No room for genocide" chiede formalmente: * * Alle strutture ricettive e agli operatori turistici: di aderire all'impegno etico per garantireche gli spazi di accoglienza e le strutture alberghiere non vengano usati per riabilitare ofar riposare chi si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. * * Agli enti pubblici e alle istituzioni: di adottare criteri di controllo rigorosi, rifiutare ogni patrocinio, collaborazione logistica o promozione a eventi o tour operator legati all'apparatobellico israeliano e garantire la piena trasparenza sui flussi turistici organizzatia scopo militare. * * Ai cittadini e alla società civile: di mantenere alta l'attenzione affinché i territori montani e le comunità locali rimangano spazi dedicati alla pace, alla giustizia e alla promozione dei diritti umani, rifiutando che il Trentino diventi una destinazione di sollievo per reparti militari impegnati nei teatri di guerra.  A sostegno di questa mobilitazione, il movimento BDS chiede l'immediata sospensione dell'esenzione dal visto per tutti coloro (militari o civili) che siano sospettati di coinvolgimento in crimini di guerra e atti genocidari — così come riconosciuti in ambito internazionale dalla Corte Penale Internazionale (CPI) e dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) — introducendo un meccanismo rigido di controllo e screening alle frontiere per impedire l'ingresso e la circolazione sul territorio nazionale ed europeo di potenziali criminali di guerra e soggetti responsabili di violazioni del diritto internazionale.  Contatti per la stampa: * BDS Trentino - Email: trentino.bds@proton.me * BDS Italia - bdscomunicazione@gmail.com * Gruppo di Lavoro Turismo Etico - bdsitalia.turismoetico@gmail.com
September 15, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Il collegamento tra Poste italiane e la difesa israeliana
Nell’articolo che segue si analizza il ruolo strategico della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la sua stretta collaborazione con Poste Italiane nella gestione del risparmio nazionale per finanziare lo sviluppo economico di Israele. Una parte significativa della documentazione esamina i controversi investimenti in start-up israeliane, come Classiq, specializzate in tecnologie avanzate e informatica quantistica con legami con l'intelligence militare. Come Bds Italia riteniamo grave che questi finanziamenti proseguano nonostante le critiche internazionali riguardanti l'impiego di tali tecnologie in contesti di conflitto. Oltre al supporto per l'internazionalizzazione delle imprese verso Israele, nell'articolo viene descritto il sostegno finanziario a Leonardo S.p.A. per progetti legati alla difesa e alla cybersicurezza. Il movimento Bds Italia ritiene importante denunciare quindi l'intreccio tra istituzioni finanziarie pubbliche, innovazione tecnologica e politiche di sicurezza nazionale in Italia. I sindacati Cobas Poste hanno avviato una campagna di protesta contro l'ingresso di Poste Italiane e CDP nella Fondazione Med-Or di Leonardo (avvenuto all'inizio del 2025). Contestano la partecipazione di queste aziende pubbliche, accusandole di essere complici indirettamente dell'industria bellica e del conflitto a Gaza. Il prossimo 10 ottobre è prevista una mobilitazione in Sardegna per richiamare l'attenzione sulla complicità di Poste Italiane.  POSTE ITALIANE E CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP): un legame che favorisce società israeliane e Leonardo S.p.A.
