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Il ricorso alla Corte Suprema israeliana contro la legge sulla pena di morte
Il Comitato pubblico contro la tortura in Israele (PCATI), il Centro HaMoked per la difesa dell’individuo, Medici per i diritti umani in Israele (PHRI) e Gisha insieme ai deputati Aida Touma-Sliman, Ayman Odeh e Ahmed Tibi, con Adalah – Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele hanno presentato alla Corte Suprema israeliana la petizione con cui chiedono che la “Legge sulla pena di morte per i terroristi del 2026” venga dichiarata nulla e invalida. Ieri, 30 marzo 2026, con 62 voti a favore e 48 contrari la Knesset Plenum aveva deliberato il provvedimento che sancisce la pena di morte per impiccagione e si applica principalmente ai palestinesi, sia cittadini israeliani che residenti della Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est. Oggi, 31 marzo 2026, la Corte Suprema israeliana ha stabilito che entro il 24 maggio 2026 lo Stato deve rispondere alla petizione e alla richiesta di ingiunzione provvisoria. Con il ricorso, redatto e presentato da Suhad Bishara, direttore, e dall’avvocata Muna Haddad, referenti di Adalah, i firmatari sostengono che la legge rappresenti una completa negazione del diritto alla vita e imponga una punizione crudele e disumana. In specifico: * Esecuzione su basi esplicitamente razziste – I ricorrenti sostengono che la legge adotti un approccio simile all’apartheid al diritto fondamentale alla vita. La legge, che prevede la pena di morte per coloro che vengono condannati per “omicidio premeditato” nel contesto del terrorismo, come definito dalla legge israeliana, stabilisce una netta separazione razziale. In Cisgiordania, le modifiche agli ordini militari si applicano esclusivamente alla popolazione palestinese, mentre la modifica al Codice penale israeliano subordina la pena di morte agli atti di omicidio premeditato commessi “con l’intento di negare l’esistenza dello Stato”. Questa formulazione è specificamente concepita per escludere gli autori ebrei israeliani di reati simili e per garantire che la legge venga applicata esclusivamente contro i palestinesi. * Violazione del giusto processo e dell’indipendenza giudiziaria – I ricorrenti sostengono che la legge impone una pena di morte pressoché obbligatoria (salvo rarissime eccezioni) ai residenti palestinesi della Cisgiordania, senza consentire alcuna valutazione significativa delle circostanze del reato o delle condizioni personali dell’imputato. In tal modo, la legge priva i giudici della loro indipendenza e discrezionalità, rendendo la pena intrinsecamente arbitraria. Inoltre, permette che le condanne a morte vengano inflitte a maggioranza semplice nei tribunali militari; consente ai tribunali di imporre la pena di morte anche laddove l’accusa non l’abbia richiesta o non vi abbia acconsentito; abolisce l’autorità del comandante militare di mitigare o commutare le pene ed elimina qualsiasi possibilità concreta di grazia; impone un termine eccezionalmente breve di 90 giorni per l’esecuzione della pena di morte, compromettendo gravemente la possibilità di presentare ricorsi o richiedere un nuovo processo; e impone restrizioni all’accesso alla difesa legale e alle visite dei familiari per i condannati a morte. * Scopo improprio – Secondo i suoi sostenitori, lo scopo della legge è la deterrenza; tuttavia, i ricorrenti sottolineano che non sono stati presentati fatti a sostegno di tale affermazione. Al contrario, la maggior parte dei funzionari della sicurezza israeliani che sono comparsi davanti alla commissione competente della Knesset ha respinto l’asserzione secondo cui la pena di morte avrebbe un effetto deterrente. Inoltre, esperti accademici – la Prof.ssa Carolyn Hoyle (Professoressa di Criminologia e Direttrice dell’Unità di Ricerca sulla Pena di Morte presso il Centro di Criminologia della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Oxford) e il Prof. Ron Dudai (Professore Associato presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia dell’Università Ben-Gurion e Ricercatore Associato presso l’Unità di Ricerca sulla Pena di Morte dell’Università di Oxford) – sottolineano, in un parere di esperti fornito dai ricorrenti, che non vi sono prove empiriche chiare che dimostrino che la pena di morte scoraggi la criminalità; di fatto, il consenso prevalente tra sociologi e giuristi è decisamente contrario a qualsiasi effetto di questo tipo sui tassi di omicidio. I ricorrenti sostengono inoltre che le dichiarazioni rilasciate dai promotori e dai sostenitori della legge durante l’intero iter legislativo rivelano che il suo vero scopo primario è punitivo, ovvero di rappresaglia o vendetta, piuttosto che di legittima deterrenza. * Mancanza di autorità e legislazione di apartheid in Cisgiordania – I ricorrenti sottolineano che la legge non può essere applicata, né direttamente né indirettamente, ai palestinesi residenti in Cisgiordania, in quanto costituiscono una popolazione protetta sotto occupazione. La legge a loro applicabile trae la sua autorità dal Regolamento 43 delle Convenzioni dell’Aia, che funge da norma fondamentale in Cisgiordania in quanto territorio occupato. In base a tale norma, la Knesset non è l’organo legislativo in Cisgiordania e non ha l’autorità di imporre leggi che contrastino con gli interessi della popolazione protetta; in questo ambito, ai palestinesi si applicano il Diritto Internazionale Umanitario e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani. Tale argomentazione è rafforzata dal fatto che la legge rientra nella definizione di legislazione razzista di apartheid, vietata dal diritto internazionale consuetudinario, dal Diritto Internazionale Umanitario e dal Diritto Internazionale dei Diritti Umani. Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza
Amnesty International alle autorità israeliane: annullate la nuova legge sulla pena di morte
Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane l’urgente annullamento degli emendamenti, approvati il 30 marzo dalla Knesset con 62 voti a favore, che ampliano l’applicazione della pena di morte. L’alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, Erika Guevara-Rosas, ha dichiarato: “Il parlamento israeliano ha approvato la prima di quella che minaccia di essere una serie di norme che faciliteranno l’uso della pena di morte, in una pubblica manifestazione di crudeltà, discriminazione e profondo disprezzo per i diritti umani. L’emendamento alla legge in materia di pena capitale, conosciuto come ‘pena di morte per i terroristi’, amplia e facilita l’applicazione della pena di morte in un periodo nel quale c’è una tendenza mondiale verso la sua abolizione. Inoltre, smantella le garanzie necessarie per prevenire la privazione arbitraria della vita e per proteggere il diritto a un processo equo, rafforzando in questo modo il sistema israeliano di apartheid che è puntellato da decine di leggi discriminatorie contro le persone palestinesi. Il livello raggiunto dalla disumanizzazione delle persone palestinesi è evidente se si considera che questa legge è stata approvata nello stesso mese in cui la procura militare israeliana ha archiviato tutte le accuse contro i soldati israeliani accusati di aver aggredito sessualmente un detenuto palestinese: una decisione celebrata dal primo ministro e da diversi ministri israeliani. Lo stesso primo ministro Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, è tra coloro che hanno votato a favore della legge. Da anni assistiamo a un ripetersi agghiacciante di esecuzioni extragiudiziali e altre uccisioni illegali di palestinesi, i cui autori godono di un’impunità pressoché totale. La nuova legge, che autorizza le esecuzioni di stato, rappresenta il culmine di tali politiche”. La nuova legge crea esplicitamente due sistemi legali per l’uso della pena di morte nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est illegalmente annessa, e per quello in Israele. I tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a imporre la pena di morte nei confronti dei palestinesi condannati per omicidi intenzionali in atti definiti di terrorismo ai sensi delle discriminatorie leggi anti-terrorismo israeliane. Solo in circostanze speciali, non specificate dalle leggi, i tribunali potranno emettere una condanna diversa dalla pena di morte, ma solo all’ergastolo. Il ministro della Difesa sarà autorizzato a stabilire se gli imputati della Cisgiordania dovranno essere processati da tribunali civili o militari. I condannati a morte non potranno chiedere clemenza: in questo senso, la legge israeliana sulla pena di morte è una delle più estreme al mondo. “Autorizzando i tribunali militari, che hanno un tasso di condanne degli imputati palestinesi del 99 per cento e che sono noti per non rispettare la garanzie sui processi equi, a imporre di fatto obbligatoriamente la pena di morte e ordinando che la condanna sia eseguita entro soli 90 giorni dalla decisione finale, Israele si sta dando carta bianca per mettere a morte palestinesi privandoli contemporaneamente delle più elementari garanzie processuali”, sottolinea Guevara-Rosas. Nel secondo sistema legale applicabile in Israele e a Gerusalemme Est illegalmente annessa, la possibilità che i tribunali civili emettano condanne a morte sarà ampliata fino a riguardare qualsiasi persona condannata per omicidio intenzionale “con l’obiettivo di negare l’esistenza dello stato di Israele”. Questo requisito ideologico usato a scopi pratici significa che la legge è stata redatta per essere applicata unicamente contro i palestinesi. “Nonostante qualche emendamento rispetto alle precedenti versioni, ogni condanna a morte imposta attraverso questa legge costituirà una violazione del diritto alla vita e, quando imposta contro le persone palestinesi del Territorio occupato, potrà essere un crimine di guerra – precisa Guevara-Rosas – La comunità internazionale deve esercitare ogni pressione sulle autorità israeliane perché annullino immediatamente questa legge, aboliscano completamente la pena di morte e smantellino tutte le leggi e le prassi che contribuiscono a mantenere in piedi il sistema di apartheid contro le persone palestinesi”. Amnesty International
March 31, 2026
Pressenza
Un oceano di sofferenza
Amnesty International giudica oltraggiosa la decisione israeliana di “assumere il controllo” di Gaza City Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha così commentato la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano di approvare il piano del primo ministro Netanyahu di “assumere il controllo” di Gaza City, dove quasi un milione di persone palestinesi sta cercando di sopravvivere in condizioni inumane. “È profondamente oltraggioso e sconcertante che il gabinetto israeliano abbia approvato il piano per aumentare la presenza militare sul terreno nella Striscia di Gaza occupata e assumere completamente il controllo di Gaza City. Niente potrà mai giustificare le ulteriori atrocità di massa che una estesa operazione militare nella città comporterà”. “Il piano, dichiaratamente approvato con la motivazione di ottenere il ritorno in libertà degli ostaggi, vede contrarie le famiglie di questi ultimi e i vertici militari israeliani. Se attuato, causerà livelli incredibili di sofferenza alle persone palestinesi della Striscia di Gaza che stanno facendo la fame nel genocidio in corso. Il piano violerà anche il diritto internazionale e aggirerà il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, secondo la quale la continua presenza di Israele nel Territorio palestinese occupato è illegale e deve cessare”. “Amnesty International sollecita il gabinetto di sicurezza israeliano a sospendere e annullare immediatamente questa colossale atrocità in divenire prima che sia troppo tardi e a porre fine al genocidio. Ribadiamo il nostro appello ad Hamas e ad altri gruppi armati palestinesi a rimettere in libertà tutti gli ostaggi civili, subito e senza condizioni”. “Da quando, il 18 marzo, ha rotto l’accordo sul cessate il fuoco e ha ripreso gli attacchi contro la Striscia di Gaza, Israele ha anche intensificato gli ordini di sfollamento di massa trasformando le zone occidentali di Gaza City in un oceano di sofferenza, nel quale centinaia di migliaia di persone palestinesi, per lo più profughi interni, devono impegnarsi ogni giorno in una lotta crudele e inumana per la sopravvivenza. La maggior parte di loro vive in rifugi improvvisati o in case danneggiate, sottoposta alla quotidiana combinazione di bombe, fame e malattie.” “Espandere le operazioni di terra all’interno di Gaza City avrà conseguenze catastrofiche e irreversibili per persone che non hanno alcuna possibilità di ricevere cure mediche, poiché il sistema sanitario nella Striscia di Gaza è stato decimato dagli attacchi israeliani e lasciato in rovina”. “Proprio mentre pensavamo di aver già assistito alle parti più crudeli e più dolorose di questo genocidio, col continuo e aumentato ricorso alla fame come metodo di guerra, il piano per aumentare le operazioni militari a Gaza City indica invece che il peggio deve ancora arrivare”. “La comunità Internazionale, in particolare gli alleati di Israele tra cui l’Unione europea e i suoi stati membri, non possono stare a guardare tra vuote banalità e condanne che costituirebbero un’ulteriore cortina fumogena per permettere agli orrori del genocidio israeliano di proseguire. Gli stati devono urgentemente sospendere tutti i trasferimenti di armi, adottare sanzioni mirate e porre fine a ogni rapporto con entità israeliane che possa contribuire al genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza”. “Non possiamo rimanere paralizzati tra lo shock e l’incredulità, ma dobbiamo agire con determinazione per pretendere che gli stati che hanno influenza su Israele pongano fine a questo abominio, assicurando un cessate il fuoco immediato e duraturo, l’ingresso senza ostacoli degli aiuti nella Striscia di Gaza e la loro distribuzione all’interno del territorio, il completo annullamento del blocco illegale e il rapido ritorno in libertà degli ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza, così come quello delle persone palestinesi illegalmente detenute in Israele”. “Tutti gli stati devono adottare provvedimenti concreti per assicurare che Israele ponga fine al genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, smantelli i suoi insediamenti nella Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e ponga fine alla sua presenza illegale in tutto il Territorio palestinese occupato”. “Decenni d’impunità di cui ha beneficiato l’apartheid israeliano contro tutte le persone palestinesi sotto il suo controllo sono stati un terreno fertile per lo sviluppo del genocidio e ciò deve finire. Amnesty International si unisce alle persone che, a milioni, stanno scendendo in strada da 22 mesi per chiedere ai loro governi di agire: il momento è ora. È in gioco la nostra umanità”. Amnesty International
August 9, 2025
Pressenza