Pisa, 27 aprile: la “Solidarietà” della Guerra. Scuole in Caserma mentre la città diventa hub bellico
Mentre i cieli di Pisa continuano a essere solcati da aerei cargo carichi di
armi e i binari della nostra stazione vedono sfrecciare convogli militari
diretti ai fronti di guerra, l’Amministrazione Comunale e l’Associazione “Nicola
Ciardelli” ripropongono la consueta maschera della “Giornata della Solidarietà”.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
denunciamo con forza un’edizione 2026 che, dietro la retorica dell’ambiente e
della tutela delle future generazioni, nasconde l’accettazione acritica di
un’economia di guerra e di un controllo sociale sempre più asfissiante.
HUB MILITARE PISA: AEROPORTO E FERROVIE AL SERVIZIO DEL CONFLITTO
Quest’anno il coinvolgimento delle infrastrutture cittadine raggiunge livelli
inaccettabili. Portare gli studenti e le studentesse della scuola secondaria
all’Aeroporto “Galilei” per parlare di “libera circolazione” e dell’agenzia
Frontex è un insulto all’intelligenza dei/delle giovani. Quello stesso aeroporto
è il fulcro del transito di sistemi d’arma verso i teatri di conflitto; parlare
di “spazio comune di libertà” in un luogo che funge da magazzino logistico per
la morte è puro revisionismo della realtà. Questo accade mentre non si dice una
parola riguardo alla richiesta del Governo di aprire anche in Toscana un
abominevole centro di Centro di permanenza e rimpatrio.
Parallelamente, assistiamo alla partecipazione della Polizia Ferroviaria.
Recentemente, interrogata sul transito di convogli carichi di carri armati e
munizioni sui binari civili, RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha risposto con
agghiacciante pragmatismo che la “sicurezza del trasporto” è garantita da scorte
militari dedicate. È questa la “sicurezza” che volete insegnare ai nostri
ragazzi e alle nostre ragazze? Una sicurezza fatta di blindati che sottraggono
spazio e risorse ai pendolari per servire la logistica bellica? Come ben
sottolineato anche i Ferrovieri contro la guerra nei giorni scorsi per ricordare
alla comunità i due anni dalla sigla dell’accordo tra RFI e Leonardo.
DECRETO SICUREZZA E CONTROLLO INFORMATICO: LA SCUOLA COME COMMISSARIATO
Il programma del 2026 spinge sull’acceleratore della repressione. I percorsi
presso l’Auditorium “Maccarrone” e la Caserma “Mameli” trasformano temi delicati
in propaganda securitaria:
* Cyber-controllo: La Polizia Postale istruisce i/le giovani non all’uso
critico del mezzo, ma al timore della sanzione, in perfetta linea con le
nuove norme dei Decreti Sicurezza che mirano a criminalizzare il dissenso
online e le proteste sociali.
* Repressione del Dissenso: in un clima in cui manifestare per la pace o contro
le grandi opere inutili diventa un reato punibile con pene sproporzionate,
far entrare la Polizia Scientifica nelle scuole primarie per mostrare
“tecniche di repertazione” serve a normalizzare l’idea di una società in cui
ogni cittadino e ogni cittadina è un/una potenziale sospetta/o da schedare.
LA FARSA DELLA SOLIDARIETÀ IN DIVISA
Non può esserci solidarietà in una caserma. Non può esserci educazione alla
pace, se il modello proposto è quello del paracadutista che si lancia sul Ponte
di Mezzo, simbolo di una proiezione di forza che l’Articolo 11 della nostra
Costituzione ripudia esplicitamente. Non ci può essere cultura della memoria, se
si rammenta un soldato morto a Nassiriya, senza contestualizzare il ruolo degli
stati Uniti nella guerra in Iraq e senza spiegare la presenza dei militari
italiani in territorio straniero a distanza di anni dalla fine della guerra.
Denunciamo la complicità delle istituzioni locali che mettono a disposizione
autobus, uffici e risorse pubbliche per questa operazione di marketing militare,
mentre la scuola pubblica cade a pezzi e i fondi per la ricerca civile vengono
dirottati verso le aziende produttrici di armi e i sistemi di intelligenza
artificiale per il combattimento.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita
docenti, studenti, studentesse e genitori a boicottare le attività che si
svolgono in luoghi di guerra e repressione. Rivendichiamo una scuola che sia
laboratorio di pace reale, fatta di cooperazione internazionale, disarmo e
critica alle menzogne del potere. Pisa non deve essere una caserma a cielo
aperto, né un trampolino per le guerre altrui.
FUORI LE GUERRE E LE DIVISE DALLE NOSTRE SCUOLE
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa
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