September 14, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Campagna per la Palestina
ISTITUTO DI RICERCA PROUT   per AssoPacePalestina e Movimenti Pro-Palestina CAMPAGNA PER LA PALESTINA Vuoi sostenere la causa palestinese? Trasformiamo l’indignazione in pressione politica. Scrivi oggi stesso ai tuoi deputati, senatori e parlamentari europei. Pretendi azioni concrete contro pena di morte, torture e maltrattamenti dei prigionieri palestinesi e chiedi la liberazione di Marwan Barghouti, del dott. Hussam Abu Safiya e degli altri sanitari detenuti arbitrariamente.  Non basta indignarsi. Facciamoci sentire. Come fare: 1. Inserisci Zona di Voto (Italia o Estero), 2. la Provincia di residenza, 3. il Comune di residenza, 4. il Nome, Cognome e indirizzo, e 5. premi il bottone “Prepara Mail”. Verrà generato 1 Bottone Blu per inviare il messaggio dalla tua mail personale a tutti i Parlamentari del tuo Collegio Elettorale (Senato, Camera, Europei). Se la tua mail predefinita non si apre in automatico, e per altri problemi comunica l’accaduto alla tua associazione. P.S. Nella email generata, inserisci il tuo indirizzo mail nel campo A: – I destinatari sono invece inseriti alla voce “Copia Conoscenza Nascosta (Ccn)” in automatico. Dove voti?  Italia  Estero  ProvinciaSeleziona provinciaAgrigentoAlessandriaAnconaArezzoAscoli PicenoAstiAvellinoBariBarletta-Andria-TraniBellunoBeneventoBergamoBiellaBolognaBolzano/BozenBresciaBrindisiCagliariCaltanissettaCampobassoCasertaCataniaCatanzaroChietiComoCosenzaCremonaCrotoneCuneoEnnaFermoFerraraFirenzeFoggiaForlì-CesenaFrosinoneGallura Nord-Est SardegnaGenovaGoriziaGrossetoImperiaIserniaL’AquilaLa SpeziaLatinaLecceLeccoLivornoLodiLuccaMacerataMantovaMassa-CarraraMateraMedio CampidanoMessinaMilanoModenaMonza e della BrianzaNapoliNovaraNuoroOgliastraOristanoPadovaPalermoParmaPaviaPerugiaPesaro e UrbinoPescaraPiacenzaPisaPistoiaPordenonePotenzaPratoRagusaRavennaReggio CalabriaReggio nell’EmiliaRietiRiminiRomaRovigoSalernoSassariSavonaSienaSiracusaSondrioSulcis IglesienteTarantoTeramoTerniTorinoTrapaniTrentoTrevisoTriesteUdineValle d’Aosta/Vallée d’AosteVareseVeneziaVerbano-Cusio-OssolaVercelliVeronaVibo ValentiaVicenzaViterboComune  Seleziona prima la provincia  NomeCognomeIndirizzoCAP I dati inseriti nella firma possono occupare al massimo 600 caratteri nella codifica del collegamento email. Comune e Provincia di residenza sono quelli selezionati sopra e verranno inseriti automaticamente nella firma. Prepara emailCopia testo
August 30, 2026
Assopace Palestina
Lettera aperta alle rettrici e ai rettori delle università italiane
Per la sospensione dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane coinvolte nel genocidio, nell'occupazione e nell'apartheid, e con la filiera bellica. L'università è l’istituzione deputata alla produzione critica del sapere e si fonda sui principi della cooperazione internazionale, della solidarietà tra i popoli e del pacifismo. In un contesto internazionale segnato da genocidi e da conflitti armati, da crimini di guerra e violazioni sistemiche del diritto internazionale, che coinvolgono attori statali e non statali, l'istituzione universitaria ha il dovere di dotarsi di strumenti normativi e procedurali adeguati a impedire che le proprie attività di ricerca e i propri accordi di collaborazione si traducano in un contributo, diretto o indiretto, alla violazione di tali principi fondativi. Ciò implica in primo luogo la definizione di criteri chiari per la sospensione o la cessazione dei rapporti istituzionali con soggetti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Implica, in secondo luogo, una regolamentazione rigorosa delle ricerche e delle loro applicazioni dual use, in conformità con la Raccomandazione (UE) 2021/1700 della Commissione europea del 15 settembre 2021, relativa ai programmi interni di conformità per i controlli sulla ricerca riguardante prodotti a duplice uso.
Francia: dalle discussioni informali in sala insegnanti alla campagna nazionale. Chi vuole la pace, prepara la pace.
Anche in Francia insegnanti e genitori si mobilitano contro la guerra. È quanto sta accaduto alla scuola media “Jean Lolive” di Pantin, nella provincia di Seine – Saint-Denis (nell’Île de France, stessa regione di Parigi), dove a maggio è stata lanciata la campagna “Ècole contre la guerre“. Su iniziativa del personale scolastico e dei genitori degli alunni di quella scuola, con il sostegno dei rappresentanti sindacali dell’Istruzione si è svolta un’affollata assemblea che ha visto la rappresentanza di 14 istituti scolastici della provincia. È durante l’incontro che si è deciso di condividere l’appello per trasformarlo in una petizione. Come denuncia l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il ritorno della leva, in qualsivoglia forma e definizione (incluso quindi tutte le misure volte ad aumentare gli arruolamenti volontari), appare come un fenomeno strutturale europeo e, in tutta Europa, passa attraverso la militarizzazione delle scuole. Oltre a quanto mostrano la campagna de La conoscenza non marcia, le ricerche dell’Osservatorio e le stesse narrazioni delle varie istituzioni, ora anche questa notizia francese arriva a conferma che la “difesa” europea si è di fatto sostituita all’impegno green, dai fondi di investimento fino ai banchi di scuola. Riportiamo qui alcuni dei contenuti della petizione e le parole di un docente francese (clicca qui per visionare e firmare il testo completo della petizione). > «Non lasceremo sensibilizzare i nostri studenti alle questioni relative alla > difesa al fine di un riarmo morale della popolazione e in particolare dei > giovani». È dall’inizio dell’anno scolastico che il personale docente e non docente, discute della crescente militarizzazione della società in generale e della scuola in particolare. All’unisono denunciano questa militarizzazione messa in atto da Emmanuel Macron. Durante le assemblee sindacali hanno denunciato la necessità di fermare queste collaborazioni e questi moduli di propaganda, così come i corsi di difesa, i raduni civici, i libretti didattici che servono solo a catturare i giovani. Le e i firmatari chiedono fermamente che vengano sospesi sia la legge Blanchet, una legge ad hoc per militarizzare le scuole, in quanto volta a «rafforzare l’insegnamento della difesa nazionale nell’ambito del percorso di cittadinanza», sia l’aggiornamento della legge di programmazione militare che aggiungerebbe 36 miliardi di euro ai 432 già previsti per 2026-2030 a sostegno del riarmo. > «Questi dispositivi propagandistici mirano a distruggere la Scuola nelle sue > fondamenta, trasformandola in un luogo di indottrinamento. Laddove invece le > nostre professioni mirano a trasmettere le conoscenze e le competenze delle > nostre discipline, a stimolare lo spirito critico e la capacità di > riflessione». «Prima delle vacanze, con una mozione approvata all’unanimità e poi ripresa dal Consiglio di Istituto, abbiamo chiesto l’abbandono della legge Blanchet», dice un docente della scuola media Jean Lolive di Pantin e aggiunge: «Se dovesse essere approvata, non la applicheremo». Denunciano che malgrado molti e molte insegnanti abbiano manifestato contro il genocidio a Gaza, i sanguinosi attacchi di Trump in Iran, la guerra di Israele in Libano, la propaganda bellica dilaga e si è fatta più intesa. «Il governo e la presidenza della Repubblica intendono fare di noi, della scuola, «punti di riferimento per i giovani» a favore dell’esercito», scrivono le e gli insegnanti, che indicano come il militarismo serva anche a minare i diritti. L’aggiornamento della legge di programmazione militare poi prevede la possibilità di derogare alle norme in caso di “minaccia grave e attuale” – una formulazione ampia e vaga che consente ogni tipo di abuso. Come se non bastasse, le misure attuali vengono attuate a scapito delle ore di lezione. «Sono inoltre concepite per dividere la categoria. Tutti noi subiamo la precarietà delle nostre professioni, a causa della mancata rivalutazione dei nostri stipendi sotto E. Macron e, prima di lui, sotto F. Hollande, N. Sarkozy, J. Chirac e compagnia. Alcuni colleghi, per mancanza di denaro, accettano questi «progetti», non per ideologia, ma per necessità», continua il collega. > «Insomma, vogliamo insegnare. Vogliamo ore di lezione per le nostre materie. > Vogliamo che il numero di alunni per classe sia limitato. Come insegnanti, > assistenti sociali, infermieri e medici scolastici, non ce la facciamo più. > Vogliamo porre fine a questa politica di armamento che sta distruggendo i > nostri servizi pubblici». > «Chi vuole la pace, prepara la pace». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato di solidarietà all’Hotel Decumani
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS Italia
BARI: CONDIZIONI (INDEGNE) PER 4MILA BRACCIANTI STIPATI NEI GHETTI DELLE CAMPAGNE PUGLIESI. IN 200 OCCUPANO LA BASILICA
Caporalato nelle campagne pugliesi. È terminata la protesta di centinaia di braccianti che insieme a Usb hanno occupato simbolicamente la basilica di San Nicola a Bari, per chiedere acqua e condizioni di lavoro minime, in quello che è il più grande ghetto di braccianti d’Europa, in settimane di caldo asfissiante. Quello tra Foggia e Bari è infatti un buco nero dello sfruttamento, dove vivono in condizioni indegne oltre 4mila braccianti. Dopo l’occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”, fa sapere il sindacato Usb. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Francesco Caruso, funzionario di Usb. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto