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Pisa, 27 aprile: la “Solidarietà” della Guerra. Scuole in Caserma mentre la città diventa hub bellico
Mentre i cieli di Pisa continuano a essere solcati da aerei cargo carichi di armi e i binari della nostra stazione vedono sfrecciare convogli militari diretti ai fronti di guerra, l’Amministrazione Comunale e l’Associazione “Nicola Ciardelli” ripropongono la consueta maschera della “Giornata della Solidarietà”. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo con forza un’edizione 2026 che, dietro la retorica dell’ambiente e della tutela delle future generazioni, nasconde l’accettazione acritica di un’economia di guerra e di un controllo sociale sempre più asfissiante. HUB MILITARE PISA: AEROPORTO E FERROVIE AL SERVIZIO DEL CONFLITTO Quest’anno il coinvolgimento delle infrastrutture cittadine raggiunge livelli inaccettabili. Portare gli studenti e le studentesse della scuola secondaria all’Aeroporto “Galilei” per parlare di “libera circolazione” e dell’agenzia Frontex è un insulto all’intelligenza dei/delle giovani. Quello stesso aeroporto è il fulcro del transito di sistemi d’arma verso i teatri di conflitto; parlare di “spazio comune di libertà” in un luogo che funge da magazzino logistico per la morte è puro revisionismo della realtà. Questo accade mentre non si dice una parola riguardo alla richiesta del Governo di aprire anche in Toscana un abominevole centro di Centro di permanenza e rimpatrio. Parallelamente, assistiamo alla partecipazione della Polizia Ferroviaria. Recentemente, interrogata sul transito di convogli carichi di carri armati e munizioni sui binari civili, RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha risposto con agghiacciante pragmatismo che la “sicurezza del trasporto” è garantita da scorte militari dedicate. È questa la “sicurezza” che volete insegnare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze? Una sicurezza fatta di blindati che sottraggono spazio e risorse ai pendolari per servire la logistica bellica? Come ben sottolineato anche i Ferrovieri contro la guerra nei giorni scorsi per ricordare alla comunità i due anni dalla sigla dell’accordo tra RFI e Leonardo. DECRETO SICUREZZA E CONTROLLO INFORMATICO: LA SCUOLA COME COMMISSARIATO Il programma del 2026 spinge sull’acceleratore della repressione. I percorsi presso l’Auditorium “Maccarrone” e la Caserma “Mameli” trasformano temi delicati in propaganda securitaria: * Cyber-controllo: La Polizia Postale istruisce i/le giovani non all’uso critico del mezzo, ma al timore della sanzione, in perfetta linea con le nuove norme dei Decreti Sicurezza che mirano a criminalizzare il dissenso online e le proteste sociali. * Repressione del Dissenso: in un clima in cui manifestare per la pace o contro le grandi opere inutili diventa un reato punibile con pene sproporzionate, far entrare la Polizia Scientifica nelle scuole primarie per mostrare “tecniche di repertazione” serve a normalizzare l’idea di una società in cui ogni cittadino e ogni cittadina è un/una potenziale sospetta/o da schedare. LA FARSA DELLA SOLIDARIETÀ IN DIVISA Non può esserci solidarietà in una caserma. Non può esserci educazione alla pace, se il modello proposto è quello del paracadutista che si lancia sul Ponte di Mezzo, simbolo di una proiezione di forza che l’Articolo 11 della nostra Costituzione ripudia esplicitamente. Non ci può essere cultura della memoria, se si rammenta un soldato morto a Nassiriya, senza contestualizzare il ruolo degli stati Uniti nella guerra in Iraq e senza spiegare la presenza dei militari italiani in territorio straniero a distanza di anni dalla fine della guerra. Denunciamo la complicità delle istituzioni locali che mettono a disposizione autobus, uffici e risorse pubbliche per questa operazione di marketing militare, mentre la scuola pubblica cade a pezzi e i fondi per la ricerca civile vengono dirottati verso le aziende produttrici di armi e i sistemi di intelligenza artificiale per il combattimento. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita docenti, studenti, studentesse e genitori a boicottare le attività che si svolgono in luoghi di guerra e repressione. Rivendichiamo una scuola che sia laboratorio di pace reale, fatta di cooperazione internazionale, disarmo e critica alle menzogne del potere. Pisa non deve essere una caserma a cielo aperto, né un trampolino per le guerre altrui. FUORI LE GUERRE E LE DIVISE DALLE NOSTRE SCUOLE Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Colle Val d’Elsa (SI), 22 aprile: “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”
MERCOLEDÌ, 22 APRILE 2026, ORE 19:30 CIRCOLO AGRESTONE DI COLLE DI VAL D’ELSA In un contesto globale segnato dall’escalation bellica e da una spinta sempre più aggressiva verso il riarmo, il Forum per la Pace Valdelsa promuove un momento di riflessione e mobilitazione collettiva per mercoledì 22 aprile 2026, a partire dalle ore 19:30. Si terrà, dunque, presso il Circolo Agrestone di Colle di Val D’Elsa l’iniziativa “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”. L’evento inizierà con un apericena vegetariano (su prenotazione: 3472156117) e proseguirà alle 20:30 con un dibattito che vedrà la partecipazione di: Serena Tusini, Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle università Marco Bersani, Attac Italia Movimento NoBase Pisa (in collegamento da remoto). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Livorno. La polizia interviene al porto per garantire carico di armi da Camp Darby
Alle prime luci della mattina di sabato 18 aprile, a Livorno, grazie alla segnalazione da parte dei lavoratori è scattata la mobilitazione contro l’ennesimo transito di materiale bellico: era previsto il transito dela nave Freeberg carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base americana di Camp Darby. Decine di attivisti […] L'articolo Livorno. La polizia interviene al porto per garantire carico di armi da Camp Darby su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
Elementari Oberdan (Pisa): la Polizia regala zainetti e cappellini. Il no di alcuni genitori
L’invito da parte della Polizia di Stato alla partecipazione in occasione del 174° anniversario della sua fondazione è stato accolto anche dalle scuole elementari Oberdan di Pisa. L’evento si è tenuto il 10 aprile presso la stazione Leopolda e al termine della cerimonia ai bambini e alle bambine sono stati distribuiti diversi gadget quali zainetti e cappellini. Non a tutti però, grazie all’intervento di alcuni genitori e genitrici. È davvero difficile capire quale possa essere il risvolto didattico-pedagogico di iniziative del genere e infatti abbiamo notizia che diversi genitori e genitrici non hanno firmato l’autorizzazione all’uscita prevista chiedendo che i propri figli e le proprie figlie potessero rimanere a scuola (sarebbe interessante sapere quali attività didattiche alternative sono state organizzate per i bambini e le bambine che non hanno partecipato alla cerimonia). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo i genitori e le genitrici di Pisa a visitare il nostro sito e a collaborare con lo snodo locale della nostra organizzazione (per contatti, scrivere a osservatorionomili@gmail.com) affinché simili pratiche estremamente positive di consapevole rifiuto della militarizzazione dei luoghi della formazione possano diffondersi il più ampiamente possibile non solo nelle scuole ma in tutta la società civile. Alleghiamo a tale proposito una richiesta di esonero da attività che prevedano la collaborazione con le forze armate o di polizia che genitori e genitrici possono presentare sia al momento di iscrivere i propri figli e le proprie figlie a scuola sia in qualsiasi altro periodo dell’anno scolastico (vedi qui). Coordiniamoci. Collaboriamo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa Modulo genitori per esoneroDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
AssOrienta e Carriere in Divisa al liceo Buonarroti di Pisa
I genitori del liceo scientifico Buonarroti di Pisa ci segnalano un incontro che si terrà online il 16 aprile con AssOrienta e interesserà studenti, genitori e docenti. Le scuole fungono ormai da trampolino di lancio per le carriere militari o rappresentano l’ambito privilegiato della cultura militarista, la palestra nella quale addestrare le giovani generazioni alla normalità della guerra. AssOrienta, ente iscritto nell’Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle Associazioni Professionali che rilasciano attestati, è particolarmente attivo (clicca qui). Proprio sulla home page del suo sito web la prima notizia in cui il visitatore si imbatte sono le carriere militari che nelle attività formative e di orientamento beneficiano della massima attenzione. Leggiamo testualmente: “Tutti i giovani si trovano davanti a uno dei bivi più importanti della loro vita: da una parte il mondo del lavoro, dall’altra il mondo universitario, utile per continuare a formarsi e a specializzarsi ed ottenere un titolo di studio superiore.In pochi però sanno che è possibile ottenere una laurea e al tempo stesso percepire uno stipendio. Come? Frequentando le Scuole Sottufficiali o le Accademie Militari. Nello specifico, chi accede alle Scuole Sottufficiali ha a disposizione un percorso di studio della durata di tre anni per conseguire la laurea triennale e il grado di Maresciallo; invece chi è iscritto alle Accademie Militari ottiene una formazione di cinque anni e quindi la laurea magistrale e il grado di Tenente. Uno dei compiti dei nostri orientatori è proprio quello di fare Orientamento alle Carriere in Divisa. In questo modo i ragazzi che stanno per ultimare il percorso di scuola superiore avranno chiare le innumerevoli possibilità di studio e di carriera all’interno delle Forze Armate e delle Forze di Polizia”. Proviamo a riflettere su quanto scritto alla luce anche delle reiterate prese di posizione, degli studi e degli approfondimenti presenti sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e nei libri pubblicati che auspichiamo possano essere presentati e discussi sui territori: AssOrienta è ben consapevole delle crescenti difficoltà in cui si imbattono le famiglie italiane, difficoltà economiche diffuse e tali da pregiudicare l’accesso alle facoltà universitarie. Per quanto meno attrattivo sia il titolo di studio dopo anni di depotenziamento della scuola pubblica e di mortificazione dello studio stesso, in una società nella quale l’ascensore sociale è fermo da anni impedendo alle classi sociali meno abbienti di aspirare a condizioni di vita migliori derivanti anche dalla frequentazione di scuole e facoltà universitarie, il messaggio lanciato è ben comprensibile. Si invitano le famiglie a prendere in seria considerazione la carriera militare per consentire ai figli la frequenza di facoltà che non potrebbero permettersi in altro modo, specie se l’ateneo si trova lontano da casa, se i costi di un stanza o di un posto letto rappresentano uno ostacolo insormontabile per le deboli finanze di famiglia. Indossare una divisa è la condizione per accedere a un diritto, quello allo studio, che dovrebbe essere universale e sancito dalla nostra stessa Costituzione, precluso invece dai mancati investimenti nell’Istruzione. La carriera militare diventa appetibile perché consente, ad esempio, a un giovane sportivo di avere i supporti necessari preclusi invece a un atleta estraneo alle società sportive legate alle Forze Armate. Ad esempio un atleta legato alle Forze Armate potrà beneficiare di un regolare stipendio e di contributi previdenziali oltre a strutture ove allenarsi. Al contrario un giovane agonista dovrebbe scegliere tra lavoro e sport o beneficiare dell’aiuto economico della famiglia o di sponsorizzazioni. La carriera militare, infine, può essere intrapresa con o senza diploma, con o senza laurea breve e\o magistrale. Sono bandite delle borse di studio Onore al merito per prepararsi ai concorsi delle Forze Armate e di Polizia. Non siamo davanti a un semplice orientamento professionale ma ad un indirizzamento studiato verso la carriera militare e la presenza degli orientatori nelle scuole di ogni ordine e grado è pari a quella di altri enti formatori. Il 16 aprile è garantito il rilascio del certificato FSL (Formazione Scuola-Lavoro) per gli studenti che parteciperanno. Anche con queste modalità si spiana la strada alla cultura di guerra e alla crescente militarizzazione delle scuole di ogni ordine e grado. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Grosseto, 14 aprile: studenti in caserma, la scuola incontra le armi
Martedì 14 aprile le classi quarte del polo tecnologico “Manetti–Porciatti” di Grosseto parteciperanno a una visita guidata presso il museo e le officine meccaniche del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º). Presentata come attività formativa e di orientamento, questa iniziativa si inserisce in una sequenza ormai sempre più fitta di eventi analoghi che, dall’inizio dell’anno, hanno visto la presenza costante di forze armate e forze dell’ordine dentro e intorno alle scuole del territorio. Non si tratta più di episodi isolati. In pochi mesi si contano già diversi casi: progetti come “Train to be cool” della Polfer nelle scuole, attività di orientamento tecnico collegate all’industria militare, incontri con personale delle forze armate, fino alle visite dirette in basi e strutture operative. Una continuità che segnala un cambio di passo: la presenza delle istituzioni armate nel mondo scolastico non è più straordinaria, ma sempre più normalizzata. L’iniziativa conferma la proposta dell’ambiente militare come opzione caldeggiata per accogliere i ragazzi all’uscita dalla scuola superiore, evidentemente in linea con quanto previsto dal progetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana dal titolo Conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite scolastiche presso le Unità dell’Esercito per l’anno scolastico 2025-2026. Il linguaggio utilizzato – “educazione”, “cultura della sicurezza”, “orientamento” – contribuisce a rendere neutra e quasi invisibile la natura di queste attività. Ma è proprio questa neutralizzazione a sollevare interrogativi. Quando la presenza è costante, smette di essere una proposta tra le altre e diventa parte del contesto educativo stesso. La scuola, da spazio critico e pluralista, rischia di trasformarsi in un luogo di legittimazione simbolica di quelle specifiche istituzioni dello Stato, atte alla repressione e controllo. Particolarmente delicato è il tema dell’orientamento. Le iniziative vengono spesso presentate come opportunità per conoscere percorsi professionali. Ma quanto è realmente libera una scelta quando una sola opzione – quella militare o delle forze dell’ordine – viene proposta con questa frequenza, con il sostegno istituzionale e con un forte impatto simbolico? E soprattutto: viene garantito lo stesso spazio e la stessa visibilità ad alternative civili, sociali, cooperative, culturali? A ciò si aggiunge un problema di fondo: l’asimmetria dell’informazione. Le attività tendono a mostrare aspetti tecnologici, organizzativi, persino “affascinanti” del mondo militare, mentre restano sullo sfondo – o del tutto assenti – le implicazioni reali dell’uso della forza, della guerra, della violenza istituzionalizzata. Il punto non è negare il ruolo delle forze armate o delle forze dell’ordine in uno Stato, ciò meriterebbe un approfondimento a parte. Il punto è distinguere tra conoscenza critica e promozione implicita. Tra educazione civica e costruzione del consenso. Una scuola pubblica dovrebbe offrire strumenti per comprendere la complessità, non indirizzare verso una visione univoca. Non è un caso che una presenza così pervasiva delle istituzioni armate nei percorsi educativi sia storicamente tipica di contesti autoritari o fortemente militarizzati, così come di quelle “democrazie” che hanno costruito la propria identità attraverso guerre, espansioni e violenze sistemiche. In questi contesti, la scuola diventa uno degli strumenti principali per normalizzare la dimensione militare nella società, fin dalle età più giovani. Il caso di Grosseto, da questo punto di vista, è emblematico. La città rappresenta uno dei principali poli militari della Toscana: ospita il 4º Stormo dell’Aeronautica Militare, tra le basi aeree più rilevanti del Paese, reparti dell’Esercito come il Savoia Cavalleria e il Cemivet, oltre a una presenza significativa di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Si stima che circa 4.000 persone lavorino in questi comparti, su una popolazione di circa 80.000 abitanti. Una proporzione molto alta. Questo dato ha anche un riflesso sociale diretto: è plausibile che in molte classi siano presenti studenti e studentesse con genitori impiegati in questi settori. Una condizione che rende più complesso, e talvolta più delicato, introdurre uno sguardo critico sul tema. Il rischio è che il dibattito venga implicitamente disinnescato, non per mancanza di questioni, ma per la difficoltà di metterle in discussione in un contesto così fortemente interconnesso. C’è poi un ulteriore elemento da considerare: la trasformazione del concetto stesso di “sicurezza”. Da tempo, nel discorso pubblico, la sicurezza viene sempre più associata a controllo, ordine, repressione. Molto meno si parla di sicurezza economica, sociale, abitativa, sanitaria. Eppure è proprio su questi piani che si gioca la qualità della vita delle persone. Portare nelle scuole quasi esclusivamente una visione securitaria legata alle divise significa contribuire a restringere l’immaginario collettivo su cosa significhi davvero “vivere in sicurezza”. Di fronte a questa tendenza, alcune domande diventano inevitabili. Chi decide queste iniziative? Con quali criteri vengono approvate? Qual è il ruolo degli organi collegiali delle scuole? Esiste un equilibrio tra le diverse proposte educative? Viene garantito il pluralismo? La visita del 14 aprile al Savoia Cavalleria non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di un processo più ampio. Un processo che merita attenzione, discussione pubblica e, soprattutto, trasparenza. Una comunità democratica non teme il confronto tra punti di vista diversi. Ma proprio per questo ha bisogno di scuole che restino luoghi autonomi, critici e aperti, capaci di distinguere con chiarezza tra educazione e influenza, tra conoscenza e indirizzo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pisa, “Mese della prevenzione sugli abusi” diventa “Mese dei figli dei militari”: proteste dell’Osservatorio
Il mese di aprile è stato designato come “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori” negli Stati Uniti nel 1983[1], allo scopo di portare particolare attenzione sul tema dei maltrattamenti delle persone piccole e sulla necessità che le comunità lavorino insieme per il sostegno alle famiglie e la prevenzione di ogni forma di violenza[2]. All’interno delle forze armate, nelle basi USA e nelle scuole per la prole delle/dei militari, qui comprese la base militare di Camp Darby e la scuola elementare e media DoWEA (Department of War Education Activity) di Livorno questa ricorrenza diventa il “Mese dei figli di militari”. Un’occasione per far conoscere ai genitori i metodi della pedagogia amorevole, così lontani dall’addestramento militare? Per uscire dalle basi, conoscere i luoghi e creare occasioni d’incontro per la prole dei militari con le persone piccole del posto? Macché, niente di tutto questo. Leggiamo sul sito del DoWEA che “il Mese dei figli di militari” è un «momento per applaudire le famiglie dei militari, i loro figli e le loro figlie per i sacrifici quotidiani e le sfide che superano» e che «nel corso del mese, la DoWEA incoraggerà le scuole a organizzare eventi speciali per onorare i bambini militari e far sì che amministratori e presidi integrino i temi di questo mese nei loro doveri e responsabilità quotidiani. Questi sforzi ed eventi speciali sottolineeranno l’importanza di fornire ai bambini servizi e sostegno di qualità per aiutarli ad avere successo nello stile di vita militare mobile».[3] Il comma 1 dell’articolo 29 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 recita così: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona; e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale».[4] La retorica di esaltazione dei “valori” militari che il “Mese dei figli di militari” mette in evidenza ci appare in contraddizione coi principi sopra citati. A queste persone piccole la carriera militare e la guerra vengono presentate non solo come necessarie, ma addirittura virtuose; devono convivere con l’idea che i propri genitori rischino la vita (e uccidano altre persone, magari piccole come loro, un aspetto che non viene sottolineato sul sito del DoWEA). Allora si organizzano feste e iniziative varie (aspettiamo il programma dettagliato per Camp Darby) per convincerle che sono esse stesse “Little troopers” (Piccoli soldati: è il nome di un’associazione che sostiene le famiglie delle/dei militari), protagoniste in quanto nate da soldatesse e soldati di grandi imprese patriottiche. Una manipolazione bell’e buona. Come si concilia tutto questo con l’educazione al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sanciti dalle Nazioni Unite e delle civiltà diverse dalla propria? O con uno “spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona”, per non parlare del rispetto dell’ambiente? Quando, storicamente e attualmente, l’esercito USA muove guerre di aggressione verso Paesi terzi e di controllo imperialistico, non certo di difesa del proprio territorio; guerre che sono sempre, anche, crimini ambientali di portata enorme. Poi, siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina, ci chiediamo anche quanta pressione e condizionamenti ricevano figlie e figli delle soldatesse e soldati USA, a indirizzare le loro stesse vite verso la carriera militare e quanto lo sforzo formativo e l’impegno economico del DoWEA per «stimolare ogni studente a massimizzare il proprio potenziale e a eccellere a livello accademico, sociale, emotivo e fisico per prepararsi alla vita, all’università e alla carriera»[5] sia indirizzato a tale scopo, violando così anche il principio sancito dal paragrafo a) del succitato comma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il diritto all’autodeterminazione. Il “Mese dei figli di militari” ci sembra quindi in palese e ingannevole contraddizione col “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori”. La violenza sulle persone piccole in tutte le sue forme – fisica, sessuale, psicologica, emotiva, istituzionale, ecc. – nasce dalla pedagogia nera, ovvero il sistema “educativo” basato sul controllo da parte delle figure di riferimento adulte delle azioni, delle parole, del tempo, delle scelte delle persone piccole attraverso punizioni, umiliazioni, percosse, ricatti, giudizi, minacce, sensi di colpa, tecniche manipolatorie (il gaslighting, la menzogna “a fin di bene”, ma anche premi e lodi), fino agli insulti, le percosse, lo stupro, l’infanticidio. Il sistema “educativo” che insegna l’obbedienza cieca e la sottomissione a chi è più forte o comunque in una posizione di potere. Ora, quale stile educativo è meglio allineato alla pedagogia nera di quello militare che anzi ne è la massima espressione? Riusciamo a immaginare un ambito meno violento, meno rispettoso delle specificità e libertà individuali e dei diritti umani? Giustamente ci scandalizza il pensiero dei cosiddetti “bambini soldato”, le persone piccole che in alcuni Paesi sono costrette a imbracciare e usare le armi. Noi troviamo altrettanto disdicevoli la retorica militarista del “Mese dei figli di militari” e diciture come “Piccoli soldati” (“Little troopers”). A meno che, anche in questo caso, non si vogliano usare due pesi e due misure e giudicare le iniziative a seconda del Paese di provenienza, se più o meno ricco e potente. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- [1] Child Welfare Information Gateway Archived 2010-08-28 at the Wayback Machine, History of National Child Abuse Prevention Month. 3 April 2009. [2] https://www.childwelfare.gov/preventionmonth/about-national-child-abuse-prevention-month/ [3] https://www.dodea.edu/month-military-child [4] Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ONU 1989. [5] https://www.dodea.edu/month-military-child
Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre
Nelle scorse giornate sono stati notificati 39 annunci di condanna penale nei confronti di lavoratrici e lavoratori, che durante lo sciopero del 22 Settembre hanno, come in tutta Italia, incrociato le braccia e bloccato tutto. Come Potere al Popolo abbiamo sostenuto ovunque lo sciopero generale, contro il genocidio a Gaza, contro il nostro governo […] L'articolo Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
Pisa, 10 aprile: Appello alla mobilitazione per il 77° anniversario della NATO
VENERDÌ, 10 APRILE, ORE 16:00 PISA, PIAZZA XX SETTEMBRE Nei giorni scorsi si sono riunite realtà organizzate e singoli attivisti per discutere insieme sul 77° anniversario della fondazione della NATO, che precede di poco l’Ottantesimo della Repubblica Italiana. Due storie, quella della Repubblica e quella della NATO, che in Italia, non solo si intersecano, ma si intrecciano e si fondono. È necessaria al riguardo una riflessione critica collettiva diffusa, che purtroppo, bisogna ammetterlo, non c’è, o è nascosta, frazionata, interna alle coscienze, senza essere capace di arrivare alla ribalta della discussione politica, indirizzata anzi in una sola direzione: far accettare a tutti gli italiani la guerra come qualcosa di naturale ed inevitabile. Purtroppo, si può solo constatare il fatto che, davanti all’ennesima guerra di USA e Israele, la mobilitazione non è stata capace si fermare l’ennesima carneficina, di cui in Italia e in altre parti del mondo si percepiscono solo le ripercussioni economiche che vanno ad abbattersi negativamente, ancora una volta, sui redditi della gente comune, della classe lavoratrice, dei pensionati e delle famiglie, con le loro conseguenze sul potere di acquisto di salari e pensioni e sulla qualità delle esistenze. È evidente come la frenetica corsa al riarmo e il rafforzamento dell’economia di guerra che si sta cercando di compiere sotto gli occhi e il naso di tutti, sostenuta dalla malsana idea che l’economia del Paese possa beneficiare dalla sostituzione della manifattura tradizionale con quella della produzione di armenti mentre le forze politiche che la sostengono cercano, nemmeno più di tanto, di dissimulare il processo in atto. I benefici della sostituzione di un’economia di pace con una di guerra sono una bugia colossale ed un errore, oltre che un fatto incostituzionale. Dati alla mano, si può sostenere che un tale processo conduce di fatto alla perdita di milioni di posti di lavoro in Europa, non ad un loro aumento, con un ritorno economico esclusivo per una ristretta élite: i produttori degli armamenti stessi. Ma purtroppo, come sempre più spesso avviene nella società dello spettacolo, una bugia ripetuta 100 volte può diventare la verità assoluta, per chi non dispone di strumenti di analisi critica. Tali politiche di riarmo vengono ormai costantemente accompagnate da discorsi mainstream che dipingono il nostro paese e la UE come zone sotto costante minacce di un nemico esterno, per giustificarne l’implementazione, quando in realtà sono queste stesse politiche a metterci in pericolo. Nell’immaginario collettivo si sta cercando di costruire l’idea secondo la quale la guerra sia qualcosa di inevitabile, con militari che fanno propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado. In questo quadro distopico, la stessa NATO può apparire come uno strumento di pace, agli occhi di Trump una specie di ferrovecchio. Tutto questo avviene mentre i nostri territori sono già, ogni giorno, attraversati da carichi di armi. Le Università rappresentano già il banco di prova per le tecnologie duali, ricerche che camuffate da studi a fini civili hanno, in realtà, l’obiettivo di produrre morte. Ormai già da anni questi temi attraversano innumerevoli atenei e facoltà. Ma è davvero inevitabile tale deriva? Sì, se non si va creando una coscienza pubblica critica capace di mettere in discussione la cultura della guerra e l’ennesimo pacchetto sicurezza che colpisce chi manifesta liberamente un pensiero critico. I promotori di questo documento e della mobilitazione ad essa connessa sono convinti che opporsi a certe tendenze non sia solo importante e necessario, ma che non ci sia altro da fare! Per questo si proposto di mettere in campo, in occasione dell’anniversario della NATO, un’iniziativa che porti avanti una narrazione controcorrente e critica al riguardo. La proposta concreta è quella di organizzare una piazza a Pisa, dove ciascuno possa portare un pezzo di esperienza contro la guerra, delle testimonianze di vario genere, anche di esperti studiosi della materia, un momento di informazione pubblica e di formazione dal basso, anche con un semplice microfono aperto alle realtà contro il riarmo, il militarismo e il pacchetto sicurezza; aperta a tutti coloro che provano a dimostrare a cosa serve e a chi conviene veramente la guerra, quando poi a combatterla e a subirne le conseguenze negative sono sempre i soliti noti: i Popoli, tutti noi. Questa iniziativa potrebbe segnare l’inizio di un percorso più ampio che potrà condurre più forti e preparati alla “commemorazione” dell’Ottantesimo anniversario, prevista il 2 Giugno 2026, della Festa della Repubblica Italiana che auspichiamo si trasformi in un’ulteriore occasione di riflessione sul coinvolgimento del nostro paese nella Guerra e non di una festa auto commemorativa di una repubblica, solo a parole, fondata sulla pace e contro la guerra. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Orientamento con l’Esercito all’IIS “Buontalenti” di Firenze
Nei giorni 6 e 20 marzo le classi quinte dell’IIS “Buontalenti” di Firenze hanno incontrato l’Esercito per delle attività di orientamento. Queste iniziative rientrano nel progetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana dal titolo Conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite scolastiche presso le Unità dell’Esercito per l’anno scolastico 2025-2026 (per i dettagli del progetto clicca qui). I militari entrano nelle scuole superiori della Regione per presentare la loro Forza Armata e con l’intento dichiarato di far conoscere a studenti e studentesse le varie opportunità di lavoro nel loro specifico ambito, in particolare il percorso da Volontario in Ferma Prefissata Iniziale (VFI). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università affermiamo ancora una volta con forza la nostra contrarietà a questo tipo di conferenze. Specialmente in un periodo in cui i venti di guerra stanno soffiando sempre più forti è importante che l’USR e i singoli istituti impediscano che le giovani generazioni vengano trasformate in carne da cannone con l’illusione di un posto di lavoro sicuro. Le scuole dovrebbero invece rispondere alla precarietà lavorativa ed esistenziale che attanaglia tanti giovani di oggi mostrando loro strade in cui le conoscenze da acquisire siano al servizio della società civile e della pace e non delle Forze Armate e della guerra. Fonte: https://web.spaggiari.eu/sdg2/Documenti/BachecaCvv/FIIP0018/3632479 Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente